Dott.ssa Rossella Rovesti

Dott.ssa Rossella Rovesti Ricevo a Guastalla e a Reggio Emilia

28/04/2023

☀️Tolstoj diceva che «annoiarsi significa desiderare».
Il fatto che un bambino non si sappia annoiare di solito è sintomo che è iperstimolato.
Non dimentichiamoci che la noia è il preambolo dello stupore. Se li lasciamo annoiare, inizieranno a cercarsi la vita, ad essere creativi e a mettere in moto le loro funzioni esecutive (pianificazione, attenzione, memoria di lavoro, ecc. ) attraverso il gioco libero.
La noia non è un grido d'allarme che ci deve trasformare in animatori di giochi o organizzatori di compleanni straordinari.
Non è necessario occupare tutte le sue ore. Rilassiamoci.
La vita ordinaria è già abbastanza interessante: bisogna aiutarli a riscoprire lo straordinario dell'ordinario - LA NOIA di Catherine L'Ecuyer.

🎨Elsa Beskow
Estrategias Educativas

14/04/2023

DIRE IL MALE SI DEVE

Ad una carissima amica che ho accompagnato a liberarsi da tanto male dopo un tradimento negato, regalo queste parole che trovo profondamente reali.

«Non voglio fare male, ma voglio poter dire il male. Perché non siamo solo belli e il mondo è spesso un posto micidiale, ma va detto senza aggiungere altro male al male, va detto per dire: non così.
L’autobiografia serve a essere di tutti, se sono molto vera con la mia storia e con me, sto scrivendo la storia di tutti.» La tenerezza, Chandra Candiani

Ho scelto le parole di Chandra – che amo – per dire una cosa che non avrei saputo dire meglio e per introdurre uno scritto di qualche anno fa, diverso dal solito, più personale. È arrivato il tempo che venga alla luce per servire, per essere di tutti.

Premetto che parlo da donna e che tengo la distinzione uomo-donna qui, perché mi è utile dire specificamente dell’istinto femminile; che conosco, che mi riguarda. Ma non ci sono assolutamente generalizzazioni tipo “uomo traditore” “donna vittima” “solo gli uomini tradiscono”: assolutamente no.
È parte del mio vissuto, e come tale non pretende d’imporsi come verità o sapere ultimo. È un tratto di un cammino che prosegue e costantemente cambia, mi fa crescere, mi fa vedere altro; oltre. Mi piacerebbe invece che, dopo averlo letto, diceste la vostra. Io sono qui per imparare.

Sono certa che coglierete le mie intenzioni e accoglierete le mie parole.

[Il tradimento all’interno di una relazione]

Di per sé tradire non è mai una cosa buona: porta sempre del dolore. Già il nome e l’eggregora che ha creato, ne rivelano la pesante ombra.
Ma mettiamo caso che può accadere, che è umano. Che ogni situazione è a sé e generalizzare a me non piace mai.
Per come la penso io, alla domanda “Tu perdoneresti un tradimento?”, rispondo: perdonerei senz'altro – non senza attraversare prima un grande dolore - ma probabilmente non sarei più capace di restare perché per me la relazione a due è sacra, così come lo è fare l’amore. La verità però è che non lo so perché non mi è stato dato modo di affrontarlo, ma solo di scoprirlo poi, a relazione finita.

C’è altro che per me fa del male forse ancora più dell’atto in sé: la menzogna che segue, la negazione del gesto.

In una mia relazione sono stata tradita più volte e mi è stato nascosto più e più volte. A dire il vero credo di essermi fatta delle belle corna da cervo: quelle con tante diramazioni. Non delle banali corna di toro, no no: proprio tutta una roba fatta bene, due bei palchi ben sviluppati.
Le mie sensazioni mi parlavano chiaro, non riuscivo a fidarmi, chiedevo – con calma e comprensione, anche e soprattutto per dare un senso al mio malessere – e mi veniva smentito. Tutte le volte. Tutte le volte guardandomi negli occhi.

È qui che, secondo me, avviene una cosa che è ancora più dannosa del tradimento.

Se io ho sentito bene, non devi (mai!) gettare del dubbio sul mio istinto e sul mio sentire.
Perché vai a colpire qualcosa di più, di più globale; di importante.

L’istinto di una donna è uno strumento che funziona alla perfezione. Siamo state dotate di un sesto senso, di un sentire e sapere che va oltre il detto o non detto. C’è poco da fare: alcune cose le abbiamo sotto la pelle, ce ne accorgiamo, le fiutiamo.
Questo è un dono che va nutrito.
E si nutre di verità.

Quando un uomo tradisce una donna e poi mente anche sull’infedeltà: colpisce l’istinto di una donna.

Se una donna è giovane e si sta misurando con la conoscenza di questo potere: è un torto enorme.

Quando l’uomo è infedele la donna lo sente, lo sente sempre (se non lo sente è perché non vuole e sta lasciando dormire una parte di sé). Lei lo sa, lo chiede, chiede chiarezza, verità, e il compagno mente “Ma no amore, siamo solo io e te”.
Eppure qualcosa non torna, eppure alla donna l’istinto dice altro.

Cosa può accadere allora?

Può accadere che la donna cominci a faticare ad ascoltarsi, impari che il suo istinto si sbaglia (non è così, ma è questo ciò che impara), che se l’uomo che ama le dice questo, non può che essere la verità; ha fede nella relazione più di quanto – ancora – abbia fede nel suo istinto.

La conseguenza di questo è che l’istinto, da voce chiara e ferma che è, si fa fioca, distante; perché inascoltata. Perché la donna comincia ad ascoltare qualcosa che è altro - fuori - da sé.

Le sensazioni nella pancia vengono messe da parte e l’istinto si ammala.

Ma alla donna, sebbene sia ferita: l’istinto tenace – grazie al cielo - non smette di esprimersi.
Si esprime con la mancanza di fiducia pura nei confronti dell’amato, con reazioni inspiegabili, con i "boicottaggi", con un “Di’ basta, lascialo” che parla nelle viscere e non tace; non tace mai.
Questo è quello che è accaduto a me.

Questa è la speranza, la salvezza che il nostro essere ci manda; ma non sempre viene recepita.
E allora, la maggior parte delle volte, la donna diventa meno donna, perché una parte fondamentale di sé muore se non la si nutre. E una donna con l’istinto leso è persa, lì fuori.

Uomini, quando gettate menzogna sull’istinto di una donna state facendo un torto all’umanità. E non esagero.

Io vorrei pensaste che quella donna potrebbe essere vostra figlia.

Mettiamo che vostra figlia incontri un uomo, la sua pancia parla, dice che quell’uomo non è buono, che c’è qualcosa che non va e che si deve allontanare. Ma lei non la ascolta perché “No, quella volta con X il mio istinto si sbagliava, deve sbagliarsi anche ora.”
Lei non si allontana e l’uomo le fa del male – con tutti i tipi di “male” che al giorno d’oggi non è poi così difficile immaginare –.

Generazioni di uomini traditori creano generazioni di donne che si mettono costantemente in dubbio, che si indeboliscono, che non sanno proteggersi.

La donna che tradite è figlia, la figlia di quello che è un uomo come voi e che darebbe la vita per proteggere il sangue del suo sangue.
Non state tradendo solamente le donne, ma anche la vostra alleanza con gli altri uomini.

Fare l’amore – o sesso, come dicono alcuni – con un’altra donna, a patto che non siate in una relazione aperta decisa insieme – non fa bene mai, soprattutto se poi lo nascondete. È una violenza che infliggete a chi è convinta, convinto che siate solo in due.

C’è da essere veri, onesti e coraggiosi. E permettere alle altre persone di conoscerci e sceglierci per come siamo; altrimenti, se indossiamo delle maschere, siamo noi a scegliere per loro. E questo è profondamente ingiusto.
Serve creare circoli virtuosi e non viziosi; perché siamo tutti parte di un’unica sacra relazione.
Abbiamo due ruoli differenti e necessari, uomo e donna, che creano ricchezza. Ma siamo fondamentalmente uguali e soprattutto: insieme.

“Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo.”
Uno dei miei: è il trionfo della verità.

Gloria Momoli

22/03/2023

STARE FERMI E' LA VERA RIVOLUZIONE

i può, sai, stando qui
stando molto fermi
sostenere una stella.
Si può
dire alla foglia di cadere quando è ora
e il frutto pilotarlo
alla maturazione.

Si può, credi, festeggiare ogni onda
scandire i fili d’erba e nominare
nell’aria il bene. Spingere il bene alle contrade
pacificare spiriti di guerra. Sostenere
la fiamma di ogni focolare nelle cucine
piccole del mondo, nei tuguri portare
la fiammella che trasforma in mangiare
i frutti della terra. Tenere l’acqua
nella trasparenza. E ferma la montagna
senza vacillare.

Stando molto fermi
si può adorare. Si può entrare
nel dolore di un altro e sollevare,
asciugare il bucato. Volare. Si può
far cuore col cuore della terra. Si può
spezzare in infinità l’umana particella
di carne. Scatenare il potenziale atomico
che sta in ogni scaglia
della nostra pelle. Festeggiare da lì
la presente - nostra - eternità.

Stando zitti e fermi è
come dire
ecco, ingravidatemi. Dirlo alle forze
dirlo alle stagioni, al cielo, alle popolazioni
invisibili dei mondi.

Si fa un atto di fede, stando fermi.
Si dice: credo in ciò che non si vede,
so che non sono sola adesso
in questa camera senza nessuno,
so che nel vuoto apparente
c’è una corrente feconda, una mano
che guida la mia mano, una mente
di creazione. So di non sapere
il mistero del mondo. E so di preservarlo
per la fecondazione d’ogni vivente.

Stando molto fermi si crea una fessura
perché qualcosa entri e faccia movimento
in noi, e ci lavori pianocome capolavoro
da ultimare, a cui l’artista ignoto fa un ritocco
con ispirata mano, quasi demente
tanto è forte la spinta e delicata
la certezza del tocco.

Stando fermi fermi
si festeggia la gran potenza
che esalta il sole nella sua prestanza
e lo depone ad occidente
nell’ora stanca - quando ognuno guardando
prova una leggera indicibile pena.

E stando fermi la luce entra
anche nella più tetra delle notti
e l’occhio chiuso può contemplare
il buio immenso del corpo
dove il respiro entra e si espande.
E l’aria entra ed esce
a lente calme sorsate.
E l’aria è cielo. Cielo che viene a noi,
con particelle di cosmo, e antiche polveri.
Fiato di tutto ciò che è stato
e del presente e vivo esserci.

Stando molto fermi
il pensiero si spande
con le sue spire incantate
sorge si gonfia
in rivoli e pianure allagate, in rovi
in labirinti spaccati
catapecchie greti radici quadrate.
Ecco il pensiero, il divoratore.

Stando fermi lo si può lisciare
e pettinare e farlo stare giù
steso e sospeso e riposto e composto
e un po’ arretrato
in sottofondo - depotenziato -
Tutto il presente esplode.

Stando fermi.
Il nome si deposita sul fondo.
Il cognome è un aggeggio antiquato.
Nessuno spinge o preme
niente s’affretta niente è lontano.
E’ finito. Ciò che è lontano
è finito. Stando fermi.

E poi si fa concerto
col corpo plantare, con le sfere
celesti col musicale silenzio delle cose.

Stanno più zitte le cose stando fermi.
Resta un palpitare.
Tutto pare risponda
a un direttore nascosto, non umano,
silente, geniale. Stessa partitura secolare
d’orchestra.

Stando molto fermi anche un cucchiaino
con la sua piccola ombra schiacciata sotto,
porta una dose abbondante di mistero
col mondo capovolto nella nicchia.
Anche una tazza un asciugamano un latte
una scatola di puntine, un libro, un vasetto
di crema per le mani.

Stando fermi è strana
più strana la costellazione di cose sul tavolino.
La fissità si tende ed è chiaro: l’enigma
non si scioglierà.
Questo abbiamo fatto
acciaio e carta. Tessiture di fili e di sostanze.
E questo siamo. Ultimo abbozzo
prima dell’umano.

(Mariangela Gualtieri - "Si può, sai, stando qui

COMPRENDERE I FIGLI ASCOLTANDO LA STORIA DELLE GENERAZIONISvolgendo terapia familiare, mi capita spesso di cogliere il f...
28/04/2021

COMPRENDERE I FIGLI ASCOLTANDO LA STORIA DELLE GENERAZIONI
Svolgendo terapia familiare, mi capita spesso di cogliere il filo invisibile e resistente che lega le generazioni. Figli che non riescono a dialogare con i genitori e genitori che non possono accogliere i figli. Perché così lontani o incomprensibili o addirittura assurdi ai loro occhi. Eppure un filo li lega. Per scorgerlo, i grandi, devono armarsi di coraggio e incominciare a interrogarsi sulle generazioni che li hanno preceduti; a chiedersi in quale contesto familiare sono cresciuti e qual è la loro personale storia di figli. E’ lì, in quel passato e nella propria famiglia di origine, che possono, certamente con fatica e a volte con dolore, intravedere tutto quello che hanno respirato, fatto proprio ed ora incarnano nella loro persona. Eppure di ciò che viene lasciato dai propri genitori non si è consapevoli. Si tratta di doni ma anche di fardelli. Non solo e non tanto materiali ma soprattutto psicologici e direi esistenziali. Modi di pensare, valori, stili relazionali, possibilità di espressione e tanto altro entrano dentro e costruiscono chi si è nella profondità. Non se ne è consapevoli, anzi, spesso piuttosto si evitano quelle domande che metterebbero in crisi le proprie sicurezze e le identità che si abitano ordinariamente. I figli, tuttavia, chiedono di essere rispettati e amati. Quando questo non avviene succede qualcosa in loro o nelle relazioni familiari che funge da campanello di allarme. Spetta allora ai genitori, con il sostengo e le competenze di un terapeuta, rileggere la propria storia. Per diventare consapevoli di ciò che non potevano vedere e accorgersi di tutta l’”eredità” che hanno ricevuto dai propri di genitori. Il passo successivo sarà quello di comprendere quale parte di quella eredità desiderano tenere e quale invece scelgono di abbandonare per il proprio bene. Come un torrente la cui acqua si trasforma nel suo scorrere: eredita le qualità delle sorgenti a monte ma poi nel suo fluire abbandona quegli aspetti che non sono più in sintonia con la nuova terra che attraversa. In questo modo acqua e terra possono accordarsi; così i genitori possono sintonizzarsi sulla frequenza dei propri figli.

“Ci sono due cose durature che possiamo lasciare in eredità ai
nostri figli: le radici e le ali.”
(William Hodding Carter II)

“Ciò che lasci nei tuoi figli è più importante di ciò che lasci”
(Denis Waitley)

AFFRONTARE L'IMPREVISTO COME POSSIBILITA' DI STARE DENTRO ALLA VITA“ll momento presente è adesso” significa prepararsi c...
04/03/2021

AFFRONTARE L'IMPREVISTO COME POSSIBILITA' DI STARE DENTRO ALLA VITA
“ll momento presente è adesso” significa prepararsi costantemente all’imprevisto. (Yamamoto Tsunetomo).

L’imprevisto è ciò che non è atteso e che non potevamo prevedere. La vita è fatta di imprevisti. L’imprevisto è la pioggia quando usciamo senza ombrello, è il treno che arriva tardi e ci fa saltare, è una malattia che arriva quando proprio non lo pensavamo, o come in questo caso un virus che stravolge le nostre abitudini di vita. E che direi oggi ci sta impendendo di vivere con pienezza. La colpa però non è del virus, certo se non ci fosse, saremo tutti quanti più sereni. Piuttosto è della prospettiva che adottiamo per gestirlo. Certamente staremo meglio se impareremo a guardare o a ciò che non è sotto il nostro controllo come a qualcosa che sta accadendo e che quindi di per sé non è nè negativo, né positivo. E’ il presente; è ciò che accade. Ed ha valore in sé, al di là del fatto che ci piaccia o meno, perché è la vita e la vita ha senso perché la si vive non solo quando ci piace. E la possibilità che abbiamo per abitarla è quella di essere vivi, di starci dentro sempre nel bene e nel male.
Per riuscirci dobbiamo sforzarci di liberarci dalle nostre aspettative di felicità che è normale avere ma non devono essere di impedimento alla nostra felicità:
Poi dobbiamo decidere di non combattere con l’imprevisto ma di accettarlo per come è, e di affrontarlo con fiducia anche quando, come in questo caso con il Covid, ha aspetti nocivi. La situazione di vita statica e molto faticosa in cui siamo immersi oggi a causa del Covid e le prospettive di incertezza sul futuro, senza dubbio ci provocano sofferenza. Questi aspetti negativi vanno gestiti con mente lucida e con fiducia così da poter sfruttare le risorse presenti e cercare soluzioni anche inedite e originali per far fronte alla situazione nel modo migliore.

“ Le cose migliori della vita sono quelle impreviste, perché non c’erano aspettative.”
(Eli Khamarov)

Ecco l’imprevisto, qualunque esso sia ci offre questa possibilità. Perché ci obbliga a stare nella
situazione del presente senza sapere già in partenza cosa fare, senza aspettative pregresse ma
semplicemente con quello che siamo nel presente e con le possibilità che costruiamo nell’oggi
tenendo conto non solo dei nostri piani ma di quello che la vita ci sta offrendo:

“C’è qualcosa di peggio dell’imprevisto… le certezze.“ (Pennac)

Le certezze ci abituano a leggere quello che accade sempre nello stesso modo, l’imprevisto, come un terremoto, fa vacillare il nostro abituale modo di ragionare, ci obbliga a cambiare abitudini, facendoci in un primo tempo sentire smarriti, confusi e destabilizzati. Per poi, in un secondo tempo, permetterci di formulare pensieri nuovi, sperimentare comportamenti inediti, scoprire nuovi modi di stare nella vita.

L' IMPREVISTO:       UN'OCCASIONE PER VIVERE IL PRESENTE
02/02/2021

L' IMPREVISTO:
UN'OCCASIONE PER VIVERE IL PRESENTE

Indirizzo

Via IV Novembre 10
Guastalla
42016

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 20:30
Martedì 09:00 - 20:15
Mercoledì 09:00 - 20:00
Giovedì 09:00 - 20:00
Venerdì 09:00 - 20:00
Sabato 09:00 - 15:00

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