Dott.ssa Biffi Sara - Psicologa e Psicoterapeuta

Dott.ssa Biffi Sara - Psicologa e Psicoterapeuta Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale
Ricevo su appuntamento 333 98 03 581 a Gallarate e Cadorago

RICEVO SU APPUNTAMENTO 3339803581
A GALLARATE (VA) E Lurate Caccivio (Co)

La mia attività clinica si rivolge ad adulti, adolescenti e coppie. La finalità degli incontri è quella di migliorare progressivamente la capacità di gestione di situazioni difficili, (ad esempio difficoltà relazionali, conflitti familiari o lavorativi, separazioni, tradimenti, depressione post-partum, malattie, lutti) riducendo il disagio psico-fisico e favorendo lo sviluppo, la valorizzazione di sé, l’autostima e le proprie capacità di adattamento. Ci si orienta, quindi, a promuovere il benessere individuale, di coppia e familiare, attraverso un percorso che porti gradualmente la persona a muoversi nella sua quotidianità in un spazio di maggior consapevolezza e chiarezza, in cui saprà rispondere adeguatamente alle richieste dell’ambiente, mantenendo sempre il contatto con le proprie emozioni. La persona o la coppia vengono aiutate a chiarire il proprio disagio, a trovare risorse proprie che gli permettono di orientarsi e di scegliere più consapevolmente il modo di affrontare la situazione, raggiungendo una maggiore consapevolezza di sé nella comunicazione interpersonale, chiarendo i propri obiettivi ed attivando efficacemente la capacità di prendere decisioni. Il sostegno psicologico è un utile strumento, nel consentire lo strutturarsi di nuove modalità relazionali; rende la persona libera di scegliere, così che possa vivere la propria vita senza paura ed angosce, diventando capace di godere pienamente della gioia, affrontando il dolore in modo che non diventi intollerabile o bloccante. INTERVENTO CLINICO
Il mio aiuto può esservi necessario in momenti di difficoltà, di cambiamenti, scelte o eventi particolarmente stressanti, dolorosi e difficili da gestire, in cui potreste avvertire un disagio psicologico e/o relazionale che nel tempo può compromettere la qualità della vostra vita limitando la serenità e il vostro benessere psico-fisico. Improvvisamente possono comparire sintomi fisici e psichici dei quali non riconoscete la vera natura. Il disagio può manifestarsi attraverso l’ansia, la depressione, i disturbi alimentari, i disturbi psicosomatici, la difficoltà nel relazionarsi e comunicare con gli altri (nella coppia, nell’ambiente lavorativo, nelle relazioni amicali, in famiglia), ecc. Vi accompagnerò lungo un percorso che vi consentirà di arrivare ad avere un'articolat visione della realtà, con nuovi mezzi interpretativi, facilitando l'evoluzione e il cambiamento. Durante le sedute cercherò di coinvolgervi e stimolarvi a livello emotivo, cognitivo e comportamentale affinché possiate ampliare la vostra visione delle cose, che potrebbe essere fortemente forzata, limitata e rigida. In presenza di tensione psico-fisica che vi rende irritabili, che disturba il vostro sonno o che ostacola la vostra concentrazione, potrebbero essere utili anche sedute di rilassamento tramite la tecnica del Training Autogeno. INTERVENTO FORMATIVO
Mi rivolgo ad aziende, scuole, comuni e qualsiasi altro ente pubblico o privato che senta la necessità di organizzare un corso formativo o incontri a tema il cui contenuto verrà concordato e progettato con il responsabile aziendale. SERVIZI PRINCIPALI:
Disturbi condotta alimentare:
- Anoressia
-Bulimia
- Disturbo da alimentazione incontrollata
Disturbi d'Ansia
- Disturbo d'ansia generalizzato
- Disturbo di Panico
- Disturbo ossessivo-compulsivo
- Fobia sociale
Disturbi dell'Umore
- Depressione
- Disturbo Bipolare

Sorridiamo: Le coppie hanno dinamiche ricorrenti e conosciute su cui si può interve**re .
18/10/2023

Sorridiamo: Le coppie hanno dinamiche ricorrenti e conosciute su cui si può interve**re .

18/08/2023

Le relazioni sane richiedono supporto e rispetto per le diverse esperienze SOGGETTIVE di ciascun membro della coppia.

Per appuntamenti in studio o online : 3339803581

17/08/2023

Dare voce al risentimento non ha alcun effetto catartico , produce invece un aumento della rabbia

16/08/2023

La coppia intelligente e’ quella che chiede aiuto prima che sia troppo tardi .

03/07/2023

Sede aggiuntiva:
CADORAGO (Co)

19/04/2023
19/04/2023

Dipendente e narcisista : entrambi han problemi di autostima

Il dipendente ed il narcisista hanno entrambi problemi di autostima ma agiscono modalità molto diverse per aumentarla .
Nel dipendente esiste una forma di narcisismo nevrotico infatti, diversa da quella presente nel narcisista patologico .
Nel primo il valore di se’ dipende da quanto riesce a farsi amare dall’altro . Tutto è lecito, anche accettare maltrattamenti e umiliazioni pur di sentirsi riconosciuto valevole e amabile dal partner . “Più sono servizievole , gentile , disponibile , accettante ecc più l’altro si sentirà amato e dunque mi riconoscerà valore . Io valgo solo se l’altro lo riconosce e questo dipende solo dal mio impegno nella relazione.”
Il dipendente è intollerante alla distanza vista come abbandono e conferma di non valore .
Lo sguardo del dipendente è fisso sul partner . Tutto verrebbe condiviso o meglio , Tutti i propri bisogni vengono congelati , sospesi per assecondare le necessità del partner illudendosi così di garantirsi il suo amore .

Nel narcisista patologico tutto è lecito pur di emergere e brillare anche a costo di schiacciare l’altro che è solo uno strumento , un mezzo da usare , utile solamente per ammirare , adulare e servire la sua fame di autostima .
Il narcisista patologico è insofferente nella vicinanza percepita come invasione , soffocamento .
Il suo sguardo e’ sempre sul proprio ego . Nessuna esigenza di condivisione . L’altro non è contemplato in alcuna visualizzazione del futuro se non sullo sfondo come accessorio facilmente sostituibile

19/04/2023

IL DIPENDENTE : il partner ideale del narcisista patologico

La persona affetta da dipendenza affettiva è il partner “ideale” del narcisista perverso, per tutte le sue caratteristiche:
-sente che il suo benessere e la sua felicità dipendano dal partner; questo meccanismo fa sì che il dipendente attribuisca al suo compagno (già di per sé forte del proprio valore) un grande potere di controllo su di se; dà all’altro il “potere” di renderlo o meno felice; il proprio benessere dipende letteralmente da un’altra persona e non dalle proprie scelte personali, dalla soddisfazione lavorativa etc. Ovviamente se l’altro ha il potere di renderci felice, ha anche il potere di ferirci pesantemente, perché abbiamo investito intensamente quella persona;
-di conseguenza, la persona che dipende affettivamente ha paura di essere lasciata dal partner; potremmo dire che si mostra estremamente paziente e accondiscendente, pur di non restare da sola; è convinta che potrà essere felice soltanto in una relazione e tale convinzione è un’ulteriore arma per il narcisista perverso (una delle possibili minacce del narcisista è appunto quella di lasciare la partner, se non si verifica una data condizione);
-l’angoscia abbandonica del dipendente affettivo è legata ad un intenso bisogno di amore; questo bisogno diviene spesso strumentalizzato dal narcisista per ricattare emotivamente la sua partner;
-la persona dipendente, proprio in virtù di questo super-investimento nella relazione e nel proprio partner, mette in risalto le qualità del partner; giustifica e perdona, accetta il partner così com’è, sopportando tradimenti, litigi etc. Tale atteggiamento, naturalmente, è “vantaggio” del narcisista, che si vede riconfermato come partner ideale, nonostante i suoi difetti e i suoi errori;
perdonando l’altro, il dipendente affettivo attribuisce la colpa a sé stesso; a differenza del narcisista, il dipendente mette continuamente in discussione i propri comportamenti (perché mi tratta così? dove ho sbagliato?) arrivando magari ad ammettere errori che non esistono.

Tutti questi punti di fragilità, tornano ancora una volta a favore del soggetto narcisista, che non avrà bisogno di interrogarsi sul proprio comportamento se dall’altra parte c’è una persona da colpevolizzare, che attribuisce un grande valore alla storia e al proprio partner, bisognosa di affetto e “incapace” di sentirsi felice da sola.

08/04/2023

PSICOLOGIA NELLA PROCREAZIONE MEDICALMENTE ASSISTITA
Ogni tecnica di procreazione medicalmente assistita comporta specifiche difficoltà psicologiche, relativamente al tipo di procedura medica utilizzata (più o meno invasiva), ai tempi del trattamento, all’alta frequenza dei controlli e alla probabilità di successo.

In generale, le coppie che arrivano a formulare domanda di procreazione medicalmente assistita hanno già vissuto frequenti delusioni e insuccessi nel periodo che precede la richiesta. Fornire sostegno psicologico prima, durante e dopo il trattamento, esplorare le ripercussioni emotive della condizione di sterilità, approfondire gli atteggiamenti verso la gravidanza, la nascita di un figlio e la genitorialità, sono i principali obiettivi della consulenza psicologica in ambito di infertilità.

Il supporto psicologico può facilitare l’elaborazione del lutto e la reinterpretazione della situazione quando l’intervento non ha buon esito e si debba accettare la possibilità di una vita senza figli. In questo contesto la consulenza psicologica non ha soltanto l’obiettivo di ridurre i livelli d’ansia e la frustrazione della coppia che arriva alla consultazione medica, ma può configurarsi come un utile strumento di prevenzione delle conseguenze psicologiche e psicosessuali.

L’esigenza di un’informazione accurata e di un sostegno psicologico emerge ancor di più nei casi di inseminazione artificiale eterologa, in cui le emozioni conflittuali si moltiplicano in relazione all’inserimento, nel processo generativo, di un donatore esterno.

La fecondazione eterologa consiste infatti nel ricorso a un donatore esterno di ovuli o spermatozoi nel caso in cui la coppia sia infertile; si differenzia, dunque, dalla fecondazione omologa in cui sia seme che ovulo provengono dalla coppia stessa.

La fecondazione eterologa pone nuove tematiche da affrontare per la coppia che deciderà di intraprendere questo percorso. L’accesso a “qualche cosa” che viene dall’esterno della coppia stessa, potrebbe necessitare un lavoro di elaborazione dell’elemento “estraneo”, che da una parte consentirà il raggiungimento dell’obiettivo, dall’altra sarà lì a ricordare la propria incapacità a generare, soprattutto per la persona che è risultata infertile.

É necessaria una profonda elaborazione da parte dei coniugi rispetto ai fattori psicologici implicati e la possibilità di analizzare le fantasie e le aspettative della coppia per riportare il bambino ideale sul piano della realtà, e fare i conti con gli aspetti fisici e caratteriali non completamente a carico del patrimonio genetico dei due genitori.

La scelta di avere dei figli, seguendo la strada della donazione di gameti (ovulo o spermatozoi), comporta il superamento di tanti dubbi che si pone in primis la coppia e poi i genitori nei confronti dei figli che verranno o che sono già nati.

Tra le principali preoccupazioni delle coppie che affrontano un percorso di fecondazione eterologa emerge la difficoltà a comunicare sulle origini al figlio, nato tramite una donazione di gameti. La questione delle origini assume un valore particolare in quelle famiglie che hanno concepito grazie alla riproduzione assistita.

Molto frequentemente, giunge il momento in cui le persone che hanno concepito i propri figli mediante la donazione di ovuli o di spermatozoi, si trovano di fronte a un grande dilemma: “come spieghiamo a nostro figlio quali sono le sue origini?”. In base ai risultati di vari studi condotti sugli effetti psicologici derivanti dal comunicare o meno questa circostanza al figlio, si giunge alla conclusione che non esistono decisione giuste o sbagliate.

Ai genitori che optano per non comunicare l’origine al bambino, si dà l’indicazione di fare lo stesso con i restanti membri della famiglia e con la cerchia di amici. In questo modo si cerca di evitare il rischio di ve**re a conoscenza delle proprie origini da parte di altri e di perdere la fiducia nei propri genitori. Chi invece decide di comunicarlo ai figli deve tenere presente che, secondo vari specialisti, sono state individuate delle fasce di età più opportune per affrontare questa questione.

Si raccomanda di agire quando sono piccoli, tra i tre e i cinque anni, oppure più avanti, quando hanno tra dieci e dodici anni, ma non più tardi. In entrambi i casi si chiede ai genitori di preparare il momento e di dare le spiegazioni pertinenti in modo semplice e naturale, sempre adeguandole al grado di maturità del figlio.

Negli anni sono aumentate le coppie che si sottopongono ad una inseminazione eterologa che sono orientate a rivelare la donazione al bambino mentre prima solo una piccola percentuale si sentiva di affrontare l’argomento; altre coppie sono intenzionate a rivelarlo alla maggiore età del figlio.

La maggior parte delle coppie che intende mantenere il segreto del donatore al figlio porta come motivazioni soprattutto il non volergli creare problemi e confusione tra la genitorialità genetica e quella sociale, affettiva, riconosciuta perché “è nostro e quindi perché dirglielo?”. Talvolta emerge il voler proteggere il bambino da eventuali discriminazioni familiari e/o sociali in quanto considerato figlio non geneticamente proprio.

Dietro però queste motivazioni spesso si nasconde il bisogno di tenere occultata la sterilità, perché si temono stigmatizzazioni familiari e sociali per l’infertilità e si nutre la paura che il figlio possa rimetterci in discussione e rifiutarci nel nostro ruolo genitoriale. Altri genitori decidono di tacere un trattamento di riproduzione assistita, perché l’hanno vissuto con dolore e temono di far trasparire questo sentimento quando ne parlano.

Da un punto di vista psicologico non si possono dare indicazioni assolute sull’opportunità o meno di rivelare le origini al figlio. In linea di principio il segreto ha una implicita dose di “velenosità” e di rischio.

Sarebbe, quindi, auspicabile che ci fosse una rivelazione al momento opportuno, graduale, chiara, che evita i non detti, le incomprensioni ed i rischi che magari possa scappare di dire qualcosa che squarcia il segreto in momenti di rabbia, di ira e di conflitto e con le conseguenze nefaste che ciò può produrre nel bambino o nell’adolescente che ascolta e subisce. Al contrario risposte chiare aiuteranno il bambino a costruire la propria personalità senza complessi né segreti.

Si può aprire il tema sulle origini anche a bambini di 4-5 anni perché a questa età il bambino si domanda già quale sia il suo posto nella storia della famiglia e vuole anche assicurarsi di essere frutto di una storia d’amore.

Naturalmente tutto deve essere spiegato in maniera semplice e adatta alla capacità di comprensione del figlio, magari supportandosi nel racconto con favole e immagini adatte. Se rimane il segreto si corre il rischio che il bambino pensi che è un motivo di vergogna. Di fatto un bambino nasconde le cose di cui si vergogna e tende a pensare che le cose che lo riguardano, e di cui i genitori non gli parlano mai, siano per forza imbarazzanti.

Da qui nasce la necessità di parlare chiaramente al bambino delle sue origini non appena inizia a porre domande. Bisogna evitare di imporre al bambino risposte a domande che lui non si pone, ma, al contempo, bisogna fare in modo che si senta libero di formulare tutte le domande che desidera. Indubbiamente però esiste anche un diritto al segreto, inviolabile, che nessuno ci può obbligare a svelare.

L’importante è il “come” si dice o come può essere tenuto il segreto perché sia una rivelazione motivata dall’angoscia e dal senso di colpa, sia un segreto ordinato dalla paura possano avere effetti negativi. E’ pertanto importante la qualità dell’elaborazione individuale e di coppia sia di voler mantenere il segreto che di rivelare come è stato concepito.

E’ bene ricordarsi che per il bambino è fondamentale sentire l’intensità e la qualità del desiderio d’averlo voluto concepire ed allevare poi con amore nonostante l’infertilità.

Il figlio ha bisogno di sentirsi frutto di un desiderio di amore e riconosciuto così durante la crescita per sviluppare ed integrare un positivo mondo affettivo interno e relazionale che sono le fondamenta per la sicurezza di base e per la propria identità.

Se così è, non è la conosciuta o meno parentesi del come, del gesto tecnico di una fecondazione eterologa, che può inficiare la potenza e la consistenza dei legami affettivi e della gratitudine verso i genitori che lo hanno voluto e riconosciuto come loro figlio.

Infine è bene tenere presente che spiegare ad un bambino che è un figlio nato dai loro genitori, ma senza il corredo genetico di uno di essi, può risultare davvero complicato e persino imbarazzante.

Al fine di essere supportati in questo delicato compito i genitori possono sempre rivolgersi ad uno psicologo-psicoterapeuta che si occupa di tematiche legate all’infertilità per ricevere le indicazioni e la consulenza specifica per il proprio caso.

08/04/2023

QUANDO UN FIGLIO NON ARRIVA
Quando una coppia fatica ad avere figli ecco che insorgono sofferenze .
Nelle coppie che vivono questa situazione può scattare la cosiddetta trappola emotiva: uomo e donna reagiscono in modi diversi, perché la donna è molto più colpita sul piano emotivo e vorrebbe dal compagno un supporto da questo punto di vista, mentre l'uomo tende a reagire in modo più pratico, cercando magari di trovare soluzioni, e pur essendo coinvolto non offre alla compagna la comprensione e l'empatia che lei si aspetterebbe.
L'uomo, talvolta, può anche confondere la diagnosi di infertilità con una mancanza di virilità: potrebbe così tentare di compensare in altri modi, magari lavorando di più, quasi distaccandosi dal rapporto.
Tutto ciò rischia di instaurare una incomprensione che si autoalimenta, e la comunicazione può risentirne molto
L'invidia del pancione è un'emozione molto comune nelle coppie che non riescono ad avere figli. Per alcune donne la maternità è un progetto cullato da molto tempo, per altre può essere più recente, ma in ogni caso può diventare molto centrale: vedere qualcun altro che lo realizza può suscitare invidia anche in persone che normalmente non sono invidiose. All'interno della coppia nasce così anche una sorta di segreto: ci si sente mancanti in qualcosa, difettosi, in imbarazzo, e si prova vergogna nel parlarne ad altri.
Le donne possono trovarsi in difficoltà con amiche in gravidanza o neogenitori, e spesso l'atteggiamento comune è quello di evitare il contatto. La letteratura sull'argomento indica però che questo atteggiamento in realtà tende ad alimentare l'ansia e il disagio. In parte perché, di qualsiasi cosa si tratti, evitare un problema non fa che demonizzarlo. E poi perché la donna perde così l'opportunità di incontrare situazioni di comprensione e appoggio: parlando con neogenitori o donne in gravidanza potrebbe magari scoprire che qualcun altro non ha avuto un concepimento facile, oppure trovare comunque un supporto emotivo che non credeva di poter ricevere. Inoltre evitando tante situazioni di socialità si priva di tutti quei piccoli piaceri della vita quotidiana legati all'incontro, allo scambio, alle relazioni interpersonali, che sono un elemento fondamentale per il benessere piscologico.

06/03/2023

LA TRASCURATEZZA EMOTIVA NELLA COPPIA
Un rapporto di coppia sano deve porsi come obiettivo la creazione di una cornice stabile di mutua comprensione, intimità e cura. Il supporto emotivo implica una combinazione di aspetti fisici, comportamentali e cognitivi. Forme di supporto emotivo di tipo fisico includono scambi di affetto quali abbracci, baci, contatto fisico e sessuale. Trascorrere del tempo insieme al partner, aiutare in una situazione difficile, telefonare se si è distanti per lungo tempo sono forme di supporto emotivo di tipo comportamentale. Il supporto emotivo di tipo cognitivo implica, invece, ascolto, pazienza, incoraggiamento, comprensione ed empatia. Le manifestazioni di supporto emotivo non sono le medesime in tutte le coppie poiché dipendono da un mix di fattori sia personali (personalità, carattere, etc.) che di contesto (cultura, situazione, etc.). Idem per il livello di supporto emotivo ritenuto sufficiente al benessere dei partner. Tuttavia, esiste una soglia sotto la quale l’atteggiamento proprio o del partner implica una evidente trascuratezza emotiva. Ad esempio, la completa mancanza, o quasi, di contatto fisico non arriva alla soglia minima di supporto emozionale necessario al benessere della coppia. Lo stesso vale per il rifiuto continuo di trascorrere del tempo insieme al partner.

Tuttavia, solo quando la trascuratezza emotiva assume la forma di un’abitudine o predisposizione stabile verso l’altro, la si può chiamare propriamente tale. Un partner che occasionalmente rifiuta un rapporto sessuale o si mostra distaccato e freddo dopo una lite non è un partner emotivamente negligente. Le cause sottostanti un atteggiamento di questo tipo possono essere varie: può dipendere da eccessiva preoccupazione per il lavoro o da altri problemi connessi o meno alla coppia; può essere dovuto a un disturbo di personalità narcisistica oppure può essere causato da scompensi neuro-psicologici che compromettono l’abilità di esprimere le emozioni (come nello spettro autistico). Ai fini del nostro benessere psicologico è fondamentale riuscire a identificare un’eventuale predisposizione del nostro partner alla trascuratezza emotiva, nonché acquisire consapevolezza di un altrettanto eventuale nostro atteggiamento negligente. A tal scopo è importante riflettere su alcuni fattori, quali la unidirezionalità o bidirezionalità del supporto emotivo all’interno della coppia, la stabilità dell’atteggiamento, la ragionevolezza delle aspettative reciproche e le eventuali modalità specifiche di trascuratezza emotiva (fisica, comportamentale o cognitiva). Acquisire consapevolezza di eventuali comportamenti disfunzionali è il primo passo per affrontare il problema.

Non si tratta di una questione da poco, poiché una persona può trascorrere anni in una relazione disfunzionale a causa della negligenza emotiva e non comprendere appieno il motivo per cui si sente così infelice. Infatti, mentre i casi di abuso psicologico e fisico implicano la messa in atto di comportamenti offensivi, nei casi di trascuratezza emotiva esistono solo omissioni.

Il partner emotivamente negligente, dopotutto, non fa nulla di sbagliato. Nonostante ciò la trascuratezza emotiva può essere molto dolorosa e compromettere gravemente la qualità della vita. Per cui, realizzare di trovarsi in una relazione di questo tipo può essere un importante primo passo per risolvere una profonda infelicità.

Indirizzo

Via XX SETTEMBRE , 20
Gallarate
21013

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Dott.ssa Biffi Sara - Psicologa e Psicoterapeuta pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta Lo Studio

Invia un messaggio a Dott.ssa Biffi Sara - Psicologa e Psicoterapeuta:

Condividi

Share on Facebook Share on Twitter Share on LinkedIn
Share on Pinterest Share on Reddit Share via Email
Share on WhatsApp Share on Instagram Share on Telegram

Digitare