11/03/2026
Negli ultimi tempi sui social sta circolando una nuova “moda culinaria”: la cottura degli alimenti in lavastoviglie.
La notizia mi è arrivata qualche giorno fa durante un dibattito con i miei studenti, nel corso di una delle tante lezioni di dietoterapia. È stato uno di quei momenti in cui la curiosità degli studenti apre discussioni interessanti, ma anche qualche riflessione necessaria.
L’idea nasce con un intento apparentemente virtuoso: sfruttare il calore del ciclo di lavaggio per cucinare pesce, verdure o uova mentre si lavano i piatti, riducendo i consumi energetici.
Un gesto che sembra sostenibile, creativo, persino ingegnoso.
Ma dietro questa pratica si nascondono diversi aspetti critici che meritano attenzione.
Le lavastoviglie non sono progettate per la cottura degli alimenti:
- le temperature non sono controllate in modo preciso e uniforme,
- i tempi non garantiscono sempre il raggiungimento di livelli di sicurezza microbiologica,
- esiste il rischio di contaminazioni da detergenti o residui chimici, anche quando gli alimenti sono chiusi in contenitori o sacchetti.
Inoltre, quando parliamo di sicurezza alimentare, non basta che qualcosa “sembri funzionare”: servono condizioni controllate, validate e riproducibili.
La sostenibilità è un valore fondamentale, ma non dovrebbe mai entrare in conflitto con la sicurezza alimentare.
Come spesso accade con le tendenze virali, ciò che appare innovativo o divertente può farci dimenticare una domanda semplice ma essenziale:
è davvero una pratica sicura per il nostro organismo?
Forse la vera rivoluzione ecologica in cucina non è cucinare in lavastoviglie, ma tornare a una cucina semplice, consapevole e rispettosa della qualità del cibo.
La scienza dell’alimentazione, a volte, è meno spettacolare dei trend social.
Ma è decisamente più affidabile.