Eremo di Thoth - Sez. Mahum Tah-Ta

Eremo di Thoth - Sez. Mahum Tah-Ta Sezione dell'Eremo di Thoth dedicata all'Opera di Franz Bardon, gestita e diretta da Frater Adonis

123. ORAMOS – Fornisce importanti ragguagli su numerose facoltà occulte come la chiaroveggenza, la chiarudienza, la psic...
22/02/2026

123. ORAMOS – Fornisce importanti ragguagli su numerose facoltà occulte come la chiaroveggenza, la chiarudienza, la psicometria, l’intuizione ecc. Insegna a fabbricare e caricare cabbalisticamente uno specchio magico con questa o quella forza. Anche se il mago è già chiaroveggente, Oramos gli amplifica questa facoltà. Lo aiuta a provvedersi di spiriti serventi per fini specifici e gli spiega come comportarsi con essi. Rivela chi sono gli “spiriti delle ore” in relazione all’invio delle operazioni magiche. Insegna molto altro, purché si sia ben connessi a lui.

(tratto da "La Pratica dell'evocazione magica", di Franz Bardon)

Oramos appartiene alla Gerarchia della Sfera della Terra ed è uno dei 360 Governatori che ne regolano le dinamiche sottili. Più precisamente, rientra tra le Intelligenze attive nel settore zodiacale dei Pesci, ambito che, nel sistema bardoniano, chiude il ciclo zodiacale terrestre e riassume in sé qualità di sintesi, interiorizzazione e permeabilità ai piani sottili.

Le attribuzioni di Oramos risultano coerenti con tale collocazione: egli presiede allo sviluppo e al potenziamento delle facoltà percettive superiori — chiaroveggenza, chiarudienza, psicometria, intuizione — non soltanto come fenomeni medianici spontanei, ma come capacità coscienti, disciplinate e integrate nella pratica ermetica.
Particolarmente rilevante è il suo insegnamento relativo alla fabbricazione e alla carica cabbalistica dello specchio magico, un condensatore di forze, configurabile secondo la volontà del Mago e conforme alle leggi del principio Akashico e del fluido elettro-magnetico.
Come per ogni Governatore della Sfera della Terra, anche nel caso di Oramos l’effettivo accesso ai suoi insegnamenti presuppone equilibrio elementare, sufficiente maturità etica e padronanza delle tecniche di evocazione

49. YROMUS – Maestro di alchimia, spagiria e magia. Insegna la preparazione alchemico-spagirica di piante e radici e a d...
18/02/2026

49. YROMUS – Maestro di alchimia, spagiria e magia. Insegna la preparazione alchemico-spagirica di piante e radici e a dinamizzarle grazie all'azione del fluido elettro-magnetico e di un voltaggio adeguato. Istruisce sulla modifica, mediante l’Akasha, dei nodi energetici perturbati del mago o di terzi e delle relative cause affinché gli effetti di queste perturbazioni siano più sopportabili in tutti e tre i piani. Insegna a cambiare il destino di una persona, a portare a buon fine le operazioni magiche senza che ne derivino effetti karmici. Anche Yromus è amato nel reame degli gnomi e tutti gli elementali della Terra, specie di rango elevato, hanno per lui il massimo rispetto.

(tratto da "La Pratica dell'evocazione magica, di Franz Bardon)

Questo Ente appartiene alla Gerarchia della Sfera della Terra ed è annoverato tra i 360 Governatori che reggono e armonizzano le condizioni d’esistenza di tale dominio. Più precisamente, Yromus rientra tra i 30 Governatori attivi nel settore zodiacale dell’Ariete, ambito cui Bardon attribuisce specifiche competenze operative e determinate qualità magico-cosmiche.

I Governatori della Sfera terrestre sono Intelligenze di rango elevato, provviste di tutte le facoltà inerenti alla vita e all’evoluzione del nostro mondo fisico. Essi dirigono processi, influenze e dinamiche causali in costante equilibrio, potendo agire — mediante il principio akashico — su passato, presente e futuro della Terra, ciascuno secondo la propria funzione specifica.

Nel caso dei Governatori connessi al segno dell’Ariete, l’impronta operativa risente delle qualità dinamiche, iniziatrici e ignee proprie di tale settore zodiacale, riflettendosi tanto nelle pratiche alchemiche e trasformative quanto nei processi di intervento causale descritti nelle attribuzioni di Yromus.

Come per l’intera Gerarchia dei 360, Bardon segnala la possibilità — soprattutto per le prime operazioni — di avvalersi della cosiddetta astrologia Qabalistica, secondo la quale ogni Governatore esercita una particolare influenza in specifiche scansioni temporali successive al sorgere solare; indicazione che, pur utile, diviene superflua per il Mago già esperto nell’arte evocatoria.

Invece del consueto commentario, oggi inauguro un formato differente.Qualche anno fa mi imbattei in una modalità di pres...
14/02/2026

Invece del consueto commentario, oggi inauguro un formato differente.

Qualche anno fa mi imbattei in una modalità di presentazione di determinate entità su una pagina che, allo stato attuale, non è più esistente. Quel modello espositivo, semplice ma efficace, mi è rimasto impresso e mi ha ispirato ad agire secondo una linea analoga, adattata naturalmente ai miei criteri di studio e di esposizione.

Da questo momento inizierò dunque una serie di brevi pubblicazioni dedicate ad alcune entità che ritengo particolarmente significative all’interno della Gerarchia così come presentata da Franz Bardon ne La pratica dell’evocazione magica.

La struttura sarà costante: in primo luogo citerò la descrizione dell’Ente così come fornita dallo stesso Bardon, attenendomi alla fonte. Successivamente aggiungerò alcune informazioni complementari — quando ritenuto opportuno — riguardanti la sfera gerarchica di appartenenza, le attribuzioni operative, le corrispondenze e, più in generale, il contesto magico-ermetico entro cui tale Intelligenza si colloca.

Prima di iniziare questo genere di commentario ho tuttavia ritenuto necessario soffermarmi sulla spiegazione delle armi e degli oggetti magici cerimoniali così come presentati da Bardon. Avendo ora concluso la descrizione di questi ultimi, unitamente ad altre indicazioni operative relative alle evocazioni da lui fornite, si apre dunque la presente serie, dedicata alla presentazione di quelle Intelligenze che reputo maggiormente rappresentative del suo lavoro.

23. SATA-PESSAJAH – (colori del sigillo: rosso, viola e giallo) Insegna il processo in base al quale il principio akashico si manifesta in tutti gli esseri che risiedono in questa sfera e come, a partire da essa, proiettarsi nell'Akasha, cioè nel mondo delle cause. Sata-Pessajah è una potente intelligenza che svela diverse possibilità di protezione per mezzo del principio akashico allorché si viaggia nella sfera astrale con il corpo psichico e mentale. Inoltre, tra molti altri segreti, inizia a come rendere questi due corpi invisibili in modo da non poter essere percepiti da nessun essere, da qualunque sfera provenga.

(Tratto da "La pratica dell'evocazione magica" di Franz Bardon)

Questo Ente si trova nella gerarchia della Sfera della Terra; non fa parte dei 360 Governatori, ma rientra nel novero delle 24 Intelligenze primordiali della medesima Sfera. Bardon consiglia di approcciare tale ambito gerarchico solo dopo aver maturato sufficiente pratica con quella che egli definisce la Gerarchia dei Governatori dei quattro elementi.

Le Intelligenze primordiali sono in grado di accrescere sensibilmente il potere magico del Mago, oltre ad ampliarne in modo considerevole le conoscenze relative a numerosi argomenti della Scienza Ermetica, quali — tra gli altri — la struttura dell’Universo e le sue leggi operative.

Va inoltre ricordato che la cosiddetta Sfera della Terra — o “Zona che cinge la Terra” — costituisce, nel sistema bardoniano, il primo ambito gerarchico propriamente evocatorio con cui il Mago entra in relazione dopo il dominio sugli Elementi. Essa rappresenta la sfera spirituale-astrale immediatamente connessa al mondo fisico e comprende molteplici gradi di densità e sottopiani, entro i quali dimorano differenti classi di Intelligenze.

Le 24 Intelligenze primordiali occupano, in tale contesto, un rango anteriore e fondativo rispetto ai 360 Governatori: esse presiedono a princìpi generali della Sfera, alle sue leggi sottili e ai meccanismi causali che regolano i rapporti tra piano akashico, mentale e astrale. Il loro insegnamento, pertanto, non si limita a funzioni operative circoscritte, ma si estende a chiavi di comprensione strutturale dell’intero dominio terrestre, nonché alle modalità sicure di traslazione e azione magica al suo interno.

Ecco una lista di ingredienti corrispondenti alle sfere menzionate. Tuttavia voglio precisare che esse servono solo a fa...
12/02/2026

Ecco una lista di ingredienti corrispondenti alle sfere menzionate. Tuttavia voglio precisare che esse servono solo a facilitare, nel caso di un principiante, la materializzazione dell’entità. Non sono quindi indispensabili:

1) Sfera della Terra: salvia, midollo di sambuco, in parti uguali.

2) Sfera della Luna: la polvere di aloe è la sola sostanza da utilizzare; il suo potere è esaltato quando viene mescolata, in parti uguali, con papavero bianco, storace, benzoino e canfora in polvere (di quest’ultima, tuttavia, ne basta appena un pizzico).

3) Sfera di Mercurio: mastice, solo o esaltato in miscela, in parti uguali, con incenso, fiori di garofano, anice, rametti di ginepro, camomilla e radici di valeriana; ogni ingrediente dev’essere in polvere.

4) Sfera di Venere: cannella, da sola o esaltata in miscela con rosa, coriandolo, fiori di serpillo, fiordaliso, tutto in parti uguali e polverizzato.

5) Sfera del Sole: polvere di legno di sandalo da solo o esaltato in miscela con mirra, legno di aloe, incenso, zafferano, fiori di garofano, foglie di lauro, il tutto in parti uguali.

6) Sfera di Marte: semi di cipolla polverizzati da soli o esaltati in miscela con foglie di ortica, semi di senape, semi di canapa, foglie di ruta e di menta piperita; il tutto in parti uguali e in polvere.

7) Sfera di Giove: zafferano da solo o esaltato in miscela con semi di lino, radici di violetta, fiori di peonia, foglie di betonica e betulla; il tutto in parti uguali e in polvere.

8 Sfera di Saturno: papavero nero polverizzato da solo o esaltato in miscela con foglie di salice e di ruta, felce, cumino, fi*****io; il tutto in parti uguali e in polvere.

Per tutte le altre sfere basterà una miscela universale: incenso di chiesa, mirra, storace, benzoino e aloe (il tutto polverizzato in parti uguali).

Per ogni incensazione si adoperi soltanto una piccola parte, cioè una punta di coltello. Un pizzico di queste sostanze, sole o in miscela, è sufficiente per i rituali. Non è necessario che l’intero ambiente venga profumato; basta il solo odore degli ingredienti adatti.

Dopo queste fumigazioni, una fase della cerimonia è compiuta e si può intraprendere l’evocazione propriamente detta.

(tratto da La Pratica dell'evocazione magica di Franz Bardon).

Nel passo citato Bardon fornisce una tavola di corrispondenze odorifere funzionali alla pratica evocatoria, ordinandole secondo le sfere planetarie. Si tratta di coadiuvanti fluidici destinati a facilitare la condensazione dell’entità nella sfera sensibile.
L’autore precisa infatti che tali sostanze non sono indispensabili in senso assoluto: l’operatore esperto, padrone della condensazione plastica e della proiezione elementare, può prescinderne. Tuttavia, per il principiante, esse costituiscono un supporto analogico-vibratorio che agevola la materializzazione, rendendo più denso e ricettivo lo spazio operativo.

Ogni miscela agisce quale richiamo specifico della qualità luminosa propria della sfera di appartenenza dell’intelligenza evocata.

Ne consegue una procedura ordinata:

-Scelta dell’entità.

-Individuazione della sua sfera.

-Richiamo della luce sferica corrispondente.

-Saturazione dello spazio mediante proiezione plastica.

-Attivazione del profumo analogico.

L’operatore deve condensare, mediante immaginazione plastica e volontà, la radiazione cromatica propria della sfera e proiettarla nello specchio magico — o nel condensatore preparato — fino a riempire l’intero ambiente.

Se, ad esempio, si intendesse evocare un’intelligenza venusiana, si dovrà irradiare luce verde: dapprima concentrata nello specchio, poi espansa a saturare la camera rituale. Tale irrorazione luminosa crea il campo vibrazionale affine all’ente.

Solo dopo questa preparazione si procede all’accensione dell’incenso specifico. Il fumo ha cosi funzione densificante: esso fornisce una base sottile su cui la forma evocata può aggregarsi più agevolmente, analogamente a un supporto di condensazione eterica.

È significativo che Bardon raccomandi dosi minime: una punta di coltello. Ciò conferma che l’efficacia non dipende dalla quantità materiale, ma dalla corrispondenza analogica e dalla carica fluidica impressa dall’operatore.
La sequenza luce → atmosfera → profumo → evocazione costituisce dunque una progressione di condensazione: dalla radiazione sferica alla possibile percezione sensibile dell’entità.

Principi Fondamentali dell'Evocazione MagicaSi terranno dunque ben presenti i tre principi seguenti.1- Un essere può man...
07/02/2026

Principi Fondamentali dell'Evocazione Magica

Si terranno dunque ben presenti i tre principi seguenti.

1- Un essere può manifestarsi solo in un’atmosfera vibratoria che riproduca quella della sua stessa sfera d’origine. Il mago se ne accorgerà nel momento in cui vorrà evocare un essere, sia per mezzo del triangolo, dello specchio o di un condensatore fluidico; dovrà creare artificialmente questo ambiente accumulando della luce, che è la sostanza della sfera, sia nel triangolo o, meglio ancora, in tutto l’ambiente. Se lavora con uno specchio, questo dovrà essere impregnato o condensato attenendosi alla luce della sfera in questione. Quando opera all’aria aperta, farà quest’accumulo in modo che l’essere evocato abbia spazio sufficiente. La luce così concentrata avrà allora il colore del pianeta specifico. Ho già dato al lettore e allo studente sufficienti informazioni sull’accumulo della luce nella mia precedente opera. Pertanto, se si dovrà evocare un essere della sfera della Luna, la luce, o sostanza da concentrare, sarà di color bianco argenteo; se si tratta di un essere di Mercurio, sarà opalescente; di Venere, verde; del Sole, giallo-oro; di Marte, rosso; di Giove, blu; di Saturno, viola.

Se, ad esempio, il mago vorrà chiamare un elementale della Terra, dovrà concentrare l’elemento Terra nel suo triangolo o nello specchio mediante i suoi sensi psichici. Se vorrà evocare un essere della Luna, dovrà creare la vibrazione della sfera lunare. Nessun essere può vivere in un ambiente vibratorio inadatto. Se questo assunto non viene rispettato e a un essere viene ingiunto di manifestarsi, quest’ultimo lo farà, ma creerà egli stesso la vibrazione voluta. In un caso del genere, il mago perde ogni controllo sull’evocato e la sua autorità ne subisce le conseguenze, perché il secondo lo considererà di insufficiente evoluzione e non lo rispetterà né gli obbedirà. Per questo è necessario capire bene e mettere in pratica questo assunto, quando si tenta una evocazione. Un vero mago non deve mai scordarlo.

2- Il mago deve potersi proiettare in piena coscienza, al momento dell'evocazione, nella sfera d'origine dell'essere chiamato, affinché questo possa vederlo. Tale proiezione obbedisce alle leggi governatrici del principio akashico, è cioè il risultato di una trance akashica in cui l'operatore è libero dal tempo e dallo spazio ed è in questa condizione che evoca l'essere, in base a ciò che auspica e che concerne la sua autorità. Senza questa capacità, il praticante non è dunque in grado di far comparire un essere sottile.

3- Il mago deve indurre, grazie alla propria autorità magica, il timore e l'obbedienza negli esseri evocati, altrimenti nessuno di loro, positivo o negativo che sia, lo rispetterà. Questa specie di autorità agente sull'essere non deriva dalla personalità del mago ma dal fatto che questi ha influenzato e si è collegato a un'intelligenza superiore all'essere o è in grado di apparire a questo come una Deità di grado superiore. Non è dunque la persona del mago che agisce ma l'autorità dell'essere superiore o dell'altissima intelligenza; o dell'aver evocato Dio stesso. Ecco perché, quando farà delle evocazioni, il mago si collegherà prima con un'intelligenza superiore; non farà che assumere la forma di quest'ultima per affermare la sua autorità e la imporrà, se per caso l'essere non gli voglia obbedire. Se dunque l'operatore si limita a esercitare sull'essere il potere della sua sola personalità, questo potrebbe rifiutarsi di obbedirgli o, ancor peggio, ingannarlo nel peggiore dei modi. Quando gli ordini ricevuti vengono da un'intelligenza superiore o anche da Dio in uno dei suoi aspetti e non dalla persona del mago, allora l'essere deve obbedire, quali che siano le circostanze. L'identificazione con un'intelligenza o un aspetto divino è stata studiata nell'opera precedente dove ho descritto il contatto con il Dio interiore a ciascuno di noi.

Si constaterà, grazie a ciò che segue, che questi tre assunti non sono mai stati menzionati nelle indicazioni fornite nelle opere di magia, poiché nessuno degli autori ha fatto un'esperienza personale di magia evocatoria. Questi scrittori si sono ispirati, per redigere i loro propri metodi, ad altri libri precedenti che erano, non a caso, incompleti. Pertanto, senza l'applicazione di questi tre principi fondamentali nessuna evocazione può riuscire!

(Tratto da La Pratica dell'evocazione magica, di Franz Bardon)

Il primo principio concerne la necessità di predisporre un ambiente vibratorio omologo alla sfera d’origine dell’entità. La “luce” menzionata da Bardon va intesa quale sostanza primaria della sfera, cioè come condensazione qualificata dell’Akasha differenziato nei sette ambiti planetari o nei quattro elementi. Il triangolo, lo specchio o il condensatore fluidico fungono da fuochi di condensazione, ma l’operatore esperto estende tale saturazione all’intero spazio rituale, creando una camera vibratoria coerente.

Questo concetto trova paralleli nella magia cerimoniale occidentale. Nella Golden Dawn, ad esempio, la consacrazione del Tempio, l’uso dei colori enochiani, delle luci planetarie e dei profumi specifici assolve proprio alla funzione di rendere lo spazio “abitabile” per l’intelligenza evocata. Regardie sottolinea come il Tempio debba divenire una replica in miniatura del piano invocato, non una semplice scenografia simbolica. In Bardon tale principio viene interiorizzato e fluidificato: l’operatore genera la sostanza stessa della sfera mediante accumulo di luce.

Il secondo principio introduce la questione della proiezione cosciente nella sfera d’origine, che Bardon connette esplicitamente al principio akashico. L’evocazione non è un atto unilaterale compiuto dal piano fisico, bensì un incontro bilaterale. L’entità deve percepire l’operatore sul proprio piano, e ciò avviene attraverso la trance akashica.

Questa condizione estatica non è assimilabile né alla medianità né alla dissociazione passiva. Essa presuppone il dominio già acquisito, nei gradi avanzati dell’addestramento ermetico, della separazione dei corpi sottili e della coscienza extra-spaziale. Nei livelli quinto e sesto dell’addestramento bardoniano (Introduzione alle dottrine ermetiche), il praticante impara infatti a operare coscientemente nell’Akasha, sperimentando stati di sospensione rispetto a tempo e spazio. L’estasi akashica evocatoria è un’applicazione operativa di tale facoltà: l’Io magico si situa nel principio causale e, da lì, chiama.
Senza questa simultaneità di presenza — fisica nel Tempio e akashica nella sfera — l’evocazione resta monca. L’entità, non percependo l’autorità dell’operatore sul proprio piano, non ha motivo di rispondere o di manifestarsi stabilmente.

Il terzo principio, quello dell’autorità, conduce direttamente al tema dell’assunzione della forma divina.

Bardon afferma che l’obbedienza dell’essere non deriva dalla personalità del mago, ma dal suo collegamento a un’Intelligenza superiore. Qui si innesta una dottrina perfettamente parallela a quella sviluppata nella tradizione ermetico-cerimoniale occidentale.

Nella Golden Dawn, l'assunzione della forma divina costituisce una fase imprescindibile di ogni operazione maggiore. L’operatore non agisce come individuo profano, bensì come veicolo di una Forza divina specifica. Regardie descrive questa assunzione come un processo di identificazione totale: postura, vibrazione dei nomi, visualizzazione della forma e soprattutto assimilazione delle qualità coscienziali della Deità.

Ricollegandosi al primo principio, si può osservare come l’operazione evocatoria richieda una triplice omologia:

• Omologia ambientale: lo spazio rituale riproduce la sfera.
• Omologia coscienziale: il mago si proietta akashicamente nella sfera.
• Omologia gerarchica: il mago assume la forma divina superiore all’entità.

Solo quando queste tre condizioni convergono si produce una evocazione di successo.

Il luogo evocatorio diviene allora una zona di intersezione fra piani, si tratta della creazione di un “utero” vibratorio in cui l’entità può rivestirsi di sostanza percepibile.

Se tale luogo non viene creato, l’essere deve generarlo autonomamente per manifestarsi — e proprio in questo scarto Bardon individua la perdita di autorità del mago. Chi crea il campo, governa il fenomeno; chi lo subisce, ne diviene spettatore esposto.

Vantaggi e Inconvenienti della Magia Evocatoria[...] l'entità cercherà allora di comprarlo, promettendogli che farà ques...
04/02/2026

Vantaggi e Inconvenienti della Magia Evocatoria

[...] l'entità cercherà allora di comprarlo, promettendogli che farà questo o quello per lui; tuttavia a questo punto, contemporaneamente alla promessa, l’entità farà presente all’operatore che non può agire senza il suo consenso, facendogli balenare al contempo il vantaggio della stipula di un patto. Starà dunque al praticante resistere alla tentazione e opporsi all’entità. Ne deriverà un conflitto interiore che assumerà dimensioni terribili poiché, invero, la coscienza di un essere umano è la forma più sottile che impronta la Divina Provvidenza. Tuttavia, se rifiuterà di ascoltare i moniti divini, cioè di seguire la propria coscienza, mettendola a tacere malgrado i molteplici tentativi di questa, diverrà allora preda dell’entità.

Questo è un argomento di vasto interesse, ma io l’affronterò solo dal punto di vista ermetico. Perché questo tipo di entità si vuole appropriare dello psichismo e del mentale di un essere umano? Per molteplici ragioni. In primo luogo, nessun essere invisibile, specie se di natura negativa, farà alcunché per un praticante poco sviluppato senza ambire a una ricompensa. Così lo stregone, dopo morto, è obbligato, per via del patto, a non risiedere nella sfera astrale della Terra; ghermito dal demone, proprio come raccontano le leggende, deve dimorare sul piano d’appartenenza dell’essere negativo e obbedirgli come servo.

L’arcidemone col quale è stato siglato il patto utilizza generalmente uno stregone deceduto come messaggero sul piano mentale, astrale o fisico affinché quest’ultimo assolva per suo conto qualche missione corrispondente alla natura demoniaca della sua sfera. Questo tipo di entità negativa vuole sancire un patto con lo stregone perché quest’ultimo è stato creato a immagine di Dio e, avendo i quattro elementi nella sua struttura, ha molte più possibilità d’azione rispetto a lei. In generale il demone servente un arcidemone (in tal caso lo stregone deceduto fattosi servitore) veste il ruolo di “spirito familiare” o factotum, ed è messo a disposizione degli stregoni viventi sulla Terra. Per assumere questa funzione, lo stregone deceduto e servitore riceve tutta la potenza energetica dell’arcidemone perché, da questo momento, agisce per conto di lui. Questo transfert di energia si fa sia per Ankhour (a partire dall’arcidemone o da uno dei suoi aiutanti), oppure mettendolo in accordo vibratorio con il piano della cui forza farà uso per eseguire gli ordini, oppure ancora mediante l’aiuto puntuale e regolare di un altro demone servente, messo al suo fianco. Tuttavia è difficile sapere se questi demoni spiriti serventi siano gli abitanti legittimi di questo basso piano e, come tale, autentici subordinati del loro maestro, o se sono vittime umane, come quelle di cui stiamo dicendo, poiché tutti questi spiriti serventi non sono autorizzati a parlare con nessuno né a riferire alcunché che li riguardi. È anche possibile che porzioni intere della loro memoria e coscienza, suscettibili di creare problemi, siano state cancellate per mezzo di una formula magica o di altri mezzi. È così che il mago nero, malgrado le qualità conferitegli dalla sua natura quadripolare, è incatenato al piano di appartenenza dell’arcidemone suo maestro, cosa che gli impedisce di liberarsi e seguire il proprio ciclo d’esistenza. Diviene uno strumento privo di volontà nelle mani dell’essere negativo ed è obbligato a fare tutto quello che questi gli ordina.

Siglato il patto, lo stregone non può più seguire un percorso individuale in magia, anche per mesi e anni. Durante questo tempo, infatti, l’arcidemone gli insegna ogni sorta di pratiche e l’iniziato è indirizzato verso un utilizzo speciale delle sue facoltà psichiche e mentali. La conclusione del patto non differisce, in realtà, da ciò che i grimori riportano. Tuttavia c’è un piccolo particolare scarsamente conosciuto: il patto non viene redatto dall’arcidemone ma dallo stregone stesso, come per il Libro delle Formule. Il testo è vergato con inchiostro comune. Tuttavia si può anche utilizzare un inchiostro speciale, in sintonia col tipo di rituale, ma su ciò non ci soffermeremo. Il contratto riporta chiaramente quali sono i servizi richiesti dallo stregone e che l’entità deve soddisfare, quali sono i poteri conferiti allo stesso e molte altre clausole che l’entità può aggiungere essa stessa a nome della controparte. Su un’altra pagina del contratto sono scritti gli obblighi reciproci delle parti tra loro. Infine viene precisato il mezzo occulto con cui l’entità sarà chiamata e se questa si dovrà manifestare in modo visibile o invisibile; è specificato anche il numero dei demoni spiriti serventi messi a disposizione dello stregone ecc. Il punto più importante di tutto ciò è la durata contrattuale perché, alla sua scadenza, lo stregone è obbligato a raggiungere la sfera dell’arcidemone. Il modo in cui lo stregone morirà e il comportamento che dovrà avere su quella sfera sono anch’essi precisati nel contratto.

(Tratto da La Pratica dell'evocazione magica, di Franz Bardon).

Nel passo citato Bardon descrive il patto come una rinuncia sostanziale alla sovranità interiore del mago (e alla sua vera volontà). Il punto centrale non è la natura morale dell’entità evocata, bensì la struttura stessa del vincolo che si instaura. Ogni patto, per definizione, introduce un rapporto di obbligazione che limita l’autodeterminazione dell’operatore e subordina l’esercizio della sua volontà a una finalità estranea.

Dal punto di vista ermetico, la Vera Volontà del mago deve rimanere assoluta, indivisa e orientata unicamente al proprio perfezionamento e all’armonia con la Provvidenza. Nel momento in cui egli accetta poteri, favori o conoscenze in cambio di prestazioni, obbedienza o destino post mortem, questa volontà viene compromessa. Non importa che l’entità sia demoniaca o angelica: il meccanismo è identico. Il mago non agisce più come centro causale autonomo, ma come esecutore di un disegno che non è il suo.

Bardon mette quindi in guardia anche contro i patti con entità considerate benefiche o luminose. Esse possono effettivamente conferire capacità straordinarie, accelerazioni operative, protezioni o accessi a sfere elevate; tuttavia il prezzo occulto consiste nel vincolo karmico e sferico che ne deriva. Alla morte, il mago non segue più il proprio ciclo naturale di reintegrazione e ascesa, ma viene trattenuto nella sfera dell’entità con cui ha contratto, diventando una funzione di quella sfera. Anche quando ciò assume l’aspetto di una condizione “celeste”, si tratta pur sempre di una stasi: un paradiso artificiale, un mondo degli dei, analogo a quanto descritto nel Bardo Thödol come stato illusoriamente liberatorio ma in realtà impeditivo della liberazione ultima.

In termini bardoniani, questo significa interrompere o deviare il cammino verso l’equilibrio perfetto degli elementi e la piena realizzazione dell’Io divino. Il mago può diventare un essere potente, persino “angelico” nella funzione, ma non libero. La sua evoluzione viene sospesa, perché l’esperienza acquisita non è più integrata attraverso la propria coscienza sovrana, bensì messa al servizio di una gerarchia esterna.

Per Bardon, dunque, la vera magia iniziatica non passa mai attraverso patti, contratti o giuramenti verso entità, qualunque sia la loro natura. L’operatore deve restare padrone assoluto del proprio destino visibile e invisibile. Ogni scorciatoia che promette potere immediato comporta inevitabilmente una perdita di libertà metafisica, e questa perdita è incompatibile con il fine ultimo dell’ermetismo: la divinizzazione cosciente attraverso la propria volontà, non attraverso delega o sottomissione.

Il Reame degli Esseri SpiritualiIn realtà, così come esistono sul piano fisico diversi stati della materia – solido, liq...
03/02/2026

Il Reame degli Esseri Spirituali

In realtà, così come esistono sul piano fisico diversi stati della materia – solido, liquido e gassoso – così esistono, in base a precise analogie, altri stati più sottili che i nostri sensi fisici non possono percepire ma che sono, tuttavia, in stretta relazione con questo nostro mondo densificato. Questi stati sottili sono chiamati in occultismo "piani" o "sfere". In questi ultimi si producono avvenimenti così come avviene quaggiù, e in essi, inoltre, si applica la legge che Ermete ha formulato: "Ciò che è in Alto è come ciò che è in Basso". Sono, infatti, le stesse forze che agiscono sia sui piani sottili che sul nostro; in entrambi operano gli stessi influssi. Di conseguenza, in ogni sfera l'azione degli elementi è presente, trattandosi del fluido elettrico e del fluido magnetico, controllati dalla Divina Provvidenza grazie al principio akashico. Ecco perché chi non crede se non a ciò che i suoi sensi fisici gli trasmettono non conosce che un solo piano, quello che a tali sensi corrisponde, e non è quindi in grado di andare oltre; ogni altra dimensione sottile è per lui inconcepibile, incredibile e fuori portata. Tuttavia chi ha sviluppato i propri sensi psichici e mentali mediante un allenamento appropriato vedrà che questo piano materiale non è che il punto di partenza della propria evoluzione e non negherà mai l'esistenza delle sfere sottili, poiché è in grado di convincersi da solo della loro realtà. In effetti, che questi piani superiori siano costituiti da una materia più sottile e rarefatta è un fatto la cui evidenza è manifesta al vero mago grazie all'esperienza personale maturata. Egli potrà sempre proiettarsi mentalmente sulla sfera corrispondente al grado di sviluppo che i suoi sensi mentali hanno conseguito e qui agirvi, ma terrà sempre a mente i propri viaggi quando pratica la magia evocatoria. In verità, queste sfere sottili non sono soggette ai nostri concetti di "tempo" o di "spazio", bensì si compenetrano l'un l'altro, in modo che, ad esempio, in un luogo che per noi – e secondo la nostra concezione della realtà – è sempre limitato e separato da un altro, in realtà si ha la compresenza di molteplici sfere.

Secondo il grado di densità (o di sottilità) della sostanza che compenetra tutto l'Universo, si ha una molteplicità di sfere, separate fra loro da altrettante zone intermedie. Sarebbe impossibile citarle qui nella loro totalità; menzionerò dunque solo quelle che offrono un qualche interesse per la magia evocatoria.

(Tratto da La Pratica dell'evocazione magica, di Franz Bardon).

Le sfere non sono “luoghi” separati nel senso spaziale ordinario, ma stati di densità differenti della medesima sostanza universale. La distinzione tra un piano e l’altro non è data da una distanza, bensì dal grado di condensazione o rarefazione della materia sottile che li costituisce. Per questo motivo Bardon insiste sulla compenetrazione reciproca delle sfere: esse coesistono nello stesso ambito cosmico e, per così dire, nello stesso “punto”, pur rimanendo nettamente distinte sul piano qualitativo.

Nel luogo in cui ci troviamo ora, secondo la nostra percezione ordinaria, è presente unicamente la sfera fisica, cioè quella porzione di realtà che corrisponde alla densità accessibile ai sensi corporei. Tuttavia, nello stesso identico ambito, si intersecano e si sovrappongono numerose altre sfere, costituite da sostanze sempre più sottili. Esse non si escludono a vicenda, ma si penetrano senza ostacolarsi, poiché appartengono a differenti gradi vibratori della medesima manifestazione. Il fatto che noi ne percepiamo una sola non implica che le altre non siano presenti, bensì che i nostri strumenti percettivi non sono accordati su quelle densità.

Il concetto di densità è quindi centrale. Ogni sfera rappresenta un determinato livello di condensazione degli elementi e dei due fluidi, sempre sotto il governo del principio Akashico. Passare da una sfera all’altra non significa “spostarsi”, ma modificare lo stato di coscienza e la capacità di percezione, rendendoli consoni a una materia più o meno sottile. Da qui deriva anche l’assenza delle categorie di tempo e spazio così come le intendiamo: esse sono proprie della sfera fisica e perdono significato man mano che la densità diminuisce.

Questa compenetrazione spiega anche perché le esperienze magiche possano risultare profondamente diverse da un praticante all’altro. Non dipende unicamente dal grado generale di sviluppo spirituale, ma anche dalle peculiarità individuali dell’adepto: la sua costituzione sottile, le sue affinità elementari, le esperienze accumulate nel proprio percorso evolutivo. Due maghi operanti nello stesso contesto rituale possono entrare in contatto con sfere differenti o con aspetti diversi della medesima sfera, semplicemente perché la loro coscienza è naturalmente accordata su densità non identiche.

In questo senso, la pratica magica non è mai un’esperienza standardizzabile. Essa è sempre il risultato dell’intersezione fra le sfere oggettivamente presenti e la capacità soggettiva del mago di sintonizzarsi con esse. Comprendere la compenetrazione delle sfere e il ruolo della densità significa quindi evitare sia il materialismo riduttivo sia l’illusione che ogni percezione sottile abbia valore universale e identico per tutti.

Indirizzo

Via Donghi
Genova

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