28/04/2023
"Cara Barbara,
non ci siamo mai conosciuti personalmente.
Ma condividiamo questo incredibile mestiere, quindi permettimi di considerarti sorella nell'arte.
Non solo come medici ci opponiamo alla morte, ma come psichiatri vogliamo tentare di opporci anche al disagio mentale, alla morte psichica.
Rasentiamo ogni giorno l'onnipotenza, e in un certo senso gli sciamani potremmo sembrare noi. Siamo noi che cerchiamo di collegare dimensioni.
La dimensione tra la vita vera e la sua parodia f***e.
Quella che ti blocca in un immobile dolore, o sembra rendere lecito ogni comportamento,anche di violenza inaudita, in forza di convincimenti deliranti.
Ma siamo anche fragili, come i fragili che seguiamo, e affaticati li accompagniamo verso un possibile equilibrio, sperando di guarirli, e forse di guarire insieme.
Alcuni, (sono sicuro sia successo anche a te) ti hanno confidato che "quella volta" le tue parole ( che fai fatica a ricordare ) gli hanno salvato la vita.
Ad altri avrai ricaricato il cellulare, pagato un pasto, portato un caffè e l'acqua quando erano ricoverati, o semplicemente gli sarai restata accanto oltre l'orario di lavoro.
Mi sembra di vederti.
E ad altri ancora sarai sembrata autoritaria, dura e prescrittiva.
Come diceva Lincoln puoi piacere a qualcuno tutte le volte, a tutti qualche volta, ma non a tutti tutte le volte.
E noi psichiatri non siamo particolarmente amati.
Veniamo considerati più intelligenti ( forse indegnamente) della media dei medici, ma siamo quelli sui quali convergono spesso i casi più rognosi, con il solito meccanismo scarico / delega.
E come un ortopedico non ha ossa migliori di quelli che cura, anche noi non siamo più forti dei nostri pazienti.
Per fortuna abbiamo dalla nostra una buona protezione : l'addestramento.
Siamo abituati a stare di fronte al dolore, a tollerare la frustrazione e il contagio emotivo.
Ed abbiamo l' intelligenza emotiva della empatia e della compassione.
Ma serve la possibilità di lavorare sereni.
Ai congressi molti anni fa ci dicevano che non possiamo avere più di 50 pazienti gravi a testa.
E qualcuno pensava che a farlo bene, questo mestiere, venti anni siano il tempo massimo.
Dopo dovremmo insegnare, fare formazione, aggiornarci.
Non è questo lo scenario.
Oggi tutto è urgenza, depot, prassi difensive.
Perché il capitale umano è ridotto, e le risorse, le sedi, gli spazi di ascolto, la prevenzione, non li vedo più.
Così siamo rimasti sempre meno, contro una ondata di disagio che dovrebbe trovare altrove risposta, visto che vediamo ogni giorno diseguaglianze che tolgono il fiato.
E la rabbia la gente la scarica sui più vicini, non importa se la vittima è chi cerca di aiutarti.
Per formare uno psichiatra, (ma anche psicologi,terp, infermieri, educatori) ci vogliono scienza, umanesimo e un pizzico di grazia personale.
Carismi che si affinano nel tempo.
Per questo penso che la tua perdita sia inestimabile, ma sarà vana se chi deve decidere non allochera' le risorse, da tempo largamente insufficienti, alla cura del disagio mentale.
Io so solo, cara Barbara, che ho perso un'altra sorella, e non trattengo le lacrime.
Ti sia lieve la terra, ti sia concesso il cielo che meriti. "
Fausto Aldini