08/01/2026
La lampada
Molti grimori e numerosi libri antichi di evocazioni citano spesso anche l’utilizzo di una lampada come “lanterna magica”. Durante un rituale è di grande aiuto e il mago vorrà certamente utilizzarla.
La lampada in magia simboleggia l’illuminazione, la conoscenza, l’esperienza, l’intuizione di tutta la luce interiore; in breve, rappresenta tutte le analogie della luce. Per il mago, dunque, accendere la lampada significa – secondo la concezione della scienza ermetica – accendere la propria luce interiore e averla sempre viva e lucente come una fiamma. Il colore – che implica la qualità e la frequenza vibratoria di questa luce – è uno dei segreti della lampada magica. La qualità di un’entità o di una sfera si esprime mediante la sua natura. Quando un’entità o una sfera si manifestano, più la loro manifestazione è chiara e luminosa, più brilla e irradia, più l’intelligenza è elevata e pura. Al contrario, le entità negative o quelle appartenenti ai piani bassi, si manifestano con un colore scuro e fumoso, pesante.
La conoscenza di ciò è della massima importanza in magia cerimoniale. La luce spirituale del mago è rappresentata quindi dalla lampada. Essa va schermata da un vetro o da una plastica colorata, cosicché quando si lavora con un’entità, questa possa ritrovare la sua stessa vibrazione. Così, quando si tratta di entità elementali:
DEL FUOCO (le salamandre) – la lampada dovrà essere schermata con un vetro color rosso rubino o comunque con altro materiale che dia la tonalità rossa.
DELL’ARIA (le silfidi) – si richiede una luce blu scuro. La lampada andrà perciò coperta con carta tipo cellophane o con un pezzo di seta di questo colore.
DELL’ACQUA (le ondine) – una luce verde.
DELLA TERRA (gli gnomi) – una luce gialla con sfumature marroni.
(tratto da "La Pratica dell'evocazione magica, di Franz Bardon)
Questo passo del Bardon poggia su una struttura dottrinale che trova le sue formulazioni nella Qabalah, nello specifico parlando dei quattro mondi: Atziluth, Briah, Yetzirah e Assiah.
Le Sephiroth, pur essendo archetipi immutabili nella loro essenza, assumono qualità differenti a seconda del mondo in cui si manifestano. A ciascun mondo corrisponde un grado di condensazione dell’influsso divino: Atziluth è il mondo dell’emanazione pura, Briah quello della creazione intellettuale, Yetzirah quello della formazione psichica e astrale, Assiah infine il mondo dell’azione e della materialità. Ne consegue che ogni Sephirah possiede quattro scale cromatiche distinte, una per ciascun mondo.
Questa molteplicità di colori è una chiave operativa. Il colore non rappresenta semplicemente la Sephirah, ma il modo in cui la sua forza si esprime su un determinato piano dell’essere.
La lampada magica di cui parla Bardon è, sotto questo profilo, un condensatore simbolico e operativo della luce sephirotica. Schermare la lampada con un determinato colore significa accordare la luce interiore del mago non solo a una forza elementare, ma anche al mondo qabalistico attraverso cui si intende operare. Una luce rossa, ad esempio, non è univoca in senso assoluto, ma muta a seconda della Sephira sulla quale si sta lavorando.
La conoscenza delle quattro scale cromatiche consente dunque al mago di modulare l’evocazione con precisione: egli può decidere se agire prevalentemente sul piano archetipico e causale, su quello mentale-creativo, su quello astrale-formativo o su quello fisico-operativo. La stessa entità evocata, pur rimanendo identica nella sua essenza, risponderà in modo diverso a seconda del mondo in cui viene “chiamata” a manifestarsi.
In tal senso, la lampada non è soltanto un simbolo di illuminazione interiore, ma uno strumento di governo dei piani. Attraverso l’uso consapevole dei colori corrispondenti ai quattro mondi qabalistici, il mago non subisce la manifestazione, ma ne dirige l’andamento, stabilendo con esattezza il livello dell’influsso e il grado di densità con cui la forza evocata potrà operare.