Al Consultorio

Al Consultorio "al Consultorio" è una equipe di volontari specializzati a disposizione di persone, coppie e famiglie

Buon Natale!A tutti facciamo gli auguri perché questo giorno ed il suo significato ci aiutino a scegliere azioni che con...
25/12/2025

Buon Natale!
A tutti facciamo gli auguri perché questo giorno ed il suo significato ci aiutino a scegliere azioni che conducono all'incontro con l'altro piuttosto che voltargli le spalle nei mille modi che in questo momento mettiamo in atto.
E così, per quest'anno, vi proponiamo "Natività" di Marc Chagall, artista bielorusso di fede ebraica, che unifica, in questo suo dipinto, gli elementi religiosi e simbolici del cristianesimo e dell'ebraismo.
In questo periodo ci prendiamo, come voi, un attimo di pausa per stare con i famigliari (accogliere quelli che tornano; andare da quelli lontani; occuparsi con agio di quelli ammalati o anziani; godersi la compagnia senza temere il tempo di andarsene).
Siamo comunque reperibili ai nostri soliti recapiti, anche se ci sentiremo per il 7 gennaio, quando riprenderemo in pieno le nostre attività.

Castelbellino Stazione 13.11.25Gruppo parrocchiale: Pianello, Stazione C. MontecarottoA novembre, le consulenti del CPF ...
14/12/2025

Castelbellino Stazione 13.11.25
Gruppo parrocchiale: Pianello, Stazione C. Montecarotto
A novembre, le consulenti del CPF con i giovani tra i 14 e i 17 anni e i loro educatori parrocchiali, a Castelbellino Stazione, si sono confrontati su queste dinamiche interiori affrontando un tema fonte di forte disagio!
Ecco le nostre riflessioni nate da questa esperienza.
La critica esterna spesso arriva dritta a colpire la nostra vulnerabilità più intima, la percezione del nostro valore vacilla trasformandoci in un “bicchiere mezzo vuoto”.
Cosa accade dentro di noi quando la nostra essenza viene colpita dai giudizi esterni? E’ come se una voce forte e chiara, uguale a quella di un genitore in ansia per noi, inizia ad urlarci che non abbia fatto o non siamo stati abbastanza rispetto alle regole. E’ la voce del nostro critico interiore!
Il giudizio esterno ha agganciato la voce del critico interiore, i toni si sono alzati a tal punto che la percezione della nostra autostima sembra dissolta!
Come trasformare queste due voci da fonti di stress (ansia, paura, panico) in alleate?
La simulata di una partita di calcio è servita a riconoscere le parti che entrano in crisi sotto l’attacco del giudizio, e quelle che possono sostenerci!
La forza interiore che nasce dalla chiarezza di ciò che si muove nella nostra interiorità ci ha permesso di concludere l’incontro con un senso di stima fortificato, la percezione di essere il “bicchiere mezzo pieno”!

Da oggi, in Australia, le persone con meno di 16 anni non potranno accedere ad alcuna piattaforma social e, chi c'era gi...
10/12/2025

Da oggi, in Australia, le persone con meno di 16 anni non potranno accedere ad alcuna piattaforma social e, chi c'era già, ha subito la chiusura dei profili. Molti adulti ne attendevano l'inizio; altri sottolineano i dubbi.
Comprensibile per una disposizione che riguarda un aspetto tanto pervasivo della vita contemporanea.
Anche in Italia si discute molto su questa opportunità in una dicotomia favorevoli/contrari che sembra non portare a indirizzi condivisi.
Di certo, la legge australiana mostra di avere accolto il principio della condivisione delle responsabilità, riconosciuta sia alle famiglie che alle varie piattaforme (che, anche qui in Europa, tentano di svicolare).
Per ora, le persone adolescenti hanno dimostrato di essere all'altezza della sfida che li aspetta e, chi aveva già un profilo, ha elaborato un modo di congedarsi che ha fatto della giornata di ieri un enorme rito collettivo di saluto.
Gli adulti (noi) saranno (saremo) altrettanto all'altezza?
Nel primo commento vi proponiamo un podcast che riflette su questa scelta australiana e pone domande che ci paiono intelligenti

Il 10 dicembre entra in vigore la prima legge al mondo che obbliga le piattaforme social a impedire l'accesso agli adolescenti.

Meta ha già rimosso 500mila account in Australia, ma i dubbi sulla verifica dell'età restano. E anche l'Italia si muove.

Che ne pensate di questa scelta australiana?

✍️ Riccardo Piccolo, clicca sul link ⛓️ nel primo commento per leggere l'articolo completo o vai su Wired.it
📸 Anna Barclay/Getty Images

Un femminicidio a due passi da noi.Si dice che, quando avviene un delitto come questo, è tutta la comunità che viene col...
06/12/2025

Un femminicidio a due passi da noi.
Si dice che, quando avviene un delitto come questo, è tutta la comunità che viene colpita.
È proprio così: questo post della Casa delle Donne ce lo racconta intensamente e la parola "rabbia" descrive lo stato d'animo prevalente.
Ci sentiamo molto vicine e vicini anche alla comunità di lavoro a cui Sadjide apparteneva e che ha accolto la difficoltà della sua vita e l'ha compresa così tanto da intuire immediatamente il senso dell'assenza della collega di lavoro. Probabilmente anche loro sentono, insieme al dolore della perdita, la rabbia per un destino che non è potuto cambiare.
Dire che la comunità tutta soffre non è retorica: è la sintesi di stati d'animo reali che persone concrete provano.
Anche noi

Per la domenica scorsa abbiamo organizzato un pomeriggio artistico al Museo Diocesano, con una visita alla mostra "Immag...
03/12/2025

Per la domenica scorsa abbiamo organizzato un pomeriggio artistico al Museo Diocesano, con una visita alla mostra "Immagini della maternità" e anche all'esposizione permanente a quella sulla fotografia marchigiana organizzata dal circolo culturale fotografico Ferretti. Insieme a noi c'erano anche i soci di Associazione di volontariato Anteas.
L'accostamento tra antico e moderno (delle immagini ma anche delle arti) ci ha molto incuriosito e la nostra guida Beatrice ci ha aiutati ad apprezzare le singole opere e gli accostamenti

A noi di Al Consultorio l'arte della fotografia piace moltissimo ed è una piccola soddisfazione che i vicini di piazza d...
28/11/2025

A noi di Al Consultorio l'arte della fotografia piace moltissimo ed è una piccola soddisfazione che i vicini di piazza del Circolo Culturale Ferretti insieme a FIAF abbiano scelto anche il nostro palazzo (il Ripanti Vecchio) per una parte della loro esposizione.
Noi siamo al primo piano, l'esposizione è al secondo: passando, lasciateci un saluto!

Per il 25 novembre proponiamo uno sguardo che si allarga anche alle donne disabili.Capita che in questa definizione - do...
25/11/2025

Per il 25 novembre proponiamo uno sguardo che si allarga anche alle donne disabili.
Capita che in questa definizione - donne disabili - l'aggettivo ci salti agli occhi più del sostantivo. Anzi che quest'ultimo sparisca proprio: "la disabile" e la sua appartenenza di genere sparisce, negando così di fatto i vissuti e le problematiche proprie di una donna.
Questo post di Witty Wheels ci aiuta a confrontarci con questa cecità: vi invitiamo a leggerlo per conoscere meglio questo aspetto e anche ad apprezzare l'asciuttezza argomentativa delle sorelle Paolini

Le donne disabili hanno un rischio triplicato di subire uno stupro rispetto alle donne non disabili. Hanno anche probabilità più alte di subire violenza fisica, psicologica, economica.
La violenza contro le donne disabili è legata sia al sessismo che all'abilismo, e quest'ultima è un’oppressione meno conosciuta, quindi come società facciamo fatica anche a riconoscerla.

Le persone disabili vengono costantemente svalutate ed escluse, trattate come cittadini di serie B, considerate pesi per gli altri, private dell'autodeterminazione, trattate con paternalismo, e si considera normale dare loro consigli non richiesti. Vengono controllate, giudicate più degli altri, si hanno precise aspettative nei loro confronti (piuttosto limitate), ad esempio ci si aspetta che esprimano gratitudine, ci si aspetta che si sentano dei pesi, che non siano assertive.
Tutto questo ha anche l'effetto di normalizzare la violenza.
Quando c'è violenza da parte del partner, può capitare che ne venga sminuita la gravità con l'idea che la persona disabile dovrebbe essere grata al suo partner per stare con lei “nonostante la disabilità”.

Anche quando la violenza è da parte di familiari ci sono dinamiche simili. C'è una narrazione che descrive i familiari come “brave persone” a prescindere.
È per questo che poi, quando ci sono le uccisioni di persone disabili da parte di caregiver, sui giornali spesso troviamo più empatia verso gli uccisori che verso le vittime.

Può capitare che le donne disabili vengano “educate” alla condiscendenza e alla tolleranza, perché si mischiano abilismo e sessismo interiorizzato, e quindi è più difficile riconoscere gli abusi. È ancora più fondamentale quindi educare al consenso.
Del resto le persone disabili sono abituate anche a una violenza istituzionale, a una violenza pervasiva. Non poter entrare in molti luoghi è violenza, non poter accedere a servizi essenziali è violenza.

Oltre a subire tassi maggiori di violenza le persone disabili hanno anche tutta una serie di ostacoli aggiuntivi nell'uscire dalle violenze. Se la persona abusante è il caregiver principale della persona disabile, che la aiuta ad alzarsi dal letto la mattina, quest'ultima è letteralmente legata a lui per la sopravvivenza. Questo succede perché il diritto all'assistenza personale non è garantito in Italia: non è finanziata a sufficienza. Spesso non c'è alternativa al familiare/partner che ti assiste se non la struttura, e allora molte persone preferiscono rimanere nella situazione di violenza che andare in struttura.
E i centri antiviolenza non sono predisposti ad aiutare chi ha bisogno di assistenza personale e hanno spesso barriere architettoniche e sensoriali.

Ho usato a volte “persone” disabili invece che donne perché è vero che la violenza contro le donne disabili è un fenomeno a sé stante legato a sessismo e abilismo. Ma quando interviene la disabilità, specialmente se c'è la non autosufficienza, la violenza è pervasiva anche contro uomini e persone non binarie. Gli uomini e le persone non binarie non autosufficienti vivono violenze molto simili alle donne disabili.
È importante ricordare anche questo per non oscurare ulteriormente il fenomeno sommerso della violenza verso le persone disabili in generale.

[Chiara]

Ogni 18 novembre la Chiesa cattolica invita a porre l'attenzione sulle vittime degli abusi: minori e persone fragili, so...
18/11/2025

Ogni 18 novembre la Chiesa cattolica invita a porre l'attenzione sulle vittime degli abusi: minori e persone fragili, soprattutto, perché son le più indifese.
Lo slogan di quest'anno è "Rispetto. Generare relazioni autentiche".
Ci pare proprio che questo post della dottoressa Bruzzone, che riguarda il disagio dei più piccoli, ci aiuti a capire un paio di cose fondamentali:
- l'abuso si traveste in tanti modi, alcuni dei quali ci sembrano innocui ma che lasciano segni indelebili. Basta che un bambino si senta dire regolarmente: "Ma che, sei stupido?" o "Da te mi aspettavo di più!";
- la prevenzione è la strategia più efficace per ridurre gli abusi e può cominciare proprio nel perimetro delle nostre relazioni, improntandole al rispetto dell'altro con accuratezza.
Il post ci aiuta a capire un po' di cose sui più piccoli e su di noi adulti.
Potremmo estendere alcune delle nostre riflessioni pensando anche alle persone anziane o ammalate o non autonome.
Non è mai troppo presto per iniziare a vivere in relazioni autentiche

ALLE RADICI DEL DISAGIO PSICOLOGICO IN ETÀ EVOLUTIVA – ERRORI DA EVITARE

Visto il numero davvero impressionante di persone che ieri sera non sono riuscite a entrare al Teatro La Fenice di Osimo — sold out in pochissimo tempo — ho deciso di riportare qui una sintesi del mio intervento.
Il tema affrontato tocca da vicino moltissime famiglie e mi sembra doveroso renderne accessibili i passaggi principali anche a chi non è riuscito a trovare posto.
Di seguito, dunque, ripercorro i punti essenziali della serata, certa che possano essere di interesse per tutti voi che mi seguite con grande attenzione e partecipazione.
Quando parliamo di disagio psicologico in età evolutiva dobbiamo liberarci subito da una falsa credenza: i bambini non sono “piccoli adulti”, non hanno gli strumenti che abbiamo noi per dare un nome alle loro ferite interiori.

Non spiegano, mostrano.

Non argomentano,mettono in scena.

E spesso, lo fanno in silenzio.
Il disagio non arriva mai all’improvviso, matura piano, si insinua nelle crepe della quotidianità, si alimenta di microtraumi, incoerenze educative, conflitti irrisolti. Cresce in quelle zone d’ombra che gli adulti non guardano, o che preferiscono non vedere.

La radice profonda del malessere, quasi sempre, si trova nella qualità del legame primario.

Un legame insicuro, instabile o emotivamente altalenante non genera semplicemente ansia, genera bambini iperadattati, bambini che imparano presto a “fare i bravi” perché temono di perdere l’amore dell’adulto.
Sono bambini che sembrano perfetti, ordinati, autonomi… ma è un equilibrio costruito sulla paura, non sulla fiducia.

Quando vedi un bambino che non sbaglia mai, chiediti sempre: a quale prezzo?

Accanto a questo, c’è la scuola, un ecosistema potentissimo che spesso intercetta i primi segnali. Un calo improvviso del rendimento, l’isolamento durante l’intervallo, l’aggressività che esplode in classe: tutto questo non parla di “cattiva educazione”, parla di un malessere che non trova parole, e quindi cerca spazio nel comportamento.
I segnali d’allarme sono tanti, evidenti e, allo stesso tempo, facilissimi da ignorare.

Ci sono segnali comportamentali: il bambino che cambia personalità nel giro di pochi mesi; quello che si ritira, quello che diventa oppositivo, quello che regredisce e ricomincia a fare la p**ì a letto o a non voler più dormire da solo.

Ci sono reazioni emotive sproporzionate: crisi di rabbia che sembrano capricci, ma che in realtà sono collassi emotivi di chi non ha più spazio dentro di sé per contenere ciò che prova.

Ci sono indicatori sociali: l’isolamento, la selettività estrema nei rapporti, l’esclusione dai pari, o al contrario la fusione totale con gruppi virtuali che diventano l’unico rifugio possibile.

E poi c’è il corpo, che nei più piccoli è sempre il primo a parlare: mal di pancia, mal di testa, nausea, sintomi ricorrenti che sembrano “niente”, ma che di niente non hanno proprio nulla.

I bambini hanno un linguaggio segreto: quello dei sintomi.

Ed è un linguaggio che chiede disperatamente traduzione.
Ma l’ostacolo più grande non è il disagio dei bambini, sono gli errori degli adulti.
La minimizzazione è il primo.

Quante volte sentiamo dire “passerà”, “è solo stanchezza”, “fa così da un po’, ma poi si calma”?

Ogni volta che un adulto minimizza, il disagio si sedimenta, mette radici, diventa stabile.

Il secondo errore è proiettare.

Spesso gli adulti non guardano il bambino: guardano le loro aspettative.

“Devi essere forte”, “non devi avere paura”, “non devi piangere”.

Ogni “tu devi” è un colpo inferto alla possibilità di autenticità emotiva.
Il terzo errore è la confusione tra disciplina e controllo.

La disciplina educa, il controllo mutila.

Il risultato? Bambini che rispettano le regole fuori, ma dentro si sentono costantemente sbagliati.

Infine, c’è la tecnologia usata come anestetico.

Un tablet messo in mano a un bambino che piange è un cortocircuito educativo: gli insegna che ciò che sente non va ascoltato, ma zittito.

E allora, come facciamo davvero a individuare il disagio?

Servono tre osservazioni fondamentali:

frequenza, intensità, persistenza.

Un comportamento diventa significativo quando cresce in almeno due di queste tre dimensioni.

Non basta un giorno difficile. Ma se quel giorno difficile diventa una settimana, un mese, una fase che non si spiega… allora il campanello è forte e chiaro.

Dobbiamo osservare il bambino in quattro ambienti:

– casa

– scuola

– relazioni tra pari

– mondo digitale

Se un segnale appare in almeno due contesti, non è più un episodio: è un indicatore.
Serve poi imparare a fare domande che aprono mondi:

“Qual è il momento della giornata in cui ti senti più in difficoltà?”

“Se il tuo corpo parlasse, cosa direbbe oggi?”

“Cosa vorresti che gli adulti capissero di te?”

I bambini rispondono, sempre. Ma bisogna parlare la loro lingua.

E c’è un criterio semplice, quasi matematico:

se compaiono almeno tre categorie di segnali (comportamentali, emotivi, relazionali, somatici), è necessario un approfondimento clinico.

Non domani.

Non tra due mesi.

Ora.

Cosa possiamo fare davvero?

Prima di tutto, creare terreno di sicurezza.

I bambini non hanno bisogno di adulti perfetti, hanno bisogno di adulti prevedibili, coerenti, presenti.

Poi dobbiamo aiutarli a nominare le emozioni, perché si regola solo ciò che si sa chiamare. “Ti vedo agitato”, “vedo che sei triste”, “sembri preoccupato”: sono frasi semplici, ma sono finestre che si aprono dentro un bambino.

Dobbiamo abbandonare il mito del “se lo ignoro, passa”: il disagio ignorato oggi diventa un sintomo complesso domani.

E dobbiamo smetterla di accusare la scuola, o di aspettarci che risolva tutto da sola: la scuola è un alleato, non un colpevole.

E poi c’è il momento più difficile ossia riconoscere quando serve aiuto.

Quando il disagio supera le risorse della famiglia.

Quando il bambino regredisce, quando si isola, quando esplode o implode.

Chiedere aiuto non è un fallimento: è un atto di tutela.

Perché un bambino che soffre non chiede mai aiuto a caso.

Il disagio psicologico dei bambini non è un “problema”: è un messaggio.

E ogni messaggio ignorato lascia una cicatrice.

Il nostro compito, come adulti, è intercettarlo prima che si trasformi in comportamento disfunzionale, in rabbia, in isolamento, in autodenigrazione.

Non servono supereroi.

Servono adulti che ascoltano.

Che guardano.

Che non si spaventano di fronte alle emozioni, ma le attraversano insieme ai bambini.

Perché un bambino visto, ascoltato, accolto… è un bambino che può guarire.

E la differenza tra una vita segnata dal disagio e una vita che trova un equilibrio comincia sempre da qui, dall’attenzione.Dall’ascolto. Dal coraggio di non voltarsi dall’altra parte.

Qualcuno ha già addobbato gli alberelli del proprio giardino con le luminarie: Natale inizia sempre più in anticipo, in ...
05/11/2025

Qualcuno ha già addobbato gli alberelli del proprio giardino con le luminarie: Natale inizia sempre più in anticipo, in barba al dispendio energetico.
Ci sentiamo più in sintonia con la Caritas Jesina che si prepara al Natale con una raccolta di giocattoli.
Ne approfittiamo per riflettere su cosa significa un giocattolo: è una possibilità per bambini e bambine di sperimentarsi a fare qualcosa di nuovo, di vestire panni inusuali, di scoprire come funzionano le cose.
Un giocattolo non serve ad imparare qualcosa, altrimenti apparterrebbe alla didattica ma non al gioco: nel gioco c'è sempre qualcosa che si impara ma è impalpabile e differente per ogni giocatore.
Non è nemmeno uno status symbol: anche chi ha un bel giocattolo non importa di stare al di sopra degli altri perché è alla pari che si gioca insieme.
Tutto il resto è roba di noi adulti, un po' miopi verso ciò che riteniamo poco produttivo (classificazione in cui - purtroppo - facciamo rientrare anche gioco e giocattoli).
Un bambino con un giocattolo è un esploratore del proprio mondo interiore ed esteriore: se abbiamo qualche giocattolo in disuso, ridiamogli senso permettendogli di arrivare nelle mani di chi saprà farlo rifiorire

𝐑𝐚𝐜𝐜𝐨𝐥𝐭𝐚 𝐝𝐢 𝐍𝐚𝐭𝐚𝐥𝐞, 𝐞̀ 𝐭𝐞𝐦𝐩𝐨 𝐝𝐢 𝐠𝐢𝐨𝐜𝐚𝐭𝐭𝐨𝐥𝐢!✨
👉𝐃𝐚𝐥 𝟑 𝐚𝐥 𝟏𝟒 𝐍𝐨𝐯𝐞𝐦𝐛𝐫𝐞 (𝐥𝐮𝐧-𝐯𝐞𝐧 𝟗.𝟎𝟎-𝟏𝟑.𝟎𝟎), 𝐢𝐧𝐢𝐳𝐢𝐚 𝐥𝐚 𝐫𝐚𝐜𝐜𝐨𝐥𝐭𝐚 𝐠𝐢𝐨𝐜𝐚𝐭𝐭𝐨𝐥𝐢 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐬𝐨 𝐥𝐚 𝐬𝐞𝐝𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐚 𝐅𝐨𝐧𝐝𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐂𝐚𝐫𝐢𝐭𝐚𝐬 𝐉𝐞𝐬𝐢𝐧𝐚, 𝐕𝐢𝐚𝐥𝐞 𝐏𝐚𝐩𝐚 𝐆𝐢𝐨𝐯𝐚𝐧𝐧𝐢 𝐗𝐗𝐈𝐈𝐈 𝐧.𝟐𝟑, 𝐉𝐞𝐬𝐢.

𝐷𝑜𝑛𝑎𝑟𝑒 𝑒̀ 𝑢𝑛 𝑔𝑒𝑠𝑡𝑜 𝑑𝑖 𝑎𝑚𝑜𝑟𝑒! 🥰
𝑁𝑜𝑛 𝑟𝑎𝑐𝑐𝑜𝑔𝑙𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑝𝑒𝑙𝑢𝑐ℎ𝑒𝑠, 𝑔𝑖𝑜𝑐ℎ𝑖 𝑟𝑜𝑡𝑡𝑖 𝑜 𝑛𝑜𝑛 𝑠𝑖𝑐𝑢𝑟𝑖.
𝐶ℎ𝑖 𝑟𝑖𝑐𝑒𝑣𝑒𝑟𝑎̀ 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑖 𝑑𝑜𝑛𝑖 𝑠𝑎𝑟𝑎𝑛𝑛𝑜 𝑖 𝑏𝑎𝑚𝑏𝑖𝑛𝑖 𝑒 𝑙𝑒 𝑏𝑎𝑚𝑏𝑖𝑛𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑛𝑜𝑠𝑡𝑟𝑎 𝐷𝑖𝑜𝑐𝑒𝑠𝑖, 𝑖 𝑛𝑜𝑠𝑡𝑟𝑖 𝑓𝑖𝑔𝑙𝑖, 𝑖 𝑛𝑜𝑠𝑡𝑟𝑖 𝑛𝑖𝑝𝑜𝑡𝑖!
𝐷𝑜𝑛𝑎 𝑐𝑜𝑛 𝑖𝑙 𝑐𝑢𝑜𝑟𝑒...𝑛𝑜𝑛 𝑠𝑣𝑢𝑜𝑡𝑎𝑟𝑒 𝑙𝑎 𝑐𝑎𝑛𝑡𝑖𝑛𝑎! 😉

Si sta parlando del punto di vista che il DDL Educazione assume riguardo all'educazione sessuale e affettiva e ai conten...
29/10/2025

Si sta parlando del punto di vista che il DDL Educazione assume riguardo all'educazione sessuale e affettiva e ai contenuti e modi con cui viene e verrà proposta nelle scuole dei vari gradi di istruzione.
Al Consultorio si occupa da 40 anni di questi progetti (iniziati prima per i ragazzi della terza media, parallelamente alle loro famiglie e ora indirizzati anche ai bambini della primaria - col coinvolgimento dei genitori).
Per noi parlare di sessualità non significa parlare del sesso e delle sue pratiche ma aiutare una persona che cresce a comprendere i cambiamenti che il suo corpo affronterà, a pensare che il corpo è uno spazio personale ed intimo che va rispettato e fatto rispettare perché dire "no" è una possibilità che possiamo praticare anche senza sentire senso di colpa o vergogna. E poi che è a partire dal corpo che proviamo emozioni, che possiamo comunicarle se ci soffermiamo ad ascoltarle.
A chi, tuttavia, vede le persone più piccole come dentro una sfera di pura innocenza riguardo ai temi più scabrosi, diciamo che il primo accesso alla pornografia avviene ormai intorno ai 10 anni (anche prima, a volte) e che si verifica nell'assenza delle figure adulte di riferimento e, quindi, senza poter elaborare quel che vedono e che sentono in merito: forse dovremmo tenerne conto...
Se esiste una teoria gender forse non predica nelle scuole ma dentro il mondo virtuale ed è lì che invitiamo le mani legislative a lavorare.
Per quanto ci riguarda, ci tireremo su le maniche anche con le famiglie, nello smarrimento più completo dell'orientamento educativo proponendo la domanda di base: "Di cosa ha bisogno tuo figlio/tua figlia? Ti va di stare ad ascoltare cosa ha da dire?"
Vi proponiamo il post dell'Ordine degli Psicologi perché ci pare autorevole, competente e, quindi, degno di considerazione da parte di tutti

DDL Educazione sessuale e affettiva, vietarla non protegge i giovani: li espone alla disinformazione.

La Presidente del CNOP, Maria Antonietta Gulino, richiama l’attenzione del Legislatore sul valore dell’educazione affettiva e sessuale come tutela della salute psicologica e prevenzione della violenza. In assenza di percorsi educativi adeguati, ragazze e ragazzi rischiano di apprendere modelli disfunzionali e stereotipi dannosi.

La scuola deve restare luogo di conoscenza, dialogo e crescita emotiva, nel rispetto della dignità di ogni persona.

Leggi il comunicato stampa ---> https://www.psy.it/ddl-educazione-affettiva-gulino-cnop-vietarla-significa-esporre-i-giovani-a-disinformazione/

Volentieri condividiamo questo invito da parte di Magma Odv per questo incontro con Monica Lanfranco, a Cupramontana il ...
23/10/2025

Volentieri condividiamo questo invito da parte di Magma Odv per questo incontro con Monica Lanfranco, a Cupramontana il 9 novembre.
Abbiamo potuto conoscere il femminismo vivace e il pensiero non violento di Monica Lanfranco in una formazione proprio qui Al Consultorio, un paio di anni fa: ci colpì molto la sua attenzione alle relazioni educative per affrontare le disparità di genere.
Un incontro con lei, di sicuro non lascia le cose come stanno.

↗️Direzione Cupramontana:
In preparazione dell' evento del 9 novembre alle ore 18, nella splendida cornice dei Musei in Grotta, presentiamo Monica Lanfranco!

Monica Lanfranco è una figura di riferimento nel panorama femminista italiano, con un percorso professionale e politico che intreccia giornalismo, formazione, attivismo e produzione culturale.

Profilo e attività
📌Giornalista e formatrice: Da oltre trent’anni si occupa di differenza di genere, comunicazione nonviolenta e risoluzione dei conflitti. Ha insegnato Teoria e Tecnica dei nuovi media all’Università di Parma.
📌 Fondatrice di Marea: Nel 1994 ha creato Marea, trimestrale di cultura di genere, diventato punto di riferimento per il dibattito femminista in Italia.

Autrice, alcuni tra i suoi libri più noti
📌Donne che disarmano (VandA Edizioni), un saggio che esplora il legame tra femminismo e nonviolenza, premiato nel 2024 dal XXV Premio “Il Paese delle Donne”.
📌Mio figlio è femminista, che affronta il tema dell’educazione alla parità di genere in ambito familiare.
📌Crescere uomini, un’indagine sulle parole dei ragazzi riguardo sessualità, pornografia e sessismo.

Progetti
📌Manutenzioni – Uomini a n**o: Un laboratorio teatrale nato dal libro Uomini che amano le donne, che coinvolge uomini in un percorso di consapevolezza contro la violenza maschile sulle donne. Il progetto è stato il primo esperimento italiano di teatro sociale maschile in ottica femminista.

Impegno sociale e culturale
📌 Monica Lanfranco ha fondato Altradimora, centro di formazione e incontro in ottica femminista, dove si tengono corsi, seminari e laboratori esperienziali.
📌 Conduce podcast e cura blog su testate come Il Fatto Quotidiano e MicroMega, dove continua a promuovere un pensiero critico e radicale

Altradimora - Officina dei saperi femministi

Attivato a Jesi (per tutti i cittadini della Vallesina) uno sportello di accoglienza per chi è vittima di un reato.Che s...
19/10/2025

Attivato a Jesi (per tutti i cittadini della Vallesina) uno sportello di accoglienza per chi è vittima di un reato.
Che sia un furto, una truffa o un atto violento vero e proprio, esserne vittime significa sentirsi vulnerabili psicologicamente e anche concretamente perché non sempre si hanno le informazioni utili per reagire. Ed è ancor più difficile se si è da soli.
Volentieri, quindi, vi segnaliamo questo servizio perché il passaparola, a volte, fa la differenza.
Tutte le informazioni che servono le trovate qui sotto aprendo il post del Comune di Jesi

È attivo lo Sportello di ascolto e orientamento per le vittime di qualsiasi tipologia di reato.
Questo servizio ha sede in 𝗣𝗶𝗮𝘇𝘇𝗮 𝗢𝗯𝗲𝗿𝗱𝗮𝗻 𝟴, 𝗮 𝗝𝗲𝘀𝗶, e sarà attivo regolarmente 𝗼𝗴𝗻𝗶 𝘁𝗲𝗿𝘇𝗼 𝗺𝗲𝗿𝗰𝗼𝗹𝗲𝗱𝗶̀ 𝗱𝗲𝗹 𝗺𝗲𝘀𝗲, 𝗱𝗮𝗹𝗹𝗲 𝗼𝗿𝗲 𝟭𝟱:𝟬𝟬 𝗮𝗹𝗹𝗲 𝗼𝗿𝗲 𝟭𝟴:𝟬𝟬.
Un’équipe multidisciplinare, composta da professionisti della Rete Dafne Italia, assicura un approccio integrato con competenze giuridiche, socio-assistenziali e medico-sanitarie.
Lo sportello garantisce un punto di ascolto e offre informazioni sui diritti e sulle procedure da seguire, aiuta a individuare i bisogni della persona fornendo orientamento e accompagnamento ai servizi specialistici del territorio e anche supporto psicologico per affrontare le conseguenze del reato subito.

ℹ️Info e per appuntamenti: tel 375 107 6323 *nuovo numero*
- mail: spaziocontatto@lella2001.it
Per approfondimenti vai al link: https://shorturl.at/2wQjW

Indirizzo

Piazza Federico II
Jesi
60035

Orario di apertura

Martedì 16:30 - 19:00
Mercoledì 16:30 - 19:30
Giovedì 11:00 - 12:30
16:30 - 19:30

Telefono

+393347399996

Sito Web

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