Dott. ssa Irene Di Campli

Dott. ssa Irene Di Campli Trattamento e valutazione dei bisogni educativi speciali (BES), e dei problemi emotivi e comportamen

25/02/2026

L’IMPORTANZA DELLA CERTIFICAZIONE — spiegato dalla psicologa

Il tema suscita interesse e il dibattito che ne nasce è ampio: ci sono i pro e ci sono i contro. Andiamo a vedere insieme le ragioni che possono trovarsi da una parte e dall’altra.

Piano etico
La valutazione in un bambino è una responsabilità: il genitore deve decidere cosa fare…
“Faccio bene?”
“È la cosa giusta da fare?”
“E se poi lo etichetto a vita e questa cosa gli si ritorce contro?”

Sono tutte domande lecite, che mostrano anzi l’amore e la cura dietro quella che può apparire, ai molti, una semplice decisione.

Superato lo scoglio iniziale dell’accettazione — che il nostro piccolo o la nostra piccola possa avere bisogno di aiuto — si apre un passaggio che spesso viene sottovalutato. Questo momento sembra banale, ma in realtà non lo è affatto. Accettare che il proprio figlio non sia “semplicemente in linea” con ciò che ci si aspetta tocca corde profonde nel genitore: aspettative, paure, senso di protezione, timore del giudizio.

Una volta attraversato questo passaggio, la valutazione permette tendenzialmente due cose molto importanti.

La prima è la comprensione del funzionamento del bambino. Una buona valutazione non serve a mettere un’etichetta, ma a capire dove si trovano le reali fragilità e quali sono invece le risorse su cui possiamo fare leva. Quando comprendiamo come funziona quella mente, diventa possibile costruire strategie di supporto davvero su misura, pensate per sostenere il bambino proprio nelle aree in cui fa più fatica. Senza questa comprensione il rischio è quello di intervenire in modo generico, con richieste che il bambino non riesce a reggere e che finiscono per aumentare frustrazione e senso di inadeguatezza.

La seconda grande funzione riguarda la scuola, che molto spesso rappresenta il contesto di maggiore difficoltà. La valutazione consente l’accesso ai supporti scolastici previsti e, quando ci sono i criteri, può permettere anche l’attivazione dell’insegnante di sostegno. È importante ricordare che l’ADHD dà diritto alla Legge 104 solo in presenza di una compromissione funzionale significativa certificata dai servizi competenti: non è automatico, e non tutti i bambini con ADHD ne hanno accesso. Tuttavia, quando i supporti vengono attivati in modo adeguato, possono rappresentare una protezione importante per il percorso scolastico e per l’autostima del bambino.

Un altro punto cruciale riguarda la scelta del professionista. Oggi, purtroppo, la normativa non tutela pienamente le famiglie nell’individuazione di chi si occupa di neurodivergenze sul piano del supporto. Questo significa che, al di là della diagnosi clinica che segue percorsi ben definiti, per proporsi come esperti nell’intervento può bastare anche una formazione molto breve. Proprio perché oggi le neurodivergenze sono un tema molto gettonato, diventa ancora più importante affidarsi a professionisti con una preparazione solida e un’esperienza reale sul campo. Non per allarmismo, ma perché stiamo parlando di percorsi che possono incidere in modo concreto sulla qualità di vita del bambino e della famiglia.

È vero: non è facile — e non è nemmeno giusto — prendere decisioni importanti per conto di un’altra persona. Proprio per questo non deve essere fatto con leggerezza. Ma allo stesso tempo evitare il problema non è la soluzione. Lo dico anche dalla mia esperienza quotidiana nella scuola, dove vedo spesso la sofferenza silenziosa di bambini che non sono stati compresi fino in fondo e che faticano molto più del necessario.

Va detto con onestà: la vita nella scuola non è semplice neppure per chi la certificazione ce l’ha. Anche in quel caso si deve sperare di trovare insegnanti preparati a gestire queste dinamiche — e non è per nulla scontato — classi non troppo numerose e contesti sufficientemente sensibili. Le variabili in gioco sono molte.

L’ADHD non “passa”. Ma l’obiettivo del lavoro clinico non è questo.

Come professionista che lavora da anni in questo ambito, posso dire con chiarezza che lo scopo ultimo è aiutare il bambino a stare meglio nel suo ambiente di vita e aiutare i genitori a comprendere davvero il suo funzionamento e l’impatto che questo ha nella quotidianità familiare. Quando questo lavoro viene fatto bene e in modo precoce, si riduce molto il rischio che i comportamenti problema — spesso messi in atto per far fronte a difficoltà percepite — si strutturino nel tempo diventando molto più difficili da modificare.

Intervenire non significa etichettare.
Significa comprendere, sostenere e accompagnare lo sviluppo nel modo più rispettoso possibile.

Per le insegnanti
24/02/2026

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22/02/2026

Sono sempre più numerosi, tanto da costringere i servizi sanitari a correre, cioè a far crescere l’offerta di assistenza e cosi tentare di fronteggiare una domanda sempre più importante. Aumentano anche in Toscana i ragazzi che soffrono di disturbi psichiatrici e preoccupa anche la diffusione di queste malattie tra i giovanissimi, con addirittura due tentativi di suicidio da parte di due dodicenni negli ultimi mesi nella provincia fiorentina. Il Meyer è l’osservatorio migliore per vedere cosa sta succedendo all’epidemiologia delle malattie psichiatriche

L'articolo completo di Michele Bocci su Repubblica Firenze

21/02/2026

Silvia Lanzafame, presidente dell’AID dal 2023, nell’intervista rilasciata a Orizzonte Scuola, richiama con forza le criticità ancora aperte: "C’è tanto ancora da fare. Non possiamo parlare di un boom diagnostico se in alcune regioni siamo all’8% e in altre all’1,6%. La domanda è: dove ...

13/02/2026

🔎 L’EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing) è un approccio terapeutico d'elezione per il trattamento del trauma (dai grandi eventi critici come incidenti, lutti, malattie, ai traumi relazionali ripetuti). Più che di terapia EMDR è meglio parlare di tecnica EMDR, poiché si tratta di un intervento terapeutico che può essere integrato all’interno di un percorso di psicoterapia in specifiche situazioni di sofferenza psicologica.
Ideato alla fine degli anni ’80 da Francine Shapiro, questo metodo si basa sulla stimolazione bilaterale alternata. Durante la seduta, mentre il paziente rievoca l’evento doloroso, il terapeuta guida i suoi occhi in movimenti ritmici da destra a sinistra. Questo processo facilita la comunicazione tra i due emisferi cerebrali, aiutando il cervello a "digerire" quelle informazioni che erano rimaste congelate in una rete neurale isolata e disturbante.

👉 Attraverso l'EMDR:
🔹 La carica emotiva negativa del ricordo traumatico si attenua, rendendo il ricordo meno vivido e meno disturbante.
🔹 La prospettiva cambia: l’evento viene percepito come "parte del passato", non più in grado di invadere il presente.
🔹 La visione di sé si trasforma: i pensieri negativi legati al trauma (es. "sono in pericolo", "è colpa mia") lasciano il posto a convinzioni più funzionali e protettive.

😶‍🌫️ L’EMDR non cancella il ricordo, ma ne neutralizza il potere distruttivo, permettendo alla persona di integrare la propria storia e ritrovare un senso di sicurezza interiore.

Ti interessa l’argomento?
👉 Segui il link: https://www.stateofmind.it/emdr/

12/02/2026

🧸 Sei genitore di un bambinə di età compresa tra 0 e 36 mesi?
Siamo il team dell’Università di Chieti - Pescara e, in collaborazione con l’Università di Trento, stiamo conducendo uno studio sulla genitorialità, e abbiamo bisogno del tuo punto di vista.
Ti invitiamo a partecipare alla nostra ricerca, compilando il nostro questionario anonimo online.
💬 Sarà un’occasione per far sentire la tua voce su cosa significa essere genitori nella realtà quotidiana. Il tuo contributo è prezioso e ogni tua risposta può fare davvero la differenza per la nostra ricerca!

📲 Il questionario è completamente anonimo e richiede pochi minuti.

🔗 Inquadra il QR code o clicca sul link che trovi di seguito!

https://disputer.eu.qualtrics.com/jfe/form/SV_4UBrledNQzNXvIa

12/02/2026

📰🧠 𝐔𝐧𝐨 𝐬𝐭𝐮𝐝𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐃𝐃-𝐋𝐚𝐛 𝐬𝐮 𝐈𝐥 𝐌𝐚𝐭𝐭𝐢𝐧𝐨 𝐝𝐢 𝐏𝐚𝐝𝐨𝐯𝐚
La ricerca, coordinata dalla prof.ssa Irene Mammarella con la dott.ssa Elisa Galesso, la dott.ssa Rachele Lievore e il dott. Riccardo Pagan, si inserisce all’interno del progetto . Il progetto è stato finanziato dall'impresa sociale attraverso il "Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile".

Lo studio analizza i bisogni psicologici degli adolescenti padovani integrando i punti di vista di ragazzi, genitori e operatori territoriali.

Questi risultati preliminari sottolineano quanto sia fondamentale adottare sistematicamente un approccio che integri le diverse prospettive nella valutazione dei bisogni.
Investire nell’ascolto e nella prevenzione significa costruire futuro per i giovani. 🤝

10/02/2026

Oggi è il .
Intervista a Stefano Vicari, neuropsichiatra infantile dell’ospedale Bambino Gesù

Si inizia prestissimo, spesso a 10 anni con il regalo per la Prima Comunione. Un dono – il cellulare – apparentemente innocuo per “non escludere il bambino dal gruppo degli amichetti”. E così arrivano le prime chat, i giochi online, i video scambiati per ridere e quelli inappropriati rispetto all’età inviati per capire o per stupire. E pian piano, senza rumore, il mondo del bambino si sposta dietro lo schermo. Sempre di più, per più ore al giorno, con meno contatti concreti. Il risultato è un incremento dei disturbi comportamentali e psichici che si manifestano soprattutto sotto forma di dipendenza, isolamento e depressione.

Link in bio
https://linktr.ee/stefanovicari

10/02/2026

La Società Italiana di Pediatria ha analizzato le evidenze scientifiche più recenti e individuato aree di rischio, accompagnate da consigli pratici per aiutare le famiglie nelle scelte di ogni giorno.
Consigliamo davvero di leggere con attenzione e di seguire le indicazioni.

07/02/2026

Gli adolescenti passano ore sui social, ma il problema non è solo il tempo davanti allo schermo. Sempre più studi iniziano a guardare a ciò che accade dietro le quinte.
Un’ampia ricerca francese mostra come algoritmi, notifiche e meccanismi di coinvolgimento non siano neutri, ma possano incidere su sonno, autostima e salute mentale dei più giovani.

È per questo che l’uso dei social viene ormai indicato come una vera questione di sanità pubblica, non solo tecnologica.

04/02/2026

Dopo l’annuncio del premier Pedro Sánchez, la Spagna si prepara a seguire il modello Australia mettendo al bando i social network per i minori di 16 anni: “Proteggiamo i nostri figli dal Far West digitale”.

Possibile un effetto domino che coinvolgerà anche altri Paesi europei: https://fanpa.ge/ONMDO

03/02/2026

Seguite gli sviluppi del progetto tramite la pagina dedicata 👉 Reconnect-EU

Indirizzo

Via Isonzo 33
Lanciano
66034

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