03/04/2021
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Un errore che viene spesso commesso nello scegliere quale tipo di pianta utilizzare per un proprio o altrui disturbo, riguarda la valutazione dello stesso e quindi l’uso del prodotto. Si compie un errore diagnostico perché o non si conosce le caratteristiche farmacologiche della pianta, oppure si ha una scarsa conoscenza della patogenesi della malattia. Questo errore può portare a conseguenze e ad reazioni imprevedibili.
Per esempio esiste in commercio un prodotto contenente olio essenziale di Salvia propagandato come rimedio contro la sindrome premestruale. Niente di più sbagliato: la Salvia è proprio controindicata per la presenza di Fitoestrogeni!
Altro esempio è dato dall’uso improprio di piante ad uso diuretico nell’Ipertrofia Prostatica. Queste piante fanno aumentare il volume di urina nella vescica rischiando solo di far precipitare una ritenzione acuta piuttosto di risolvere il ridotto getto urinario dovuto all’ostacolo meccanico provocato dall’Ipertrofia stessa.
Ci sono casi che riguardano il problema per chi soffre d’insonnia. Questo problema non è uno, ma bensì causati da molti problemi, uno diverso dall’altro, che generalmente viene sintetizzato con il termine Insonnia. Possono essere dovuti da depressione, da stati ansiosi, da problemi digestivi, ambientali, ecc.
Ad ognuno si deve associare una pianta che abbia le caratteristiche per contrastare il problema stesso.
Un altro caso importante è dato dalla cronaca.
Una signora di 72 anni, ipertesa, in terapia farmacologica da oltre 10 anni, chiede consiglio ad una persona che vende prodotti naturali, per un eventuale trattamento dell’ipertensione e il consiglio che le viene dato è di sostituire uno dei farmaci che stava regolarmente assumendo con un prodotto erboristico a base di Aglio, Olivo e Biancospino. Detto e fatto. Così la signora ha posto completa fiducia nella persona che crede solo che ciò che si assume dalle piante sia solo naturale e quindi privo di qualsiasi effetto collaterale. Fatto sta che questa arbitraria sostituzione porta la paziente dopo circa due settimane al pronto soccorso. Viene colpita da una crisi ipertensiva con emorragia cerebrale. Dopo dieci giorni di coma la paziente muore.
Questo caso ci insegna che chi preferisce una automedicazione pensando che in ogni caso la Natura non può far male e pensa innanzi tutto che il vero medico sia il paziente stesso, può cadere in errori che spesso risultano fatali. Bisogna fidarsi e farsi consigliare da chi ha fatto dei propri studi di medicina la sua professione.