Nicoletta Cinotti Bioenergetica e Mindfulness

Nicoletta Cinotti Bioenergetica e Mindfulness Bioenergetica e Società - Studi di bioenergetica, Mindfulness e classi di esercizi bioenergetici con Nicoletta Cinotti. Sede a Chiavari e a Genova e online

In questa pagina è possibile trovare articoli di approfondimento sulla mindfulness e sulla bioenergetica e suggerimenti quotidiani di pratica. Per far parte di una comunità in crescita!

Una mappa di come addormentiamo il doloreCiao,è uscitoun nuovo quaderno della collana Mindfulness con grazia e grinta. S...
12/04/2026

Una mappa di come addormentiamo il dolore

Ciao,
è uscitoun nuovo quaderno della collana Mindfulness con grazia e grinta. Si intitola Come addormento il dolore ed è forse il più personale dei tre.
Nasce da una domanda che un ragazzo mi faceva all’inizio di ogni seduta — con un’urgenza che non riusciva a nascondere: come si fa ad addormentare il dolore? Non era una domanda filosofica. Era una domanda di sopravvivenza. Aveva provato tutto. Ogni volta otteneva qualche ora di pace, poi la tigre tornava. Più affamata di prima.
Per un periodo quella è diventata la mia domanda d’inizio seduta: come l’hai addormentato questa settimana? Non per giudicarlo. Ma perché il modo in cui addormentiamo il dolore racconta tutto di noi. Le nostre difese sono autobiografie scritte in codice.

Qui trovi l'indice di tutti i quaderni che sono usciti, Tutti scaricabili cliccando sulle parole sottolineate

Cosa trovi nel quaderno "Come addormento il dolore"

Ho disegnato una mappa — quella delle strategie che usiamo per non sentire. La negazione, che spesso assomiglia al buon senso. La repressione, così silenziosa che il corpo comincia a parlare al suo posto. La dissociazione — la difesa su cui mi sono fermata più a lungo, perché è quella che racconta meglio la storia di Gisèle Pelicot. La proiezione, la minimizzazione, la conversione.
Ho scritto anche dell’alternativa. Che non è tuffarsi nel dolore, non è fare catarsi, non è sentire tutto il più intensamente possibile. L’alternativa è l’equanimità: tenere davanti a sé, con il cuore il più possibile aperto, sia il piacevole che lo spiacevole. Sullo stesso piano. Senza scegliere a priori quale guardare.
E alla fine, come sempre, una pratica: la mappa del tuo addormentamento. Venti minuti con il quaderno in mano per riconoscere la tua difesa preferita — e provare, per una volta, a stare con il dolore senza addormentarlo e senza amplificarlo.

Il passo successivo
Il ragazzo con la tigre, alla fine, ha smesso di cercare analgesici. Non perché il dolore fosse sparito, ma perché aveva imparato che il dolore contiene in sé l’energia della riparazione. La tigre era ancora lì, ma non passeggiava più. Stava ferma. E lui riusciva a guardarla.
Ma non ci è arrivato da solo. Ci è arrivato con il sostegno, con la pratica, con il tempo di un percorso condiviso.
Tra dieci giorni inizia il ritiro Dalla mindfulness alla heartfulness — dal 22 al 26 aprile. Quattro giorni per fare nel corpo e nel gruppo quello che nel quaderno puoi solo assaggiare sulla pagina: passare dall’addormentamento all’equanimità. Sviluppare gli strumenti di conforto che ci permettono di stare con il dolore senza esserne travolte.
Perché smontare le difese richiede un posto sicuro in cui farlo — e un gruppo che cammina nella stessa direzione.

→ Il ritiro: Dalla mindfulness alla heartfulness

Ciao, è uscitoun nuovo quaderno della collana Mindfulness con grazia e grinta. Si intitola Come addormento il dolore ed è forse il più personale dei tre. Nasce da una domanda che un ragazzo mi faceva all’inizio di ogni seduta — con un’urgenza che non riusciva a nascondere: come si fa ad add...

Devo confessarti una cosa. Avrei dovuto farlo prima, ma non volevo condizionarti.Ho fatto tutto quello che “bisogna fare...
10/04/2026

Devo confessarti una cosa. Avrei dovuto farlo prima, ma non volevo condizionarti.

Ho fatto tutto quello che “bisogna fare” — meditazione, yoga, alimentazione sana, movimento, ho pure smesso di fumare decenni fa — eppure il mio corpo si è rotto lo stesso. O meglio, continua a rompersi, un pezzetto alla volta.

Per molto tempo ho vissuto tutto questo con imbarazzo. Come se ammettere che il corpo non rispondeva ai miei sforzi significasse fallire. Come se fosse colpa mia. Come se non avessi meditato abbastanza profondamente.

Ma in quel momento ho capito qualcosa di liberatorio: il corpo fa quello che vuole e che può sulla base di leggi biologiche che non sempre ci stanno a sentire. E questa non è una storia di fallimento. È una storia di verità.

Negli anni Novanta un medico californiano, Vincent Felitti, stava conducendo un programma di dimagrimento quando notò qualcosa di strano: molti pazienti che stavano dimagrendo con successo improvvisamente abbandonavano. Alcuni riprendevano peso intenzionalmente

Da lì nacque lo studio ACE — Adverse Childhood Experiences — su oltre diciassettemila persone. I risultati furono sconvolgenti: chi aveva quattro o più esperienze avverse nell’infanzia aveva il doppio delle probabilità di malattie cardiache, rischio drammaticamente aumentato di depressione, abuso di sostanze, tentativi di suicidio. Non era solo questione di comportamenti a rischio. Il trauma si incarnava biologicamente. Il corpo ricordava, letteralmente.
Quando ho scoperto questa ricerca, ho ripensato alla mia infanzia e alla sua. La sua era stata un’infanzia difficile in una famiglia molto numerosa. Io non ho subìto traumi estremi, niente che rientri nelle categorie classiche degli ACE. Ma c’era altro. La sensazione persistente di non essere amata. Di dover dimostrare continuamente il mio valore. Di essere definita dal mio “cattivo carattere” invece che vista per quello che ero. Questi non sono ACE in senso tecnico. Ma sono esperienze che il corpo registra, conserva, trasforma in tensione cronica, in risposta allo stress, in sistemi che lavorano sempre in allarme. Consolare e confortare diventano prevenzione sanitaria!
il programma di Mindful Selfcompassion. link in bio

https://open.substack.com/pub/nicolettacinotti/p/il-bicchiere-e-gia-rotto?r=11etvw&utm_medium=ios

La spinta a migliorarsi, per molte persone, nasce proprio dal tentativo di regolare l’emozione della vergogna, un’emozio...
10/04/2026

La spinta a migliorarsi, per molte persone, nasce proprio dal tentativo di regolare l’emozione della vergogna, un’emozione che si nasconde tra le pieghe delle ansie quotidiane.
La self-compassion ci aiuta ad andare oltre all'autocritica, che spesso è il principale strumento di auto-miglioramento, per rivolgersi alle nostre risorse. Ci offre strumenti che nascono dall'intenzione di crescere e fiorire, senza usare la critica e il rimprovero come unica modalità di relazione intima con noi.

Nel prossimo programma di Mindful self-compassion integreremo gli strumenti consueto del programma di Mindful self-compassion con un upgrade: il corso on demand L'ansia dell'imperfezione: perchè crescere e cambiare può essere una gioia!

Il programma di Min dful self-compassion. https://www.nicolettacinotti.net/corsi-mindfulness/il-programma-di-mindful-self-compassion/

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Negli anni Novanta un medico californiano, Vincent Felitti, stava conducendo un programma di dimagrimento quando notò qu...
10/04/2026

Negli anni Novanta un medico californiano, Vincent Felitti, stava conducendo un programma di dimagrimento quando notò qualcosa di strano: molti pazienti che stavano dimagrendo con successo improvvisamente abbandonavano. Alcuni riprendevano peso intenzionalmente.
Quando iniziò a intervistarli, emerse un pattern inquietante. Molti avevano subìto traumi nell’infanzia. E il peso non era il problema: era la soluzione. Il corpo aveva costruito una corazza protettiva.
Da lì nacque lo studio ACE — Adverse Childhood Experiences — su oltre diciassettemila persone. I risultati furono sconvolgenti: chi aveva quattro o più esperienze avverse nell’infanzia aveva il doppio delle probabilità di malattie cardiache, rischio drammaticamente aumentato di depressione, abuso di sostanze, tentativi di suicidio. Non era solo questione di comportamenti a rischio. Il trauma si incarnava biologicamente. Il corpo ricordava, letteralmente.
Quando ho scoperto questa ricerca, ho ripensato alla mia infanzia e all’infanzia di mia cognata morta a 38 anni di cancro al seno. La sua era stata un’infanzia difficile in una famiglia molto numerosa. Io non ho subìto traumi estremi, niente che rientri nelle categorie classiche degli ACE. Ma c’era altro. La sensazione persistente di non essere amata. Di dover dimostrare continuamente il mio valore. Di essere definita dal mio “cattivo carattere” invece che vista per quello che ero. Questi non sono ACE in senso tecnico. Ma sono esperienze che il corpo registra, conserva, trasforma in tensione cronica, in risposta allo stress, in sistemi che lavorano sempre in allarme.
Ecco perché sviluppare una capacità di conforto, diventare davvero dei buoni genitori dí se stessi non è solo prevenzione: è anche cura!
Il programma di Mindful selfcompassion. Link in bio
Iscrizioni in early bird fino al 30 Aprile!

10/04/2026

La mindfulness ci insegna a non evitare. La heartfulness ci insegna ad accogliere. Non sono la stessa cosa. Puoi osservare il tuo dolore senza fuggire — e questo è già molto. Ma puoi anche mettere le mani sul petto e dire a quel dolore: ti vedo, sei il benvenuto, non devi andartene perché io stia bene. Questo è il passo in più. Mi ricordo una partecipante che, durante un protocollo MSC, alla pratica della pausa di selfcompassion si è fermata e ha detto: «Ma io non so come si fa a essere gentile con me stessa. So essere gentile con tutti. Con me non so da che parte cominciare.» E quella è stata la sua porta d’ingresso. Non sapere da che parte cominciare è già cominciare. Perché significa aver smesso di fingere che va tutto bene.

Se vuoi cominciare a mettere insieme consapevolezza e capacità di conforto questo ritiro fa per te:
✅ troverai le pratiche dell’MBSR
✅ troverai le pratiche della self-compassion
✅ troverai le pratiche dei Brahmavihara

In un percorso che disegnerà il ponte tra la mente e il cuore
Dalla Mindfulness alla Heartfulness. Ultimi giorni in early bird. Link in bio

“Aprile è il più crudele di tutti i mesi, genera lillà dalla terra morta, mescola memoria e desiderio, desta radici sopi...
09/04/2026

“Aprile è il più crudele di tutti i mesi, genera lillà dalla terra morta, mescola memoria e desiderio, desta radici sopite con pioggia di primavera. L’inverno ci tenne al caldo, coprendo la terra di neve immemore…“, dice Tomas Eliot in una delle sue poesie. La crudeltà è dovuta al fatto che sveglia i nostri desideri e, svegliandoli, ci fa sentire tutto l’impeto della mancanza oltre che tutta la forza del desiderio. L’essere immemori, come la terra sotto la neve, ci lascia in un torpore riposante. Aprile è il desiderio e la forza di quello che vuole vedere la luce, che vuole spuntare alla nostra consapevolezza. Per questo non ci lascia tranquilli: ci costringe al lavoro della fioritura.

Questa è la definizione di consapevolezza e la radice della sua forza di cambiamento: una volta che siamo consapevoli siamo anche invitati a fiorire, a fare quei passi che ci portano a sostenere le conseguenze di quello di cui abbiamo preso consapevolezza. Se siamo inconsapevoli, se siamo immemori, possiamo dormire sogni tranquilli. Se siamo consapevoli non possiamo accontentarci dell’evitamento. Non possiamo accontentarci del ristagno. Incominciamo a sentire la spinta al cambiamento. Un cambiamento che non nasce da una lista di cose che dovremmo fare, non nasce da una lista di buone intenzioni. Il cambiamento che nasce dall’aver preso consapevolezza è un movimento interiore che ci spinge in avanti e che non è così facile sopire di nuovo.

È così che la consapevolezza porta cambiamento: attraverso una motivazione forte come la nostra stessa vita. Non è un cambiamento che nasce dalla razionalità: è un cambiamento che nasce dall’intravedere una nuova direzione. È un cambiamento che accetta il rischio squisito della fioritura: una bellezza senza la certezza del frutto. Eppure cosa sarebbe il mondo se perdesse la fioritura? È questa la bellezza a cui ci richiama Aprile: la bellezza del fiorire senza sapere se ogni fiore diventerà frutto.
https://www.nicolettacinotti.net/il-lavoro-della-fioritura/

Il programma di mindful self-compassion
https://www.nicolettacinotti.net/corsi-mindfulness/il-programma-di-mindful-self-compassion/

Ricordo che imploravo mio padre di prendermi in braccio. Non so quanto durasse la trattativa, ma per me era infinita. Lu...
08/04/2026

Ricordo che imploravo mio padre di prendermi in braccio. Non so quanto durasse la trattativa, ma per me era infinita. Lui acconsentiva alla fine, un po’ rigido, un po’ a disagio, come chi tiene in mano qualcosa di prezioso e teme di romperlo. Non era cattivo. Era spaventato dal contatto, credo. O forse era spaventato da me — da questa bambina che non ero il maschio che avrebbe dovuto nascere al mio posto.

Quel braccio un po’ rigido è il primo ricordo del mio corpo. Non il mio corpo da solo, il mio corpo in relazione. Perché il corpo non lo impariamo da soli. Lo impariamo attraverso chi ci tiene, chi ci tocca, chi ci guarda. Lo impariamo da come siamo stati presi in braccio o non presi in braccio. Da come ci hanno toccato, vestito, nutrito. Da quale distanza il corpo dell’altro ha mantenuto con il nostro.

Noi siamo come le scimmiette di Harlow che vanno dalla madre metallica lo stretto necessario per mangiare ma poi preferiscono la madre di pelo, che è calda e accogliente anche se non ha nulla da dare. Abbiamo amori opportunistici, ma il vero amore non è opportunistico. Abbiamo bisogni materiali, ma il vero bisogno non è materiale. Il primo linguaggio che parliamo non è fatto di parole: è fatto di pelle, di pressione, di temperatura. Di quanto stretto o quanto lento è stato l’abbraccio.

Le tensioni croniche che portiamo addosso non sono difetti da correggere. Sono la memoria del modo in cui siamo stati tenuti. Le spalle che salgono verso le orecchie raccontano una storia di allarme. La mascella serrata racconta una storia di parole trattenute. Il bacino bloccato racconta una storia di piacere che non era permesso. Non è metafora: è il corpo che ha registrato, fedelmente, le regole della relazione in cui è cresciuto.
https://nicolettacinotti.substack.com/p/la-madre-di-pelo
Il programma di mindful self-compassion
https://www.nicolettacinotti.net/corsi-mindfulness/il-programma-di-mindful-self-compassion/

Il prossimo Programma di Mindful selfcompassion inizia il 14 maggio e fa un salto di crescita!A fine corso, oltre alla r...
08/04/2026

Il prossimo Programma di Mindful selfcompassion inizia il 14 maggio e fa un salto di crescita!
A fine corso, oltre alla ricca Playlist a disposizione avrai anche un mini corso dedicato all’ansia del l’imperfezione. Uno dei miei best seller della collana Gribaudo, Con grazia e grinta, diventa il tuo passpartuot per andare oltre alla vergogna, oltre alla paura di essere difettosa
✅il programma di Mindful selfcompassion inizia il 14 maggio. Iscrizioni in early bird fino al 30 aprile.
✅A fine corso avrai l’accesso ad una playlist dedicata con 100 pratiche senza data di scadenza
✅l’accesso al corso L’ansia per l’imperfezione con 20 pratiche ed esercizi dedicati on demand senza data di scadenza
✅ un mese gratuito di iscrizione alla NL premium su Substack

Un percorso che così abbraccerà tutta la tua vita!
Il programma di Mindful self-compassion Link https://www.nicolettacinotti.net/corsi-mindfulness/il-programma-di-mindful-self-compassion/

Indirizzo

Via XX Settembre 37/9a
Genova
16121

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Our Story

Ho iniziato molti anni fa il mio percorso professionale come psicoterapeuta bioenergetica. Poi, in un momento di cambiamento personale e professionale mi sono avvicinata alla Mindfulness. Meditavo da quando avevo vent’anni ma non avevo mai pensato di portare la meditazione nel mio lavoro. In quel momento invece mi è sembrato indispensabile che ne diventasse parte. Ho fatto inizialmente la formazione negli Stati Uniti con Zindel Segal, uno degli ideatori del Protocollo MBCT e poi sono diventata Mindfulness Teacher con il Center for Mindfulness e il Centro Italiano studi Mindfulness- Mondo Mindful. E, nel 2013 sono stata nel primo gruppo di istruttori che si è formato, sempre negli Stati Uniti, per il Protocollo di Mindfulness Interpersonale.

Così ho iniziato ad integrare mindfulness e bioenergetica. A volte, dentro di me lo definisco come l’incontro di acqua dolce e salata: il punto in cui il fiume incontra il mare e non si distingue più cos’è l’uno e cos’è l’altro: per me è una passione che curo con costanza.

In questa pagina puoi trovare articoli di approfondimento sulla mindfulness e sulla bioenergetica e suggerimenti quotidiani di pratica. Sono le riflessioni del mio percorso che amo condividere: non mi piace tenerli chiusi in una cartella del mio computer. Coltivo quello che amo condividendo anche interventi di altre persone. Credo nella cultura della condivisione e non in quella del copia e incolla. Iscriviti alla pagina per far parte di una comunità in crescita!

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