Studio Russo health and care

Studio Russo health and care Trattamenti fisiokinesiologici
Attività motoria adattata
Massaggi
Trattamenti Shiatsu
Ginnastica posturale e correttiva

16/06/2021

I Nervi NON si Accavallano 🐎

I nervi, infatti, non possono accavallarsi in quanto sono interamente coperti da tessuto connettivo (spesso protetti da muscoli), mentre fasce e canali ossei li distanziano rendendo impossibile ogni tipo di sovrapposizione.

✅ Quello che ci infastidisce è spesso dovuto a una condizione meccanica che provoca uno stress locale con dolore in una zona circoscritta.

Le possibili cause:

📌la tensione di un gruppo di fibre muscolari;
📌una contrattura;
📌la sollecitazione di un tendine, o di un legamento, dopo un movimento brusco;
📌una posizione scomoda mantenuta a lungo e che lì per lì non dava fastidio.

14/11/2019

CEFALEA MUSCOLO-TENSIVA

Perché cefalea muscolo-tensiva?

Con il termine cefalea muscolo-tensiva si denota la forma più comune di cefalea. I pazienti affetti da questo disturbo evidenziano l'irrigidimento, spesso estremo, della muscolatura cervicale, oltre a quella delle spalle, con conseguenti dolori che salgono su per la cervicale per irradiarsi fino alle tempie.

Sulla cefalea muscolo tensiva la letteratura si spreca, ma una soluzione definitiva al problema è difficile da trovare.

Per arrivare alla radice del problema bisogna cominciare a porsi la domanda giusta: a cosa è dovuto questo irrigidimento cervicale ricorrente e di difficile soluzione che sfocia nella cefalea da tensione?

Come si sviluppa la cefalea muscolo-tensiva?
Tensione muscolare cervicale e cefalea muscolo-tensiva
Diversi gruppi muscolari sono coinvolti nell'allineamento statico corretto della testa. Un disallineamento dell'Atlante (disallineamento della prima vertebra cervicale) porta ad una posizione errata della testa sulla colonna vertebrale.

Per contrastare questo disallineamento diversi muscoli delle spalle e della cervicale lavorano insieme in modo compensativo, al fine di mantenere la testa il più perpendicolare possibile sopra la colonna vertebrale.

L'asse visivo e l'organo di equilibrio sono pesantemente coinvolti in questa regolazione.

Lo sforzo continuo di compensazione da parte della muscolatura cervicale irrigidisce a tal punto i muscoli in questione fino ad arrivare a innescare un circolo vizioso: i muscoli ipersollecitati si induriscono sempre più e cominciano a fare male a questo punto la muscolatura del soggetto s'irrigidisce ulteriormente fino a quando si crea una contrattura mmuscolare cronica. Il dolore diventa quindi continuo e si irradia poi al cranio.

In particolare il muscolo sternocleidomastoideo, rotatore del capo presente su entrambi i lati del collo, risulterà contratto asimmetricamente. Questo, oltre a causare un'alterazione della biomeccanica del collo, causa dolore cervicale omolaterale.

Il trapezio è un grande muscolo quandrangolare che si estende dalla linea nucale superiore, passando per il margine mediale della scapola, fino alla parte inferiore della colonna dorsale. Una distribuzione non uniforme del peso della testa genera posteriormente una tensione sulla catena del trapezio con conseguente dolore che scende in zona scapolare.

La conseguenza dell'irrigidimento dei muscoli cervicali è la compressione e la conseguente irritazione delle numerose terminazioni nervose che fuoriescono dalla colonna vertebrale. Il risultato spesso è la cefalea muscolo-tensiva.

Uno dei nervi maggiormente colpiti è il nervo occipitale major che innerva la parte posteriore della testa; questo nervo si dirama dal midollo spinale tra l'Atlante e l'Epistrofeo e continua la sua corsa attraverso diversi strati più superficiali di muscoli occipitali.

Il nervo irritato invia segnali di dolore al cervello che si irradiano dal collo alla parte posteriore della testa e vengono poi percepiti sotto forma di una cefalea tensiva.

Stando a riposo si allevia leggermente la sintomatologia, ma non appena si sforza un po' la cervicale il dolore torna subito ad essere presente. Ecco che si parla di cefalea muscolo-tensiva cronica.

15/07/2018

CONSEGUENZE DELLA LESIONE AL LEGAMENTO CROCIATO ANTERIORE

- A seguito di una lesione al legamento crociato anteriore, la forza del quadricipite generalmente diminuisce. Questo fenomeno è considerato un meccanismo di compensazione naturale, volto ad evitare movimenti dolorosi e potenzialmente dannosi per il ginocchio.
Inoltre, l'equilibrio tra il quadricipite e i muscoli della coscia, può essere alterato e le modifiche di questo rapporto, possono aumentare il rischio di ulteriori lesioni.
Il ripristino adeguato della forza del bicipite femorale e del quadricipite, dopo il trauma / ricostruzione del LCA, è importante.

- La riduzione di forza del quadricipite, è 3 volte maggiore rispetto ai muscoli posteriori della coscia. Questo compenso quindi riduce la sub-lussazione tibiale anteriore causata da un legamento lesionato.
I soggetti con sofferenza al crociato anteriore, tendono ad evitare la contrazione massima del quadricipite, dal momento che può provocare tensioni eccessive al legamento.

- Però la perdita maggiore della forza nel quadricipite può aumentare il momento di adduzione del ginocchio durante l'andatura e può ridurre il momento esterno, il momento di flessione e angolo di flessione del ginocchio.
Ciò porta ad un sovraccarico funzionale, spiegando in parte, lo sviluppo dell'osteoartrosi al ginocchio dopo lesione / costruzione del crociato anteriore.

- Questo meccanismo di compensazione e riduzione di forza, si verifica, in modo minore, anche nei muscoli posteriori della coscia.

SU COSA LAVORARE?

Oltre al lavoro sul quadricipite, migliorare la forza del bicipite femorale è un trattamento utile, perché l'attivazione degli ischiocrurali, può ridurre la traslazione tibiale anteriore, diminuendo così il carico sul ginocchio, aumentando la compressione articolare e la sua stabilità.

Kim et al. “Influence of Anterior Cruciate Ligament Tear on Thigh Muscle Strength and Hamstring-to-Quadriceps Ratio: A Meta-Analysis” 2016, PLoS ONE 11(1): e0146234. doi:10.1371/journal.pone.0146234.

28/10/2017

CORONAROPATIA ED ESERCIZIO FISICO

Le malattie cardiovascolari sono le più comuni cause di morte in Europa, pari a oltre 4 milioni di morti o pari al 47% di tutti i decessi ogni anno. Le principali cause dei decessi riguardano: malattia coronarica (CAD) e stroke. Il costo totale per le malattie cardiovascolari per l’UE è stimato a 195.000.000.000 € all’anno. L’evidenza supporta i benefici dell’esercizio fisico adattato, nella riabilitazione cardiaca. La terapia dell’esercizio fisico (chinesiterapia), aumenta il consumo di ossigeno di picco, che è un importante parametro che indica morbilità e mortalità cardiovascolare. Inoltre, migliora la qualità della vita e i fattori di rischio tra cui la pressione arteriosa, lipidi nel sangue, glicemia.

Anche se i benefici della riabilitazione cardiaca sono stati ampiamente identificati, c’è ancora controversia riguardo la modalità e l’intensità dell’esercizio fisico ottimale. L’intensità sembra essere un fattore importante per l’efficacia di un programma di recupero della funzione cardiaca: una maggiore intensità di esercizio porta a miglioramenti più grandi in termini di VO2 di picco. Tuttavia, i risultati positivi dell’intensità più moderata, fanno in modo che questa metodica sia maggiormente incoraggiata. Sembra che la moderata intensità è comunque sufficiente a ridurrecaronaropatia-cardiotool-415x260 il rischio cardiovascolare e mortalità cardiovascolare, ma l’intensità più elevata offre una maggiore cardio-protezione nei pazienti con malattia coronarica e insufficienza cardiaca cronica. Infatti l’intensità elevata ha dimostrato più efficacia nel migliorare fattori di rischio cardiovascolare e frazione di eiezione ventricolare sinistra, rispetto alla bassa intensità. Pertanto, durante gli ultimi decenni, l’uso dell’interval training aerobico (AIT), ha guadagnato sempre più interesse nel mondo scientifico. L’interval training è costituito da periodi di alta intensità alternati a periodi di bassa intensità che rende possibile, ai soggetti in questione, di sopportare in maniera positiva il carico di esercizio fisico. Questa maggiore intensità intervallata, potrebbe migliorare la capacità di pompaggio del cuore, il sistema endoteliale, e funzioni mitocondriali, nel tessuto muscolare scheletrico, in misura maggiore. In alcuni studi, le differenze nel lungo termine favoriscono la pratica dell’Interval Training Aerobico. L’esercizio fisico è una componente fondamentale nel recupero dalle malattie cardiache. La bassa capacità aerobica del soggetto ha dimostrato essere un fattore predittivo di malattia cardiovascolare e di mortalità. Nella rilevanza clinica, l’interval training aerobico ha portato una diminuzione del 17% di tutte le cause di mortalità e una diminuzione del 16% della mortalità cardiovascolare negli uomini con malattia cardiaca. Per le donne con malattia cardiaca, è stato del 14%. I pazienti con ridotta FEVS spesso hanno sintomi come: respiro corto, edema, stanchezza, e ancora più importante, hanno intolleranza all’esercizio a causa di una capacità limitata di pompaggio del cuore (LVEF

PROTESI D'ANCACOSA E’L’anca è l’articolazione che collega il bacino all’arto inferiore e consente il trasferimento del m...
28/05/2016

PROTESI D'ANCA

COSA E’

L’anca è l’articolazione che collega il bacino all’arto inferiore e consente il trasferimento del movimento dal tronco alle gambe e la sorrezione del peso corporeo.

Sostituzione della testa femorale
Impianto della protesi
Riavvicinamento delle parti anatomiche
Anca “come nuova”!
La protesi dell’anca consiste nella sostituzione della parte ossea femorale e/o di quella acetabolare che fanno parte dell’articolazione dell’anca.
La parte nuova è generalmente costituita in titanio o ceramica: materiali anallergici e che si adattano al tessuto umano senza, in genere, provocare rigetto.

PERCHE’ SI FA LA PROTESI ALL’ANCA?

Le cause principali che conducono all’intervento di sostituzione dell’anca sono:

artrosi dell’anca,
grave frattura della testa femorale,
displasia congenita,
artriti severe e deformanti.
Nel caso dell’artrosi dell’anca, che rappresenta la causa principale per cui si ricorre alla protesizzazione, è bene ricordare al paziente che oltre all’intervento chirurgico esiste una strategia di tipo conservativo, che consiste in una serie di accorgimenti e indicazioni utili per evitare o ritardare l’intervento, alcune indicazioni da seguire sono:

Diminuire il peso corporeo (se necessario) per non sovraccaricare l’anca,
Evitare lunghe camminate o lavori pesanti,
Fare una buona fisioterapia, che serve a prevenire o ritardare l’impianto della protesi, ma anche, eventualmente, a preparare il paziente all’intervento,
Assumere i farmaci consigliati dal medico.
Quando il metodo conservativo è già stato vagliato e non dà al paziente i risultati sperati, si procederà con l’intervento chirurgico.
Anche se si tratta di un intervento non banale e il processo di guarigione è lungo, la protesi in questi casi rappresenta “l’ultima spiaggia” in una situazione in altro modo non curabile e restituisce al paziente “un’anca nuova” e funzionante, eliminando il dolore.

CONTROINDICAZIONI ALLA PROTESI ALL’ANCA

La scelta di impiantare o no la protesi dipende principalmente dalle condizioni cliniche del paziente, in generale durante tutti i grandi stati infiammatori o quadri sanitari a rischio è controindicato sottoporre il paziente all’intervento.

TIPI DI PROTESI

Esistono vari tipi di protesi d’anca a seconda delle componenti sostituite e dei materiali utilizzati per il fissaggio: si parla di protesi parziale (endoprotesi) quando viene sostituita la sola componente femorale, ossia lo stelo (gambo) e la testa protesica, mentre con protesi totale (artroprotesi) si intende la sostituzione sia della componente femorale che di quella acetabolare.

A seconda del fissaggio scelto possiamo avere una protesi cementata, che offre un carico precoce ma maggiori problemi in caso di reimpianto, o una protesi non cementata, con caratteristiche opposte.

QUANTO DURA UNA PROTESI ALL’ANCA?

In media le protesi moderne hanno una durata che va dai 15 ai 20 anni, tutto in dipendenza dal soggetto: fattori predisponenti all’usura precoce della protesi ed a una sua durata minore sono il peso corporeo e l’attività fisica, inoltre più il paziente è giovane più avrà bisogno di sostituire la sua protesi nel corso della vita.

Per fare i due esempi estremi diciamo che un paziente giovane, sovrappeso e particolarmente attivo dovrà subire molto probabilmente uno o più reimpianti, al contrario a un soggetto anziano, magro e poco attivo basterà la protesi originale.

SI PUO’ FARE SPORT CON UNA PROTESI ALL’ANCA?

Sì, ma occorre precisare alcuni punti: è fondamentale una corretta fisioterapia che consenta una ripresa funzionale ottimale (eliminazione del dolore, movimento completo e buon tono muscolare), inoltre è bene evitare tutti gli sport “dannosi” per la salute della protesi: le attività più impegnative come basket, calcio, pallavolo eccetera accelerano l’usura della protesi e predispongono a un reimpianto, così come tutti gli sport a rischio di incidenti e cadute: sci alpino, equitazione e simili possono facilmente provocare fratture e lussazioni, al contrario il nuoto è un’ottima scelta.

Al paziente è consigliato di intraprendere un’attività sportiva a livello non agonistico ma solo a scopo ludico-ricreativo, favorendo tutte le attività che non mettono in pericolo la protesi sia dal punto di vista dell’usura che da quello dei traumi.

CI SONO PROTESI PER I GIOVANI?

Per i pazienti giovani è fondamentale scegliere un tipo di protesi che garantisca una maggiore durata nel tempo; tra le possibili soluzioni ricordiamo:

Le protesi conservative, che prevedono una minore asportazione di tessuti ossei per l’impianto, quindi il tessuto originario è conservato al massimo delle sue possibilità,
Gli accoppiamenti a bassissima usura, che utilizzano superfici protesiche che generano una minore quantità di detriti nel tempo: mentre le protesi tradizionali prevedono l’utilizzo d’interfacce in ceramica-polietilene o metallo-polietilene, queste “speciali” protesi prevedono l’uso di accoppiamenti metallo-metallo o ceramica-ceramica o metallo-ceramica.
PREPARAZIONE ALL’INTERVENTO CHIRURGICO

Come vi suggerirà l’ortopedico, è bene giungere all’intervento chirurgico con una muscolatura preparata, in modo che una volta iniziata la riabilitazione, la strada da seguire sia più semplice e il processo di guarigione più veloce.

ESERCIZI PER RINFORZARE LA MUSCOLATURA

Esercizio 1

Sdraiato a pancia in su, metti un asciugamano piccolo arrotolato sotto il ginocchio (o una palla di gomma piuma) e schiaccialo in basso, tieni la contrazione per almeno 5 secondi; ripeti l’esercizio almeno 15 volte.

Esercizio 2: “fare il ponte”

Sdraiato a pancia in su piega le gambe e appoggia i piedi al letto, poi alza il sedere e tienilo sollevato per 5 secondi, scendi e ripeti l’esercizio una decina di volte.

Esercizio 3

Mettiti sul fianco opposto alla gamba che fa male e solleva la gamba verso il soffitto, ripeti l’esercizio almeno 10 volte.

Esercizio 4

Sempre sul fianco opposto, porta in dietro la gamba come per “dare un calcio”, ripeti per 10 volte.

Esercizio 5

Sollevare la gamba: sdraiato, solleva la gamba dal letto tenendo il ginocchio bene teso, ripeti per almeno 10 volte; se ti risulta troppo facile puoi aggiungere un pesetto alla caviglia (lo trovi in tutti i negozi sportivi).

Esercizio 6

Siediti sul letto o sulla sedia in modo che i piedi non tocchino terra ed estendi il ginocchio dell’anca malata più volte, tienilo esteso e conta fino a 10; anche in questo caso puoi aggiungere un pesetto alla caviglia.

ESERCIZI PER ALLUNGARE I MUSCOLI CONTRATTI (STRETCHING)

L’allungamento dei muscoli è una parte fondamentale nella fisioterapia e nello sport, in quanto consente al muscolo di mantenere le sue proprietà elastiche e di rimanere estensibile e più efficiente nel tempo.
E’ importante dopo qualunque attività fare un buono stretching; qua sotto trovi le posture di allungamento, che è bene mantenere per 15-20 secondi affinché siano efficaci.

Esercizio 1

Sdraiato a pancia in su, porta le gambe al petto e tienile con le mani: sentirai “ti**re” i glutei e la schiena in basso: è molto probabile che tu non riesca ad assumere questa posizione per via dell’artrosi all’anca, in tal caso non preoccuparti e passa all’esercizio successivo!.

Esercizio 2

A pancia in su, piega le gambe e appoggia i piedi sul letto, divarica le gambe: sentirai ti**re l’interno coscia.

Esercizio 3

A pancia in giù, fatti aiutare da una persona a piegare dolcemente il ginocchio finché non senti ti**re la parte anteriore della coscia: se preferisci puoi anche provare a metterti in ginocchio “seduto sui talloni”.

Esercizio 4

Seduto sul letto, distendi le gambe e allunga le braccia fino a toccare le punte dei piedi (evita se hai problemi alla schiena), tieni il ginocchio il più disteso possibile: sentirai ti**re la parte posteriore della coscia.

Esercizio 5

Seduto sul letto, distendi le gambe e con un asciugamano abbastanza lungo tira il piede verso di te finché non senti ti**re il polpaccio, mantieni il ginocchio ben diritto.



INTERVENTO CHIRURGICO

PRIMA DELL’INTERVENTO…

Saranno necessari alcuni esami di routine e precauzioni prima dell’operazione:

– Visita anestesiologica
– Esami sanguigni
– Eventuali esami specialistici (test allergologici, respiratori, cardiologici…)
– Perdita di peso se necessaria
– Sostituzione o interruzione di alcuni farmaci già in uso, come cardioaspirina, coumadin eccetera.

E’ fondamentale prima del ricovero informare il proprio chirurgo di patologie significative, evitare di fumare, non bere e mangiare nulla per il tempo stabilito dal medico.

L’INTERVENTO…

L’operazione dura da una a due ore, il paziente, è sotto anestesia, viene posizionato sul lettino operatorio in una posizione congrua e comoda per il chirurgo.
Le vie cutanee disponibili per l’intervento sono tre: anteriore, posteriore e laterale, quest’ultima è la più usata e prevede un’incisione sul fianco di circa 15 cm.
Facendo l’esempio di una protesi totale, il chirurgo elimina il collo e la testa del femore e posiziona lo stelo nella cavità midollare dell’osso e la coppa nell’acetabolo.

RISCHI E COMPLICANZE

Nonostante sia un intervento tra i più eseguiti e dimostra un buon successo, come per tutti gli aspetti della medicina vi sono possibili complicanze, tra queste ricordiamo:

L’infezione periprotesica: si verifica nello 0,5% dei casi, è la complicanza più temibile perché mette a rischio l’intervento e obbliga il paziente a sottoporsi o a una pulizia chirurgica della protesi (nelle prime settimane dall’intervento) o nel caso peggiore a un reimpianto.
Purtroppo in certi casi avviene anche se si ha una procedura chirurgica e antibiotica corretta, si può manifestare nell’immediato post operatorio fino ad anni dall’intervento, se il paziente ha problemi di immunodeficienza o diabete mellito i rischi sono molto maggiori.

La trombosi venosa: che grazie alle precauzioni adottate, come i farmaci anticoagulanti e le calze elastiche, è piuttosto rara.
La lussazione: può avvenire nel post-operatorio se il paziente esegue i MOVIMENTI VIETATI quali:

E’ molto importante che il paziente non esegua questi movimenti per un periodo abbastanza lungo dopo l’intervento, sicuramente il personale medico-sanitario che vi segue vi avrà dato tutte le indicazioni necessarie.

POST OPERATORIO…

Il paziente passerà da 4 ai 10 giorni ricoverato in ospedale, a seconda delle sue condizioni di salute, dell’età e del tipo di intervento.
Dopo circa due giorni il paziente può iniziare a camminare con due stampelle, che potranno essere abbandonate:

Dopo circa 2 settimane per le protesi cementate
Dopo 4-6 settimane per le protesi non cementate
In media il paziente può tornare alle sue normali attività dopo 6-8 settimane di corretta riabilitazione e percorso regolare e senza problemi.

COSA FARE A CASA

E’ bene continuare a seguire tutte le precauzioni che vi sono state fornite in ospedale per evitare i rischi sopra elencati: metti sempre le calze elastiche, anche se è estate o ti danno fastidio.
Ti ricordo ancora i MOVIMENTI VIETATI:
• Flessione d’anca maggiore di 90° (anche piegando il tronco in avanti!): se devi piegarti per raccogliere un oggetto, usa qualche strategia (ci sono bastoni provvisti di ventosa all’estremità per raccogliere gli oggetti da terra ad esempio); se devi infilarti le scarpe usa un calzascarpe lungo…tutti questi utili strumenti puoi trovarli nei migliori negozi di articoli ortopedici.
• Incrociare le gambe
• Addurre (avvicinare) le cosce: tieni sempre un cuscino fra le gambe quando ti muovi nel letto.
Puoi sicuramente fare alcuni semplici esercizi che ti aiuteranno a recuperare il tono muscolare e la capacità motoria, molti sono simili agli esercizi pre-operatori che probabilmente avrai fatto:

ESERCIZI PER CASA

Esercizio 1

Per i primi giorni allentati anche solo a piegare ed estendere la gamba da sdraiato, se questo ti risulta già facile passa agli esercizi successivi.

Esercizio 2

Inizia fin da subito a muovere il piede e il ginocchio: anche se senti un po’ di dolore questo aiuta la circolazione!

Esercizio 3

Sdraiato a pancia in su, metti un asciugamano piccolo arrotolato sotto il ginocchio e schiaccialo in basso, tieni la contrazione per almeno 5 secondi; ripeti l’esercizio almeno 15 volte.

Esercizio 4

Fare “il ponte” sdraiato a pancia in su piega le gambe e appoggia i piedi al letto, poi alza il sedere e tienilo sollevato per 5 secondi, scendi e ripeti l’esercizio una decina di volte.

Esercizio 5

Mettiti sul fianco opposto alla gamba operata e solleva la gamba verso il soffitto, ripeti l’esercizio almeno 10 volte.

ATTENZIONE! METTI SEMPRE UN CUSCINO TRA LE GAMBE PRIMA DI VOLTARTI SUL FIANCO

Esercizio 6

Sempre sul fianco, porta in dietro la gamba come per “dare un calcio”, ripeti per 10 volte: ricorda sempre di mettere il cuscino tra le gambe!

ESERCIZI DI ALLUNGAMENTO (STRETCHING)

L’allungamento dei muscoli è una parte fondamentale nella fisioterapia e nello sport, in quanto consente al muscolo di mantenere le sue proprietà elastiche e di rimanere estensibile e più efficiente nel tempo.
E’ importante dopo qualunque attività fare un buono stretching; qua sotto trovi le posture che devi mantenere per 15-20 secondi affinché siano efficaci.

Esercizio 1

A pancia in su, piega le gambe e appoggia i piedi sul letto, divarica leggermente le gambe: sentirai ti**re l’interno coscia.

Esercizio 2

A pancia in giù, fatti aiutare da una persona a piegare dolcemente il ginocchio finché non senti ti**re la parte anteriore della coscia: se preferisci puoi anche provare a metterti in ginocchio “seduto sui talloni”.

Esercizio 3

Seduto sul letto, distendi le gambe e con un asciugamano abbastanza lungo tira il piede verso di te finché non senti ti**re il polpaccio, mantieni il ginocchio ben diritto (fai attenzione a non piegare il busto in avanti, mi raccomando!).

28/05/2016

Che cos'è la malattia di Parkinson?
Il Parkinson è una malattia neurodegenerativa, ad evoluzione lenta ma progressiva, che coinvolge, principalmente, alcune funzioni quali il controllo dei movimenti e dell'equilibrio. La malattia fa parte di un gruppo di patologie definite "Disordini del Movimento" e tra queste è la più frequente. I sintomi del Parkinson sono forse noti da migliaia di anni: una prima descrizione sarebbe stata trovata in uno scritto di medicina indiana risalente al 5.000 A.C. ed un'altra in un documento cinese risalente a 2.500 anni fa. Il nome è legato però a James Parkinson, un farmacista chirurgo londinese del XIX secolo, che per primo descrisse gran parte dei sintomi della malattia in un famoso libretto, il "Trattato sulla paralisi agitante". Di Parkinson, deceduto nel 1824, non esistono né ritratti né ovviamente fotografie.

La malattia è presente in tutto il mondo ed in tutti i gruppi etnici. Si riscontra in entrambi i sessi, con una lieve prevalenza, forse, in quello maschile. L'età media di esordio è intorno ai 58-60 anni, ma circa il 5 % dei pazienti può presentare un esordio giovanile tra i 21 ed i 40 anni. Prima dei 20 anni è estremamente rara. Sopra i 60 anni colpisce 1-2% della popolazione, mentre la percentuale sale al 3-5% quando l'età è superiore agli 85.



Le strutture coinvolte nella malattia di Parkinson
cervello.jpgLe strutture coinvolte nella malattia di Parkinson si trovano in aree profonde del cervello, note come gangli della base (nuclei caudato, putamen e pallido), che partecipano alla corretta esecuzione dei movimenti (ma non solo). La malattia di Parkinson si manifesta quando la produzione di dopamina nel cervello cala consistentemente. I livelli ridotti di dopamina sono dovuti alla degenerazione di neuroni, in un'area chiamata Sostanza Nera (la perdita cellulare è di oltre il 60% all'esordio dei sintomi). Dal midollo al cervello cominciano a comparire anche accumuli di una proteina chiamata alfa-sinucleina. Forse è proprio questa proteina che diffonde la malattia in tutto il cervello. La durata della fase preclinica (periodo di tempo che intercorre tra l'inizio della degenerazione neuronale e l'esordio dei sintomi motori) non è nota, ma alcuni studi la datano intorno a 5 anni.

Fisioterapista  qualificato offre sedute in sede a Lago Patria o a Domicilio nelle zone di Giugliano, Pozzuoli e Napoli....
22/09/2015

Fisioterapista qualificato offre
sedute in sede a Lago Patria o a Domicilio nelle zone di
Giugliano, Pozzuoli e Napoli.

Ideale per chi non ha tempo o possibilità
di recarsi in una struttura a causa del lavoro o
perché bloccato a letto, per chi ha subito
bisogno di un trattamento dopo un evento acuto
senza dover aspettare nelle liste di attesa dei
centri convenzionati ASL.

Fondamentale soprattutto per chi ha bisogno di
essere seguito dopo interventi
chirurgici,distorsioni, fratture e lussazioni,
assicurandosi un recupero più veloce,
proprio perché non deve aspettare i lunghi
tempi delle liste di attesa.

Inoltre si effettuano massoterapia e sedute di shiatsu.

Terapia :30 min in sede 25 €, a domicilio 30€.
Massaggio :30 min in sede 25 €, a domicilio 30€;
50 min in sede 35 € a domicilio 40€.
Shiatsu :50 min in sede 35 €, a domicilio 40€.

Per ulteriori informazioni e/o prenotazioni telefonare al numero: 392 0715018

Lino Russo.

Open day del benessere . Sabato 5 settembre 2015 trattamenti gratuiti su prenotazione(ogni trattamento ha la durata di 1...
01/09/2015

Open day del benessere . Sabato 5 settembre 2015 trattamenti gratuiti su prenotazione(ogni trattamento ha la durata di 15 minuti). Per info e prenotazioni : Studio Russo a Lago Patria, tel. 3920715018.

Periartrite scapolo omerale: patologia e cureLa periartrite scapolo omerale è una patologia causata da un processo degen...
22/07/2015

Periartrite scapolo omerale: patologia e cure

La periartrite scapolo omerale è una patologia causata da un processo degenerativo e infiammatorio dei tessuti in prossimità delle articolazioni della spalla.
In passato la definizione comune era semplicemente “periartrite della spalla”, ma oggi il termine “periartrite scapolo omerale” indica un gruppo di patologie diverse e dolorose. La più comune e la più frequente è l’infiammazione dei tendini che formano la cuffia dei rotatori.
La cuffia dei rotatori è formata da quattro muscoli: il sottospinoso, il sovraspinoso, il piccolo rotondo e il muscolo sottoscapolare (o muscolo intrarotatore della spalla). Viene definito col termine di “cuffia” perché questo gruppo muscolare avvolge come una cuffia la testa dell’omero.
La periartrite è dovuta all’infiammazione dei tendini della cuffia dei rotatori, della capsula dell’articolazione scapoloomerale (che si trova tra la scapola e l’omero) e della borsa subacromiodeltoidea (si tratta dello spazio di scivolamento tra la cuffia dei rotatori da una parte e il muscolo deltoide e l’acromion dall’altra).

spalla

Questa patologia può presentarsi sia in forma acuta, che cronica.
La forma acuta (detta anche spalla dolorosa) si distingue per la comparsa di un dolore alle articolazioni molto violento, che peggiora nell’arco di poche ore e qualche volta dura diversi giorni, impedendo i movimenti dell’articolazione colpita.
La forma cronica invece si sviluppa gradualmente e interessa principalmente la capsula articolare.
Il primo a descrivere la periartrite scapolo omerale nel 1872 fu il medico francese Simon-Emmanuel Duplay, motivo per cui viene anche definita “malattia di Duplay”.
Il nome dato da Duplay supponeva che la patologia riguardasse le strutture periarticolari e non quelle articolari. Ma in seguito, grazie alle ricerche di elettromiologia e biomeccanica si comprese che questa patologia era dovuta ad alterazioni dei muscoli extrarotatori della spalla, ad una infiammazione asettica della borsa sottoacromiale e all’alterazione del tendine del capo lungo del bicipite brachiale.

Le cause della periartrite scapolo omerale possono essere diverse. Quelle riscontrate sono:
– Traumi o microtraumi ripetuti nel tempo (traumi acuti o da sovraccarico).
– Alterazione della postura e della statica (rigidità del cingolo scapolo-omerale, ipercifosi dorsale).
– Alterazioni capsulo-legamentose.
– Turbe neurovascolari.
– Alterazioni gleno-omerali su impronta artrosica.
– Aspetti perfrigeranti e nutrizionali.
– Fattori tossici.
– Fattori di predisposizione genetica come le displasie scheletriche, quali alterata lateralizzazione dell’apofisi del processo coracoideo della scapola, acromion unciforme o curvo.

I sintomi della periartrite possono presentarsi in forme diverse. Il principale è sicuramente la comparsa del dolore alla spalla, che si presenta sia a riposo che durante il movimento attivo e passivo dell’arto. Il dolore può limitare o meno i movimenti in base alla causa. Quando viene causato da una borsite limita il movimento della spalla, mentre quando è causato da una tendinite del muscolo infraspinato o del muscolo bicipite del braccio non provoca nessuna limitazione al movimento.
Altri sintomi sono:
– Algodistrofia (o blocco della spalla). È un sintomo molto doloroso, che impedisce quasi tutti i movimenti della spalla. A causarlo è una retrazione e ispessimento della capsula articolare della spalla (capsulite adesiva).
– Spalla pseudoparalitica, dovuta a una rottura tendinea, frequente negli sportivi. In questo caso il dolore non è eccessivo, ma non è possibile muovere la spalla.

Segnali della periartrite scapolo omerale
I segnali della periartrite scapolo omerale possono essere rilevati grazie all’esame radiologico, completato da ecografia, risonanza magnetica o artro-TC, e sono:
– Aspetto decalcificato dell’osso.
– Punti di evidente necrosi e di degenerazione della cartilagine ialina in corrispondenza degli extrarotatori.
– Flogosi aspecifiche (edema, iperemia) in corrispondenza della borsa muscosa sottoacromiale o di quella sottodeltoidea, o ancora della guaina sinoviale del tendine del capo lungo del bicipite brachiale.
– Aree di rottura e calcificazioni a carico dei muscoli extrarotatori

Cure della periartrite scapolo omerale
In base alla gravità del problema, esistono diverse strade la per cura del dolore alla spalla.
– Riposo: Se il dolore alla spalla è dovuto ad un piccolo trauma e non presenta lesioni alla cuffia dei rotatori, è possibile limitarsi a mettere la spalla a riposo per un periodo che va dai 4 ai 7 giorni, assicurandosi di evitare tutti i movimenti dolorosi e evitando di sollevare pesi in attesa che i sintomi si attenuino.
– Uso di farmaci: Possono essere assunti antinfiammatori sotto forma di pomate o infiltrazioni, o anche di tipo generale.
– Intervento chirurgico: Nelle forme croniche può essere proposto dal medico un intervento chirurgico, in particolare per riparare il tendine danneggiato.
– Osteopatia

L’osteopatia è una terapia manuale che può essere usata sia nella forme acute della patologia, che in quelle croniche.
Non usa nessun tipo di farmaco e mira alla cura non dei soli sintomi, ma anche della causa del disturbo.
Nei casi di disfunzione della cuffia dei rotatori la manipolazione osteopatica è molto efficace, in quanto permette un’attenta analisi manuale e posturale.
Poi, grazie alle tecniche manipolative, allenta le tensioni muscolari e legamentose e favorisce il riposizionamento delle componenti articolari in disfunzione permettendo il recupero rapido della corretta mobilità in modo completo e naturale.
L’osteopatia presenta pochissime controindicazioni.

Indirizzo

Viale Dei Pini Nord 38/b
Giugliano In
80014

Telefono

+393920715018

Sito Web

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