12/04/2026
Una mappa di come addormentiamo il dolore
Ciao,
è uscitoun nuovo quaderno della collana Mindfulness con grazia e grinta. Si intitola Come addormento il dolore ed è forse il più personale dei tre.
Nasce da una domanda che un ragazzo mi faceva all’inizio di ogni seduta — con un’urgenza che non riusciva a nascondere: come si fa ad addormentare il dolore? Non era una domanda filosofica. Era una domanda di sopravvivenza. Aveva provato tutto. Ogni volta otteneva qualche ora di pace, poi la tigre tornava. Più affamata di prima.
Per un periodo quella è diventata la mia domanda d’inizio seduta: come l’hai addormentato questa settimana? Non per giudicarlo. Ma perché il modo in cui addormentiamo il dolore racconta tutto di noi. Le nostre difese sono autobiografie scritte in codice.
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Cosa trovi nel quaderno "Come addormento il dolore"
Ho disegnato una mappa — quella delle strategie che usiamo per non sentire. La negazione, che spesso assomiglia al buon senso. La repressione, così silenziosa che il corpo comincia a parlare al suo posto. La dissociazione — la difesa su cui mi sono fermata più a lungo, perché è quella che racconta meglio la storia di Gisèle Pelicot. La proiezione, la minimizzazione, la conversione.
Ho scritto anche dell’alternativa. Che non è tuffarsi nel dolore, non è fare catarsi, non è sentire tutto il più intensamente possibile. L’alternativa è l’equanimità: tenere davanti a sé, con il cuore il più possibile aperto, sia il piacevole che lo spiacevole. Sullo stesso piano. Senza scegliere a priori quale guardare.
E alla fine, come sempre, una pratica: la mappa del tuo addormentamento. Venti minuti con il quaderno in mano per riconoscere la tua difesa preferita — e provare, per una volta, a stare con il dolore senza addormentarlo e senza amplificarlo.
Il passo successivo
Il ragazzo con la tigre, alla fine, ha smesso di cercare analgesici. Non perché il dolore fosse sparito, ma perché aveva imparato che il dolore contiene in sé l’energia della riparazione. La tigre era ancora lì, ma non passeggiava più. Stava ferma. E lui riusciva a guardarla.
Ma non ci è arrivato da solo. Ci è arrivato con il sostegno, con la pratica, con il tempo di un percorso condiviso.
Tra dieci giorni inizia il ritiro Dalla mindfulness alla heartfulness — dal 22 al 26 aprile. Quattro giorni per fare nel corpo e nel gruppo quello che nel quaderno puoi solo assaggiare sulla pagina: passare dall’addormentamento all’equanimità. Sviluppare gli strumenti di conforto che ci permettono di stare con il dolore senza esserne travolte.
Perché smontare le difese richiede un posto sicuro in cui farlo — e un gruppo che cammina nella stessa direzione.
→ Il ritiro: Dalla mindfulness alla heartfulness
Ciao, è uscitoun nuovo quaderno della collana Mindfulness con grazia e grinta. Si intitola Come addormento il dolore ed è forse il più personale dei tre. Nasce da una domanda che un ragazzo mi faceva all’inizio di ogni seduta — con un’urgenza che non riusciva a nascondere: come si fa ad add...