16/01/2026
“Ho iniziato un percorso psicologico su di me, mi sto impegnando duramente per lavorare su me stessæ, e allora perché a volte mi sento male e - quasi quasi - anche peggio di prima?”
Può sembrare paradossale, ma è semplice: per guarire è necessario accogliere, stare, attraversare il dolore.
E questo vale per tuttæ.
Diverso, invece, è il modo in cui ognuno di noi vive le varie fasi, perché il processo di guarigione non è quasi mai lineare.
Non esistono ordine, logica, tempo.
Esistono le infinite realtà, le sfumature, le emozioni, i colori.
È coraggioso scoprire le ferite.
Comporta immergersi di nuovo il passato e disorganizzare il presente.
Ristruttura i vecchi significati, creandone di nuovi.
Richiede lo sforzo di immaginare una nuova narrazione della propria storia.
È una riscoperta, che per quanto desiderata e ricercata, smuove, scombussola e crea paura.
Spesso si vende l’idea che intraprendere un percorso psicologico equivalga a un cammino esclusivamente in salita, fatto di emozioni intense e associate alla gioia. Ma la bellezza di cui si parla è quasi sempre quella del traguardo, non del percorso. Del come si arriva alla meta, si parla poco.
Si costruisce a piccoli passi,
si vivono momenti di alti e bassi.
Si segnano piccoli traguardi,
si salgono piccoli gradini,
e si raggiungono destinazioni.
Nel tragitto può capitare di sentire di aver ricommesso,
forse,
errori simili:
quelli che ci eravamo auguratæ di non ripetere più.
Oppure riaffiorano emozioni del passato,
auelle dolorose,
le stesse che facevano compagnia,
ma che non vogliamo riconoscere più.
Poi passa.
Poi torna,
ma con meno intensità.
È un ciclo.
È un processo.
Funziona come la vita.
I momenti di ricaduta o di stallo
non sono fallimenti,
ma parti integranti del processo.
Prenditi il tempo che ti serve.
Rispetta i tuoi ritmi.
Abbi fiducia nel percorso,
e in te.
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