13/04/2026
In centro storico portiamo avanti un progetto di comunità, con l'idea semplice e potente di ricostruire qualcosa che, piano piano, abbiamo perso. Perché a volte non sappiamo nemmeno chi vive dietro la porta accanto alla nostra.
E poi ci sono loro. Una famiglia di Gaza 🇵🇸
Hanno attraversato l'orrore e oggi sono qui.
Avrebbero tutte le ragioni del mondo per essere arrabbiati, chiusi, diffidenti.
E invece fanno esattamente il contrario.
Aprono la loro casa. Preparano il loro cibo per te (non saprei dire cosa ci fosse dentro, ma so che era buonissimo) e ti mostrano, senza spiegazioni teoriche, ciò che nella cultura araba è profondamente normale: entrare in casa senza troppe formalità, condividere quello che c'è, anche se è poco, insistere perché tu mangi ancora, affidarti i bambini come gesto di fiducia, sedersi insieme e restare, semplicemente perché si abita lo stesso pezzo di mondo.
leri hanno accolto me e i ragazzi del laboratorio "Terra di Mezzo". Lo ammetto: temevo qualche difficoltà.
La lingua, l'imbarazzo, quel nostro modo un po' rigido di stare nelle situazioni nuove. E invece, quando c'è il cibo — ma soprattutto quando ci sono certi esseri umani — le cose vanno da sé.
A fine serata ci hanno chiesto di parlare di loro, di raccontare come sono le persone palestinesi.
Ecco, sono così.