18/02/2023
Il dolore accomuna universalmente tutti noi,tratto ineluttabile dell'esistenza umana.
Ma allora perché continuiamo a trattare il dolore come un "qualcosa da togliere"? Da eliminare dalla nostra vita?
Il dolore, come parte integrante della vita, non permette la sua guarigione ma, in come tutte le cose umane, la si può attraversare avendone cura.
Avere cura del dolore?
Ed è proprio quando ne abbiamo cura, concedendosi di attraversarlo, che in esso stesso appare una delle verità più umane in assoluto : l'esistenza del limite, del confine, di un margine dell'esistenza.
Limite che ci riporta alla finitezza dell'essere al mondo, all'esistenza umana come mortale.
Cio che porta l'angoscia non è, così come spesso viene suggerito, il dolore o l'evento in sé, ma alla condizione di sentirci "sottoposti a stare", stare in una condizione non desiderata, non voluta, che ci riconduce al nostro stesso limite, alla nostra stessa limitatezza.
Ed è proprio questo "non volere stare" nel dolore ad introdurre l'angoscia.
Essa insorge nel momento in cui si ha la pretesa di andare "oltre il proprio limite", non riconoscendo il dolore come parte integrante della vita stessa ma come un qualcosa da togliere necessariamente al fine di stare bene.
Il dolore non è nostro nemico, bensì la misura con la quale possiamo riconoscere gli scenari, le atmosfere nella quale siamo immersi in quel momento. Nella quale ci riconosciamo nella nostra soggettivita, nel nostro essere unicamente in questo mondo. Ed è solo attraverso di esso che si promuove una ricerca di nuovi orizzonti possibili nella quale, magari, sentirsi rigenerati.
Avete mai sentito di qualcuno sazio che cerchi cibo?
Il dolore è fame di nuovi orizzonti.