07/05/2025
Lo studio pubblicato su Nature Human Behaviour è una fotografia nitida e dolorosa dell’adolescenza digitale. Più di 3.000 ragazzi inglesi tra gli 11 e i 19 anni, un campione ampio, rappresentativo. Il 16% di loro con una diagnosi di disturbo mentale. E quel dato che colpisce come un pugno: chi soffre passa in media 50 minuti in più al giorno sui social. Non è un dettaglio. È un segnale. Perché in quei minuti, cinquanta in più ogni giorno, si nasconde un desiderio profondo e non riconosciuto: essere accettati, essere amati. Sentire di contare qualcosa.
I ragazzi con disturbi come ansia o depressione dichiarano di confrontarsi più spesso con gli altri online, di sentirsi più vulnerabili alle reazioni ricevute (like, commenti, cuori), e di essere meno sinceri riguardo alle proprie emozioni. Ma come si può essere sinceri in un luogo in cui si ha paura di non piacere? Il paradosso è che mentre il corpo cresce, la psiche implode. E allora il digitale diventa una protesi: una stampella emotiva per reggersi in piedi quando tutto dentro barcolla. Ma quella stampella, se usata senza guida, può piegare ancora di più.
L’articolo completo di Giuseppe Lavenia su Salute