Dott.ssa Riolfo Arianna Psicologa

Dott.ssa Riolfo Arianna Psicologa Psicodiagnosi, supporto psicologico e psicoterapia per bambini, adolescenti e adulti.

10/08/2022

Quando andate a trovare una neomamma, portate sempre qualcosa in dono.
No, non una tutina o un giochino per il bebè, o non soltanto.

Portate qualcosa di voi, qualcosa che possa aiutare quella mamma e quel bambino a stare bene.
Una teglia di lasagne, una porzione di minestrone, un po' di spesa che già che andavate al super avete telefonato per sapere se c'era bisogno di qualcosa, quella ricetta che andava ritirata dal dottore, uno sguardo discreto ma attento, pronto a cogliere dove ci sono margini per dare una mano, forse quei panni da ripiegare, forse quel pavimento da spazzare.

In base alla vostra confidenza con la neomamma e alle vostre possibilità e capacità, portate sempre un dono.
Un dono vero che cambi in meglio la sua giornata, alleggerendo il suo carico di fatica, esprimendo interesse nei suoi confronti.

E le parole. Portate parole. Buone, gentili, rassicuranti.
“Vedo che te la stai cavando proprio bene.
Caspita, è stancante lo so.
Dormire poco è faticoso, ma tu sei veramente in gamba.
Cosa possiamo fare per darti una mano? Prendersi cura di un bimbo piccino è un impegno a tempo pieno, non si può arrivare dappertutto!
Noi ci siamo per questo, no?”

Se bussate alla porta portando incoraggiamento e fiducia, sarete voi stessi un dono per quella neomamma e per il suo bambino.

(Giorgia E. C***a)

❤️

28/07/2022

La storia ci ha insegnato, purtroppo, che quando i bambini cadono in un pozzo, muoiono. E allora tutti si stringono attorno a loro, si cerca di fare l'impossibile per salvarli, studiosi da tutto il mondo offrono il loro sapere in quella irrefrenabile corsa contro il tempo . Ma ormai è tardi, perché il bambino è già caduto e ti**re fuori da un pozzo un bimbo che già c'é dentro, è praticamente impossibile e, anche qualora vi si riuscisse, non sappiamo cosa rimarrebbe di quel bambino per il futuro dopo un'esperienza simile.
Eppure, nonostante il grande coinvolgimento emotivo e mediatico che questi eventi portano, nessuno si adopera per trovare e segnalare i pozzi o addirittura per sigillarli se possibile. Non si spendono soldi in ricerca per inventare un macchinario che renda possibile estrarre i bambi dai pozzi, perché nessuno ha interesse economico a farlo. E così si dimentica, non ci si pensa più. Fino al prossimo bambino nel pozzo.
Diana è l'ennesima bambina caduta nel "pozzo" del disagio psichico, troppo spesso sottovalutato, minimizzato e non visto.
Come Elena, accoltellata dalla madre. Come Giada e Alessio, uccisi dal padre. Ma anche Laura, uccisa dalle proprie figlie, e Sergio e Lorena, uccisi dal figlio, e Daniele ed Eleonora, uccisi dall'ex coinquilino e tanti tanti altri .
E intanto per potenziare i servizi e garantire un maggior accesso alla salute mentale gratuita non si fa nulla, se non un irrisorio bonus che consente un massimo di all'incirca 12 sedute (3 mesi, un nulla),quando va bene, con un privato a persone che non avranno nel 90% dei casi comunque le risorse necessarie a permettergli di proseguire il percorso una volta esaurito il bonus.
E si va avanti così, fino al prossimo "bimbo nel pozzo"

05/07/2022

La pedagogia nera ha segnato diverse generazioni: parliamo delle pratiche pedagogiche, da Alice Miller ai nostri giorni con riflessioni per i...

18/05/2022

"Soltanto pochi di noi sanno davvero cosa stanno facendo al termine del training psicoanalitico. Annaspiamo. Facciamo di tutto per trovare la nostra 'voce', o il nostro 'stile', con la sensazione che il modo in cui ci dedichiamo alla pratica della psicoanalisi porti alla luce la nostra filigrana.《È soltanto dopo essere stati abilitati che si ha la possibilità di diventare un analista. L'analista che diventi sei tu e soltanto tu; bisogna avere rispetto per l'unicità della propria personalità- è questa che usiamo, non tutte quelle interpretazioni [quelle teorie che utilizziamo per combattere la sensazione di non essere veramente un analista e non sapere come fare a diventarlo]》(Bion, 1987, p.22)."
Thomas H. Ogden - Vite non vissute (p.93)

Immagine: Alberi e sottobosco (1887) - Vincent Van Gogh

28/02/2022

Dicono che se interveniamo per consolarli con le carezze, i bambini piangeranno apposta per farsi consolare e gli adulti diventeranno schiavi di bambini così viziati.
Bisogna rispondere loro che tutti i pianti che sembrano non avere senso compaiono molto prima che il bambino si sia abituato alle nostre carezze.
Il pianto esprime un malessere reale che turba il suo animo. [...]
Se lasciamo che il bambino asciughi da solo le sue lacrime, trascuriamo i suoi veri bisogni. La ragione essenziale del suo pianto ci sfugge perché troppo sottile e, tuttavia, è in essa che si trova la spiegazione di tutto. La nostra comprensione lo consola, lo aiuta a capire le sue osservazioni a sviluppare il suo istinto sociale.
Non diciamogli ‘Non è niente’ quando afferma di provare una qualche sofferenza; dobbiamo accogliere la sua sensazione di disagio e cercare di consolarlo con tenerezza, senza dare, tuttavia, troppa importanza al fatto.
Dire ‘Non è niente’ a un bambino che non si sente bene significa confonderlo poiché è come negare una sua sensazione proprio nel momento in cui vorrebbe riceverne una conferma da noi.
Invece, la nostra partecipazione lo incoraggia a raccogliere altre esperienze mostrandogli al tempo stesso come partecipare al dolore degli altri.

* Maria Montessori

"Non piangere!"
"Che sarà mai? Non è la fine del mondo"
"Asciugati quelle lacrime, sembri una bambina!"

Le lacrime, ad ogni età, non sono qualcosa da reprimere, ma mezzo di espressione, comunicazione, persino guarigione.
Scrive Isabelle Filliozat: "Fa bene piangere, e soprattutto piangere fra le braccia di qualcuno che sa ascoltare le lacrime senza fermarle, piangere davanti a un testimone che sa accogliere senza giudicare, senza abbassare gli occhi".
Non vogliamo vederli perché la loro tristezza ci mette a disagio, essendo noi stessi spesso cresciuti nel non veder legittimata la nostra di tristezza.
Ma un sentimento così forte, quando non trova espressione, resta dentro, anche per anni.
Lasciamo allora spazio a quelle lacrime, accogliamole e cerchiamo di leggere il bisogno che dietro esse si cela. Leggiamolo e diamogli voce. Scopriremo che, se rispettate, dureranno molto meno.
Il pianto o la tenerezza non sono debolezze. Il controllo non è l'obiettivo.
Crescere persone sane e in equilibrio è l'obiettivo.
L'amore guarisce e il pianto non è manipolazione, è COMUNICAZIONE.

Un piccolo passo per un uomo ....
21/02/2022

Un piccolo passo per un uomo ....

L'allattamento al seno è una prerogativa delle donne? Sì, solo loro possono produrre latte materno.

Si fa per ridere, certo.. però, tutto sommato, le emozioni e sensazioni descritte non sono così estranee a tante (quasi ...
19/02/2022

Si fa per ridere, certo.. però, tutto sommato, le emozioni e sensazioni descritte non sono così estranee a tante (quasi tutte le mamme). E allora forse è bene dirselo, che anche sentimenti così assurdi e fuori luogo non ci rendono pazze, strane, sbagliate, ma semplicemente umane.
Perché sapere che sono comuni, può aiutare ad accettarli e, in fin dei conti, poterseli lasciare alle spalle più facilmente..

Sei diventata mamma, la tua vita è stata rivoltata come un calzino, il tuo corpo è quello di qualcun’altra, dai, ditemelo!, il tuo sonno...

17/02/2022

È STATO APPROVATO IL BONUS PSICOLOGICO!
Un importante passo avanti che avvicina le istituzioni ai bisogni dei cittadini, le cui richieste sono state finalmente ascoltate, dimostrando la volontà del Governo di iniziare azioni di contrasto alla psicopandemia e di modernizzazione del Paese.
Siamo sulla strada giusta!

Per approfondire ▶️ https://www.ilfattoquotidiano.it/2022/02/17/bonus-psicologo-ok-del-senato-nel-decreto-milleproroghe-20-milioni-per-le-strutture-sanitarie/6497014/

16/02/2022

Immaginate di avere sete. Qualche volta vi viene dato un bicchiere d’acqua, qualche volta no. La vostra sete non è soddisfatta. L’unica cosa che sapete è che è sempre qualcun altro che decide se darvi o no un bicchiere d’acqua. Diventate sempre più nervosi e frustrati. Cominciate quindi a chiedere dell’acqua continuamente, anche quando non avete sete, perchè non siete sicuri che, quando avrete sete, vi sarà data dell’acqua.Diventate insicuri quando non avete acqua a disposizione e così preoccupati di non aver abbastanza acqua da divenire incapaci di pensare ad altro. Diventate dipendenti dalla fonte, che non abbandonate per poterne chiedere in continuazione.

Adesso immagina lo scenario opposto. Sei assetato e ti viene subito dato da bere in modo da placare la tua sete. Sei soddisfatto e puoi continuare a fare ciò che stavi facendo senza preoccupazioni. Ti rassicura sapere che l’acqua è sempre disponibile e che puoi prenderla ogni volta che vuoi. Con questa sicurezza alle volte addirittura te ne dimentichi. Senza pensieri, puoi dedicarti anima e corpo ad altre attività. Puoi esplorare, crescere…addirittura allontanarti dalla fonte.

Ora trasporta questo scenario sul tuo piccolo e sul suo bisogno di contatto fisico.
E’ evidente che rispondere immediatamente al bisogno del vostro bimbo non lo renderà dipendente…

*“Besame Mucho” di Carlos Gonzalez

Il contatto è vita ❤️

13/02/2022

Una ricerca ha rilevato un aumento dell’attività nella regione del solco temporale superiore posteriore, che riveste un ruolo primario nello sviluppo delle capacità di...

09/02/2022

“ Pensiamo di ascoltare, ma solo raramente ascoltiamo con una reale comprensione, con un’empatia vera. Eppure, questo tipo molto speciale di ascolto rappresenta una delle forze più potenti, ai fini del cambiamento, che io conosca. "

~ Carl Rogers, psicologo statunitense ~

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