Eremo di Thoth - Sez. Mahum Tah-Ta

Eremo di Thoth - Sez. Mahum Tah-Ta Sezione dell'Eremo di Thoth dedicata all'Opera di Franz Bardon, gestita e diretta da Frater Adonis

La lampadaMolti grimori e numerosi libri antichi di evocazioni citano spesso anche l’utilizzo di una lampada come “lante...
08/01/2026

La lampada
Molti grimori e numerosi libri antichi di evocazioni citano spesso anche l’utilizzo di una lampada come “lanterna magica”. Durante un rituale è di grande aiuto e il mago vorrà certamente utilizzarla.

La lampada in magia simboleggia l’illuminazione, la conoscenza, l’esperienza, l’intuizione di tutta la luce interiore; in breve, rappresenta tutte le analogie della luce. Per il mago, dunque, accendere la lampada significa – secondo la concezione della scienza ermetica – accendere la propria luce interiore e averla sempre viva e lucente come una fiamma. Il colore – che implica la qualità e la frequenza vibratoria di questa luce – è uno dei segreti della lampada magica. La qualità di un’entità o di una sfera si esprime mediante la sua natura. Quando un’entità o una sfera si manifestano, più la loro manifestazione è chiara e luminosa, più brilla e irradia, più l’intelligenza è elevata e pura. Al contrario, le entità negative o quelle appartenenti ai piani bassi, si manifestano con un colore scuro e fumoso, pesante.

La conoscenza di ciò è della massima importanza in magia cerimoniale. La luce spirituale del mago è rappresentata quindi dalla lampada. Essa va schermata da un vetro o da una plastica colorata, cosicché quando si lavora con un’entità, questa possa ritrovare la sua stessa vibrazione. Così, quando si tratta di entità elementali:

DEL FUOCO (le salamandre) – la lampada dovrà essere schermata con un vetro color rosso rubino o comunque con altro materiale che dia la tonalità rossa.

DELL’ARIA (le silfidi) – si richiede una luce blu scuro. La lampada andrà perciò coperta con carta tipo cellophane o con un pezzo di seta di questo colore.

DELL’ACQUA (le ondine) – una luce verde.

DELLA TERRA (gli gnomi) – una luce gialla con sfumature marroni.

(tratto da "La Pratica dell'evocazione magica, di Franz Bardon)

Questo passo del Bardon poggia su una struttura dottrinale che trova le sue formulazioni nella Qabalah, nello specifico parlando dei quattro mondi: Atziluth, Briah, Yetzirah e Assiah.

Le Sephiroth, pur essendo archetipi immutabili nella loro essenza, assumono qualità differenti a seconda del mondo in cui si manifestano. A ciascun mondo corrisponde un grado di condensazione dell’influsso divino: Atziluth è il mondo dell’emanazione pura, Briah quello della creazione intellettuale, Yetzirah quello della formazione psichica e astrale, Assiah infine il mondo dell’azione e della materialità. Ne consegue che ogni Sephirah possiede quattro scale cromatiche distinte, una per ciascun mondo.

Questa molteplicità di colori è una chiave operativa. Il colore non rappresenta semplicemente la Sephirah, ma il modo in cui la sua forza si esprime su un determinato piano dell’essere.

La lampada magica di cui parla Bardon è, sotto questo profilo, un condensatore simbolico e operativo della luce sephirotica. Schermare la lampada con un determinato colore significa accordare la luce interiore del mago non solo a una forza elementare, ma anche al mondo qabalistico attraverso cui si intende operare. Una luce rossa, ad esempio, non è univoca in senso assoluto, ma muta a seconda della Sephira sulla quale si sta lavorando.

La conoscenza delle quattro scale cromatiche consente dunque al mago di modulare l’evocazione con precisione: egli può decidere se agire prevalentemente sul piano archetipico e causale, su quello mentale-creativo, su quello astrale-formativo o su quello fisico-operativo. La stessa entità evocata, pur rimanendo identica nella sua essenza, risponderà in modo diverso a seconda del mondo in cui viene “chiamata” a manifestarsi.

In tal senso, la lampada non è soltanto un simbolo di illuminazione interiore, ma uno strumento di governo dei piani. Attraverso l’uso consapevole dei colori corrispondenti ai quattro mondi qabalistici, il mago non subisce la manifestazione, ma ne dirige l’andamento, stabilendo con esattezza il livello dell’influsso e il grado di densità con cui la forza evocata potrà operare.

Il turibolo Molti pensano, a torto, che l’entità o la forza evocata debba manifestarsi per il semplice fatto di aver bru...
07/01/2026

Il turibolo

Molti pensano, a torto, che l’entità o la forza evocata debba manifestarsi per il semplice fatto di aver bruciato certe sostanze o pronunciato il suo nome, e rimangono molto delusi di fronte all’insuccesso parziale o totale. A volte restano vittime dell’immaginazione o, peggio, di vari tipi di allucinazioni. Rivelo adesso al lettore il grande mistero e il significato simbolico del turibolo (o bruciaprofumi) nel rituale magico.
Il suo simbolismo racchiude il mistero della materializzazione e densificazione dell’entità o della forza desiderata. Poiché ciò è noto solo a pochi iniziati, molte evocazioni il cui fine è la materializzazione di un’entità falliscono. A titolo d’esempio, è come tirar fuori dall’acqua un pesce pensando che possa sopravvivere all’aria, rimanendo stupiti che muoia di lì a poco. Lo stesso è per le entità o forze. Se si chiama un essere da un mondo invisibile perché appaia nel nostro, bisogna provvederlo di un’atmosfera adatta alla sua manifestazione. Un essere umano non potrebbe penetrare con il corpo fisico in un mondo sottile senza essersi prima adeguato a quelle condizioni d’esistenza. Una condizione di spirito conforme e costante, basata su volontà e fede intensi, ha il potere di produrre, nell’essere stesso dell’operatore, una vibrazione gradita all’entità evocata; la si può quindi richiamare secondo le modalità che ho illustrato in Introduzione alle dottrine ermetiche, al capitolo riguardante lo specchio magico. Tuttavia, nella fattispecie, l’entità non potrà mai arrivare nel nostro mondo fisico per svolgervi un qualche influsso. Solo le intelligenze più elevate, a conoscenza delle leggi che regolano il piano fisico e che sanno come applicarle (al pari di un iniziato di alto rango che conosce e controlla le leggi delle sfere sottili), hanno la capacità di preparare da se stesse un luogo adatto a una manifestazione (nel nostro caso, il triangolo magico).

(tratto da La Pratica dell'evocazione magica, di Franz Bardon)

Ogni entità appartiene a un determinato grado di sottigliezza e non può agire efficacemente in un ambito che non le sia conforme. Chiamarla senza predisporre un ambiente idoneo equivale a violare la legge dell’analogia e dell’adattamento, che governa indistintamente il visibile e l’invisibile. L’immagine del pesce tratto dall’acqua è, in questo senso, più che didattica: essa indica l’impossibilità ontologica di una permanenza fuori dal proprio mezzo naturale.

Il fumo del turibolo, quando correttamente caricato mediante immaginazione plastica e volontà concentrata, funge da supporto di condensazione. La sua natura mobile lo rende adatto a ricevere impronte astrali ed elementari, costituendo una sorta di matrice transitoria nella quale la forza evocata può iniziare a coagularsi.

La disposizione psichica dell’operatore può stabilire un contatto reale sul piano mentale o astrale, secondo le tecniche descritte nel capitolo sullo specchio magico. Tuttavia, tale contatto resta privo di efficacia fisica se non è accompagnato da un mezzo di traduzione planare.

Le intelligenze cui Bardon fa riferimento, e che sono contenute all’interno del suo testo, sono maestri disincarnati, iniziati reali che hanno deposto il corpo fisico (o alcuni non lo hanno mai avuto) ma non hanno perduto la padronanza delle leggi che governano i piani inferiori. Proprio per questo conservano la capacità, propria del vero Adepto, di manifestarsi e di influenzare in modo efficace e conforme alla legge gli ambiti cui sono preposti.

Il triangolo è, innanzitutto, il diagramma del trimundio, il mondo su tre piani che già conosciamo, cioè il mondo mental...
06/01/2026

Il triangolo è, innanzitutto, il diagramma del trimundio, il mondo su tre piani che già conosciamo, cioè il mondo mentale, astrale e fisico. Ogni forza agente proiettata sul mondo fisico deve, prima di raggiungerlo, attraversare gli altri due piani testè citati. Il triangolo va tracciato con un vertice a nord, per indicare che due forze (o poteri) si proiettano da questo punto elevato, una giù verso destra e l'altra giù verso sinistra, e terminano il loro percorso in una base che ne segna il limite. Queste due linee divergenti rappresentano i due poteri universali, il più e il meno, elettricità e magnetismo, uniti dalla linea sottostante.
In questo modo è simboleggiato il mondo causale in atto d'agire, che in astrologia equivale a Saturno, anch'esso rappresentato dal numero spirituale tre. Nel mondo mentale, il triangolo simboleggia il potere della volontà, l'intelletto e la sensibilità; sul piano astrale, rappresenta la forza, la legge e la vita; su quello fisico, infine, simboleggia ciò che viene a essere, il più, il meno e il neutro.

(tratto da La Pratica dell'evocazione magica, di Franz Bardon)

Il triangolo è figura imprescindibile nella manifestazione delle entità, poiché durante l’atto evocatorio esso costituisce il luogo della loro apparizione sensibile. Si tratta della matrice di densificazione. Ciò che viene chiamato non si “presenta” nel senso profano del termine, bensì viene condotto, per gradi, a rendersi percettibile all’interno di una struttura che consente il passaggio dal causale al fenomenico.

Il numero tre, come Bardon esplicitamente indica, appartiene al dominio di Saturno, e in termini cabalistici corrisponde alla Sephira di Binah. Binah è la prima determinazione della forma, il luogo in cui l’idea, fino ad allora pura emanazione, entra nel regime della delimitazione. È qui che ha inizio la manifestazione della materia, non ancora come corpo, ma come necessità di struttura e di legge.

Binah è chiamata “il grande mare”. La radice ebraica di mare, ממר, è la medesima che sottende il nome Maria/Mara, e si ricollega alla radice mar, “amaro”. L’amarezza della medicina: ciò che coagula, che fissa, che rende stabile ciò che prima era fluido e indeterminato. È il passaggio attraverso questo mare che imprime all’emanazione il carattere della durata.

In Binah avviene il processo che può essere definito di ossificazione. La forza viene fissata, incatenata, resa conforme alla legge della forma. Saturno, signore del limite e del tempo, rende permanente. Senza questo momento di irrigidimento, nessuna entità potrebbe assumere una configurazione riconoscibile, né tanto meno essere percepita dall’operatore sul piano sensibile.

Il triangolo, in quanto diagramma saturnino, opera precisamente questa funzione. Esso non evoca in senso causale, ma rende visibile. La chiamata avviene altrove, nella volontà e nell’Akasha; il triangolo fornisce invece la struttura attraverso cui l’ente può densificarsi, assumere contorni, stabilizzarsi temporaneamente nel campo astrale-fisico.

Per questo motivo il triangolo è orientato, delimitato, numericamente definito. Esso rappresenta il punto in cui il trimundio converge in un atto unico di manifestazione. Dove il cerchio indica identità con il Principio, il triangolo indica discesa nella forma. Senza di esso, l’entità resterebbe diffusa, non localizzata, o percepibile solo in modo interiore. Con esso, la forza viene resa densa abbastanza da apparire.

Ogni oggetto può essere influenzato con l'aiuto dell'immaginazione e della volontà. sia che lo si carichi con i fluidi e...
05/01/2026

Ogni oggetto può essere influenzato con l'aiuto dell'immaginazione e della volontà. sia che lo si carichi con i fluidi elettrico o magnetico, sia che lo si carichi con gli elementi o l'Akasha. Ma le leggi dell'analogia e l'esperienza mostrano che non tutti gli oggetti e non tutti i liquidi sono adatti a trattenere per molto tempo la forza accumulata, o sono in grado di accumularla. Come vi sono buoni e cattivi conduttori per l'elettricità, il magnetismo e il calore, cosi avviene per le energie e le forze superiori.
I buoni conduttori hanno un'enorme capacità di accumulazione, perchè le forze convogliate in essi mediante la concentrazione possono essere immagazzinate e liberate a volontà.

Nelle scienze ermetiche questi accumulatori vengono chiamati "condensatori fluidici". Ve ne sono tre gruppi principali:

1) condensatori fluidici solidi

2) condensatori fluidici liquidi

3) condensatori fluidici gassosi.

Resine e metalli appartengono al gruppo principale di condensatori fluidici solidi; fra i metalli, l'oro occupa il grado superiore. Le più piccole tracce d'oro, anche a livello atomico, conferiscono a qualsiasi liquido un enorme potere di condensazione. Per questo motivo si aggiunge oro in piccolissime quantità ad ogni condensatore fluidico.

(tratto da Introduzione alle Dottrine Ermetiche di Franz Bardon).

Non ogni sostanza è capace di ricevere l’impronta akashica o di sostenere a lungo una carica elementare senza dispersione. Le leggi dell’analogia, che governano tanto il mondo grossolano quanto quello sottile, rendono evidente che la struttura intima della materia determina la sua funzione magica. Così come il rame conduce l’elettricità meglio del legno (che non la conduce quasi affatto), allo stesso modo certe resine, certi metalli e certi liquidi presentano una predisposizione naturale alla condensazione fluidica.

Il ruolo dell’oro merita particolare attenzione, poiché esso non agisce in senso volgare per mero valore simbolico, ma bensì per la sua singolare perfezione strutturale. L’oro è un metallo equilibrato, poco reattivo, resistente alla corruzione, e dunque straordinariamente idoneo a ricevere e conservare impronte sottili. La sua presenza, anche infinitesimale, ordina la matrice del condensatore, rendendolo più ricettivo e più stabile nel tempo.

Un autentico cerchio magico simboleggia l'unione del macrocosmo col microcosmo, cioè l'uomo che ha raggiunto la perfezio...
04/01/2026

Un autentico cerchio magico simboleggia l'unione del macrocosmo col microcosmo, cioè l'uomo che ha raggiunto la perfezione. E' il principio e la fine, l'Alfa e l'Omega, l'eternità infinita. Il cerchio è dunque la figura perfetta e simbolica dell'Infinito, della divinità in tutti i suoi aspetti, in quanto percettibile dal microcosmo, e cioè dal vero Adepto, il mago perfetto. Disegnare un cerchio significa dunque raffigurare il Divino nella sua perfezione ed entrare in contatto con Lui. Ciò si verifica in particolar modo quando l'operatore si tiene in piedi al centro del cerchio, poichè è in questa posa che si attua il contatto con la divinità. Il mago entra in contatto col macrocosmo tramite la propria coscienza esaltata al massimo. Pertanto, per la vera magia, è del tutto logico che essere al centro di un cerchio magico equivalga a diventare uno con Dio, ciascuno nella propria coscienza. Il cerchio non è quindi la figura destinata a proteggere l'operatore da ogni sorta di influenze nefaste e indesiderate, ma è il contatto cosciente e spirituale con l'Altissimo, che dona sicurezza e inviolabilità. Chi sta al suo centro si isola da ogni sorta di influsso, buono o cattivo, poichè rappresenta davvero Dio nell'Universo. Per questo stesso motivo il mago ritto nel cerchio magico rappresenta la divinità nel microcosmo ed è in grado di controllare e dirigere le entità che popolano l'Universo in modo assoluto. Il significato occulto della posizione del mago al centro del cerchio è di tutt'altro genere rispetto a quello di cui parlano i libri che trattano di evocazioni, Se un operatore non avesse coscienza di essere l'immagine di Dio e dell'Infinito stando in quella posizione, non sarebbe in grado di esercitare la benchè minima influenza su qualsivoglia entità.

(Tratto da La pratica dell'evocazione magica, di Franz Bardon)

Il passo chiarisce uno dei punti più travisati dell’operatività magica: il cerchio non è uno strumento difensivo, bensì una figura ontologica. Bardon non descrive un dispositivo simbolico atto a respingere forze ostili, ma una condizione di coscienza nella quale il microcosmo, temporaneamente ricondotto alla propria origine, si pone in identità funzionale col macrocosmo.

Il cerchio è qui inteso quale immagine della totalità indivisa, e in ciò si distingue radicalmente da ogni concezione apotropaica. L’operatore che vi si colloca non si protegge, ma assume su di sé, in forma cosciente, la rappresentanza del Principio. Non è il tracciato geometrico a conferire inviolabilità, bensì lo stato dell’essere che esso rende manifesto.

Il cerchio, privo di questa consapevolezza, diviene una figura morta, un guscio rituale incapace di produrre il minimo effetto reale.

I famosi elisir di vita degli alchimisti (quelli veri) altro non sono che meravigliosi condensatori fluidici del tipo co...
03/01/2026

I famosi elisir di vita degli alchimisti (quelli veri) altro non sono che meravigliosi condensatori fluidici del tipo composto, realizzati secondo le leggi dell'analogia in corrispondenza con gli elementi e con i tre piani o sfere dell'esistenza umana, e sono caricati magicamente in accordo con essi.
Per la sfera mentale si usano essenze, caricate opportunamente.
Per la sfera astrale si usano tinture, caricate opportunamente.
Per la sfera materiale si usano sali, o in certi casi estratti, caricati opportunamente, in modi analoghi a quelli che abbiamo descritto.
Gli elisir cosi preparati influenzano non soltanto il corpo fisico dell'uomo, ma anche i corpi astrale e mentale. Tali elisir sono pertanto, oltre che ottimi rimedi per la guarigione, anche eccellenti rigeneratori dinamici. Se realizzati da un alchimista autentico, gli elisir sono essenzialmente eccezionali condensatori fluidici.

(tratto da Introduzione alle Dottrine Ermetiche, di Franz Bardon)

La carica magica, nel linguaggio bardoniano, si riferisce all'energia vitale (principio del fuoco), ai 4 elementi puri oppure alla Akasha. Non si tratta di “immettere energia”, ma di imprimere una configurazione causale definita (in relazione alla carica utilizzata), che il supporto materiale è in grado di conservare e trasmettere in virtù delle sue specifiche proprietà, L’elisir funziona dunque come intermediario tra il principio formale impresso dall’operatore e i corpi del soggetto trattato.

Le essenze sono preparazioni sottili, generalmente ottenute da sostanze aromatiche o vegetali altamente volatili, idonee a fungere da supporto per cariche mentali. La loro natura le rende particolarmente adatte a fissare determinazioni dell’Akasha o delle manifestazioni più sottili degli elementi.

Le tinture sono estratti alcolici che conservano una forte affinità con il piano astrale. L’alcool funge da veicolo fluidico per le qualità emotive ed energetiche della pianta o sostanza di base, rendendo la tintura il supporto privilegiato per cariche magnetiche destinate al corpo astrale.

I sali rappresentano la fissazione più densa e stabile. Essi sono legati alla sfera terrestre e al corpo fisico, e permettono di ancorare le cariche elementari nella materia organica. Nei casi particolari, gli estratti svolgono una funzione analoga, quando la natura della sostanza lo richiede.

La preparazione di un autentico Elisir di Vita non può prescindere dal tema natale dell’individuo trattato. Il tema indica la distribuzione originaria degli elementi, le predominanze, le carenze e le tensioni, non solo sul piano fisico, ma anche su quello astrale e mentale. Un elisir efficace deve compensare gli squilibri elementari specifici del soggetto, rispettando la sua costituzione tripartita.

Tratterò ora un argomento della massima importanza per lo sviluppo futuro: ovvero di come lasciare il corpo fisico o, in...
18/12/2025

Tratterò ora un argomento della massima importanza per lo sviluppo futuro: ovvero di come lasciare il corpo fisico o, in altre parole, della separazione del corpo mentale e in seguito del corpo astrale dal corpo fisico.
Ogni mago che abbia lavorato con scrupolo deve possedere la capacità di abbandonare il suo corpo fisico ogni volta lo desidera per raggiungere le più grandi distanze, visitare altri continenti e, in breve, per trasferirsi in qualsiasi luogo desideri.
Questa capacità apparentemente complicata è invece molto semplice per un mago esperto.
Con la stessa facilità con cui un piccione lascia la sua piccionaia, egli può lasciare il suo corpo e portarsi all'istante ovunque voglia, e vedere, udire e provare qualsiasi cosa. Questa facoltà non serve al mago unicamente per soddisfare la sua curiosità o per capire meglio ciò che sta succedendo in quel luogo, bensì per essere di aiuto agli altri. La materia non gli è d'ostacolo, in quanto per il suo spirito non esistono nè tempo nè spazio, e può lanciarsi ovunque nel mondo in un batter d'occhio.

(Introduzione alle Dottrine Ermetiche, Franz Bardon, Ottavo livello)

In questo passo Bardon espone una capacità operativa che presuppone il compimento ordinato dell’intero addestramento precedente, poiché la separazione dei veicoli sottili non è un atto immaginativo, ma un processo tecnico fondato sul dominio della coscienza, sulla stabilità della volontà e sulla perfetta distinzione funzionale tra corpo fisico, astrale e mentale. L’uscita dal corpo non viene presentata come evento eccezionale, bensì come conseguenza necessaria di un lavoro condotto con rigore, nel quale l’Io cosciente ha imparato a trasferire il proprio centro percettivo senza perdita di continuità né offuscamento. L’insistenza sull’assenza di tempo e spazio non allude a una dissoluzione mistica, ma alla condizione propria del corpo mentale, che non è soggetto alle determinazioni della materia densa e opera secondo leggi causali più sottili. Degna di nota è l’enfasi posta sull’utilità etica di tale facoltà, poiché Bardon sottrae l’esperienza extracorporea a ogni compiacimento e la riporta entro l’alveo della responsabilità magica, dove la conoscenza è inseparabile dal servizio e l’abilità non è mai fine a se stessa. La semplicità di cui parla l’autore è quella che nasce dall’assoluta padronanza, quando ciò che è stato lungamente esercitato cessa di opporre resistenza e l’atto si compie con naturalezza, come un movimento conforme alla propria vera costituzione.

Sviluppo della chiaroveggenza con un bicchiere d'acquaPapus raccomanda il seguente metodo, che può essere utilizzato tan...
01/12/2025

Sviluppo della chiaroveggenza con un bicchiere d'acqua
Papus raccomanda il seguente metodo, che può essere utilizzato tanto in un salotto pubblico quanto nel silenzio di un oratorio: lo specchio magico più semplice è una coppa di cristallo (non di vetro), riempita d'acqua fino all'orlo. Dietro la coppa si pongono due candele, e tutto è pronto per l'operazione, che richiede due persone: un soggetto e una guida. Il soggetto si siede in modo da poter vedere chiaramente la superficie dell'acqua nel bicchiere. L'operatore, in piedi dietro di lui, gli appoggia la mano destra sulla testa e invoca tre volte l’angelo Anael, al quale è consacrato questo atto. Dopo circa un minuto (nelle condizioni favorevoli), il soggetto vede l'acqua ribollire e apparire i colori dello spettro. Infine, iniziano le visioni e le risposte alle domande formulate mentalmente.
(Tratto da "Specchi Magici" di Otark Griese)

Commentario
L’operazione qui delineata, benché d’apparenza elementare, costituisce un esempio tipico di speculazione lucida mediante veicolo liquido, ossia l’impiego della superficie acquorea quale supporto riflettente per l’evocazione di immagini psichiche. Il cristallo, essendo più puro nella sua struttura reticolare, funge da ricettacolo meno perturbato per le impressioni sottili e risponde più docilmente alla tensione mentale del soggetto.

La doppia candela retrostante ha funzione duplice: da un lato istituisce il campo luminoso necessario a rendere la superficie dell’acqua un diaframma opalescente; dall’altro opera quale simbolo binario delle forze equilibranti (le due colonne), poiché ogni pratica lucida richiede simmetria e uniformità nelle condizioni esteriori. Il soggetto non è mai agente, bensì recipiente (svolge funzione magnetica, esattamente come l'acqua); onde la presenza della guida, la cui mano destra sulla sommità del capo funge da tramite e da stabilizzatore della corrente mentale. Tale imposizione è un vero atto di direzione del fluido magnetico dell’operatore verso il centro di percezione del soggetto.

L’invocazione ad Anael, tre volte ripetuta, rientra nella tradizione planetaria venusina, poiché alla sfera di Venere si attribuiscono le facoltà immaginative superiori e l’armonia delle forme visionarie.

Il fenomeno del presunto “ribollire” dell’acqua non è da intendersi quale fatto fisico, bensì come prima modulazione percettiva dell’occhio interiore; è la fase in cui la coscienza inizia a distaccarsi dall’osservazione ordinaria (stato fluidico) e a trasferire nella superficie acquorea i primi moti delle immagini astrali. I colori dello spettro rappresentano il disciogliersi delle forme mentali nel loro stato primigenio, preludio alle visioni vere e proprie che sorgono quando il soggetto, mantenendo la quiete nervosa, permette alla risposta psichica di consolidarsi.

Questa pratica definisce con chiarezza i principi fondamentali della catottromanzia tradizionale.

Gli specchi dei Bhut (dal testo di Otark Griese sugli Specchi Magici)Cinque ufficiali inglesi, tra cui il narratore di q...
24/11/2025

Gli specchi dei Bhut (dal testo di Otark Griese sugli Specchi Magici)

Cinque ufficiali inglesi, tra cui il narratore di questo episodio (il colonnello Stephan Fraser), furono una volta testimoni di una danza luminosa dei maghi brahmani (Mantra-Vallah) a Mattura, nel regno di Agra, sulla riva orientale del Jamna. La città era famosa per il commercio di strumenti magici ed è uno dei due luoghi dove sono in grado di produrre paraftalina, una resina utilizzata nelle operazioni con specchi magici. Questi maghi brahmani chiamano lo stato di chiaroveggenza il 'sonno siolàmico'. Alcuni autori mistici ritengono che questi maghi abbiano acquisito le loro conoscenze dalla 'via sinistra' dai loro vicini Dugpù e Bhut. Non possiamo confermarlo.
Ecco un racconto abbreviato del colonnello Fraser. Un giorno stabilito, i cinque ufficiali si diressero attraverso i canyon delle colline di Choki verso un piccolo villaggio, dove si doveva svolgere la misteriosa danza di Sebejéh."
"Lo sceicco, che aveva circa settant'anni, giudicando dall'aspetto venerabile e dalla barba grigia dei suoi nipoti, li accolse con cordialità e subito fece i preparativi per i rituali. Due coppie di giovani fidanzati, portando contenitori di terracotta, tracciarono un cerchio sulla terra; i contenitori erano riempiti con una sostanza nera e vischiosa simile al catrame. Lo sceicco spiegò che questa sostanza, che si trova nelle fessure vulcaniche delle montagne di Mahadeo in Gondwana, viene raccolta da ragazzi e ragazze sessualmente immaturi; tuttavia, può essere trovata solo nel mese di giugno. Poi, in modo misterioso, viene preparata per quaranta e nove giorni da giovani destinati a sposarsi. Il cerchio era stato tracciato vicino a un piccolo altare di pietra, su cui ardeva il fuoco eterno garunah. Sopra il fuoco, su un treppiede, era posta una grande anfora di terracotta, nella quale i quattro giovani operatori versarono un quarto del contenuto dei loro contenitori. Alcune centinaia di presenti si radunarono attorno al cerchio. Una parte di loro batteva sui tamburi e su grandi piatti. Nel frattempo, lo sceicco spiegava agli ufficiali i simboli. Il fuoco rappresenta l'anima universale eterna della natura. Sopra di esso ci sono tre forze divine Parabrahmanas. Il treppiede rappresenta l'idea di creazione, protezione e trasformazione. Il palo, coperto dalle pelli dei brejlovi, coronato da una noce di cocco e conficcato nel terreno davanti all'altare, simboleggia le forze maschili, severe e penetranti della forza creativa di Dio. L'anfora sopra il fuoco simboleggia le forze passive femminili.
Al ritmo delle voci imploranti, al suono di flauti di rame, al rombo dei tamburi e dei più vari strumenti, inizia una danza strana, si odono le grida di donne e ragazze, che vengono gradualmente sconvolte fino a una frenesia religiosa. Questo concerto rumoroso risponde ai monti circostanti come voci dei devanam, inclinati ad ascoltare i desideri dei mortali."
Le giovani e aggraziate fanciulle, procedendo con movimenti sinuosi e dolci, i cui corpi sembrano partecipare completamente al ballo, adornate con tutta la magnificenza orientale, esprimono con l'incanto delle linee dei loro corpi, inginocchiandosi e con i movimenti a serpente delle braccia, la più ideale poesia d'amore. Danzando attorno all'oggetto fallico, mescolano con cucchiai d'argento il contenuto delle ciotole che portano, mentre le due coppie che hanno avviato il rituale si muovono ritmicamente. Il vecchio brahmana, con voce sommessa, senza interrompere la contemplazione degli stranieri causata dalla danza e dalla musica, penetrava nei loro cuori con una forza magnetica, plasmando le loro anime come cera morbida per la prima fase del rito occulto. Con un linguaggio ornato di poesia orientale, svelava loro la vera natura della passione. La indicava come la radice nascosta dell'anima umana, il fondamento di ogni esistenza, l'energia invisibile che muove tutto il creato; una sostanza inizialmente semplice, poi divisa in innumerevoli gerarchie di forza, ricercata come un elisir e che diventa onnipotente nelle mani di chi la controlla.
"La sostanza in queste ciotole", aggiungeva lo sceicco, "è impregnata di passione, del suo potere magico, e in questo momento, quando il livello del liquido si stabilizza, i veggenti vedranno non solo scene della vita terrena, ma anche visioni affascinanti dei regni degli dei. Questo è il vero segreto." Nel frattempo, i musicisti accelerano il ritmo e i danzatori intensificano i loro movimenti. All'improvviso, una delle ragazze si separa dalle prime coppie di sposi, e mentre le sue compagne mescolano la sostanza nera sul fuoco e cantano canti magici, continua a danzare, sollevando la sua gonna ricamata d'oro, offrendo agli occhi incantati degli spettatori l'offerta della sua bellezza.
Le linee perfette del suo giovane seno si bagnano nell'aria fresca del crepuscolo: la matassa dei suoi capelli neri sciolti vivacizza delicatamente il suo seno e le curve dei suoi fianchi. La sua danza non conosce i rapidi movimenti delle nostre danze; i simboli vivono con la forza della scienza, elevando la sacralità del tempio, ogni passo svela un mistero, ogni gesto evoca Potere. Il movimento ondulato del corpo, il dondolio dei fianchi accompagna la tessitura delle braccia giovani e lo sguardo divino della fanciulla sembra completamente dedicato al più alto ideale. Erano scosse dell'anima stessa, che sembravano trasmettersi al corpo in modo inspiegabilmente casto. Le onde erranti dei suoi movimenti sensuali esprimevano migliaia di sfumature di desiderio e vergogna, rapendo gli spettatori in silenzio: poiché la bellezza risiede solo nel Mistero inesprimibile.
Improvvisamente, la danzatrice del tempio interruppe l'osservazione stupita del colonnello e lo invitò a guardare nella grande ciotola magica: invece della sostanza nera che ribolliva, vide con stupore i colori più tenui, che cambiavano continuamente in forme di fiori scintillanti, e sulla sua superficie intravide i suoi amici, i suoi genitori e molte altre cose.

(Breve estratto di una delle corpose dispense destinate al Corso sugli Specchi Magici)

Indirizzo

Via Donghi
Genova

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