Dott.ssa M.Barbara Zottarelli Psicologa

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21/04/2026

Secondo Donald Winnicott la creatività non è un talento artistico per pochi, ma la sostanza stessa di una vita autentica.
Essa rappresenta un approccio alla realtà che permette all’individuo di sentire che la vita valga la pena di essere vissuta. Questa capacità affonda le radici nella prima infanzia, in quello spazio potenziale, dove una madre "sufficientemente buona" permette al bambino l’illusione di aver creato l’oggetto è lì per essere trovato.

Winnicott sottolinea che è solo nel giocare che l’individuo può essere creativo e, dunque, esprimere il proprio Vero Sé. In quest'ottica, la psicoanalisi non è una mera "cura" medica, ma una forma specializzata di gioco volta a trasformare la "sopravvivenza reattiva" in "esistenza creativa".

Il setting analitico funge da "cerchio magico" o spazio potenziale dove il paziente può sperimentare l’informe prima di dargli un senso.

Riprendendo Wilfred Bion, si può affermare che la mente debba trasformare i dati sensoriali grezzi (elementi beta) in pensieri ed emozioni assimilabili (elementi alfa). Thomas Ogden amplia il concetto parlando di un “terzo soggettivo” creato dalla coppia analitica, capace di generare significati laddove prima c’erano solo vuoto angosciante o traumi non rappresentabili.

Uno dei momenti più profondi dell’analisi consiste nel passaggio dalla riparazione maniacale a quella autentica. Se la prima è caratterizzata da soluzioni rapide e da tentativi magici di negare il dolore, la riparazione autentica, invece, si fonda sulla pazienza e l’umiltà. Se l’analizzando può permettersi di convivere con la propria tristezza, senza essersene distrutto, allora l’analisi ha raggiunto il proprio scopo: trasformare il senso di colpa in riparazione e responsabilità creativa.

Tratto da Calderoni S. (2026). La creatività in analisi e nella vita: dal senso di colpa alla riparazione. In Archivio relazioni pubbliche del Centro Psicoanalitico di Bologna.

Per la lettura completa dello scritto
https://www.cepsibo.it/index.php/biblioteche/archivio-relazioni-pubbliche/31-calderoni-simona

Un giorno, un medico disse qualcosa che molti non erano pronti a sentire: il dolore può nascere da ciò che non riusciamo...
28/03/2026

Un giorno, un medico disse qualcosa che molti non erano pronti a sentire: il dolore può nascere da ciò che non riusciamo a dire.

Alla fine dell’Ottocento, la medicina cercava le cause della sofferenza soltanto nel corpo.
Organi, nervi, lesioni visibili.

Poi arriva Sigmund Freud.

A Vienna osserva pazienti che mettono in crisi ogni certezza:
paralisi senza danni neurologici, dolori intensi senza ferite, sintomi che compaiono dopo traumi emotivi profondi.

Non sono simulazioni.
Non sono debolezze.

È qualcosa che la medicina del tempo non sa spiegare.

Freud propone un’idea radicale: il corpo può diventare il luogo in cui si esprime ciò che la mente non riesce a elaborare.

La chiama “conversione”.

Un conflitto interno, un trauma, una paura repressa non spariscono.
Cambiano forma.

Diventano sintomo.

Un dolore al petto.
Un blocco nel movimento.
Una sofferenza fisica reale, anche senza una causa organica evidente.

Non significa che “sia tutto nella testa”.
Significa qualcosa di più difficile da accettare:

mente e corpo non sono separati come pensavamo.

Le sue teorie vengono attaccate, ridicolizzate, spesso fraintese.
Ma con il tempo, la ricerca scientifica inizia a osservare fenomeni simili.

Lo stress cronico altera il corpo.
Il trauma lascia tracce biologiche.
Le emozioni non espresse trovano altre vie.

Oggi non tutto ciò che Freud ha sostenuto è confermato.
Ma quell’intuizione centrale resta viva: il dolore non sempre ha una ferita visibile.

E a volte la domanda giusta non è “dove fa male?”

È un’altra.

Cosa non è mai stato detto?

Perché il corpo, quando non può parlare con le parole, trova sempre un modo per farsi ascoltare.
PG viaggio nella storia

26/03/2026

La cura nasce dove l’esperienza emotiva può essere condivisa, pensata e trasformata

🔵In occasione della Giornata Internazionale della Felicità, ricordiamo le parole di Sándor Ferenczi: la felicità non nas...
21/03/2026

🔵In occasione della Giornata Internazionale della Felicità, ricordiamo le parole di Sándor Ferenczi: la felicità non nasce solo dai piaceri momentanei, ma dalle relazioni che ci sostengono.
Cura, ascolto autentico e riconoscimento emotivo sono alla base del benessere profondo. Quando questi bisogni vengono accolti, anche le ferite più profonde possono trasformarsi in vitalità.

💊 di Psicologia👉Panta rei, ovvero: tutto scorre.Eppure, per chi è ossessionato da qualcosa o qualcuno (incluso se stesso...
19/03/2026

💊 di Psicologia

👉Panta rei, ovvero: tutto scorre.

Eppure, per chi è ossessionato da qualcosa o qualcuno (incluso se stesso), la vita, in tutto o in parte, è ferma come un fiume in una fotografia.
Foto personale.

👉 fiocchetto lilla è il simbolo della Giornata Nazionale contro i Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA), celebrata...
15/03/2026

👉 fiocchetto lilla è il simbolo della Giornata Nazionale contro i Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA), celebrata il 15 marzo. Rappresenta speranza, rinascita e la lotta contro patologie come anoressia e bulimia e non solo, sensibilizzando sulla cura e sostenendo chi ne soffre

Buoni propositi 🌸🌸🌸🌸🌸🌸🌸                 👉Resilienza e crescita evolutiva  👉l’immagine dei fiori che riescono a crescere ...
13/03/2026

Buoni propositi 🌸🌸🌸🌸🌸🌸🌸
👉Resilienza e crescita evolutiva
👉l’immagine dei fiori che riescono a crescere anche nelle crepe dell’asfalto o del cemento sono simbolo di forza vitale che persiste nonostante gli ostacoli e i blocchi che possono verificarsi in qualunque momento della vita e che spesso possono impedire l'evoluzione e la crescita (emotiva e psichica)
Una metafora molto potente

03/03/2026
Un fiore non pensa di competere con il fiore accanto semplicemente fiorisce 🌸
28/02/2026

Un fiore non pensa di competere con il fiore accanto semplicemente fiorisce 🌸

14/02/2026

𝐋’𝐀𝐦𝐢𝐠𝐝𝐚𝐥𝐚: 𝐢𝐥 𝐩𝐢𝐜𝐜𝐨𝐥𝐨 ‘𝐃𝐫𝐚𝐦𝐚 𝐐𝐮𝐞𝐞𝐧’ 𝐝𝐞𝐥 𝐜𝐞𝐫𝐯𝐞𝐥𝐥𝐨 (𝐩𝐨𝐬𝐭 𝐬𝐜𝐢𝐞𝐧𝐭𝐢𝐟𝐢𝐜𝐨 𝐬𝐞𝐦𝐢𝐬𝐞𝐫𝐢𝐨 😅).

Immagina di avere nel cervello una minuscola guardia del corpo paranoica, grande quanto una mandorla (da cui il nome “amigdala”, che in greco significa proprio mandorla), che passa le giornate a scrutare ogni singolo dettaglio della tua vita gridando “PERICOLO!” al minimo sospetto. Ecco, congratulazioni: ce l’hai davvero, anzi ne hai due, una per emisfero, e sono le responsabili di quella volta che hai urlato vedendo un filo sul pavimento che sembrava un millepiedi.
Questa piccola struttura limbica è sostanzialmente il centro di comando emotivo del cervello, ma con le tendenze drammatiche di un protagonista di telenovela venezuelana. Riceve informazioni sensoriali attraverso una doppia corsia: quella veloce, che bypassa completamente la corteccia (il tuo cervello “intelligente”) e ti fa saltare PRIMA di capire che era solo un bastone e non un serpente, e quella lenta, più riflessiva, che arriva dopo aver fatto il giro turistico completo del talamo e della corteccia. Questa doppia via è geniale: ti salva la vita quando serve, ma ti fa anche sembrare ridicolo quando salti sulla sedia per un insetto.
L’amigdala è particolarmente affezionata alla paura, ma gestisce tutto il repertorio emotivo: rabbia, gioia, disgusto. È come il DJ Bob Sinclair delle emozioni che manda segnali all’ipotalamo (che attiva la risposta di stress), alla corteccia prefrontale (che cerca di calmarla dicendo “rilassati, è tutto sotto controllo”), e a varie altre regioni cerebrali. Il problema? Non è bravissima a distinguere tra un leone affamato e un’email del capo alle 22 di venerdì.
La cosa affascinante è che la corteccia prefrontale, quella parte evoluta e razionale che ti distingue dai rettili, cerca costantemente di regolare l’amigdala come un genitore stanco con un bambino iperattivo. Questo processo si chiama regolazione emotiva, ed è per questo che respiri profondamente prima di rispondere a quel messaggio antipatico-scocciante invece di lanciare il telefono dalla finestra. Ma quando sei stanco, stressato o hai dormito male, la prefrontale fa cilecca e l’amigdala prende il controllo totale, trasformandoti in un essere umano governato da una mandorla rabbioso-nevrotico-drammatica.
In sintesi: l’amigdala è il tuo sistema d’allarme personale, fondamentale per la sopravvivenza ma leggermente sovradimensionato per la vita moderna, dove il nemico più pericoloso che spesso affronti è decidere cosa cucinare per cena.​​​​​​​​​​​​​​​​

Contrastare il bullismo e il cyberbullismo significa prendersi cura del benessere delle nuove generazioni. Sono fenomeni...
07/02/2026

Contrastare il bullismo e il cyberbullismo significa prendersi cura del benessere delle nuove generazioni. Sono fenomeni che non possono essere ignorati, perché colpiscono in modo profondo la vita emotiva e relazionale di bambine, bambini, ragazze e ragazzi, mettendo a rischio il loro diritto a crescere in contesti sicuri e rispettosi.

I dati ISTAT pubblicati a giugno 2025 ci aiutano a capire la portata del problema: un ragazzo su cinque è vittima di bullismo e oltre due giovani su tre tra gli 11 e i 19 anni hanno vissuto esperienze di offesa o violenza, online o offline. A essere più esposti sono i più giovani, tra gli 11 e i 13 anni, in una fase delicata della crescita.

Bullismo e cyberbullismo generano sofferenza, isolamento e paura. Per questo è fondamentale investire in interventi educativi continui e condivisi, capaci di costruire ambienti scolastici e sociali che sappiano accogliere, proteggere e sostenere. La psicologia ha un ruolo essenziale nel prevenire, riconoscere e affrontare questi fenomeni, lavorando insieme a famiglie, scuole e istituzioni.
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