23/12/2025
Quando la reazione del genitore pesa più del gesto
In questi giorni sto seguendo una bambina che ha compiuto un’azione eticamente non accettabile, come può succedere a qualsiasi essere umano in crescita. Una di quelle "marachelle" che mettono in discussione le regole, ma che fanno parte del percorso per imparare cosa è giusto e cosa no.
La madre, comprensibilmente spaventata, ha reagito in modo molto forte. Da quel momento, però, qualcosa si è spezzato: la bambina, ogni giorno, ripete ossessivamente di aver rifatto quel pensiero, quell'azione. Dieci volte al giorno. Anche se non è vero. Lo riferisce sempre alla mamma, come se volesse controllare la sua reazione o ottenere una rassicurazione.
Cosa è successo?
Il gesto iniziale è stato meno impattante della risposta emotiva ricevuta. Il messaggio che la bambina ha interiorizzato è: “Se sbaglio, perdo l’amore della mamma”. Da lì parte l’ansia, il senso di colpa, la necessità di "confessare", il pensiero intrusivo.
Questa dinamica non riguarda il rimprovero in sé, ma l’intensità emotiva con cui è stato comunicato. Nei bambini, ciò che conta non è solo cosa diciamo, ma come lo diciamo.
Spesso, per aiutarli davvero, dobbiamo prima aiutare noi stessi a gestire la paura e il giudizio. E poi insegnare loro che "sbagliare" è un passaggio, non una condanna.