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Vetica Le neuroscienze al servizio della tua salute

🧠 Perché si chiama  ? La storia dietro il nomeTi sei mai chiesto perché una delle malattie più conosciute al mondo porta...
15/01/2026

🧠 Perché si chiama ? La storia dietro il nome

Ti sei mai chiesto perché una delle malattie più conosciute al mondo porta il nome di una persona?
La malattia di Alzheimer prende il suo nome da una scoperta scientifica, ma soprattutto da una storia umana, che ha cambiato per sempre il modo di guardare ai disturbi della memoria.

👨‍⚕️ Alois Alzheimer era un medico e psichiatra tedesco, nato nel 1864.
All’inizio del Novecento lavorava con persone che presentavano sintomi allora poco compresi: perdita di memoria, difficoltà nel linguaggio, disorientamento e cambiamenti del comportamento.

👩‍🦰 Nel 1901, Alzheimer seguì una paziente di 51 anni, Auguste Deter. La donna presentava disturbi della memoria importanti, non riconosceva i familiari, aveva difficoltà a parlare e mostrava cambiamenti del comportamento che peggioravano nel tempo.

Alzheimer non si limitò a osservare i sintomi: annotò con precisione parole, frasi, reazioni ed emozioni della paziente, lasciando una delle prime descrizioni cliniche dettagliate di ciò che oggi chiamiamo Alzheimer.

🔬 Una scoperta che cambia la medicina

Dopo la morte di Auguste Deter, Alois Alzheimer analizzò il suo cervello.
Quello che osservò fu qualcosa di completamente nuovo:

🔹depositi anomali di proteine tra le cellule nervose (le placche)

🔹alterazioni all’interno dei neuroni (i grovigli neurofibrillari)

Nel 1906 presentò queste osservazioni a un congresso scientifico.
Per la prima volta si dimostrava che una forma di “demenza” aveva una base biologica precisa, visibile al microscopio.

Questo passaggio segnò una svolta: la perdita di memoria non era più solo un “destino”, ma una malattia del cervello.

📖 Perché oggi la chiamiamo “Malattia di Alzheimer”

Inizialmente, quella descritta da Alzheimer veniva considerata una forma rara di demenza che colpiva persone relativamente giovani.

Fu Emil Kraepelin, collega e maestro di Alzheimer, a riconoscere l’importanza della scoperta e a proporre di chiamare quella condizione “Malattia di Alzheimer”, in suo onore.

Con il tempo si è capito che la stessa malattia può manifestarsi anche in età avanzata, diventando la forma di demenza più diffusa al mondo.

🧠  : le terapie non farmacologiche,perché sono fondamentali e quali sono le principali?Le terapie non farmacologiche son...
15/01/2026

🧠 : le terapie non farmacologiche,
perché sono fondamentali e quali sono le principali?

Le terapie non farmacologiche sono oggi riconosciute come un elemento centrale perché contribuiscono a mantenere le funzioni cognitive residue, migliorare la qualità di vita e ridurre i sintomi comportamentali.

Le più recenti revisioni sistematiche mostrano che interventi non farmacologici strutturati – come stimolazione cognitiva, attività fisica, terapie occupazionali e interventi psicosociali – hanno un impatto positivo molto significativo sul benessere globale della persona con demenza e sul carico assistenziale dei caregiver.

(Bibliografia e raccomandazioni alla fine del post)
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🧩 Stimolazione cognitiva

La stimolazione cognitiva è uno degli interventi non farmacologici più studiati ed efficaci nella malattia di Alzheimer.
Consiste nel proporre attività strutturate e giochi cognitivi pensati per allenare memoria, attenzione, linguaggio e ragionamento, in un contesto sereno e non competitivo. L’obiettivo non è “mettere alla prova” la persona, ma stimolare le capacità residue attraverso attività piacevoli e significative.

🔴Come si fa?

Attraverso esercizi e giochi cognitivi, come ad esempio:

🔹giochi di memoria (abbinamenti, ricordare parole o immagini)

🔹giochi di attenzione (trovare differenze, completare sequenze)

🔹giochi di parole (indovinelli semplici, categorie semantiche)

🔹quiz di cultura generale adattati

🔹attività di problem solving quotidiano (organizzare una giornata, fare una lista)

🔴 Benefici

🔹rallenta il declino cognitivo

🔹migliora il funzionamento mentale globale

🔹favorisce autostima e socializzazione

🔴 Frequenza consigliata*

2–3 sessioni a settimana

30–60 minuti
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🧭 Terapia di Orientamento alla Realtà (ROT)

La terapia di orientamento alla realtà si basa sul rinforzo quotidiano di elementi come data, ora, luogo e persone significative.
È utile soprattutto nelle fasi iniziali e moderate della malattia per contrastare disorientamento e confusione e dare un quadro di riferimento affidabile alla persona.

🔴 Come si fa

🔹calendario e orologio ben visibili

🔹richiami gentili e costanti alla data e al luogo

🔹routine quotidiane prevedibili

🔴 Benefici principali

🔹riduce confusione e ansia

🔹migliora il senso di sicurezza

🔹favorisce l’orientamento quotidiano

🔴 Frequenza consigliata*

tutti i giorni, con richiami di 5–15 minuti distribuiti nella giornata.
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📖 Terapia della reminiscenza

La reminiscenza si basa sul fatto che i ricordi del passato remoto spesso restano meglio conservati rispetto alle memorie recenti nelle persone con Alzheimer.
Attraverso oggetti, fotografie e racconti, questa terapia rafforza il senso di identità e promuove benessere emozionale.

🔴Come si fa

🔹guardare album di foto e oggetti del passato

🔹ascoltare musica significativa

🔹raccontare storie di vita personale

🔴 Benefici principali

🔹migliora umore ed emozione

🔹rinforza l’autostima e la continuità identitaria

🔹aiuta a ridurre segni di depressione

🔴 Frequenza consigliata*

1–2 sessioni a settimana

30–45 minuti
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🏃‍♂️ Attività fisica adattata

L’attività fisica non è solo movimento: è una terapia che coinvolge il corpo e il cervello.
Una attività fisica regolare, strutturata e personalizzata è risultata capace di migliorare la cognizione globale e la qualità di vita nelle persone con Alzheimer.

🔴 Come si fa

🔹camminate regolari

🔹ginnastica dolce per anziani

🔹esercizi di equilibrio e coordinazione

🔴Benefici principali

🔹migliora cognizione globale e umore

🔹aiuta equilibrio e mobilità

🔹può aumentare la qualità del sonno

🔴 Frequenza consigliata*

2–4 volte a settimana

20–40 minuti
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🧑‍🍳 Terapia occupazionale

La terapia occupazionale incoraggia la persona a rimanere attiva nelle attività di vita quotidiana, adattando compiti e ambiente alle capacità residue.
È utile sia per mantenere autonomia che per dare senso di utilità e partecipazione alla vita quotidiana.

🔴 Come si fa

🔹vestirsi, cucinare e sistemare insieme

🔹attività creative leggere

🔹adattamento dell’ambiente domestico

🔴 Benefici principali

🔹preserva l’autonomia

🔹riduce frustrazione e passività

🔹sostiene qualità di vita

🔴 Frequenza consigliata*

brevi attività ogni giorno

10–20 minuti, integrate nella routine
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💙 In sintesi: le terapie non farmacologiche non sostituiscono i farmaci, ma sono strumenti potenti per prendersi cura della persona nella sua globalità, favorendo benessere, autonomia e relazione. Le evidenze più recenti confermano che, combinate e ben somministrate, migliorano funzione cognitiva, qualità di vita e aspetti emotivi nella malattia di Alzheimer.
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❗Le terapie non farmacologiche descritte possono offrire benefici significativi, ma devono sempre essere adattate alla singola persona. Per questo è fondamentale ascoltare il parere dei professionisti sanitari (medico, neuropsicologo, terapista occupazionale, fisioterapista), che possono valutare lo stadio della malattia, le condizioni di salute generali e indicare il percorso più adeguato e sicuro.
Ogni intervento funziona meglio quando è personalizzato, monitorato e inserito in un progetto di cura condiviso.

❗*(La maggior parte degli articoli scientifici non fornisce una “dose standard universale”, ma descrive frequenze usate nei protocolli sperimentali, range di durata delle sessioni, numero totale di settimane di intervento)

[Bibliografia di riferimento]

👉Bennett S, Laver K, Voigt-Radloff S, et al.
Occupational therapy for people with dementia and their caregivers. Cochrane Database of Systematic Reviews. 2019

👉Cammisuli et al., Emotion-oriented interventions (inclusa reminiscenza) migliorano cognition e qualità di vita. BMC Geriatrics 2025.

👉Min He, Systematic review on exercise interventions in Alzheimer’s disease, BMC Geriatrics 2025.

👉Oliveira D, Bosco A, et al. Systematic review of the efficacy of pharmacological and non-pharmacological interventions for improving quality of life of people with dementia. Ageing Research Reviews. 2025

👉Oliveira et al., Systematic review of non-pharmacological interventions for dementia (inclusa ROT). PubMed 2025.

👉Woods B, et al. Cognitive stimulation to improve cognitive functioning in people with dementia. Cochrane Database Syst Rev. 2012.

👉Xiang C, Zhang Y. Comparison of cognitive intervention strategies for Alzheimer’s disease: a systematic review and network meta-analysis. Ageing Research Reviews. 2024.
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L’   è ereditario?L'Alzheimer è una malattia neurodegenerativa in cui il cervello perde progressivamente la capacità di ...
13/01/2026

L’ è ereditario?

L'Alzheimer è una malattia neurodegenerativa in cui il cervello perde progressivamente la capacità di funzionare correttamente.
Uno dei meccanismi principali coinvolti è l’accumulo anomalo di una proteina chiamata beta-amiloide, che forma placche tossiche nel cervello.

👉 Queste placche interferiscono con la comunicazione tra i neuroni, favoriscono infiammazione e stress cellulare e contribuiscono al progressivo deterioramento della salute cerebrale.
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L’Alzheimer è ereditario?

👉 Nella maggior parte dei casi NO: l’Alzheimer NON è una malattia ereditaria.

🔹 Per oltre il 90% dei casi la forma più comune è il cosiddetto Alzheimer sporadico (non ereditario): compare di solito dopo i 65 anni (NON si trasmette direttamente dai genitori ai figli).

👉 In questa forma, i geni non causano direttamente l’Alzheimer, ma possono influenzare i processi biologici che rendono il cervello più o meno vulnerabile alla malattia.
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🧬 Cos’è APOE e perché è collegato all’Alzheimer sporadico?

APOE (Apolipoproteina E) è un gene che fornisce le istruzioni per produrre una proteina fondamentale per il cervello. Questa proteina aiuta a:

👉trasportare i grassi (importanti per il cervello)

👉riparare le cellule nervose

👉rimuovere proteine di scarto, come la beta-amiloide

🧬 Il gene APOE esiste in diverse varianti, chiamate alleli:

📌APOE ε2

📌APOE ε3

📌APOE ε4
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👉 APOE ε3 è la variante più comune e neutra.

👉 APOE ε2 sembra avere un effetto protettivo.

👉 APOE ε4 è la variante associata a un aumento del rischio di Alzheimer.
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🔬 Perché APOE ε4 aumenta il rischio?

La proteina APOE prodotta dalla variante ε4 è meno efficiente nel rimuovere la beta-amiloide dal cervello, favorisce più facilmente l’accumulo di placche e rende i neuroni più vulnerabili all’invecchiamento e allo stress.

🔴 Circa il 40% delle persone affette da Alzheimer sporadico non presenta gli alleli APOE ε4.

👉 APOE ε4 aumenta la probabilità di sviluppare l'Alzheimer ma non è l'unico fattore di rischio.

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🧬Ogni persona possiede due copie del gene APOE:

una ereditata dalla madre

una ereditata dal padre
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🔹 Come si eredita APOE ε4?

Se un solo genitore trasmette APOE ε4 → la persona avrà una copia (eterozigote)

Se entrambi i genitori trasmettono APOE ε4 → la persona avrà due copie (omozigote APOE ε4 / ε4)

Se nessun genitore trasmette ε4 → la persona non avrà APOE ε4
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👉🔹 Cosa cambia tra una e due copie?

Una copia di APOE ε4 (eterozigote): rischio di Alzheimer più alto rispetto alla media, possibile insorgenza leggermente più precoce.

Due copie di APOE ε4 (omozigote ε4/ε4): rischio molto più elevato, maggiore probabilità di insorgenza anticipata.

👉 Gli omozigoti APOE ε4 rappresentano circa il 2–3% della popolazione generale.
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👉 Da cosa nasce allora l’Alzheimer sporadico?

Dall’interazione tra:

📍età
📍genetica di rischio (come APOE ε4)
📍stile di vita
📍fattori ambientali e di salute (tra cui ipertensione, diabete, fumo, sedentarietà, depressione, alimentazione)

Ogni persona produce beta-amiloidi. L'attività neuronale ne favorisce la produzione.
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🔹 LE FORME EREDITARIE "VERE" SONO RARE

Esiste una forma chiamata Alzheimer familiare:

📍rappresenta solo 1–5% dei casi

📍esordisce precocemente (40–60 anni)

📍è causata da mutazioni genetiche specifiche

📍può comparire in più generazioni della stessa famiglia

🧬 Le mutazioni responsabili coinvolgono principalmente i geni

📍APP

📍PSEN1

📍PSEN2

👉 In questi casi il gene può causare direttamente la malattia

👉 Il rischio di trasmissione può arrivare al 50% per ciascun figlio

👉 Queste forme sono rare, ma veramente ereditarie.

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🧠 In sintesi:

❌ L’Alzheimer NON è quasi mai ereditario

✅ Può esserci una predisposizione genetica

⚠️ Le forme ereditarie vere sono molto rare

🌱 Lo stile di vita e la prevenzione dei fattori di rischio contano moltissimo.

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🧠 La MEMORIAQuando parliamo di “problemi di memoria” pensiamo spesso a una sola difficoltà.In realtà la memoria è un sis...
11/01/2026

🧠 La MEMORIA

Quando parliamo di “problemi di memoria” pensiamo spesso a una sola difficoltà.
In realtà la memoria è un sistema complesso, fatto di componenti diverse, ognuna con funzioni specifiche. Ed è per questo che può “rompersi” in modi molto diversi.

🔹 Ricordare il passato recente
La memoria che ci permette di ricordare cosa abbiamo fatto ieri o con chi abbiamo parlato stamattina si chiama memoria episodica.
Quando questa funzione si altera, la persona vive il presente ma fatica a creare nuovi ricordi

🔹 Ricordare le conoscenze
Sapere che Roma è la capitale d’Italia o cosa significa una parola dipende dalla memoria semantica.
Qui i ricordi non sono legati a un momento preciso, ma a ciò che sappiamo del mondo. Quando questa memoria vacilla, compaiono difficoltà nel linguaggio e nella comprensione.

🔹 Ricordare mentre pensiamo
La memoria di lavoro è quella che usiamo per pochi secondi: tenere a mente un numero, seguire una frase lunga, fare un calcolo mentale.
Quando si riduce, il pensiero diventa più lento e faticoso.

🔹 Ricordare senza pensarci
Andare in bicicletta, allacciarsi le scarpe, usare le posate: sono esempi di memoria procedurale.
È una memoria molto resistente, che spesso resta intatta anche quando altre forme di memoria sono compromesse.

🔹 Quando non riconosciamo
A volte il problema non è ricordare, ma riconoscere: oggetti, volti, luoghi.
Queste difficoltà si chiamano agnosie e ci ricordano che memoria e percezione lavorano insieme.

🔹 Quando il corpo “non ricorda” cosa fare
Le aprassie sono difficoltà nel compiere gesti appresi, anche se la forza e la volontà ci sono.
È come se il cervello avesse perso il “manuale d’uso” delle azioni.

🔹 Orientarsi nel tempo e nello spazio
Sapere che giorno è, dove ci troviamo, come arrivare a casa: anche questo è memoria.
Quando si altera, compaiono disorientamento e confusione.

🔹 A volte chi ha un deficit di memoria non se ne rende conto (anosognosia).

👉 la memoria non è un unico contenitore, ma un insieme di funzioni che ci permettono di ricordare, riconoscere, agire, orientarci ed essere noi stessi.

💙 Capire come funziona la memoria aiuta a capire meglio anche quando qualcosa smette di funzionare.

🧠 Cosa succede al cervello con l’  ?L’Alzheimer è una malattia progressiva che altera strutture, connessioni e messagger...
11/01/2026

🧠 Cosa succede al cervello con l’ ?

L’Alzheimer è una malattia progressiva che altera strutture, connessioni e messaggeri chimici del cervello.

🔹 Da dove inizia?
La prima area ad atrofizzarsi è la corteccia entorinale, una piccola regione fondamentale per la memoria e l’orientamento, collegata all’ippocampo.
Per questo i primi segnali sono difficoltà a ricordare eventi recenti e a orientarsi.

🔹 Le strutture cerebrali
Con il tempo alcune aree del cervello si rimpiccioliscono:

👉Ippocampo → memoria

👉Corteccia temporale e parietale → linguaggio, riconoscimento

👉Corteccia frontale (fasi avanzate) → comportamento, giudizio, emozioni

🔹 Le connessioni neuronali
I neuroni perdono le sinapsi, cioè le connessioni.
La rete cerebrale diventa meno efficiente, i messaggi viaggiano con difficoltà e le funzioni cognitive si indeboliscono.

🔹 I sistemi neurotrasmissivi
Il sistema più colpito è quello dell'acetilcolina, essenziale per memoria e attenzione.

🧠💤 SONNO e ALZHEIMER: il ruolo chiave dei complessi K e del sonno profondoNegli ultimi anni la ricerca scientifica ha me...
10/01/2026

🧠💤 SONNO e ALZHEIMER: il ruolo chiave dei complessi K e del sonno profondo

Negli ultimi anni la ricerca scientifica ha messo sempre più in luce un legame stretto tra qualità del sonno e malattia di Alzheimer. Dormire bene non è solo una questione di riposo: è un vero e proprio meccanismo di protezione del cervello.

🔹 Cosa sono i complessi K?
I complessi K sono particolari onde cerebrali che compaiono durante il sonno non-REM, soprattutto nelle fasi più profonde.

Hanno una funzione fondamentale:

👉proteggono il sonno dagli stimoli esterni

👉favoriscono la stabilità del sonno profondo

👉sono coinvolti nei processi di memoria e consolidamento cognitivo

Diversi studi hanno osservato che nelle persone con Alzheimer o nelle fasi iniziali della malattia, i complessi K risultano ridotti in numero e ampiezza. Questo suggerisce che il cervello perda progressivamente la capacità di mantenere un sonno profondo efficace, compromettendo i meccanismi di “pulizia” cerebrale.

🔹 Il sonno profondo e la pulizia del cervello

Durante il sonno profondo, il cervello attiva un sistema di drenaggio fondamentale: attraverso il liquido cerebrospinale, prodotto dal plesso coroideo, vengono eliminate sostanze di scarto, tra cui le beta-amiloidi, proteine che si accumulano nel cervello delle persone con Alzheimer.

In pratica, mentre dormiamo profondamente, il cervello si “lava”, riducendo l’accumulo di molecole tossiche.

🔹 Cosa succede con il passare del tempo?

Con l’età e l’esposizione a diversi fattori di rischio, il sonno profondo tende a ridursi.
Meno sonno profondo significa:
➡️ minore produzione ed efficacia del liquido cerebrospinale
➡️ ridotta eliminazione delle beta-amiloidi
➡️ aumento della loro concentrazione nel cervello

Tra i principali fattori di rischio che possono compromettere il sonno profondo troviamo:

👉invecchiamento

👉stress cronico

👉depressione e ansia

👉disturbi del sonno (insonnia, apnea notturna)

👉sedentarietà

👉ipertensione e diabete

👉abuso di alcol

💙 Prendersi cura del sonno significa prendersi cura del cervello.

📣 Dormire bene non è tempo perso: è un investimento per la salute del tuo cervello.


🔵Studio Vetica - Grosseto🔵

🧠⚡ ADHDL’ADHD – Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività è un disturbo del neurosviluppo che può manifestarsi gi...
10/01/2026

🧠⚡ ADHD

L’ADHD – Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività è un disturbo del neurosviluppo che può manifestarsi già nell’infanzia e proseguire in adolescenza e in età adulta.

A scuola e a casa può emergere attraverso difficoltà di:

attenzione

iperattività

impulsività

📌 ADHD non significa “non ha voglia” o “non si impegna”
I bambini e i ragazzi con ADHD vogliono fare bene, ma fanno più fatica a regolare attenzione, comportamento ed emozioni.
Non è una scelta e non è una mancanza educativa: è legata al modo in cui il loro cervello funziona.

💙 Conoscere l’ADHD permette di cambiare sguardo:

Dal “non si impegna” al “ha bisogno di strumenti e tempi diversi”.
Dalla fatica quotidiana a una collaborazione efficace tra famiglia, scuola e professionisti.

🧠⚡ ADHD: cosa succede nel cervello? Una pillola di neurobiologia

L’ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività) è un disturbo del neurosviluppo con una base neurobiologica ben documentata. Non è una questione di volontà o di educazione: è il modo in cui il cervello funziona.

🔬 Le aree cerebrali coinvolte

Le ricerche mostrano differenze funzionali (e in alcuni casi strutturali) in alcune aree chiave:

👉Corteccia prefrontale
È la “centralina di controllo” del cervello. Si occupa di attenzione sostenuta, pianificazione, organizzazione, controllo degli impulsi e regolazione emotiva.
Nell’ADHD questa area può essere meno efficiente o maturare più lentamente, rendendo più difficile mantenere il focus e inibire le risposte impulsive.

👉Gangli della base
Coinvolti nel controllo del movimento e nella selezione delle risposte adeguate. Alterazioni in questi circuiti contribuiscono a iperattività e difficoltà di autoregolazione.

👉Cervelletto
Non serve solo per il movimento, ma anche per il timing, l’attenzione e la regolazione cognitiva. Nell’ADHD può essere coinvolto nella difficoltà a “dosare” le risposte.

🧪 Il ruolo dei neurotrasmettitori
Due sostanze chimiche sono centrali nell’ADHD:

Dopamina → legata a motivazione, ricompensa e mantenimento dell’attenzione

Noradrenalina → fondamentale per vigilanza, attenzione e controllo degli impulsi

👉 Nell’ADHD questi sistemi funzionano in modo meno efficiente. Il risultato?

Maggiore difficoltà nei compiti lunghi, ripetitivi o poco stimolanti

Attenzione che “si accende” facilmente su ciò che è nuovo o interessante, ma fatica a rimanere stabile

🧠 Il cervello ADHD tende a ricercare stimoli intensi e immediati per mantenere un livello ottimale di attivazione.
Questo spiega perché:

ci si distrae facilmente

si agisce impulsivamente

ma si può entrare in iperfocus su attività molto coinvolgenti

💙 In sintesi
L’ADHD non è un “difetto”, ma un funzionamento neurobiologico diverso, che richiede strategie, supporti adeguati e comprensione.

🛠 Come si interviene nell’ADHD?
L’intervento è multimodale e può includere:

👉training cognitivo

👉strategie di studio e organizzazione

👉supporto psicologico

👉Sport
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Dr. Schioppa Emanuele
🔵Studio Vetica - Grosseto🔵

🔴ALZHEIMER e AFASIA🔴Immagina di sapere perfettamente cosa vuoi dire,ma di non riuscire a trovare le parole giuste.Oppure...
09/01/2026

🔴ALZHEIMER e AFASIA🔴

Immagina di sapere perfettamente cosa vuoi dire,
ma di non riuscire a trovare le parole giuste.

Oppure di sentire parlare qualcuno,
ma di non riuscire a capire davvero il significato.

👉 Questo può accadere nell’afasia.

L’afasia è una difficoltà del linguaggio causata da una lesione del cervello.
Può comparire dopo un ictus, un trauma, oppure nelle malattie neurodegenerative, come l’Alzheimer.

Può influenzare il modo di parlare, comprendere, leggere o scrivere.

📌 Non riguarda l’intelligenza.
È il linguaggio che fatica a uscire.

🔍 I principali tipi di afasia sono:

🔹 Afasia di Broca
Difficoltà a parlare: frasi brevi, lente, faticose.
La comprensione è spesso abbastanza buona.

🔹 Afasia di Wernicke
Il linguaggio è fluente, ma poco comprensibile.
La difficoltà principale è capire ciò che viene detto.

🔹 Afasia anomica
Difficoltà a trovare le parole, soprattutto i nomi.
È la forma più lieve e più frequente.

🔹 Afasia globale
Compromissione grave sia della produzione sia della comprensione del linguaggio.
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🔴 Quali Test per lo screening dell' ALZHEIMER? 🔴Il Mini-Mental State Examination (MMSE) è uno degli strumenti di valutaz...
09/01/2026

🔴 Quali Test per lo screening dell' ALZHEIMER? 🔴

Il Mini-Mental State Examination (MMSE) è uno degli strumenti di valutazione cognitiva più utilizzati al mondo per lo screening dei disturbi cognitivi, in particolare nel sospetto di Malattia di Alzheimer e altre forme di demenza.

Si tratta di un test rapido (circa 10–15 minuti) che esplora diverse funzioni cognitive fondamentali:

👉Orientamento nel tempo e nello spazio

👉Memoria a breve termine

👉Attenzione e calcolo

👉Linguaggio

👉Capacità visuo-spaziali

📝 Che tipo di domande contiene?

Domande semplici ma mirate, come:

👉“Che giorno è oggi?”

👉“In che luogo ci troviamo?”

👉Ripetere e ricordare alcune parole

👉Fare piccoli calcoli

👉Denominare oggetti o seguire istruzioni

📊 Punteggi e interpretazione
Il punteggio massimo è 30.
In generale:

24–30: nella norma

18–23: sospetto deterioramento cognitivo lieve

🧠 Tipi principali di demenza🔹 AlzheimerÈ la forma più diffusa. Ha un esordio lento e progressivo e colpisce inizialmente...
08/01/2026

🧠 Tipi principali di demenza

🔹 Alzheimer
È la forma più diffusa. Ha un esordio lento e progressivo e colpisce inizialmente la memoria recente, per poi coinvolgere orientamento, linguaggio e capacità di svolgere le attività quotidiane.
Con il tempo possono comparire cambiamenti del comportamento e una crescente perdita di autonomia.

🔹 Demenza vascolare
È legata a problemi di circolazione cerebrale, come ictus o micro-lesioni ripetute.
I sintomi possono comparire in modo improvviso o peggiorare “a scalini” e riguardano spesso attenzione, velocità di pensiero e capacità di pianificazione più che la memoria, almeno nelle fasi iniziali.

🔹 Demenza frontotemporale
Colpisce prevalentemente le aree frontali e temporali del cervello.
Si manifesta spesso con cambiamenti precoci della personalità, del comportamento e del linguaggio, mentre la memoria può restare relativamente preservata nelle prime fasi. Può insorgere anche in età non avanzata.

🔹 Demenza a corpi di Lewy
È caratterizzata da marcate fluttuazioni delle capacità cognitive, allucinazioni visive ricorrenti e sintomi motori simili a quelli del Parkinson.
L’attenzione e la lucidità possono variare molto anche nell’arco della stessa giornata.

🔹 Demenze miste
In molte persone coesistono più forme di demenza, come l'Alzheimer e la demenza vascolare.
Queste combinazioni sono frequenti soprattutto nell’anziano e rendono il quadro clinico più complesso e variabile.

❓ E per “demenza senile” cosa si intende?

L’espressione demenza senile è un termine superato e impreciso, ma ancora diffuso nel linguaggio comune.
In passato veniva usato per indicare genericamente il decadimento cognitivo legato all’età, ma oggi sappiamo che l’invecchiamento normale non coincide con la demenza.

Oggi si parla sempre di demenza con una causa specifica, indipendentemente dall’età in cui compare.

🧠 Esiste poi il "declino cognitivo lieve (MCI)", che rappresenta una condizione intermedia.
La persona presenta difficoltà cognitive lievi, spesso di memoria o attenzione, ma mantiene l’autonomia nelle attività quotidiane.
Il "declino cognitivo lieve" non è una demenza: in alcuni casi può evolvere nel tempo, in altri rimanere stabile o persino migliorare, soprattutto se vengono corretti fattori di rischio e attivati interventi precoci.


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🔴ALZHEIMER e APRASSIA🔴 Nel malato di Alzheimer l’aprassia è un disturbo neuropsicologico che compromette la capacità di ...
08/01/2026

🔴ALZHEIMER e APRASSIA🔴

Nel malato di Alzheimer l’aprassia è un disturbo neuropsicologico che compromette la capacità di eseguire movimenti volontari e gesti finalizzati, pur in assenza di paralisi o problemi muscolari. La persona non ha perso la forza né la volontà, ma il cervello non riesce più a organizzare correttamente la sequenza dei movimenti necessari per compiere un’azione.

All’inizio l’aprassia si manifesta in modo lieve: gesti quotidiani come vestirsi, apparecchiare, usare le posate o il telecomando richiedono più tempo e spesso vengono eseguiti in modo impreciso. Con il progredire della malattia diventa difficile anche imitare un gesto o seguire un’istruzione semplice, perché il collegamento tra l’idea dell’azione e la sua realizzazione si interrompe.

Nelle fasi più avanzate l’aprassia incide profondamente sull’autonomia. Il malato può non riuscire più a lavarsi, pettinarsi, mangiare in modo coordinato o compiere gesti automatici appresi da una vita intera. Questo genera forte frustrazione, agitazione e senso di fallimento, perché spesso la persona è consapevole della difficoltà ma non riesce a superarla.

L’aprassia non è “disattenzione” né “pigrizia”: è una perdita reale e dolorosa di competenze motorie cognitive. Per questo il supporto deve essere paziente e rispettoso, aiutando il gesto senza sostituire completamente la persona, utilizzando movimenti guidati, dimostrazioni visive e tempi più lenti.

🧬 TELOMERI: il tempo scritto nelle nostre celluleDentro ogni cellula del nostro corpo esiste un meccanismo silenzioso ch...
08/01/2026

🧬 TELOMERI: il tempo scritto nelle nostre cellule

Dentro ogni cellula del nostro corpo esiste un meccanismo silenzioso che registra il passare del tempo: i telomeri.
Non misurano gli anni sul calendario, ma l’età biologica delle nostre cellule.

I telomeri sono strutture di DNA che si trovano alle estremità dei cromosomi e hanno una funzione fondamentale: proteggere il patrimonio genetico, un po’ come i cappucci delle stringhe delle scarpe impediscono che si sfilaccino.

🧠 Perché le cellule si dividono e cosa c’entra il tempo?
Le cellule si dividono perché la vita lo richiede.
Ogni giorno il nostro corpo sostituisce cellule che invecchiano o muoiono, ripara i tessuti danneggiati e mantiene organi e sistemi funzionanti.

Il tempo biologico, quindi, non è fatto solo di anni, ma di quante volte le cellule si replicano.
Ogni divisione cellulare è come una piccola tacca su un contatore.

🧠 Velocità di divisione cellulare e qualità della vita
La velocità con cui le cellule si dividono non è neutra.
È strettamente legata alla qualità della vita e allo stato di salute.

In condizioni di buona salute, le cellule:

si dividono in modo equilibrato

riparano i tessuti senza eccessi

accumulano meno danni

Al contrario, stress cronico, infiammazione persistente, sedentarietà e scarso sonno costringono il corpo a:

riparare più spesso

aumentare la frequenza delle divisioni cellulari

consumare più rapidamente i telomeri

📉 Più divisioni forzate = maggiore usura biologica

👉 Non viviamo più a lungo perché le cellule si dividono di più,
ma perché sono costrette a dividersi meno e meglio.

📉 Cosa succede col tempo
Ogni volta che una cellula si divide, i telomeri si accorciano leggermente.
Quando diventano troppo corti, la cellula:

invecchia

funziona peggio

oppure smette di dividersi

👉 Per questo la lunghezza dei telomeri è associata alla durata della vita cellulare, allo stato di salute e ai processi di invecchiamento.

🏃‍♀️ Attività fisica, telomeri e longevità

La buona notizia è che lo stile di vita può rallentare il consumo dei telomeri.

In particolare, l’attività fisica regolare è associata a:
✔️ riduzione dello stress ossidativo
✔️ minore infiammazione cronica
✔️ migliore regolazione degli ormoni dello stress
✔️ maggiore attività della telomerasi, l’enzima che protegge i telomeri

📊 Studi scientifici mostrano che le persone fisicamente attive hanno telomeri biologicamente più “giovani” rispetto ai sedentari, anche a parità di età anagrafica.

⚠️ Non serve essere atleti:

camminare a passo sostenuto

fare attività aerobica moderata

muoversi con costanza

è già sufficiente per ottenere benefici reali.

👉 Muoversi non allunga solo la vita in termini di anni, ma in termini di qualità biologica.

Dr. Schioppa Emanuele
🔵Studio Vetica - Grosseto🔵

Indirizzo

Grosseto

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