09/12/2025
I 3 ERRORI PIU’ COMUNI NEI PIANI EDUCATIVI INDIVIDUALIZZATI : UNA PROSPETTIVA COMPORTAMENTALE
Nel lavoro educativo a scuola, il PEI dovrebbe guidare l’insegnamento quotidiano attraverso obiettivi chiari, misurabili e costruiti sulle contingenze. Tuttavia, molti PEI risultano difficili da applicare perché formulati in modo descrittivo, astratto o non operativo. Un obiettivo scritto in termini non misurabili genera interventi incoerenti, valutazioni soggettive e una riduzione delle opportunità didattiche. Dal punto di vista dell’Analisi del Comportamento, ci sono tre errori ricorrenti che limitano l’efficacia dei PEI.
IL PRIMO ERRORE E’ LA PRESENZA DI OBIETTIVI GLOBALI E NON OSSERVABILI .
Espressioni come “migliorare l’attenzione”, “incrementare l’autonomia” o “potenziare la partecipazione” sono etichette, non comportamenti. Non indicano cosa il bambino debba fare e non guidano l’azione dell’insegnante. L’attenzione, ad esempio, non è misurabile: lo sono invece la postura, la latenza alla risposta, la durata dello sguardo orientato al materiale o la frequenza con cui il bambino aderisce allo SD. Un obiettivo efficace specifica il comportamento. Piuttosto che “migliorare l’attenzione”, un obiettivo operativo potrebbe essere: “in presenza dello SD, mantiene postura composta, mani sul tavolo e sguardo orientato al materiale per l’intera durata della token board.
IL SECONDO ERRORE E’ L’ASSENZA DI CRITERI QUANTITATIVI.
Obiettivi come “completare il compito” o “rispettare le regole” non forniscono indicatori di performance. Dal punto di vista ABA, un comportamento è misurabile solo se vengono definite almeno una o più sue dimensioni: frequenza, durata, latenza, accuratezza. Un obiettivo operativo potrebbe essere: “completa 10 esercizi di calcolo entro 10 minuti, in autonomia, con il 100% di risposte corrette (senza prompt) per 3 sessioni consecutive”. Questo permette al team di verificare il progresso e stabilire criteri di mastery chiari.
IL TERZO ERRORE RIGUARDA GLI OBIETTIVI NON COLLEGATI ALLE CONTINGENZE.
Formulazioni come “ridurre i comportamenti problema” o “migliorare il comportamento in classe” non indicano né gli antecedenti né le conseguenze che mantengono il comportamento. Senza analisi ABC, l’intervento non è né mirato né efficace. Un obiettivo corretto definisce la condizione antecedente, la risposta attesa e il criterio. Ad esempio: “al tavolino, in presenza dello SD ‘Apri il quaderno’, il bambino apre il quaderno entro 5 secondi, senza prompt, per 3 sessioni consecutive”.
Un PEI efficace è preciso, osservabile, quantificabile e legato alle contingenze. Non descrive intenzioni, ma comportamenti. Non si affida all’interpretazione, ma a procedure coerenti. E soprattutto permette di verificare oggettivamente l’apprendimento.
ORIENTAMENTO PRATICO
Quando formulate un obiettivo del PEI, descrivetelo in modo che qualunque insegnante possa osservarlo, misurarlo e registrarlo nello stesso modo.
Una scrittura chiara e operativa favorisce coerenza didattica e maggiori opportunità di apprendimento per il bambino.
ABA & Scuola