Dott.ssa Alessandra Panetta Psicologa

Dott.ssa Alessandra Panetta Psicologa Psicologa, Psicoterapeuta in formazione

La terapia non è un processo lineare.Una credenza comune è che i progressi in terapia consistano nello stare sempre megl...
26/10/2025

La terapia non è un processo lineare.

Una credenza comune è che i progressi in terapia consistano nello stare sempre meglio, in un crescendo costante che procede in linea retta, giorno dopo giorno.
La verità è che, nella maggior parte dei casi, non funziona così.

Ci sono fasi della terapia che possono essere davvero difficili, angoscianti, complesse, perturbanti.
Questo accade perché il lavoro terapeutico implica proprio il contatto con esperienze di vita o parti del proprio mondo interno particolarmente dolorose - un dolore che, a volte, non si era mai potuto sentire fino a quel momento.

Questo può accadere all’inizio del percorso, ma non solo. Anche nelle fasi più avanzate, dopo un periodo di maggior benessere e stabilità, puó capitare di stare nuovamente male.
Ma questo non è per forza un segno di regressione, anzi: è proprio quando ci si sente più saldi e sicuri che diventa possibile entrare in contatto con vissuti profondi, con esperienze e stati emotivi che prima non si potevano toccare.

Ma allora, cosa significa tutto questo? Che il cambiamento è qualcosa di lontano e difficilissimo da raggiungere?
Assolutamente no.

Credo che il punto sia ridefinire il concetto stesso di cambiamento.

Il cambiamento non è una linea retta che sale costantemente verso l’alto. È piuttosto una linea a zig zag: sembra andare su e giù, ma nel complesso si muove in avanti.
Non è un salto improvviso da un giorno all’altro, ma un processo fatto di piccoli spostamenti, di sfumature diverse, di modi nuovi di stare nelle stesse situazioni.

Il cambiamento non è diventare sempre più felici o euforici, ma poter abitare l’intera gamma delle emozioni, sentendo di rimanere comunque integri, coesi, presenti a sé.

✨ Sono i “piccoli” movimenti a fare la differenza — perché, anche quando sembra di tornare indietro, qualcosa dentro continua a muoversi, a costruire, a trasformarsi.
E, passo dopo passo, il cambiamento prende forma: non come un’ascesa perfetta, ma come un cammino vivo, che nel tempo ci porta più vicino a noi stessi.

Ma quanto dura la terapia? Quante sedute ci vogliono?La verità è che la terapia richiede tempo.Un tempo che non si può s...
10/10/2025

Ma quanto dura la terapia? Quante sedute ci vogliono?

La verità è che la terapia richiede tempo.
Un tempo che non si può stabilire a priori e che, spesso, non è breve.

Perché?
Provo a dirvi qualcosa — senza la pretesa di essere esaustiva — che forse può aiutare a capirci un po’ di più.

Fare terapia significa andare in profondità: toccare paure, fantasie, bisogni spesso inconsci.
E per permettere a certe cose di emergere e di farsi un po' scrutare, serve tempo.
Serve una relazione — quella con il terapeuta — che diventi via via più stabile, più sicura.

Inoltre, per stare bene, non basta capire, comprendere razionalmente, prendere consapevolezza.
Se la faccenda si risolvesse qui, probabilmente ci si saluterebbe dopo poco.
Capire è importante, certo, ma non è sufficiente per un cambiamento profondo, che si senta da dentro.

Serve stare.
Stare con ciò che si sente, darsi tempo per attraversarlo e sentirlo insieme, dentro la relazione terapeutica.
Spesso si torna su temi già raccontati, ma ogni volta con occhi nuovi: cogliendo sfumature, sentendo emozioni diverse.
E anche qui… serve tempo.

A volte si inizia con una domanda precisa, un sintomo, un disagio specifico — e, lavorandoci su, emergono altri nodi, altre domande ancora più profonde.
Il lavoro allora si amplia, si apre, prende direzioni nuove.

Al netto di tutto questo, ogni percorso è unico: ognuno decide fino a dove vuole arrivare, quanto addentrarsi, qual è il proprio punto di arrivo.
Per questo ci sono percorsi più brevi e altri più lunghi.

Ma, in generale, per muovere cambiamenti che siano veri, duraturi e sentiti,
serve tempo. ⏳

✏️ Nel post precedente scrivevo che in queste vacanze mi sarei dedicata, oltre che al riposo, alla scrittura della tesi....
06/09/2025

✏️ Nel post precedente scrivevo che in queste vacanze mi sarei dedicata, oltre che al riposo, alla scrittura della tesi. Alla fine non l’ho fatto, ma ho comunque ripreso a scrivere: pensieri, riflessioni, parole che mi suonavano care.

📚Mi sono portata dietro due libri da leggere e da studiare, ma l’unica cosa che ho letto davvero è stata La Settimana Enigmistica e qualche pagina di un libro di Hanh sulla Presenza Mentale.

☁️ Quando ero più giovane, cercavo di non perdermi un giorno di mare e di sole. Quest’anno invece ho iniziato ad apprezzare anche le nuvole. Alcuni giorni li ho passati a casa anziché in spiaggia, tra colazioni lente e piccoli momenti di meditazione.

🎲 Mi ero prefissata di fare calcoli per le prossime tasse, ma gli unici calcoli fatti sono stati quelli per vincere gli avversari nella partita di scopone scientifico.

🌀 Ho pensato ai miei pazienti, non però nei termini di quali tecniche e strategie usare…ma ho riflettuto su quanto ci sia faccenda umana di fondo che ci accomuna tutti. Ho pensato a quanto voglio che questo umano sia il filo conduttore del mio lavoro.

🔮 Ho pensato al mio futuro, ai progetti che ho in mente, a cosa vorrei realizzare…Ho preso delle scelte, difficili e sofferte (ogni scelta implica una rinuncia a qualcosa d’altro). Ho pensato però più in grande di quanto sono solita fare.
Ho osservato le mie paure, le ho sentite tutte per bene. Non le ho scacciate nè ho cercato risposte rassicuranti: tanto non funziona. Ci sono rimasta a contatto, lasciandole passare nel mio corpo e nella mia mente.

🌊 Ho ascoltato il mare in tutte le sue sfumature, da quelle più malinconiche a quelle più estasianti.

🍞 Sono stata con le persone a me care, notando e sentendo cose che prima mi sfuggivano. Ho mangiato il pane casareccio, con la ricotta e i fichi.

💃 Al concerto di tarantella ho chiuso gli occhi: ho ascoltato il battito delle percussioni intrecciato al suono della fisarmonica. Mi sono emozionata.

🌱 Mi sono vista cambiata rispetto agli scorsi anni, nel corpo e nella mente.
Ho toccato molti dei miei limiti, che avevo già ma che non sapevo di avere.

Tra malinconia ed entusiasmo.
Tra nostalgia e gratitudine.
E sto.

Eccomi, anch’io ufficialmente in vacanza 🏖️.Alla soglia delle ferie, non posso che pensare all’anno appena trascorso.Pen...
10/08/2025

Eccomi, anch’io ufficialmente in vacanza 🏖️.
Alla soglia delle ferie, non posso che pensare all’anno appena trascorso.

Penso, innanzitutto, che il mio obiettivo di usare maggiormente questa pagina sia, ancora una volta, miseramente fallito (🫠).
Penso al fatto che è stato un anno intenso: in alcuni momenti è passato in un batter d’occhio, in altri mi ha vista strisciare con la lingua di fuori.
Ma penso soprattutto ai miei pazienti: a quelli con cui c’è un lavoro robusto che dura nel tempo; a quelli che ho salutato; a chi di recente ha varcato la mia porta e ha deciso di presentarmi il suo mondo.

Penso alla bellezza di ogni singolo incontro.
Ogni volta che la settimana finiva, una sensazione che mi ha spesso accompagnata è stata quella di sentirmi davvero grata per la fiducia riposta nel mio, anzi, nel nostro lavoro (non è solo il mio, ma anche quello del paziente).
Una fiducia fatta di stare insieme nelle cose difficili; di attraversare le fasi di stallo in cui nulla sembra — almeno in apparenza — accadere; di sorridere delle cose belle; di parlare delle cose scomode che avvengono nella relazione terapeutica, per capire insieme dove ci sta portando tutto questo.

Una cosa che sto capendo è che il mio lavoro centra in pieno il mio desiderio.
Ciò non significa che non ci siano preoccupazioni, momenti in cui sembra davvero difficile, o notti in bianco per quella determinata situazione.
Ma è una dimensione che mi mette in contatto con parti vitali di me.

Adesso stacco per un mese: tra mare, buon cibo e (almeno nelle intenzioni) l’inizio della scrittura della mia tesi di specializzazione.
Mi prenderò il tempo che mi serve per svuotare un po’ la mente e ricaricare le batterie, così da tornare pienamente presente nel mio lavoro.
Ci rivediamo l’8 settembre 💕

Il cammino dentro sè, come quello nella natura, ha bisogno di pause, di ascolto e di qualcuno che cammini accanto, senza...
25/04/2025

Il cammino dentro sè, come quello nella natura, ha bisogno di pause, di ascolto e di qualcuno che cammini accanto, senza forzare il passo. Non c’è fretta, non c’è giudizio.
La relazione terapeutica è un sentiero fatto di fiducia, parole che risuonano, sguardi che accolgono .
La relazione terapeutica permette di non sentirsi soli nell’esplorare le proprie montagne interne.
È lì, dove il tempo rallenta e il rumore si fa silenzio, che si apre lo spazio per il cambiamento.
Un passo alla volta, insieme.

Qualcosa di simile è successo con Shaki(🐶): eccoci in foto, in una mini-vacanza che ho iniziato (e finito) da malatissima e con la schiena completamente bloccata. Ma Shaki ha deciso di non rimanere fermo e di trascinarmi con sé: mi sono affidata al suo passo e alla sua compagnia e, tollerati fatica e dolore, siamo arrivati a scoprire un bellissimo paesaggio.
(Anche se la verità che spiega la mia espressione serena e felice in foto, è che ancora non sapevo che Shaki mi avrebbe costretta a fare l’intero giro del lago. Ma*****ia a me e alla mia ingenuità 🤣).

Ogni quiete custodisce un movimento interno.Ciò che è sommerso, chiede solo di essere visto.Attraverso la relazione tera...
22/04/2025

Ogni quiete custodisce un movimento interno.
Ciò che è sommerso, chiede solo di essere visto.
Attraverso la relazione terapeutica, impariamo ad ascoltare le nostre profondità.
In terapia, ciò che è sommerso trova parole, forma, significato.
Nel riflesso del lago, ciò che siamo… e ciò che possiamo diventare.

Il mio approccio psicoterapeutico si fonda sulla psicoanalisi relazionale e sulla psicologia psicoanalitica del Sé. Si t...
24/03/2025

Il mio approccio psicoterapeutico si fonda sulla psicoanalisi relazionale e sulla psicologia psicoanalitica del Sé. Si tratta di un modello ricco e articolato, che integra diverse prospettive. In questo post ho provato a delinearne alcuni aspetti fondamentali, raccogliendo le caratteristiche più comuni e salienti, pur nella sua ampiezza e profondità. Se vuoi approfondire, continua a leggere.

“La mente si forma nell’incontro con l’altro.” – S. Mitchell

A volte si pensa che guarire significhi semplicemente “essere positivi” oppure sapersi adattare nel miglior modo possibi...
22/03/2025

A volte si pensa che guarire significhi semplicemente “essere positivi” oppure sapersi adattare nel miglior modo possibile alla vita. Bom, questione chiusa qui.

Ma la faccenda è assai più complessa.
Guarire, prima di tutto, ha a che fare con il riuscire a SENTIRE.

Sentire che qualcosa si muove dentro di noi e poterci stare a contatto.
Sentire il desiderio.
Sentire il proprio corpo.
Sentirsi parte viva delle cose che accadono.
Sentire i propri stati emotivi—piacevoli o spiacevoli che siano—sapendo di poterli tollerare.

La primavera ce lo fa vedere bene: ci accarezza con il tepore del sole e, a volte, ci sorprende con una pioggia improvvisa che arriva senza preavviso. Ma è anche la stagione dei profumi che si fanno più intensi, dei colori che tornano a risplendere, dei suoni che spezzano il silenzio dell’inverno.

E forse, guarire è proprio questo: uscire dall’immobilità per tornare a sentire, seppure questo significhi farsi sorprendere anche dalla pioggia.

Nella prima foto, la Calabria che, in primavera, manifesta tutta la sua bellezza.
Nelle tre foto successive, versi a me cari di Cesare Pavese.
Nell’ultima, io che torno a sentire.

XVI Congresso Nazionale Isipsè - 2025, Roma.Riflessioni su quando il lavoro in terapia implica uno stare SULLA SOGLIA, c...
25/02/2025

XVI Congresso Nazionale Isipsè - 2025, Roma.
Riflessioni su quando il lavoro in terapia implica uno stare SULLA SOGLIA, con uno sguardo particolare al rapporto tra Attaccamento e Intersoggettività.

Nella prima foto, una parte dei compagni che, da 4 anni a questa parte, condividono con me questo viaggio.

Nelle ultime foto: Roma.
In passato mi sono trovata a visitarla in fretta e furia, andando di corsa per vedere quante più cose possibili.
Questa volta però è stato diverso: mi sono presa del tempo per tornare in alcuni luoghi (alcuni, non tutti), per sostare, per sentirmi davvero lì dentro. Ho scelto di visitarla di sera, curiosa di conoscerla sotto una luce diversa (che ho scoperto rendere Roma ancora più magica).
Ed è stato come vederla per la prima volta.

Questo è anche ciò che avviene nel lavoro in terapia: non avere la pretesa di capire e risolvere tutto (e subito), ma darsi il tempo di stare, sostare con alcuni vissuti, alcuni ricordi, alcune aspetti che ci riguardano. Tornare su quello che pensavamo di conoscere di noi stessi, per coglierne nuove sfumature, per riviverlo in una maniera diversa…per vederlo sotto una luce nuova (proprio come mi hai insegnato tu, in queste sere, cara Roma).

Attualmente il mio lavoro si divide tra attività clinica (in studio ed online), tutoraggio scolastico e sostegno allo sv...
17/02/2025

Attualmente il mio lavoro si divide tra attività clinica (in studio ed online), tutoraggio scolastico e sostegno allo sviluppo di autonomie personali e sociali per persone con disturbo dello spettro autistico.
Ci sono poi esperienze lavorative passate che porterò sempre con me e che mi hanno arricchito tantissimo professionalmente ed umanamente.

Sempre nel tentativo di far conoscere maggiormente quello che faccio, ecco qui i servizi che offro.Ammetto che, nel crea...
06/02/2025

Sempre nel tentativo di far conoscere maggiormente quello che faccio, ecco qui i servizi che offro.
Ammetto che, nel creare la seconda immagine (“Di cosa mi occupo?”), ho avuto un po’ di difficoltà: il lavoro di terapia è molto più complesso e sfaccettato rispetto alla semplice categorizzazione o al mero elenco (Ansia/Depressione ecc.).
Ma ho provato a metterla giù così, in modo che si possa capire di che cosa ci si può occupare nella stanza di terapia.

Per info:
📩 alessandrapanetta.psico@gmail.com

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