03/04/2026
🌊 𝗡𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗧𝗘𝗠𝗣𝗘𝗦𝗧𝗔, 𝗦𝗘𝗚𝗨𝗜𝗥𝗘 𝗟𝗔 𝗣𝗥𝗢𝗣𝗥𝗜𝗔 𝗦𝗧𝗘𝗟𝗟𝗔 🌟
C'è qualcosa di logorante nel modo in cui le notizie ci raggiungono oggi. Non è solo la loro gravità (le guerre, le crisi geopolitiche, le catene di conseguenze economiche che si dispiegano come onde concentriche), ma la velocità con cui si moltiplicano e la qualità dell'atmosfera che generano: un senso diffuso di precarietà, di terreno che cede sotto i piedi, di strutture sulle quali facevamo affidamento e che invece rivelano la loro fragilità.
Non ho intenzione di minimizzare nulla di ciò. Sarebbe disonesto e di nessun aiuto. Quello che mi interessa, invece, è stare dentro questa realtà con gli occhi aperti e chiedersi: che tipo di risposta interiore stiamo coltivando?
Esiste infatti una risposta umana antica quanto la specie, che si attiva quasi automaticamente nei momenti di crisi: è la risposta di sopravvivenza. Restringe il campo visivo, abbassa l'orizzonte, riduce il mondo alla gestione immediata della paura. In sé, non è sbagliata: è un meccanismo intelligente, inscritto in noi per proteggerci.
Il problema sorge quando diventa l'unica lente disponibile, quando il pensiero si irrigidisce in schemi di accaparramento, di difesa, di sospetto verso l'altro. Quando smettiamo, insomma, di essere esseri umani nella pienezza del termine e cominciamo a reagire come organismi che cercano semplicemente di resistere.
Dante lo sapeva. Nel XXVI canto dell'Inferno mette in bocca a Ulisse una terzina davvero potente: «𝐶𝑜𝑛𝑠𝑖𝑑𝑒𝑟𝑎𝑡𝑒 𝑙𝑎 𝑣𝑜𝑠𝑡𝑟𝑎 𝑠𝑒𝑚𝑒𝑛𝑧𝑎: / 𝑓𝑎𝑡𝑡𝑖 𝑛𝑜𝑛 𝑓𝑜𝑠𝑡𝑒 𝑎 𝑣𝑖𝑣𝑒𝑟 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑏𝑟𝑢𝑡𝑖, / 𝑚𝑎 𝑝𝑒𝑟 𝑠𝑒𝑔𝑢𝑖𝑟 𝑣𝑖𝑟𝑡𝑢𝑡𝑒 𝑒 𝑐𝑎𝑛𝑜𝑠𝑐𝑒𝑛𝑧𝑎».
Non siete stati creati per vivere come bestie, mossi solo dall'istinto e dalla paura. Ulisse lo dice agli uomini della sua ciurma sul bordo dell'ignoto assoluto, là dove ogni riferimento cessa. Non è un invito all'incoscienza: è un promemoria della dignità che abitiamo, e che la pressione esterna può comprimere ma non cancellare, a meno che non lo consentiamo noi.
Il pericolo reale, in questo tempo convulso, non è solo fuori. È quello di lasciarsi governare dall'esterno al punto da perdere il filo di sé. Di diventare reattivi anziché responsabili, nel senso più etimologico del termine: capaci di rispondere, di scegliere.
È esattamente in questo punto che si apre la biforcazione tra chi subisce la crisi e chi la attraversa trasformandosi.
Questo non significa rifugiarsi in una spiritualità che anestetizza anziché nutrire. Significa qualcosa di molto più concreto e più esigente: sapere, in modo non teorico, cosa conta davvero per sé. Non cosa si teme, perché la paura ha già fin troppi megafoni in questo momento, ma quali valori si portano come centro di gravità.
E qui è importante essere precisi, perché i valori non sono dichiarazioni d'intenti: sono ciò che si sceglie quando qualcosa costa. Se si crede nell'uguaglianza, nella solidarietà, nella pace, nel rispetto, nella collaborazione, nella valorizzazione di ciò che è diverso da noi, questo è il momento in cui quelle parole devono diventare gesti, scelte, posture concrete nel mondo.
Non è più stagione per la tiepidezza, per i principi esibiti e non abitati. La crisi, nella sua brutalità, ha il merito di chiederci chi siamo davvero quando qualcosa ci richiede sforzo e impegno, quando ha un costo.
Seneca, nelle Lettere a Lucilio, lo aveva scritto con la precisione di un navigatore: «𝑁𝑒𝑠𝑠𝑢𝑛 𝑣𝑒𝑛𝑡𝑜 è 𝑓𝑎𝑣𝑜𝑟𝑒𝑣𝑜𝑙𝑒 𝑝𝑒𝑟 𝑖𝑙 𝑚𝑎𝑟𝑖𝑛𝑎𝑖𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑛𝑜𝑛 𝑠𝑎 𝑎 𝑞𝑢𝑎𝑙𝑒 𝑝𝑜𝑟𝑡𝑜 𝑣𝑢𝑜𝑙 𝑎𝑝𝑝𝑟𝑜𝑑𝑎𝑟𝑒».
Se manca la direzione interna, ogni vento è inutile o pericoloso. L'instabilità esterna diventa devastante in proporzione diretta all'assenza di un centro. Chi non ha un porto non sa leggere i venti. Chi invece conosce la propria rotta, non come certezza rigida ma come orientamento vivo, sa usare anche la tempesta per avanzare.
Come recita un antico proverbio marinaro: è nella burrasca che si conosce il vero navigatore. Non la bonaccia, non i mari calmi. La tempesta.
Ed è qui che l'accelerazione di questo tempo rivela il suo volto ambivalente. Sì, qualcosa crolla. Sì, strutture che sembravano permanenti mostrano la loro natura transitoria. Ma ogni crollo libera spazio, e quello spazio è una domanda aperta: cosa si vuole costruire, e su quali fondamenta?
Si può restare in balia degli eventi, nell'attesa passiva che qualcosa si stabilizzi. Oppure si può riconoscere nell'instabilità la forma paradossale di un'opportunità: quella di scegliere consapevolmente chi diventare, di mettere in moto ciò in cui si crede, di edificare qualcosa di più autentico sulle macerie di ciò che non serviva più.
L'alchimia non ha mai riguardato i metalli. Riguarda esattamente questo: la capacità di trasformare ciò che pesa in ciò che illumina, di portare consapevolezza là dove c'era solo reazione, di ricavare orientamento proprio dall'interno del disorientamento. Il piombo della crisi, del crollo, della paura, che diventa oro di chiarezza, di scelta, di direzione ritrovata.
Ma questa trasmutazione non avviene da sola e non avviene restando fermi: richiede la disponibilità a guardare dentro con onestà, a confrontarsi con ciò che si è davvero al di là delle narrazioni rassicuranti su sé stessi. Richiede, in una parola, maturità animica. E il fuoco per innescarla, in questo momento, è abbondante.
Undici canti dopo Ulisse, nel XV dell'Inferno, è Brunetto Latini a parlare, il maestro amato di Dante incontrato tra le fiamme. E dice al suo antico discepolo: «𝑆𝑒 𝑡𝑢 𝑠𝑒𝑔𝑢𝑖 𝑡𝑢𝑎 𝑠𝑡𝑒𝑙𝑙𝑎, 𝑛𝑜𝑛 𝑝𝑢𝑜𝑖 𝑓𝑎𝑙𝑙𝑖𝑟𝑒 𝑎 𝑔𝑙𝑜𝑟𝑖𝑜𝑠𝑜 𝑝𝑜𝑟𝑡𝑜».
Due voci, nello stesso Inferno, che si rispondono a distanza: una ricorda all'uomo cosa è, l'altra gli indica dove può arrivare.
La stella non è fortuna cieca né ottimismo di facciata. È il filo che tiene insieme i propri valori più profondi e le scelte di ogni giorno, la vita interiore e quella vissuta nel mondo. È l'agglomerato vivo di ciò in cui si crede davvero, reso bussola. Quando questo filo è integro, quando la direzione è interna e non dipende dalle condizioni esterne, nessuna tempesta è definitiva.
Seguire la propria stella, oggi, non è un gesto romantico. È forse l'atto più radicale e necessario che si possa compiere.
🔹 𝑆𝑒 𝑠𝑡𝑎𝑖 𝑐𝑒𝑟𝑐𝑎𝑛𝑑𝑜 𝑙𝑎 𝑡𝑢𝑎 𝑠𝑡𝑒𝑙𝑙𝑎, 𝑜 ℎ𝑎𝑖 𝑠𝑚𝑒𝑠𝑠𝑜 𝑑𝑖 𝑣𝑒𝑑𝑒𝑟𝑙𝑎, 𝑝𝑜𝑠𝑠𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑙𝑎𝑣𝑜𝑟𝑎𝑟𝑐𝑖 𝑖𝑛𝑠𝑖𝑒𝑚𝑒. 𝑆𝑒 𝑠𝑒𝑛𝑡𝑖 𝑐ℎ𝑒 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑜 𝑚𝑜𝑚𝑒𝑛𝑡𝑜 𝑡𝑖 𝑠𝑡𝑎 𝑐ℎ𝑖𝑒𝑑𝑒𝑛𝑑𝑜 𝑞𝑢𝑎𝑙𝑐𝑜𝑠𝑎 𝑒 𝑛𝑜𝑛 𝑠𝑎𝑖 𝑎𝑛𝑐𝑜𝑟𝑎 𝑐𝑜𝑠𝑎 𝑟𝑖𝑠𝑝𝑜𝑛𝑑𝑒𝑟𝑔𝑙𝑖, contattaci. 𝑂𝑔𝑛𝑖 𝑛𝑎𝑣𝑖𝑔𝑎𝑡𝑜𝑟𝑒, 𝑎𝑛𝑐ℎ𝑒 𝑖𝑙 𝑝𝑖ù 𝑒𝑠𝑝𝑒𝑟𝑡𝑜, ℎ𝑎 𝑎𝑣𝑢𝑡𝑜 𝑞𝑢𝑎𝑙𝑐𝑢𝑛𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑙𝑜 ℎ𝑎 𝑎𝑖𝑢𝑡𝑎𝑡𝑜 𝑎 𝑡𝑟𝑜𝑣𝑎𝑟𝑒 𝑙𝑎 𝑟𝑜𝑡𝑡𝑎. 𝐼𝑙 𝑝𝑟𝑖𝑚𝑜 𝑐𝑜𝑙𝑙𝑜𝑞𝑢𝑖𝑜 (gratuito e senza alcun impegno) è 𝑐𝑜𝑛𝑜𝑠𝑐𝑖𝑡𝑖𝑣𝑜: 𝑖𝑙 𝑝𝑢𝑛𝑡𝑜 𝑑𝑖 𝑝𝑎𝑟𝑡𝑒𝑛𝑧𝑎 SEI TU e 𝑙𝑎 𝑡𝑢𝑎 𝑠𝑖𝑡𝑢𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑟𝑒𝑎𝑙𝑒.
Un abbraccio,
Claudia, Life & Emotional Coach, Holistic Operator in Action per una vita Drama Free 🦋
📧 claudiaforini@yahoo.it
📱 WhatsApp: 3758480750
̀pratica