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terapia manuale e cranio mandibolare con nanotecnologia taopatch.

31/12/2025
 , la luce che cura. 24/365  sempre con te.
29/12/2025

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23/12/2025

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UNA PRATICA ECONOMlCA ED EFFICIENTE PER LA DISINTOSSICAZIONE

Bere acqua calda al mattino è l’avvio del sistema. Ma il vero cambio di marcia nel corpo avviene quando si continua a bere acqua calda o tiepida durante tutta la giornata. E no, non stiamo parlando di tisane, brodi o intrugli miracolosi. Solo acqua, riscaldata, senza plastiche che la contaminano...

Il nostro corpo non ha bisogno di essere "depurato" una settimana all’anno con un programma detox alla moda. Ha bisogno di essere supportato ogni giorno, in modo fisiologico, intelligente, costante. E l’acqua calda è uno degli strumenti più potenti e sottovalutati per farlo.

Il sistema linfatico è la rete di drenaggio del nostro corpo. Porta via tossine, metaboliti di scarto, proteine extracellulari, cellule morte, residui di infiammazione. È collegato al sistema immunitario, alla digestione, alla circolazione, al cervello.

Ma a differenza del sangue, la linfa non ha una p***a come il cuore. Si muove solo grazie a:

- Movimento fisico,
- Respirazione profonda,
- Contrazioni muscolari,
- E soprattutto... idratazione.

Ecco perché bere acqua calda durante il giorno è una delle chiavi fondamentali per far funzionare il sistema linfatico. Perché calda (e non fredda)? L’acqua fredda tende a:

- Rallentare la digestione,
- Causare una vasocostrizione periferica,
- Creare tensione viscerale,
- Ridurre la motilità intestinale.

Al contrario, l’acqua calda crea espansione, dilatazione, movimento. La sua temperatura leggermente superiore a quella corporea favorisce una serie di reazioni benefiche:

1. Fluidifica la linfa: La linfa può diventare densa e vischiosa in condizioni di disidratazione cronica, stress o infiammazione. L’acqua calda ne migliora la viscosità e la scorrevolezza, favorendo lo smaltimento dei rifiuti cellulari.

2. Migliora la microcircolazione: L’acqua calda dilata i capillari e permette un migliore scambio tra liquido interstiziale e linfatico. Questo aiuta ad abbassare infiammazioni localizzate, dolori muscolari e pesantezza.

3. Sblocca la stasi linfatica: In presenza di ritenzione, gonfiori, stanchezza cronica, infezioni ricorrenti o allergie, spesso c’è una linfa che ristagna. L’acqua calda, bevuta a piccoli sorsi durante il giorno, aiuta a “rimettere in moto” questo sistema.

4. Sostiene la disintossicazione cellulare quotidiana: Ogni cellula del nostro corpo rilascia tossine, acidi, CO₂, radicali liberi. Senza un flusso linfatico attivo, questi scarti si accumulano. E nessun integratore potrà fare il lavoro che l’acqua può iniziare.

Non serve bere litri d'acqua tutti in una volta. Anzi, troppa acqua bevuta di colpo può stressare i reni, diluire gli elettroliti e spegnere la digestione.

Ecco alcune regole semplici ma efficaci:

- Temperatura: acqua calda, non bollente. Tra i 45° e i 55° va benissimo. Se al sorso senti calore ma non bruciore, sei sulla temperatura giusta.

- Frequenza: ogni 30-60 minuti durante il giorno. Non aspettare la sete. Bevi a piccoli sorsi, come un gesto di cura, non come un'emergenza.

- Quantità: tra 150 ml per volta. Se hai i reni fragili o tendenza a urinare troppo, puoi ridurre e distribuire meglio.

- Contenitore: usa un bollitore con l'interno totalmente in acciaio. Mai plastica, soprattutto se l'acqua è calda, il calore facilita il rilascio di microplastiche, ftalati e bisfenoli.

Bere acqua calda regolarmente durante il giorno:

- Alleggerisce la digestione, soprattutto se hai reflusso, gonfiore, colon irritabile;

- Riduce la stanchezza mentale, aiutando a drenare metaboliti dal cervello attraverso il sistema glinfatico;

- Migliora la pelle, riducendo tossine e supportando la rigenerazione tissutale;

- Calma il sistema nervoso, soprattutto in persone ansiose o ipersensibili;

- Riduce dolori e tensioni muscolari, grazie all’azione dilatatoria e decongestionante.

E sul cervello?

Il cervello è l’organo che produce più scarti metabolici. Durante il giorno, accumula tossine, neurotrasmettitori esauriti, infiammazione silente.

Durante la notte, il sistema glinfatico (una sorta di linfa cerebrale) si attiva e inizia il “lavaggio notturno”. Ma se non sei ben idratato... questo non avviene.

Bere acqua calda nel pomeriggio e alla sera, in dosi piccole ma regolari, aiuta questo processo. Favorisce chiarezza mentale, recupero cognitivo, qualità del sonno.

Un'ultima nota sui bollitori. Questo punto non è un dettaglio tecnico. È fondamentale. Se usi un bollitore per scaldare l’acqua che bevi ogni giorno (se lo devi portare al lavoro) assicurati che l’interno sia totalmente acciaio inox, compresa la parete superiore interna, il beccuccio e le componenti che toccano l’acqua.

Molti bollitori hanno coperchi o giunture in plastica, anche se non lo dicono chiaramente. E col calore, quella plastica cede micro-residui che contaminano l’acqua in modo silente.

Esistono bollitori completamente in acciaio: cercali, leggiti le recensioni, leggi i materiali interni. Se la prima medicina del giorno è l’acqua calda, non deve contenere veleni invisibili.

Bere acqua calda non è una moda ayurvedica, non è una leggenda da nonna, e non è nemmeno un protocollo costoso. È la base della fisiologia umana. È l’elemento che ci ha permesso di sopravvivere e rigenerarci da sempre. È ciò che permette alla linfa di scorrere, al fegato di lavorare, ai reni di filtrare, alla mente di respirare.

E se vuoi davvero sostenere il corpo in modo profondo e continuativo, inizia da qui:

- La mattina appena sveglio,
- Durante il giorno, a piccoli sorsi,
- Con consapevolezza, costanza e qualità.

Il tuo sistema linfatico te ne sarà grato. E forse, anche la tua mente, la tua pelle, il tuo intestino, e la tua energia.

XO - Patrizia Coffaro

Aggiunto dopo: Questo è il bollitore che uso io e mi citrovo benissimo. Può essere anche una meravigliosa idea regalo insieme alle tisane: https://amzlink.to/az0rb7eUHvQVd

14/12/2025
QUESTA SERA ✨📺 Torniamo in TV!Oggi 2 Dicembre, alle ore 20:00, il Dr. Fabio Fontana,  il Prof. Giuseppe Messina, il Dr. ...
02/12/2025

QUESTA SERA ✨

📺 Torniamo in TV!
Oggi 2 Dicembre, alle ore 20:00, il Dr. Fabio Fontana, il Prof. Giuseppe Messina, il Dr. Giampiero Scarscioni e il Dr. Andrea Fabris saranno ospiti a “Sulle Ali della Salute”, programma di Canale Italia, dove parleranno degli ultimi studi sulla nanotecnologia.

➡️ Potete seguire la puntata in streaming alle 20:00, sul sito di Canale Italia canaleitalia.it o sul Digitale Terrestre Canale 12 (Veneto) o Canale 71 (in tutta Italia) - Sky Canale 913
Buona visione!

Guarda le dirette di Canale Italia sul nostro sito: contenuti di alta qualità sul tuo PC e tutto il meglio della televisione, da guardare ovunque!

25/11/2025

L'EPlDEMlA SILENZIOSA

Quando ancora lavoravo nel mondo delle farmacie e mi capitava di entrare nei reparti vendita, vedevo spesso la stessa scena, persone anziane che uscivano con vere e proprie buste piene di farmaci. Non un blister, non due… intere scatole, accumulate una sull’altra come se fossero pacchi regalo. E dentro di me mi chiedevo sempre la stessa cosa, quanti di quei farmaci sono davvero indispensabili? E quanti, invece, diventeranno nuovi problemi, con effetti collaterali spesso peggiori della malattia per cui erano stati prescritti?

Era una domanda che mi rimaneva dentro, che mi faceva capire quanto la “cura” a volte rischi di trasformarsi in un boomerang.

Viviamo in un’Italia che invecchia. Le statistiche ci dicono che siamo tra i paesi più longevi del mondo… ma a quale prezzo? Sempre più spesso la vecchiaia non è accompagnata da libertà, lucidità e vitalità, ma da un sacchetto di pillole sul comodino.

Ogni mattina, milioni di italiani iniziano la giornata con un bicchiere d’acqua e un pugno di compresse. Non è un’immagine simbolica... è la realtà.

Ora vi raccotno la storia di una donna qualunque. Immagina Maria, 78 anni, ex insegnante in pensione. Ama cucinare, occuparsi dei nipoti, guardare la TV la sera. Negli anni, come tanti, ha iniziato con un farmaco per la pressione. Poi il colesterolo. Poi il diabete. Aggiungiamoci il gastroprotettore, un ansiolitico leggero per dormire meglio, e così via. Un farmaco tira l’altro, fino ad arrivare a dieci o quindici pillole al giorno.

Risultato? Maria non è più la stessa. Fa fatica a concentrarsi, dimentica le cose, si sente stanca, a volte barcolla. I figli pensano che stia “invecchiando”. Ma spesso non è così... è ipermedicata.

E questo, purtroppo, succede a migliaia di persone nelle nostre famiglie.

Il termine tecnico è polifarmacia, ovvero... l’uso contemporaneo di molti farmaci, spesso senza un reale coordinamento tra i diversi medici che li prescrivono.

Secondo i dati dell’AlFA (Agenzia Italiana del Farmaco), quasi un anziano su due in Italia assume cinque o più farmaci al giorno.
E non parliamo solo di persone con gravi patologie: spesso sono “pillole preventive” che finiscono per moltiplicarsi, creando più problemi di quanti ne risolvano.

Il problema non è tanto il singolo farmaco, ma la somma, ogni molecola chimica ha effetti collaterali, e quando se ne combinano tante, il corpo diventa un laboratorio chimico sotto stress continuo.

Gli effetti li conosciamo bene:

- Perdita di memoria e confusione mentale (spesso scambiata per AIzheimer o demenza);

- Cadute e fratture, perché il sistema nervoso è rallentato;

- Stanchezza cronica, debolezza, apatia;

- Danni a fegato e reni, che devono smaltire continuamente sostanze tossiche;

- Ricoveri ospedalieri per reazioni avverse ai farmaci.

Sai qual è la cosa sconvolgente? Le reazioni avverse ai farmaci sono una delle prime cause di ricovero in Italia tra gli over 65. Eppure, raramente si mette in discussione la quantità di medicine prescritte.

“È l’età che avanza”… oppure no?

Troppo spesso si dà per scontato che smemoratezza, lentezza, debolezza siano semplicemente segni dell’età. Ma non sempre è così. Quante volte vediamo un nonno o una nonna che, dopo aver sospeso o ridotto alcuni farmaci, torna improvvisamente più lucido, energico, vitale?

Non è magia. È che il corpo, liberato da un carico tossico eccessivo, ricomincia a funzionare meglio.

Perché succede?

Le cause sono tante, e tutte legate al nostro sistema sanitario e culturale:

1. Specialisti che non comunicano. Ogni medico prescrive qualcosa per il suo ambito, senza considerare il quadro generale. Ognuno guarda la sua specializzazione. Per questo, le specializzazioni sono il fallimento della medicina. Perché non guardano più l'insieme del corpo ma lo hanno suddiviso in comparti separati, scollegati da tutto il resto.

2. Mancanza di revisione. Una volta iniziata una terapia, raramente viene rivalutata. Si aggiunge, si aggiunge, ma quasi mai si toglie. Un ematologo di Pisa mi disse: "Si aggiunge si aggiunge e strato dopo strato ci cresce la muffa". Grande medico.

3. Cultura della pillola. In Italia c’è ancora l’idea che “se non prendo niente, non sto curando la mia salute”. Si preferisce la pasticca piuttosto che cambiare stile di vita. È più facile addormentare il sintomo che andare alla radice. Ma questo porta a spengersi lentamente.

4. Pressioni commerciali. Non possiamo far finta che le aziende farmaceutiche non abbiano interesse a mantenere un mercato di pazienti cronici. Secondo voi, l'obiettivo è curare o cronicizzare?

Bada bene, non è un attacco ai farmaci. Non sto dicendo che i farmaci siano sempre il male. Hanno salvato e salvano milioni di vite. Un antibiotico dato al momento giusto può evitare una setticemia. Un antipertensivo può prevenire un ictus. Il punto è che, da strumento prezioso, i farmaci stanno diventando abuso sistematico. E il prezzo lo paghiamo in salute, qualità di vita e spese sanitarie crescenti.

I farmaci sono strumenti preziosi, ma se usati senza discernimento rischiano di contraddire il principio base della medicina: "Primum non nocere". Non dovrebbero mai diventare essi stessi una causa di malattia.

Come se ne esce? Il primo passo è la consapevolezza. Dobbiamo smettere di considerare “normale” l’idea che una persona anziana prenda dieci farmaci al giorno. Non è normale, è un segnale di allarme.

Il secondo passo è la revisione periodica delle terapie. In molti paesi europei esistono programmi di “deprescrizione”: medici che valutano attentamente se ogni singolo farmaco è ancora necessario, o se si può ridurre o sostituire con alternative più sicure.

E poi c’è il terzo passo, lo stile di vita. Perché tanti farmaci servono solo a compensare errori quotidiani:

- Una dieta povera di nutrienti e ricca di zuccheri e alimenti industriali;

- Sedentarietà che peggiora circolazione, metabolismo, ossa e muscoli;

- Stress cronico che aumenta pressione, glicemia e infiammazione;

- Mancanza di sonno e di esposizione alla luce naturale.

Ogni volta che scegliamo un cibo sano, che facciamo una passeggiata, che riduciamo lo stress con tecniche di respirazione o meditazione, stiamo costruendo la vera prevenzione.

Forse questa è la parte più dura da accettare, nessuno si prenderà cura di noi meglio di noi stessi. Il sistema sanitario è orientato alla gestione del sintomo, non alla ricerca della causa. E quando la causa è il nostro stile di vita, la pillola non sarà mai la soluzione.

Non dobbiamo diventare “anti-farmaco” a priori, ma dobbiamo imparare a fare domande, a non accettare passivamente ogni prescrizione.
Chiedere sempre:

- Questo farmaco è davvero indispensabile?

- Ci sono alternative naturali o cambiamenti nello stile di vita che possono aiutare?

- Posso ridurre gradualmente le dosi?

- Quali sono le interazioni con gli altri farmaci che già prendo?

Il mio obiettivo è cambiare paradigma sulla "cultura" del farmaco. Il vero cambiamento nasce quando smettiamo di pensare che la salute sia solo “assenza di malattia” e iniziamo a vederla come equilibrio dinamico. Il corpo non ha bisogno di dieci farmaci per funzionare: ha bisogno di nutrimento, movimento, sonno, relazioni sane, aria pulita.

E quando diamo queste basi, spesso le “pillole” diventano superflue. Non dall’oggi al domani, certo, ma con un percorso graduale e consapevole.

L’epidemia silenziosa dell’ipermedicazione non fa rumore, non finisce nei telegiornali, ma tocca da vicino le nostre famiglie. Dietro ogni blister colorato c’è un corpo che fatica, un fegato che lavora troppo, una mente che si annebbia.

Forse è il momento di fermarci e chiederci, stiamo davvero curando, o stiamo solo spegnendo sintomi mentre creiamo nuovi problemi?

La risposta non sta nel rifiutare i farmaci in blocco, ma nel recuperarne l’uso intelligente, meno, meglio, quando servono davvero. E nel ricordare che la vera medicina, quella che non ha effetti collaterali, resta sempre la stessa... alimentazione consapevole, movimento, respiro, connessione con la natura e con le persone che amiamo.

XO - Patrizia Coffaro

19/11/2025
13/11/2025

QUANDO LA CELLULA SMETTE DI VIVERE E INIZIA SOLO A SOPRAVVIVERE

(Di Patrizia Coffaro)

Mentre in Italia nutrizionisti e medici che si definiscono “funzionali” stanno ancora Iitigando su quante uova si possano mangiare a settimana, se il b***o sia da evitare o la panacea, se la vitamina D vada presa solo d’inverno o tutto l’anno e se realmente va presa, se il digiuno faccia bene o male, nel resto del mondo la vera medicina funzionale sta parlando di tutt’altro.

Sta parlando di metabolismo cellulare, di bioenergia, di trauma biologico e del motivo per cui il corpo smette di guarire anche quando sembra tutto a posto.

Perché possiamo anche fare la guerra al glutine, alla caseina o all’istamina, ma se la cellula è intrappolata in modalità sopravvivenza, non c’è supplemento o dieta che tenga. Puoi nutrirti da manuale, integrare con precisione svizzera, eliminare ogni tossina possibile… e restare ugualmente stanco, infiammato, annebbiato, spaventato.

È qui che entra in scena un modello che in Italia quasi nessuno conosce ancora, ma che negli Stati Uniti sta rivoluzionando la medicina delle malattie croniche... la Cell Danger Response, ovvero, la Risposta al Pericolo Cellulare.

Un concetto che spiega finalmente perché certe persone non riescono a uscire dal circolo vizioso della malattia, anche dopo anni di cure, diete e tentativi. E ti avviso.... una volta che lo capisci, non riesci più a guardare la biologia con gli occhi di prima.

È un modello biologico che cambia completamente la prospettiva, non più la malattia come difetto, ma la malattia come adattamento. Non è una teoria spirituale, molte persone non riescono più a guarire anche dopo che la causa della loro malattia è stata rimossa.

Ogni cellula del nostro corpo è dotata di un interruttore di pericolo. Quando percepisce una minaccia, tossine, infezioni, stress ossidativo, trauma, carenze energetiche o perfino stress emotivo, cambia completamente modo di funzionare.

Il metabolismo, che normalmente è aperto, flessibile e collaborativo, si chiude. La cellula smette di comunicare con le altre, riduce la produzione di energia mitocondriale, accumula metaboliti e mette in pausa i processi di crescita, riparazione e digestione. In pratica, passa da modalità vita a modalità sopravvivenza.

È un meccanismo di emergenza perfettamente sensato, se pensiamo a un pericolo acuto. Il problema nasce quando lo stato di allerta non si spegne più. La minaccia finisce, ma la cellula non lo sa. E così resta bloccata in questo stato di difesa cronica, come un soldato che continua a sparare anche dopo che la guerra è finita.

Quando la cellula entra in Cell Danger Response (CDR), cambia la sua biochimica in modo radicale. I mitocondri, che dovrebbero produrre energia sotto forma di ATP, usano l’ATP come segnale di allarme, rilasciandolo all’esterno come se fosse un codice S0S.

L’ATP extracellulare viene percepito dal sistema immunitario come un segnale di pericoIo, che mantiene attiva l’infiammazione.

Si riduce la respirazione mitocondriale e aumenta la glicolisi anaerobica, cioè la produzione di energia d’emergenza.

Le membrane cellulari cambiano composizione, diventano più rigide, per impedire l’ingresso di tossine o agenti patogeni.

E la comunicazione intercellulare viene drasticamente limitata... la cellula si isola.

In questa condizione il corpo non è più in uno stato di flusso, ma di congelamento biologico. Non guarisce, non si adatta, non evolve. Resta fermo in un loop difensivo che diventa, con il tempo, malattia cronica.

E ora ti spiego quello che molte persone stanno vivendo:

“Ho curato la causa, ma sto ancora male.”
“Ho tolto la candida, ma ho sempre l’infiammazione.”
“Ho bonificato la casa dalla muffa, ma il mio corpo reagisce ancora a tutto.”
“Ho fatto le cure per la Lyme, ma la stanchezza non passa.”
"Ho debellato H. Pylori ma sto ancora male"

Tutti questi casi hanno un elemento comune.... il corpo non riesce più a uscire dallo stato di pericolo.

Il sistema nervoso autonomo resta iperattivo, i mitocondri lavorano male, il sistema immunitario non distingue più tra minacce vere e ricordi di minacce. È come se le cellule avessero un trauma, un imprinting energetico di allarme che non riescono più a disattivare.

E qui si comprende perché questo modello è la chiave per capire fibromiaIgia, sindrome da fatica cronica, Iong C0vid, MCAS, sensibilità chimica multipla, infezioni croniche e anche i disturbi post-traumatici. Non sono malattie psicosomatiche, ma malattie da blocco metabolico cellulare.

Eh si, il corpo non è impazzito.... sta solo tentando di proteggerti! La parte più affascinante di questo modello è che ribalta completamente l’idea di errore biologico. Il corpo non si sta sabotando... sta tentando di sopravvivere, anche se lo fa nel modo sbagliato.

Ogni cellula, davanti a un pericolo, sceglie la priorità... proteggere, non guarire. Il problema è che nel mondo moderno, le minacce non sono più temporanee... sono continue. Campi elettromagnetici, stress cronico, tossine ambientali, farmaci, infezioni persistenti, conflitti emotivi non risolti. La cellula non riceve mai il messaggio che il pericolo è finito e allora resta chiusa, iperprotettiva, spenta.

È come vivere con il piede sempre sull’acceleratore e sul freno allo stesso tempo... consumi energia, ma non ti muovi.

I mitocondri non sono solo centrali energetiche... sono i sensori di sicurezza della cellula. Quando percepiscono un’anomalia, emettono segnali di allarme redox, rilasciano ATP all’esterno, attivano il sistema immunitario e modulano i processi infiammatori.

Li definisco i custodi della vita e della m0rte ceIIulare. Quando sono in equilibrio, il corpo rigenera. Quando restano in allerta, tutto rallenta... digestione, riparazione tissutale, ormoni, perfino la funzione cerebrale.

Questo spiega perché persone con CFS, MCAS o Iong C0vid hanno stanchezza profonda, cervello annebbiato, ipersensibilità e una percezione costante di stress anche senza motivo apparente.
Il corpo sta ancora combattendo una guerra che non c’è più.

Il sistema limbico, la parte emotiva e reattiva del cervello, è strettamente collegato a questa risposta cellulare. Quando il sistema limbico resta iperattivo, manda al corpo segnali di allarme continui. E quando le cellule restano in allarme, alimentano l’iperattività limbica.

È un circolo vizioso, ecco perché chi vive in modalità CDR non può guarire solo con la dieta o con l’integratore giusto. Serve una ri-regolazione del sistema nervoso, una rassicurazione limbica profonda, affinché il corpo percepisca davvero che è al sicuro. Perché finché la mente e le cellule sentono pericolo, non c’è protocollo che tenga.

Capire la Cell Danger Response significa cambiare radicalmente il modo di trattare le malattie croniche. Non si tratta di curare il sintomo, ma di sbloccare la cellula dal suo stato di difesa.

Questo richiede un lavoro su più livelli:

- Rimuovere gli stressor: tossine, muffe, infezioni, metalli, stress cronico.

- Ripristinare la comunicazione cellulare: equilibrio redox, segnalazione mitocondriale, omeostasi del calcio e del magnesio.

- Riprogrammare il sistema nervoso: riportare la percezione di sicurezza nel corpo.

- Favorire la rigenerazione: nutrienti mitocondriali, sonno profondo, ossigenazione, movimento gentile.

È un approccio lento, profondo e intelligente, che non combatte contro il corpo, ma collabora con esso.

Una cellula intrappolata in risposta al pericolo può dare mille volti diversi, ma alcuni sono molto ricorrenti:

- Stanchezza cronica che non migliora col riposo;

- Intolleranze e sensibilità multiple;

- Infiammazione diffusa, dolori migranti, rigidità;

-Insonnia o sonno non ristoratore;

- Difficoltà digestive o “intestino in allerta”;

- Ipersensibilità a suoni, odori, luci;

- Peggioramento dopo terapie troppo forti.

In pratica, il corpo reagisce a tutto come se fosse tossico e ogni volta che provi a forzarlo, peggiora. Non perché sia fragile, ma perché sta ancora proteggendosi.

Per uscire dalla CDR, il corpo deve percepire di nuovo sicurezza biologica. È lì che inizia la guarigione e non è un processo solo mentale o psicologico... è un processo biochimico. Sicurezza significa che il sistema nervoso parasimpatico torna attivo, che il flusso sanguigno migliora, che i mitocondri riaccendono la respirazione ossidativa. Significa che la cellula torna a comunicare, a ricevere nutrienti, a riparare i tessuti.

E questo si ottiene con strumenti concreti:

- Regolazione del ritmo sonno-veglia,

- Tecniche di respirazione vagale,

- Esposizione graduale a stimoli benefici (luce, suoni, movimento dolce),

- Sostegno mitocondriale mirato (magnesio, NADH, riboflavina, coenzima Q10, acido alfa-lipoico),

- Alimentazione antiinfiammatoria e ricca di antiossidanti naturali,
... e, quando serve, terapia del trauma e riprogrammazione limbica.

Ogni piccolo segnale di sicurezza inviato al corpo è un passo fuori dallo stato di pericolo.

La Cell Danger Response ci invita a cambiare completamente prospettiva, la malattia non è più un errore, ma una comunicazione biologica bloccata. È il corpo che dice:

“Ho smesso di evolvere perché mi sento in pericolo”.

Ecco perché non possiamo più vedere il sintomo come un nemico da sopprimere. Il sintomo è la voce della cellula che chiede aiuto. E finché non le restituiamo sicurezza, continuerà a parlare, sotto forma di dolore, stanchezza, infiammazione, allergie, o ansia inspiegabile.

Guarire, in questo senso, non significa tornare come prima, ma uscire dallo stato di difesa e tornare a fluire. Significa riprendere la comunicazione tra cellule, sistemi e coscienza. È un processo che coinvolge corpo, mente e spirito allo stesso tempo.

E quando finalmente il corpo capisce che non è più in guerra, succede qualcosa di incredibile... le reazioni si spengono, la mente si quieta, la digestione riparte, l’energia sale. Non perché hai curato qualcosa, ma perché hai ricordato al corpo come vivere.

Bisogna insegnare al corpo che il pericolo è finito, dobbiamo riaccendere i mitocondri, riattivare il flusso, restituire comunicazione alle cellule. È questo il cuore della medicina del futuro... non curare il corpo, ma ricordargli la via di casa. E forse, un giorno, la medicina capirà che non siamo fatti per spegnere i sintomi, ma per ritrovare la musica della vita dopo un lungo silenzio di paura.

XO - Patrizia Coffaro

Indirizzo

Loc. Tschaval 1
Gressoney-la-Trinité

Orario di apertura

Lunedì 08:00 - 18:00
Martedì 08:00 - 18:00
Mercoledì 08:00 - 18:00
Giovedì 08:00 - 18:00
Venerdì 08:00 - 18:00
Sabato 08:00 - 18:00
Domenica 08:00 - 18:00

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