24/01/2026
“Ma il succo di frutta fa male?”
Quando si parla di alimentazione, soprattutto con lə bambinə, la risposta non può essere un sì o un no secco.
In questi casi la domanda non è se un alimento è “giusto” o “sbagliato”, ma che ruolo ha in quel momento: viene accettato? permette di introdurre varietà? riduce tensioni a tavola?
Perché dietro unə bambinə ci sono una storia, una famiglia, una fase della sua vita.
👉 In presenza di autismo e selettività alimentare, ad esempio, l’obiettivo non è la perfezione nutrizionale sul singolo alimento, ma costruire sicurezza, fiducia e possibilità.
Un succo può essere una scelta ponte, un alimento accettato, un punto di partenza. Non un errore.
Dal punto di vista nutrizionale è vero:
🍎 il frutto fresco è diverso dal succo (più fibre, più sazietà, più varietà sensoriale).
🧃 Il succo non è equivalente al frutto, ma questo non lo rende automaticamente “sbagliato”.
Quello che spesso dimentichiamo è che non è il singolo alimento né il singolo pasto a determinare lo stato di salute di una persona.
Conta il quadro generale, la frequenza, il contesto, la relazione con il cibo e anche la possibilità di vivere i momenti alimentari in modo condiviso e socialmente sostenibile.
Dividere i cibi in “permessi” e “vietati” crea rigidità, ansia e conflitti — soprattutto nei bambini e nelle famiglie che già affrontano sfide quotidiane.
👉 Un’alimentazione che fa bene è prima di tutto sufficientemente equilibrata, flessibile e sostenibile, anche nella vita reale, a scuola, alle feste, con gli altri.
E sì, anche questo fa parte della salute.