Celestina Frosolone - Psicologa

Celestina Frosolone - Psicologa psicologa clinica , dinamica e di comunità
psicodiagnosta clinica e peritale

Un invito cordiale
29/05/2024

Un invito cordiale

05/02/2024
GIORNATA MONDIALE DELLA SALUTE MENTALE La salute mentale non è garantita a tutti nè tantomeno accessibile a tutta la pop...
10/10/2023

GIORNATA MONDIALE DELLA SALUTE MENTALE

La salute mentale non è garantita a tutti nè tantomeno accessibile a tutta la popolazione.

Lo raccontano i dati, ma non solo quelli ISTAT.

Quelli che mi preoccupano di più come dati sono le lunghe file chilometriche di attese interminabili per una visita, il come le visite domiciliari siano impossibili da ricevere, il come un percorso di cura pubblico abbia mille ostacoli da fronteggiare.

E allora dobbiamo porci la questione da un'altro punto di vista:

Si cerca ancora lombrosianamente a vedere chi ha ricerca un percorso psicologico, psicoterapico o psichiatrico, come un "portatore sano di malattia mentale".

È proprio come ogni portatore sano di malattia, viene vissuto come un flagello per la comunità, un potenziale "contaminatore" della quiete personale.

La comunità sente ancora la necessità di relegare la recovery ( i progetti trattamentali ) a centri di salute mentale distributi sul territorio affinché riconosciamo tutti in quali confini specifici possiamo trovarli.

Fin quando i progetti trattamentali e la recovery non vengono sistematicamente aperti ed introdotti direttamente bella comunità di appartenenza ( attraverso cure domiciliari, assistenza domiciliare , assistenza lavorativa etc ) possiamo dirci ancora lontani dal festeggiare.

Nella sofferenza mentale si soffre da soli, fronteggiando non solo se stessə, ma anche lo stigma e le dicerie delle persone che ti circondano.

Invece di farvi autodiagnosi con i post dei colleghi, dedicate più tempo a rompere individualmente i vostri preconcetti sul " sofferente di mente".

Sicuramente una persona non giudicatə e stigmatizzatə ha più probabilità di riuscire nel suo percorso di cura.

Vi auguro una serena giornata con questa citazione  di un libro che sto rileggendo in questo periodo. 🌞 Mi concedo, da m...
06/10/2023

Vi auguro una serena giornata con questa citazione di un libro che sto rileggendo in questo periodo. 🌞

Mi concedo, da molti anni ormai, la possibilità di affiancare letture "tecniche" a letture "romantiche" perchè ci tengo a ricordare a me stessə che la tecnica, senza la ricerca di una sematica che racconti il vissuto dell'umano, la bellezza dell'essere, perde della sua potenza trasformativa.

Un caro saluto

Tw: violenza di genere Nelle attività che svolgevo con le donne vittime di abusi o di violenze, emergeva con chiarezza l...
16/09/2023

Tw: violenza di genere

Nelle attività che svolgevo con le donne vittime di abusi o di violenze, emergeva con chiarezza la consapevolezza che non avrebbero ricevuto alcuna giustizia attraverso il ricorso alle forze dell’ordine, che non si sarebbero sentite più tranquille o garantite nei loro diritti, ma che anzi questi diritti rischiavano di esser messi in discussione a causa di una cultura dominante che ancora imputa al genere femminile parte della responsabilità delle azioni subite.

L’attuale sistema, basato su logiche punitive che si esprimono principalmente attraverso la privazione della libertà personale del reo, offre risposte che semplificano situazioni complesse, come del resto come tutte le risposte che prevedono sentimenti e vissuti condivisi di persone, tra persone.

Le dinamiche di potere esercitate all’interno degli abusi sessuali e dei maltrattamenti in famiglia posson essere viste come le stesse dinamiche che muovono lo Stato quando esercita il suo potere esclusivamente orientandolo al risarcimento della vittima e sulla punizione del suo carnefice, ponendosi alla fine del processo e non all’interno di esso come inizio di un possibile percorso per tutta la collettività.

La violenza diventa una questione personale, tra vittima e carnefice, perché tiene solo dell’atto violento e non dell’esercizio di potere, che diviene questione alla quale potrebbe partecipare tutta la collettività.

Sarebbe preziosa la possibilità di poterci costituire noi come Stato come parte attiva nel processo di consapevolezza che ha portato la persona all’esercitare un potere che, in questa circostanza, prende forma nell’atto violento.

Non riconosce la violenza di genere come una violenza relazionale (quindi non solo rivolto ad una sola persona), significa porsi pericolosamente verso l’omissione della cultura in cui siamo immersi, rifiutando di vedere la comunità in cui viviamo ogni giorno, con la quale costruiamo insieme il modo in cui vediamo gli episodi di violenza.

Ripensare ad una giustizia trasfomariva rivolto al porre rilievo al ruolo della comunità all' interno della violenza di genere.

A. Ha scelto di non andare al supermercato: ogni volta che dalla sua bocca fuoriuscivano parole non proprio conformi al ...
17/06/2023

A. Ha scelto di non andare al supermercato: ogni volta che dalla sua bocca fuoriuscivano parole non proprio conformi al contesto, tutti i presenti la scrutavano in cerca di un qualcosa che, per a, non era possibile comprendere.

C. Non giocava con i bambini del suo rione perché gli dicevano continuamente che era stupido.

F. Non ha mai visto il mare, perché il suo corpo si muove goffo e rischia di farsi male camminando sulla sabbia ed entrando nelmare. Nessuno "porta abbastanza pazienza in corpo" per accompagnarlo. Questo è riferito dai genitori, ormai settantenni.

Sono storie di vita quotidiana che raccontano di come la salute mentale non può essere esclusivamente a carico di un' azienda sanitaria locale o delle famiglie.

Esistono problematicità che diventano superabili solo nella misura in cui vengono accettate come modalità possibili di esistenza dalla comunità stessa.

Durante la conferenza nazionale sulla salute mentale avvenuta nel 2021, si parlava di come "la cura solidale di coloro che ti circondano è il primo passo verso una presa in carico della persona".

Di come ognuno di noi consapevolmente, può rendersi ponte di luoghi vivibili ed accessibili per coloro che ci circondano.

L'aver cura della comunità, per valorizzare la soggettività.

Link nelle storie per chi volesse approfondire il tema.


Se in questo momento provi dolore e/o sofferenza sia fisica che psicologica, ti è stato riconosciuto il diritto non solo...
07/03/2023

Se in questo momento provi dolore e/o sofferenza sia fisica che psicologica, ti è stato riconosciuto il diritto non solo alla salute ma anche ad una vita senza dolore.

Che cos'è “Ospedale senza Dolore” ?
Si intende un ospedale in cui si effettua, in modo sistematico, per tutti i pazienti, la valutazione ed il controllo terapeutico del dolore, sia acuto che cronico.

Legge n.38\2010 : Accesso alla Medicina del Dolore e Cure Palliative
Il 2010 segna una svolta nella lotta al dolore in Italia. Il 15 Marzo la Camera approva all'unanimità, la Legge n. 38\2010 : “disposizioni per garantire l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore”, con cui di fatto viene sancito il diritto del cittadino a non soffrire. Si tratta di una norma fortemente innovativa, tra le prime in Europa, che per la prima volta tutela e garantisce l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore da parte del cittadino, nell'ambito dei livelli essenziali di assistenza, al fine di assicurare il rispetto della dignità e dell’autonomia della qualità delle cure e la loro appropriatezza riguardo alle specifiche esigenze. Le strutture sanitarie eroganti cure palliative e terapia del dolore devono assicurare un programma di cura individuale per il malato e per la sua famiglia

Legge n.12\2001 : Utilizzo dei farmaci oppiacei “norme per agevolare l’impegno dei farmaci analgesici oppiacei nella terapia del dolore “ ha apportato modifiche sostanziali nella lotta contro il dolore. FANS (Farmaci Anti-Infiammatori Non Steroidei) e farmaci derivanti dall'Oppio, come la morfina. Infiltrazioni , piccoli interventi non non invasivi o poco invasivi come gli elettro stimolatori.

Il ruolo dello psicologo:
1) promuovere un’integrazione tra cura e prendersi cura come due spazi che non possono essere considerati separati, ma che devono integrarsi l’un l’altro per consentire una comunità di supporto clinico che tenga conto del paziente con la malattia e non solo della malattia che ha un paziente.
La cura riguarda la diagnosi e il trattamento della malattia.

Cerca sul tuo territorio dei professionisti che possono alleviare il dolore che vivi.

Nella quotidianità s'intreccia la f***a trama esistente tra noi e ciò che incontriamo. Quella quotidianità che viene spe...
28/02/2023

Nella quotidianità s'intreccia la f***a trama esistente tra noi e ciò che incontriamo.

Quella quotidianità che viene spesso percepita non come uno scenario ricco di possibilità nella quale riscoprirsi esprimendo la propria identità, ma vissuta come sfondo per l'esistenza, nella quale inevitabilmente e passivamente si subiscono le conseguenze.

Nel primo caso le relazioni che intessiamo quotidianamente sono portatori di possibilità, nel secondo caso le relazioni sono portatrici di vincoli rigidi alla propria esistenza.

Bisogna porre molta attenzione su come ci sì dà all'altro e su cosa in quel momento diamo per scontato che non possa essere diverso di noi stessi, dal momento in cui è proprio in quel "darsi così" che si fissano i cardini che limitano quelle possibilità di potersi esprimere differentemente.

La soggettività si riscopre nelle sue possibilità nel momento in cui la quotidianità è vissuta come spazio relazionale, nella quale sperimentarsi e riscoprisi, e non come spazio che qualifica o squalifica un qualcosa di preesistente, vissuto come al di fuori di sé stessi.


La difesa di Marco Cavallo non è solo la difesa di un simbolo ma è la difesa di un modello di   che mette al centro i di...
22/02/2023

La difesa di Marco Cavallo non è solo la difesa di un simbolo ma è la difesa di un modello di che mette al centro i diritti della persona.

Abbiamo ancora la necessità di vivere dei gesti romanticamente rivoluzionari come quello di che pongono al centro non la malattia ma la salute mentale del singolo all'interno della comunità stessa.


Il dolore accomuna universalmente tutti noi,tratto ineluttabile dell'esistenza umana.Ma allora perché continuiamo a trat...
18/02/2023

Il dolore accomuna universalmente tutti noi,tratto ineluttabile dell'esistenza umana.

Ma allora perché continuiamo a trattare il dolore come in qualcosa da togliere? Eliminare dalla nostra vita?

Il dolore, come parte integrante della vita, non permette la sua guarigione ma, in come tutte le cose umane, si può attraversare.

Avere cura del dolore?

Ed è proprio quando abbiamo cura, concedendosi di attraversarlo, che in esso stesso appare una delle verità più umane in assoluto : l'esistenza del limite, del confine, di un margine dell'esistenza.

Limite che ci riporta alla finitezza dell'essere al mondo, all'esistenza umana come mortale.

Cio che porta l'angoscia non è, così come spesso viene suggerito, il dolore o l'evento in sé, ma alla condizione di sentirci "sottoposti a stare", stare in una condizione non desiderata, non voluta, che ci riconduce al nostro stesso limite, alla nostra stessa limitatezza.

Ed è proprio questo "non volere stare" nel dolore ad introdurre l'angoscia.

Essa insorge nel momento in cui si ha la pretesa di andare "oltre il proprio limite", non riconoscendo il dolore come parte integrante della vita stessa ma come un qualcosa da togliere necessariamente al fine di stare bene.

Il dolore non è nostro nemico, bensì la misura con la quale possiamo riconoscere gli scenari, le atmosfere nella quale siamo immersi in quel momento. Ed è solo attraverso di esso che si promuove una ricerca a nuovi orizzonti nella quale, magari, sentirsi rigenerati.

Avete mai sentito di qualcuno sazio che cerchi cibo?

Il dolore è fame di nuovi orizzonti.

Il dolore accomuna universalmente tutti noi,tratto ineluttabile dell'esistenza umana.Ma allora perché continuiamo a trat...
18/02/2023

Il dolore accomuna universalmente tutti noi,tratto ineluttabile dell'esistenza umana.

Ma allora perché continuiamo a trattare il dolore come un "qualcosa da togliere"? Da eliminare dalla nostra vita?

Il dolore, come parte integrante della vita, non permette la sua guarigione ma, in come tutte le cose umane, la si può attraversare avendone cura.

Avere cura del dolore?

Ed è proprio quando ne abbiamo cura, concedendosi di attraversarlo, che in esso stesso appare una delle verità più umane in assoluto : l'esistenza del limite, del confine, di un margine dell'esistenza.

Limite che ci riporta alla finitezza dell'essere al mondo, all'esistenza umana come mortale.

Cio che porta l'angoscia non è, così come spesso viene suggerito, il dolore o l'evento in sé, ma alla condizione di sentirci "sottoposti a stare", stare in una condizione non desiderata, non voluta, che ci riconduce al nostro stesso limite, alla nostra stessa limitatezza.

Ed è proprio questo "non volere stare" nel dolore ad introdurre l'angoscia.

Essa insorge nel momento in cui si ha la pretesa di andare "oltre il proprio limite", non riconoscendo il dolore come parte integrante della vita stessa ma come un qualcosa da togliere necessariamente al fine di stare bene.

Il dolore non è nostro nemico, bensì la misura con la quale possiamo riconoscere gli scenari, le atmosfere nella quale siamo immersi in quel momento. Nella quale ci riconosciamo nella nostra soggettivita, nel nostro essere unicamente in questo mondo. Ed è solo attraverso di esso che si promuove una ricerca di nuovi orizzonti possibili nella quale, magari, sentirsi rigenerati.

Avete mai sentito di qualcuno sazio che cerchi cibo?

Il dolore è fame di nuovi orizzonti.

Indirizzo

Via Staffetta, 127
Giugliano In
80014

Orario di apertura

Lunedì 08:00 - 12:00
Martedì 09:00 - 17:00
Giovedì 09:00 - 17:00
Sabato 09:00 - 12:30

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