Dott. ssa Irene Di Campli

Dott. ssa Irene Di Campli Trattamento e valutazione dei bisogni educativi speciali (BES), e dei problemi emotivi e comportamen

02/04/2026

𝐀𝐝𝐨𝐥𝐞𝐬𝐜𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐞 𝐀𝐈: 𝐢𝐥 𝐫𝐢𝐬𝐜𝐡𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐝𝐢𝐩𝐞𝐧𝐝𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐞𝐦𝐨𝐭𝐢𝐯𝐚 𝐝𝐢𝐠𝐢𝐭𝐚𝐥𝐞

Sempre più giovani si rivolgono ai chatbot per affrontare difficoltà personali, relazioni e momenti di fragilità. Non è solo una questione tecnologica, ma un segnale più profondo. “Ci deve preoccupare il fatto che un ragazzo, nel momento della paura o della confusione, percepisca un chatbot come più accessibile e meno giudicante di un adulto reale”, osserva Guido Di Sciascio, presidente della Società Italiana di Psichiatria.

Il nodo centrale non è l’intelligenza artificiale in sé, ma il bisogno di ascolto, contenimento e relazione che spesso non trova risposta nelle figure di riferimento. Il rischio è quello di sviluppare una dipendenza emotiva dal digitale: strumenti che sembrano empatici e sempre disponibili, ma che non possono assumersi responsabilità educative, affettive o cliniche.

In questo scenario, i ragazzi possono arrivare a confondere:
• la disponibilità continua con la cura
• la risposta immediata con la comprensione
• l’interazione automatica con una relazione reale

Limitare l’accesso ai social può essere una misura utile, ma non sufficiente. È fondamentale rafforzare:
– la presenza degli adulti
– l’educazione emotiva e digitale
– la qualità delle relazioni

La vera sfida non è solo il tempo trascorso online, ma il fatto che molti adolescenti crescano nel digitale senza guida, senza protezione e senza punti di riferimento solidi.

Link articolo: https://www.lapresse.it/salute/2026/03/30/chiedilo-a-chatgpt-in-agguato-per-i-giovanissimi-ce-la-dipendenza-emotiva/

29/03/2026
27/03/2026

Una sentenza emessa a Los Angeles è destinata a incidere profondamente sul dibattito sulle piattaforme digitali: Google e Meta sono state ritenute responsabili nel favorire dinamiche di dipendenza dai social media tra i giovani.

«Segna un passaggio molto importante perché sposta per la prima volta il focus dalla responsabilità dei contenuti alla responsabilità del design delle piattaforme. Parliamo di sistemi che a livello cerebrale agiscono sui circuiti della ricompensa favorendo un uso ripetitivo e in alcuni casi anche problematico. Nei minori, che hanno evidentemente capacità di autoregolazione ancora in sviluppo, l'impatto può essere più forte e può associarsi ad ansia, ritiro sociale o sintomi depressivi», ha dichiarato ad Adnkronos Salute Valentina Di Mattei, referente del Gruppo di lavoro Intelligenza Artificiale del CNOP e Presidente dell’Ordine degli psicologi di Milano.

«Tuttavia, è importante sempre non semplificare: non esiste un rapporto automatico e lineare di causa-effetto tra sociale e patologia. La salute mentale è sempre il risultato di più fattori, che sono fattori personali, familiari e sociali. Quello che questa sentenza però introduce è un principio di responsabilità condivisa. Le piattaforme non sono più neutrali, ma sono degli ambienti che possono influenzare attivamente i comportamenti e questo apre un tema centrale anche in Europa: la necessità di regole chiare, trasparenza sugli algoritmi e una maggiore tutela soprattutto dei minori», ha concluso Valentina Di Mattei.

«Una sentenza che fa la storia, i colossi digitali rispondono dei danni alla salute mentale dei minorenni. Questo processo, definito ”bellwether”, era un caso pilota da cui dipendevano migliaia di cause simili. La giuria ha stabilito che il design delle piattaforme, dallo scorrimento infinito agli algoritmi che massimizzano il tempo di permanenza, è in grado di compromettere la salute mentale dei più giovani», ha aggiunto Luca Bernardelli, componente del Gruppo di lavoro Intelligenza Artificiale e dello Staff di presidenza Area Psicologia Digitale, IA e Nuove Tecnologie del CNOP.

27/03/2026

Intuitivamente lo sapevamo tutti - soprattutto chi è genitore.

Ma ieri una giuria di Los Angeles lo ha scritto nero su bianco: Meta e Google hanno progettato deliberatamente piattaforme che creano dipendenza, omettendo avvertimenti su funzionalità come lo scrolling infinito e gli algoritmi di raccomandazione. E la cosa più importante qui non è l’importo del risarcimento, ma la valenza giuridica. L’accusa ha usato la stessa strategia già sperimentata nei processi contro il tabacco: mettendo in discussione il modello di queste piattaforme e le fondamenta su cui si basano e fanno utili.

Quando parlo di questo tema c’è sempre qualcuno che mi risponde: “fuori lo Stato dall’educazione di mio figlio, decido io.” Ma se la scienza (e ora anche la legge) ci dice chiaramente che l’esposizione ai social nelle fasi dello sviluppo è dannosa, questo argomento regge davvero?

24/03/2026
05/03/2026

AGEVOLAZIONI FISCALI PER STRUMENTI COMPENSATIVI

Una notizia molto attesa. L'Agenzia delle Entrate ha approvato la versione definitiva dei Modelli dichiarativi per l'anno 2026.

Tra le spese che si possono portare in detrazione ci sono anche le spese per l'istruzione dei figli.

Per ogni studente è possibile detrarre fino al 19% della spesa sostenuta, con un limite di spesa massima detraibile di 1000 euro.

👉 SPESE ISTRUZIONE DETRAIBILI
- le tasse di iscrizione e frequenza
- contributi versati per i corsi e laboratori di lingue, teatro, musica e altre attività, purché organizzati dalle scuole frequentate
- trasporto scolastico
- gite scolastiche e attività culturali e ricreative
- mensa

👉STRUMENTI COMPENSATIVI
Nel caso di studentesse e studenti con DSA, inoltre, i genitori possono usufruire di una detrazione del 19% per l’acquisto di strumenti didattici e supporti tecnici o informatici compensativi, senza nessun limite di spesa.

25/02/2026

L’IMPORTANZA DELLA CERTIFICAZIONE — spiegato dalla psicologa

Il tema suscita interesse e il dibattito che ne nasce è ampio: ci sono i pro e ci sono i contro. Andiamo a vedere insieme le ragioni che possono trovarsi da una parte e dall’altra.

Piano etico
La valutazione in un bambino è una responsabilità: il genitore deve decidere cosa fare…
“Faccio bene?”
“È la cosa giusta da fare?”
“E se poi lo etichetto a vita e questa cosa gli si ritorce contro?”

Sono tutte domande lecite, che mostrano anzi l’amore e la cura dietro quella che può apparire, ai molti, una semplice decisione.

Superato lo scoglio iniziale dell’accettazione — che il nostro piccolo o la nostra piccola possa avere bisogno di aiuto — si apre un passaggio che spesso viene sottovalutato. Questo momento sembra banale, ma in realtà non lo è affatto. Accettare che il proprio figlio non sia “semplicemente in linea” con ciò che ci si aspetta tocca corde profonde nel genitore: aspettative, paure, senso di protezione, timore del giudizio.

Una volta attraversato questo passaggio, la valutazione permette tendenzialmente due cose molto importanti.

La prima è la comprensione del funzionamento del bambino. Una buona valutazione non serve a mettere un’etichetta, ma a capire dove si trovano le reali fragilità e quali sono invece le risorse su cui possiamo fare leva. Quando comprendiamo come funziona quella mente, diventa possibile costruire strategie di supporto davvero su misura, pensate per sostenere il bambino proprio nelle aree in cui fa più fatica. Senza questa comprensione il rischio è quello di intervenire in modo generico, con richieste che il bambino non riesce a reggere e che finiscono per aumentare frustrazione e senso di inadeguatezza.

La seconda grande funzione riguarda la scuola, che molto spesso rappresenta il contesto di maggiore difficoltà. La valutazione consente l’accesso ai supporti scolastici previsti e, quando ci sono i criteri, può permettere anche l’attivazione dell’insegnante di sostegno. È importante ricordare che l’ADHD dà diritto alla Legge 104 solo in presenza di una compromissione funzionale significativa certificata dai servizi competenti: non è automatico, e non tutti i bambini con ADHD ne hanno accesso. Tuttavia, quando i supporti vengono attivati in modo adeguato, possono rappresentare una protezione importante per il percorso scolastico e per l’autostima del bambino.

Un altro punto cruciale riguarda la scelta del professionista. Oggi, purtroppo, la normativa non tutela pienamente le famiglie nell’individuazione di chi si occupa di neurodivergenze sul piano del supporto. Questo significa che, al di là della diagnosi clinica che segue percorsi ben definiti, per proporsi come esperti nell’intervento può bastare anche una formazione molto breve. Proprio perché oggi le neurodivergenze sono un tema molto gettonato, diventa ancora più importante affidarsi a professionisti con una preparazione solida e un’esperienza reale sul campo. Non per allarmismo, ma perché stiamo parlando di percorsi che possono incidere in modo concreto sulla qualità di vita del bambino e della famiglia.

È vero: non è facile — e non è nemmeno giusto — prendere decisioni importanti per conto di un’altra persona. Proprio per questo non deve essere fatto con leggerezza. Ma allo stesso tempo evitare il problema non è la soluzione. Lo dico anche dalla mia esperienza quotidiana nella scuola, dove vedo spesso la sofferenza silenziosa di bambini che non sono stati compresi fino in fondo e che faticano molto più del necessario.

Va detto con onestà: la vita nella scuola non è semplice neppure per chi la certificazione ce l’ha. Anche in quel caso si deve sperare di trovare insegnanti preparati a gestire queste dinamiche — e non è per nulla scontato — classi non troppo numerose e contesti sufficientemente sensibili. Le variabili in gioco sono molte.

L’ADHD non “passa”. Ma l’obiettivo del lavoro clinico non è questo.

Come professionista che lavora da anni in questo ambito, posso dire con chiarezza che lo scopo ultimo è aiutare il bambino a stare meglio nel suo ambiente di vita e aiutare i genitori a comprendere davvero il suo funzionamento e l’impatto che questo ha nella quotidianità familiare. Quando questo lavoro viene fatto bene e in modo precoce, si riduce molto il rischio che i comportamenti problema — spesso messi in atto per far fronte a difficoltà percepite — si strutturino nel tempo diventando molto più difficili da modificare.

Intervenire non significa etichettare.
Significa comprendere, sostenere e accompagnare lo sviluppo nel modo più rispettoso possibile.

Per le insegnanti
24/02/2026

Per le insegnanti

📖Happy Teaching_Un’app per monitorare il benessere a scuola📖
💻Corso online e gratuito
🗓13 marzo 2026
➡TERMINE ISCRIZIONI: 10 marzo 2026
➡Iscrizioni: https://www.airipa.it/happy-teaching/

22/02/2026

Sono sempre più numerosi, tanto da costringere i servizi sanitari a correre, cioè a far crescere l’offerta di assistenza e cosi tentare di fronteggiare una domanda sempre più importante. Aumentano anche in Toscana i ragazzi che soffrono di disturbi psichiatrici e preoccupa anche la diffusione di queste malattie tra i giovanissimi, con addirittura due tentativi di suicidio da parte di due dodicenni negli ultimi mesi nella provincia fiorentina. Il Meyer è l’osservatorio migliore per vedere cosa sta succedendo all’epidemiologia delle malattie psichiatriche

L'articolo completo di Michele Bocci su Repubblica Firenze

21/02/2026

Silvia Lanzafame, presidente dell’AID dal 2023, nell’intervista rilasciata a Orizzonte Scuola, richiama con forza le criticità ancora aperte: "C’è tanto ancora da fare. Non possiamo parlare di un boom diagnostico se in alcune regioni siamo all’8% e in altre all’1,6%. La domanda è: dove ...

13/02/2026

🔎 L’EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing) è un approccio terapeutico d'elezione per il trattamento del trauma (dai grandi eventi critici come incidenti, lutti, malattie, ai traumi relazionali ripetuti). Più che di terapia EMDR è meglio parlare di tecnica EMDR, poiché si tratta di un intervento terapeutico che può essere integrato all’interno di un percorso di psicoterapia in specifiche situazioni di sofferenza psicologica.
Ideato alla fine degli anni ’80 da Francine Shapiro, questo metodo si basa sulla stimolazione bilaterale alternata. Durante la seduta, mentre il paziente rievoca l’evento doloroso, il terapeuta guida i suoi occhi in movimenti ritmici da destra a sinistra. Questo processo facilita la comunicazione tra i due emisferi cerebrali, aiutando il cervello a "digerire" quelle informazioni che erano rimaste congelate in una rete neurale isolata e disturbante.

👉 Attraverso l'EMDR:
🔹 La carica emotiva negativa del ricordo traumatico si attenua, rendendo il ricordo meno vivido e meno disturbante.
🔹 La prospettiva cambia: l’evento viene percepito come "parte del passato", non più in grado di invadere il presente.
🔹 La visione di sé si trasforma: i pensieri negativi legati al trauma (es. "sono in pericolo", "è colpa mia") lasciano il posto a convinzioni più funzionali e protettive.

😶‍🌫️ L’EMDR non cancella il ricordo, ma ne neutralizza il potere distruttivo, permettendo alla persona di integrare la propria storia e ritrovare un senso di sicurezza interiore.

Ti interessa l’argomento?
👉 Segui il link: https://www.stateofmind.it/emdr/

12/02/2026

🧸 Sei genitore di un bambinə di età compresa tra 0 e 36 mesi?
Siamo il team dell’Università di Chieti - Pescara e, in collaborazione con l’Università di Trento, stiamo conducendo uno studio sulla genitorialità, e abbiamo bisogno del tuo punto di vista.
Ti invitiamo a partecipare alla nostra ricerca, compilando il nostro questionario anonimo online.
💬 Sarà un’occasione per far sentire la tua voce su cosa significa essere genitori nella realtà quotidiana. Il tuo contributo è prezioso e ogni tua risposta può fare davvero la differenza per la nostra ricerca!

📲 Il questionario è completamente anonimo e richiede pochi minuti.

🔗 Inquadra il QR code o clicca sul link che trovi di seguito!

https://disputer.eu.qualtrics.com/jfe/form/SV_4UBrledNQzNXvIa

Indirizzo

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