15/12/2025
Una Donna
Poco fa la segretaria Elly Schlein ha voluto dedicare la tessera del Partito Democratico 2026 a Tina Anselmi.
Un atto splendido, non solo simbolico, ma anche politico, per celebrare i dieci anni dalla morte di una grande italiana.
Una che, ancora ragazzina, nel 1944 fu costretta dai nazifascisti ad assistere all’impicagione di 31 ragazzi a Bassano del Grappa.
E che, anche per quello, dedicò la sua vita alla Resistenza in tutte le sue forme e in ogni senso.
Si arruolò col nome di battaglia “Gabriella”, fu staffetta partigiana, salvò la vita a chissà quante persone trattando coi tedeschi la liberazione.
E poi, nel dopoguerra, fu insegnante, si impegnò in politica, divenne deputata con la Dc, eletta ininterrottamente per 24 anni, sottosegretaria nei governi Rumor e Moro, fino a diventare, nel 1976, ministra del Lavoro, prima donna in un’epoca in cui le donne in politica erano quasi inesistenti.
A lei si devono tre leggi capitali della Repubblica come quella sulla parità salariale e di trattamento sul lavoro tra uomo e donna, l’istituzione del Servizio sanitario nazionale e la legge 194 sull’interruzione di gravidanza che oggi qualcuno vorrebbe rimettere in discussione, proprio lei che era cattolica ma dall’intransigente laicità.
Ma Tina Anselmi è stata anche la Presidente della Commissione di Inchiesta (e unica donna) sulla loggia P2 che ha messo a n**o i legami tra lo Stato, massoneria deviata e criminalità organizzata, e per questo fu deligittimata, dileggiata da un potere interamente maschile a cui non si piegò mai.
Antifascista, femminista nei fatti (e non solo a parole), in un Paese degno di questo nome Tina Anselmi sarebbe stata anche la prima donna Presidente della Repubblica.
Non andrà così, come a tutte le altre grandi donne del nostro Paese.
Però rivederla oggi lì su quella tessera, di questi tempi, è un atto politico carico di significato.
Nel giorno dei balletti e degli attacchi ad Atreju, non poteva esserci risposta più bella e più giusta a Giorgia Meloni.
Una differenza di stile e di cultura politica abissale.