Studio di Riabilitazione FisioLan

Studio di Riabilitazione FisioLan Specializzati in trattamenti di SCOLIOSI, ERNIE DISCALI, TERAPIA MANUALE, RIABILITAZIONE POST I.C. La prestazione può essere individuale o di gruppo.

STUDIO DI RIABILITAZIONE FISIOLAN
Lo Studio di Riabilitazione FisioLan è una struttura per il trattamento ambulatoriale di pazienti, che necessitano di una riabilitazione estensiva e/o di mantenimento, per delle disabilità. Lo studio pertanto è organizzato per erogare trattamenti personalizzati in base alle esigenze e alle condizioni della persona nelle diverse età: evolutiva, adulta ed involutiva. Le terapie vengono effettuate presso lo studio in fasce di orario prestabilite e concordate in precedenza con il paziente e/o familiari. L'utente potrà usufruire di riabilitazione neurologica, psicomotoria, sportiva ed ortopedica (back school individuale ed in piccolo gruppo); rieducazione posturale globale secondo le tecniche Souchard, Meziérès, ecc.; fisioterapia strumentale (tecarterapia, ultrasuono terapia, laser yag, elettroterapia, magnetoterapia, Pronexibus (e altro) ; rieducazione pavimento pelvico; rieducazione respiratoria; riabilitazione post frattura o intervento chirugico; tecniche di massaggio classico, connettivale e linfodrenaggio!

15/03/2026

Questa immagine non mostra un nervo.Mostra un sistema che vive di margini di sicurezza.Quello che vedi non è un filo che trasmette segnali in modo pulito e ordinato.

È una struttura densissima, piena di unità che convivono nello stesso spazio, con un vaso sanguigno al centro che decide quante risorse possono arrivare e quando. Il nervo non nasce per essere “stimolato”, nasce per restare funzionante sotto stress.

L’errore di lettura più comune è pensare al nervo come a un cavo elettrico: se c’è dolore, allora “passa male la corrente”. In realtà qui non c’è nulla di rotto. C’è un equilibrio delicato tra pressione, nutrimento, spazio e richiesta funzionale. Quando questo equilibrio salta, il sistema non si spegne: aumenta il segnale. Non per punire, ma per farsi ascoltare.

Ecco perché trattare il dolore nervoso come un problema locale è così inefficace. Non è questione di “sbloccare” un punto o di trovare la tecnica giusta. Il nervo reagisce a un contesto: carichi ripetuti, posture mantenute, movimenti sempre uguali, recupero insufficiente. Tutte cose che non si vedono in una risonanza, ma che il sistema registra perfettamente.

Qui non c’è un tessuto fragile.

C’è un tessuto che tollera molto.. finché smette di farlo.

E no, anche in questo caso non esiste l’esercizio perfetto. Perché un nervo non chiede di essere stimolato di più, ma di tornare ad avere spazio, tempo e variabilità. Quando questo non succede, il dolore diventa una soluzione coerente, non un errore.

Questa immagine non serve a spaventare. Serve a ricordare che il corpo non funziona a interruttori, ma a sistemi complessi che reagiscono quando vengono messi alle strette.

08/03/2026

Il dolore alla spalla non è sempre “la cuffia”. A volte è un nervo che non ha più spazio per respirare. Quando il dolore scende lungo il braccio o compare una strana debolezza, la risposta è quasi automatica:

“È un tendine.”
“È infiammato.”
“Serve rinforzare.”

Pulito.

Peccato che qui il problema non sia quanto forte sei, ma quanto spazio lasci. Pensa a questa zona come a un varco stretto tra edifici. Se il traffico è fluido, nessun problema. Se i palazzi si avvicinano anche solo un po’, non serve un crollo: basta un’ora di punta perché tutto si blocchi.

Ora la lettura clinica.

Qui passano strutture nervose e vascolari che dipendono da come si muove l’omero, da come lavora la scapola, da come il sistema nervoso gestisce la rotazione e il carico.
Se il movimento è ripetitivo, rigido, anticipato male.. lo spazio si riduce senza che nulla sia “rotto”.

E i sintomi compaiono.

Ed ecco la semplificazione da smontare: “È una lesione” “Basta rinforzare” “Serve sciogliere”. Rinforzare senza criterio in uno spazio già affollato è come aumentare il traffico in una strada chiusa.

Il problema non è la forza.
È l’organizzazione del movimento.

Micro-esperimento. 15 secondi.
In piedi.
Lascia scendere le spalle.
Porta lentamente il braccio indietro di pochi gradi, pensando a “ruotare l’omero” senza spingere.

Torna giù e ripeti.

Domande secche: sensazione diversa? Meno tensione, più controllo, più chiarezza? Stai cercando di far sparire il dolore o di restituire spazio al sistema?

Qui emerge il criterio. C’è chi applica protocolli. E chi osserva come cambia il sintomo quando cambia il movimento, formula un’ipotesi funzionale, la verifica, misura la risposta.

Il corpo non chiede potenza.
Chiede intelligenza meccanica.

Quando il dolore compare senza una vera lesione, spesso non manca forza. Manca spazio creato dal movimento giusto.

Post divulgativo a scopo educativo. Non sostituisce una valutazione fisioterapica personalizzata.

Il trattamento anti age con radiofrequenza utilizza l’energia del calore per stimolare il derma, levigare la pelle e ras...
05/03/2026

Il trattamento anti age con radiofrequenza utilizza l’energia del calore per stimolare il derma, levigare la pelle e rassodare i tessuti con un effetto tensore visibile già al termine della seduta. Grazie a una tecnologia mirata, la pelle appare più compatta e tonica, con risultati progressivi e duraturi nel tempo.

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27/02/2026

La scapola non è “instabile”. È spesso iper-controllata.
Quando senti tensione tra collo e spalle, la diagnosi pop è pronta: “Devi stabilizzare la scapola.” “Rinforza i romboidi.” “Abbassa le spalle.”
Suona tecnico.

Ma spesso è il motivo per cui il dolore non se ne va. Pensa alla scapola come a un joystick, non a un bullone. Se lo tieni rigido per paura di sbagliare, perdi precisione.
Se lo lasci muovere con controllo, diventa fluido. Il problema non è che la scapola si muove troppo. È che non sa più quando muoversi.

Lettura clinica.

Trapezio, romboidi, elevatore della scapola non sono muscoli da “tenere accesi”.
Sono modulatori di movimento. Quando il sistema nervoso entra in protezione, anticipa, irrigidisce, blocca la scapola prima ancora che il braccio parta.

Risultato? Carico mal distribuito, compensi cervicali, spalla che “tira”.
E qui smontiamo la semplificazione: “È debole” “Va rinforzata” “Devi tenerla giù”
Stabilizzare senza timing è come frenare con il freno a mano tirato: senti controllo, ma consumi tutto.

Micro-esperimento.
15 secondi.
In piedi.
Alza lentamente un braccio in avanti senza pensare alla scapola. Ora rifallo, ma immaginando che la scapola segua il movimento, non lo comandi.
Confronta.

Domande dirette. Movimento diverso? Più leggero? Meno tensione al collo? Stai cercando di “tenere fermo” qualcosa o di farlo lavorare al momento giusto?
Qui entra il criterio.

C’è chi allena muscoli isolati. E chi osserva come cambia il movimento quando cambia il controllo, formula un’ipotesi funzionale, la verifica e misura la risposta. La scapola non chiede forza cieca. Chiede coordinazione intelligente.

Una scapola che fa male raramente è instabile. Molto più spesso è bloccata dal tentativo di controllarla troppo.

Post divulgativo a scopo educativo. Non sostituisce una valutazione fisioterapica personalizzata.

25/02/2026

Il bacino che “scende” non è un gluteo debole. È un sistema che ha perso il timing.
Davanti a immagini così la frase arriva rapida: “Gluteo medio scarso.” “Rinforzalo.”
“Fai più elastici.”

Rassicurante.
E spesso inefficace.

Pensa al gluteo medio come a un sensore automatico, non a un motore. Non serve che spinga forte sempre. Serve che si accenda nel momento giusto mentre il peso passa da una gamba all’altra. Se arriva in ritardo, il bacino scende. E il corpo compensa altrove.

Lettura clinica.

Il gluteo medio non lavora da solo: dialoga con piede, ginocchio, bacino e sistema nervoso. Se il carico arriva male dal basso, se il controllo del tronco è impreciso, se il sistema anticipa per protezione.. il problema non è la forza massima. È l’organizzazione del carico in appoggio monopodalico.

Smontiamo la semplificazione: “È debole” “Basta rinforzarlo” “Più esercizi laterali”

Rinforzare senza criterio è come aumentare il volume a una radio fuori frequenza: senti di più, capisci di meno.

Micro-esperimento.
15 secondi.
In piedi, peso su una gamba.
Lascia che l’altra si sollevi leggermente.
Ora pensa di “allungare” la testa verso l’alto mentre mantieni il peso sotto il piede in appoggio.
Respira.
Ripeti.

Domande dirette. Il bacino è più stabile? Meno sforzo laterale?
Stai spegnendo un segno visivo o stai cambiando come il carico attraversa il corpo?

Qui entra il criterio. C’è chi conta ripetizioni. E chi osserva quando il muscolo entra in gioco, formula un’ipotesi funzionale, la testa sotto carico e misura se la strategia migliora.

Il gluteo medio non chiede elastici a caso. Chiede tempismo.
Un bacino che scende raramente è mancanza di forza. Molto più spesso è forza usata nel momento sbagliato.

Post divulgativo a scopo educativo. Non sostituisce una valutazione fisioterapica personalizzata.

24/02/2026

Finalmente è martedì! Benvenuti a un nuovo episodio di “Neurolandia: il sistema nervoso come non lo avete mai visto!”

Oggi parliamo di un nervo che vive in una zona che tutti conoscono.. ma di cui pochi parlano davvero. È piccolo, è posteriore, è silenzioso. Ma quando si infiamma, stare seduti diventa un incubo.

È il nervo ano-coccigeo, il custode sensitivo del coccige e della regione peria***e posteriore. Un nervo discreto.. finché non si fa sentire.

Dove sta?

Il nervo ano-coccigeo nasce dal plesso coccigeo, formato dalle radici S4, S5 e Co1.
Il suo percorso è molto breve ma strategico: emerge tra il coccige e l’ano, attraversa il legamento anococcigeo, si distribuisce nella cute della regione posteriore peria***e e coccigea. È un nervo puramente sensitivo.

Piccolo territorio, grande importanza clinica.

Che cosa fa?

Il nervo ano-coccigeo ha una funzione semplice: fornisce sensibilità cutanea alla regione coccigea e peria***e posteriore. Ma questo significa percezione della pressione da seduti, percezione del contatto nella zona anococcigea, modulazione della sensibilità superficiale del pavimento pelvico posteriore.

È uno dei nervi che contribuiscono al “dialogo sensoriale” tra postura e bacino.

Come si lamenta?

Quando il nervo ano-coccigeo è irritato o compresso, può dare dolore puntorio o urente al coccige, fastidio intenso in posizione seduta, sensazione di pressione o “spina” sotto il sacro, ipersensibilità cutanea nella zona a***e posteriore, dolore evocato dalla palpazione del legamento anococcigeo.

Spesso viene confuso con coccigodinia meccanica pura, disfunzioni del pavimento pelvico, patologie proctologiche, nevralgie del pudendo (che però hanno un territorio diverso).

Ruolo nella vita quotidiana

Il nervo ano-coccigeo lavora ogni volta che ti siedi, cambi posizione sul bacino, mantieni una postura prolungata, attivi il pavimento pelvico, ricevi pressione sulla zona sacrale.

È un nervo che dialoga costantemente con la postura seduta.

Patologie e disfunzioni

Coccigodinia neuropatica, traumi diretti sul coccige (cadute all’indietro), post-partum, interventi chirurgici anorettali, cicatrici locali, compressioni da postura prolungata, ipertono del pavimento pelvico.

A volte il dolore persiste anche quando la struttura ossea è integra: qui entra in gioco la componente neurologica.

Curiosità neurologica

Il plesso coccigeo è uno dei plessi più piccoli del corpo umano, ma rappresenta il “punto terminale” della colonna nervosa sacrale. È l’ultimo avamposto del sistema nervoso periferico.. prima della fine anatomica del rachide.

Un piccolo nervo all’estremità della nostra colonna.

Approccio fisioterapico

Qui la fisioterapia può fare molto: lavoro manuale delicato sul coccige, mobilizzazioni dolci e decompressive, trattamento del pavimento pelvico, riduzione dell’ipertono posteriore, lavoro sul sacro e sul bacino, equilibrio tra retroversione e anteversione, educazione alla postura seduta, riduzione delle pressioni dirette sul coccige, gestione neurodinamica indiretta attraverso lavoro sacrale e lombare.

Nei casi persistenti: lavoro multidisciplinare con ginecologo, proctologo e fisiatra.

Conclusione

Il nervo ano-coccigeo è piccolo, nascosto, silenzioso. Ma quando si irrita, ogni sedia diventa un problema. È l’ultimo tratto della colonna.. ma non è l’ultimo per importanza.

Ci vediamo martedì prossimo su Neurolandia.. perché quando i nervi parlano, noi impariamo ad ascoltarli. 🤗

Nota bene

Anche se a Neurolandia i nervi parlano.. la diagnosi medica la fa il medico. Quindi, se i sintomi ti fanno compagnia da troppo tempo, ascolta i segnali e confrontati con un neurologo o uno specialista medico. Noi siamo qui per spiegarti come funzionano le cose, ma la cura parte sempre da una valutazione sanitaria. E spesso, il fisioterapista è proprio il primo professionista sanitario a intercettare quei segnali e indirizzare nel modo giusto. 👏

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19/02/2026

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05/02/2026

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03/02/2026

Finalmente è martedì! Benvenuti a un nuovo episodio di “Neurolandia: il sistema nervoso come non lo avete mai visto!”

Oggi parliamo di un nervo che non si vede, non si sente.. ma si annusa. È uno dei più antichi, dei più primitivi, dei più emozionali. E ogni volta che senti il profumo del caffè, il mare, l’erba tagliata o la maglietta di una persona cara.. è lui che lavora.

Benvenuti nel mondo del nervo olfattivo, il nervo che collega il naso direttamente ai ricordi.

Dove sta?

Il nervo olfattivo (I nervo cranico) in realtà è un fascio di centinaia di piccoli filamenti nervosi, i filetti olfattivi, che partono dalla mucosa olfattiva nella parte superiore della cavità nasale; attraversano la lamina cribrosa dell’etmoide (una struttura piena di microfori); arrivano direttamente al bulbo olfattivo, una struttura del sistema nervoso centrale; da qui, tramite il tratto olfattivo, raggiungono aree cerebrali profonde, incluso il sistema limbico.

È l’unico nervo cranico che ha cellule esposte all’ambiente esterno.. e che si rigenera continuamente.

Che cosa fa?

La sua funzione è semplice e potentissima: riconosce e trasmette gli odori.

Ma in realtà fa molto di più. Attiva emozioni (grazie al collegamento con l’amigdala). Evoca ricordi (collegamento diretto con l’ippocampo). Influenza appetito, benessere e vigilanza. Contribuisce alla percezione del gusto.

È uno dei nervi più “emotivi” del corpo: una goccia di odore gli basta per attraversare mezzo cervello.

Come si lamenta?

Il nervo olfattivo può dare tre sintomi principali: iposmia: riduzione dell’olfatto, anosmia: perdita totale dell’olfatto e parosmie: odori distorti o sgradevoli (tipiche nel post-virale).

Le cause possono essere: infezioni (post-virale, influenza, COVID), sinusiti croniche, traumi cranici, esposizione a sostanze irritanti, degenerazioni neurologiche (Parkinson, Alzheimer) e compressioni o tumori rari del bulbo olfattivo.

E quando l’olfatto cambia.. spesso cambia anche la qualità della vita.

Ruolo nella vita quotidiana

Il nervo olfattivo lavora ogni volta che mangi e percepisci il gusto vero del cibo; riconosci una persona dal suo profumo; ti fermi a respirare un ricordo; distingui bruciato da fresco, pulito da sporco, pericolo da sicurezza.

È il nervo che accompagna la nostra vita senza fare rumore, ma con un impatto enorme su emozioni e comportamento.

Patologie e disfunzioni

Anosmia post-virale, parosmie persistenti, iposmia da infiammazione cronica, atrofia olfattiva negli anziani, traumi cranici, malattie neurodegenerative.

Curiosità neurologica

Il nervo olfattivo è l’unico a essere sempre a contatto diretto con l’ambiente esterno: le sue cellule sono esposte nella mucosa nasale. E.. si rigenerano! È uno dei pochi sistemi neuronali dell’adulto con rigenerazione continua.

Ecco perché, in molti casi, l’olfatto può migliorare dopo una lesione o un’infezione.

Approccio fisioterapico (indiretto)

La fisioterapia non agisce direttamente sul nervo olfattivo, ma può lavorare su educazione sul recupero (olfactory training), tecniche di respirazione per migliorare il flusso d’aria nasale, gestione del paziente post-virale (post-COVID), integrazione con ORL, neurologo e specialista del gusto/olfatto, supporto nel percorso di rieducazione sensoriale.

Il training olfattivo, ad esempio, è un protocollo basato su evidenze: annusare 4 odori stabiliti per 20–30 secondi, due volte al giorno per molti mesi.

Conclusione

Il nervo olfattivo è il più discreto di tutti.. ma ogni giorno scrive pagine intere dei nostri ricordi. Ogni emozione che “profuma” nasce da lui. Ogni volta che un odore ti riporta indietro nel tempo.. è lui che ti prende per mano.

Ascoltarlo significa ascoltare una parte profondissima di noi.

Ci vediamo martedì prossimo su Neurolandia.. perché quando i nervi parlano, noi impariamo ad ascoltarli. 🤗

Nota bene

Anche se a Neurolandia i nervi parlano.. la diagnosi medica la fa il medico. Quindi, se i sintomi ti fanno compagnia da troppo tempo, ascolta i segnali e confrontati con un neurologo o uno specialista medico. Noi siamo qui per spiegarti come funzionano le cose, ma la cura parte sempre da una valutazione sanitaria. E spesso, il fisioterapista è proprio il primo professionista sanitario a intercettare quei segnali e indirizzare nel modo giusto. 👏

29/01/2026

Ed eccoci nuovamente alle porte del fine settimana, per un nuovo episodio di "Patologie Spiritose: tra curiosità e leggerezza!"

Oggi parliamo di un dolore che parte dal gluteo, scende lungo la gamba e fa subito pensare: “È sciatalgia!”. E invece no. A volte il problema non viene dalla schiena, ma da ciò che succede nel profondo del sedere. Benvenuti nella sindrome glutea profonda!

Cos’è e dov’è?

La sindrome glutea profonda è un insieme di condizioni in cui il nervo sciatico viene irritato o compresso nella regione glutea, senza che ci sia un’ernia del disco. Il nervo passa in mezzo a muscoli profondi (piriforme, otturatori, gemelli) e a strutture fasciali: se queste diventano rigide o sovraccariche.. lo spazio si restringe.

Risultato? Il nervo protesta.

Curiosità divertente

Per anni è stata chiamata “sindrome del piriforme”. Oggi sappiamo che il piriforme non è sempre il colpevole: spesso è innocente, mentre altri muscoli del gluteo fanno casino alle sue spalle.

Insomma, il piriforme si è preso la colpa.. ma non sempre era lui!

Come si sviluppa?

Può comparire per posture prolungate da seduti, sport con carichi ripetuti su anca e bacino (running, ciclismo, crossfit), rigidità dei rotatori profondi dell’anca, alterazioni del controllo del bacino, traumi diretti al gluteo.

Nel tempo, i muscoli profondi perdono elasticità e irritano il nervo sciatico, creando dolore e sintomi “simil-sciatici”.

Nella vita quotidiana:

I sintomi tipici includono dolore profondo nel gluteo, fastidio da seduti (specie su superfici dure), dolore che può irradiarsi lungo la coscia e dare sollievo camminando, ma peggiorando stando fermi.

Molti pazienti dicono: “Se sto seduto peggiora, se mi muovo va meglio”.
E questo è già un indizio importante.

Parole complicate, spiegate semplici

Sciatico: il nervo più grande del corpo.

Rotatori profondi: piccoli muscoli che controllano finemente l’anca.

Spazio gluteo profondo: zona anatomica dove il nervo passa “incastrato” tra muscoli e fasce.

Accenni di fisioterapia

La fisioterapia è il trattamento di elezione: lavoro manuale sui muscoli profondi del gluteo, tecniche fasciali per liberare gli spazi, neurodinamica dello sciatico per migliorare lo scorrimento, esercizi di controllo del bacino e dell’anca, integrazione con respirazione e postura (fondamentale!)

Non serve “stirare forte”: serve ridare spazio e controllo.

Curiosità scientifica

In molti pazienti con “sciatalgia senza ernia”, la causa è glutea. La risonanza lombare può essere normale, mentre il dolore persiste. La risposta alla fisioterapia mirata è spesso rapida e duratura.

Questo conferma una cosa importante: non tutto il dolore che scende dalla gamba viene dalla colonna.

Conclusione

La sindrome glutea profonda è un esempio perfetto di quanto il corpo lavori “in rete”.
Il problema sembra lontano.. ma nasce da vicino. Con il giusto approccio fisioterapico, il nervo torna a scorrere e il gluteo smette di fare il buttafuori.

A sabato prossimo per il prossimo episodio! 😄

Vieni da noi in studio per provare la nostra PRESSO-TERAPIA, che consente di migliorare il funzionamento del sistema vas...
29/01/2026

Vieni da noi in studio per provare la nostra PRESSO-TERAPIA, che consente di migliorare il funzionamento del sistema vascolare e linfatico a livello di arti e addome, e di drenare i liquidi dell’organismo, apportando ossigeno ai tessuti ed eliminando le tossine.
Inoltre da noi può essere abbinato anche al linfodrenaggio manuale, per massimizzare i risultati.
Per qualsiasi informazione chiedi a noi!

Via Martiri VI Ottobre 81/a
Lanciano (CH)
0872.40399
371.7935630
fisiolan81a@gmail.com

23/01/2026

Ti è mai capitato di avvertire formicolio, intorpidimento o dolore irradiato al braccio, alla spalla o al collo senza una causa apparente? Potrebbe essere coinvolta una radice cervicale!

I dermatomeri cervicali sono le aree cutanee innervate dalle radici spinali C1-C8 e svolgono un ruolo fondamentale nella percezione sensoriale dell’arto superiore e del collo.

PERCHÉ È IMPORTANTE CONOSCERLI?

Ogni radice nervosa cervicale invia segnali a una zona specifica del corpo. Se una di queste radici viene compressa, irritata o danneggiata (ad esempio, da un’ernia discale, spondilosi cervicale o stenosi), il paziente può riferire alterazioni della sensibilità e dolore irradiato lungo il percorso nervoso.

MAPPA DEI DERMATOMERI CERVICALI

C2 → Sensibilità alla parte posteriore della testa e della nuca
C3 → Collo posteriore e laterale
C4 → Spalla e zona clavicolare
C5 → Parte laterale del braccio fino al gomito
C6 → Faccia laterale dell’avambraccio, pollice e indice (il classico dolore della radicolopatia C6)
C7 → Dita medie della mano, con estensione fino all’avambraccio posteriore
C8 → Mignolo, anulare e bordo ulnare della mano

QUANDO UN DERMATOMERO È ALTERATO?

Una compressione radicolare può manifestarsi con sintomi come:

Dolore radicolare. Dolore che segue il percorso della radice nervosa
Parestesie. Formicolii, intorpidimenti, sensazioni di “scossa elettrica”
Ipoestesia. Riduzione della sensibilità tattile
Debolezza muscolare. Se oltre alla sensibilità, è coinvolta anche la componente motoria

Esempi pratici.

Se il pollice e l’indice sono intorpiditi o dolenti → Possibile compressione di C6

Se il dito medio è colpito → Possibile coinvolgimento di C7

Se il mignolo e l’anulare sono interessati → Attenzione alla radice C8

COSA PUÒ PROVOCARE UNA RADICOLOPATIA CERVICALE?

Ernia del disco → Compressione della radice a livello foraminale

Artrosi cervicale → Riduzione dello spazio intervertebrale e osteofiti

Disfunzioni posturali → Compressione cronica dovuta a iperlordosi cervicale o tensioni muscolari

Traumi e colpi di frusta → Infiammazioni o stiramenti delle radici nervose

QUANDO PREOCCUPARSI?

Se i sintomi persistono, peggiorano o si associano a perdita di forza, difficoltà motorie o alterazioni della funzione degli arti superiori, è fondamentale eseguire una valutazione fisioterapica e neurologica per comprendere la causa del problema e impostare un trattamento mirato.

CONCLUSIONE: CONOSCERE I DERMATOMERI SIGNIFICA PREVENIRE!

Saper riconoscere il pattern dermatomerico aiuta a identificare precocemente l’origine di un dolore irradiato e a trattarlo nel modo più efficace.

Indirizzo

Via Martiri VI Ottobre, 81/a
Lanciano
66034

Orario di apertura

Lunedì 08:00 - 13:00
15:00 - 19:00
Martedì 08:00 - 13:00
15:00 - 19:00
Mercoledì 08:00 - 13:00
15:00 - 19:00
Giovedì 08:00 - 13:00
15:00 - 19:00
Venerdì 08:00 - 13:00
15:00 - 19:00

Telefono

+39087240399

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Studio Bianco-Picanza-Sanna

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