Dott. Fabio Tartarini - Psicologo

Dott. Fabio Tartarini - Psicologo [ITA] Psicologo del Benessere Sostenibile. [ENG] Psychologist for your Sustained Well-being. Contattami:
https://linktr.ee/fabiotartarini

[ITA] Psicologo del Benessere Sostenibile. Mi occupo di supportare i miei clienti al raggiungimento del loro miglior sè con tecniche del Self-Empowerment e dello Human Flourishing. Fornisco un approccio a 360° che combina metodi di miglioramento accademico con strategie di miglioramento personale, oltre che di gestione ansia e stress.

[ENG] Chartered Psychologist, I am an academic researcher and trainer. I have been an ex-pat myself, so I have experienced the struggles and challenges of being in a new and unknown culture and country. My counselling and workshop sessions adopt a mixed approach derived from Self-Empowerment and Human Flourishing techniques. I have developed a model of Sustainable Well-Being and Human Flourishing that guides my practice. I do believe true happiness needs meaning and purpose in life.

A volte la rinascita non ha niente di luminoso. Assomiglia piuttosto a quei momenti in cui ci sentiamo più fragili del s...
05/04/2026

A volte la rinascita non ha niente di luminoso. Assomiglia piuttosto a quei momenti in cui ci sentiamo più fragili del solito, più stanchi, più confusi, più vicini alle lacrime. E forse va bene anche così.

Pensiamo spesso alla Pasqua come a una promessa di luce, ma prima della luce c’è quasi sempre qualcosa che si rompe. Un guscio, per aprirsi, deve cedere, deve creparsi, e per chi sta nascendo quel passaggio non è semplice, né comodo, né dolce.

Forse succede anche a noi. Ci sono momenti in cui la vita ci chiede di lasciare andare una parte di noi che ci ha protetti a lungo, ma che ormai non ci lascia più respirare. Può essere una paura, un’abitudine, un dolore diventato familiare, una versione di noi che ci ha aiutati a sopravvivere, ma che ora non ci basta più, e lasciarla andare fa male.

Perché cambiare davvero non significa soltanto guarire. Significa anche attraversare un tratto di strada in cui non sappiamo più bene chi siamo. È un passaggio tenero e difficile, un luogo interiore in cui ci sentiamo esposti, e in cui a volte ci chiediamo se ci stiamo rompendo invece di rinascere. Ma forse le due cose, qualche volta, si somigliano.

Se in questo periodo senti che qualcosa dentro di te si sta incrinando, prova a non giudicarti troppo in fretta. Non dirti subito che sei fragile, sbagliato o troppo. Forse stai semplicemente vivendo uno di quei passaggi che non fanno rumore fuori, ma cambiano tutto dentro. Forse non ti stai perdendo. Forse ti stai ritrovando in una forma nuova.

Oltre 150 studenti e studentesse, tra i 14 e i 19 anni, hanno preso parte a un incontro dedicato al tema della violenza ...
02/04/2026

Oltre 150 studenti e studentesse, tra i 14 e i 19 anni, hanno preso parte a un incontro dedicato al tema della violenza di genere, svoltosi presso il Liceo Virgilio-Redi, sede di Squinzano.

L'iniziativa, a cui ho preso parte in qualità di psicologo sociale, ha rappresentato uno spazio di ascolto, confronto e riflessione, in cui ragazze e ragazzi hanno potuto interrogarsi su dinamiche relazionali, stereotipi e segnali spesso difficili da riconoscere. Parlare di questi temi in età adolescenziale, infatti, significa offrire strumenti per comprendere meglio se stessi, gli altri e costruire relazioni più consapevoli e rispettose. La qualità dell’ascolto, il coinvolgimento dei ragazzi e la profondità degli interventi emersi testimoniano l’importanza della creazione di spazi di dialogo su questi temi, in grado di favorire una cultura basata sul rispetto, sull’empatia e sulla responsabilità condivisa.

Porto con me la ricchezza di questo incontro, grato di aver potuto offrire il mio contributo in un percorso di crescita e consapevolezza condivisa ✨

Ci sono notizie che non si leggono soltanto, ma si sentono dentro, nel cuore e nello stomaco. La vicenda della gattina R...
31/03/2026

Ci sono notizie che non si leggono soltanto, ma si sentono dentro, nel cuore e nello stomaco. La vicenda della gattina Rosi, a Roma, è una di queste. Fa male perché riguarda una vita fragile, indifesa. Fa male perché ci mette davanti a una forma di violenza che fatichiamo a comprendere. Fa male anche per quello che ci fa provare: rabbia, tristezza, sgomento. Episodi del genere scuotono nel profondo.

La violenza sugli animali non è mai un gesto “vuoto”, diversi studi lo sottolineano: spesso è legata a difficoltà profonde nella gestione delle emozioni e a una ridotta capacità di entrare in relazione con la sofferenza altrui. Non è una spiegazione che consola, né serve a giustificare atti di questo tipo, ma è un elemento importante per comprendere quanto sia fondamentale lavorare sull’educazione emotiva e sull’empatia, fin dall’infanzia.

Davanti a storie di questo tipo, oltre all’indignazione, possiamo anche fermarci ad ascoltare ciò che succede dentro di noi. La nostra reazione emotiva parla della nostra capacità di empatia, del riconoscere il dolore dell’altro — anche quando quell’altro non ha voce. Dare un nome a quello che sentiamo, condividerlo, non anestetizzarlo, perché è proprio da quella sensibilità che nasce anche la possibilità di costruire una cultura diversa, fatta di rispetto, cura e responsabilità verso ogni essere vivente.

📷©️ Lega Nazionale per la Difesa del Cane sez. Ostia

27/03/2026

La veganofobia, o vegefobia, si manifesta come una forma di discriminazione o avversione nei confronti di chi sceglie uno stile di vita vegano. Le persone vegane si trovano spesso così a dover affrontare giudizi severi, stereotipi e reazioni negative, che non solo feriscono profondamente, ma rischiano di minare il loro benessere emotivo e psicologico.

👉 La veganofobia non nasce dal nulla, ma da un intreccio di fattori psicologici, culturali e sociali. Molto spesso, la paura e l’avversione verso i vegani si radicano in incomprensioni o convinzioni errate, che si formano nella mente di chi discrimina. Alla base di questo fenomeno, c'è spesso una paura irrazionale del cambiamento.

Meccanismi psicologici di chi discrimina:

🔸 Conformismo sociale e paura del diverso
In molte culture il consumo di carne è visto come una tradizione fondamentale e simbolo di una certa identità. Scegliere di rifiutare questa tradizione può apparire come una sfida diretta a norme e valori radicati. La paura del cambiamento e il rifiuto del "diverso" sono meccanismi psicologici umani profondi, legati alla necessità di sentirsi parte di un gruppo e di appartenere a una comunità. Il vegano, quindi, rischia di essere percepito come una minaccia, anche se non ha nessuna intenzione negativa.

🔸 Dissonanza cognitiva
Quando una persona viene a contatto con una scelta alimentare che mette in discussione le proprie abitudini o convinzioni, si può creare una dissonanza cognitiva. Questo fenomeno psicologico si verifica quando le proprie convinzioni sono in conflitto con nuove informazioni che mettono in discussione le proprie azioni o abitudini. Per esempio, chi consuma carne quotidianamente può essere riluttante ad accettare la realtà delle implicazioni etiche e ambientali di questa scelta. Per difendersi dalla dissonanza, la mente può sviluppare reazioni emotive di rifiuto verso chi segue una dieta vegana, anziché riflettere su questi aspetti.

🔸 Stereotipi e giudizi sociali
La mancanza di una comprensione diretta e approfondita del veganismo può dar luogo a stereotipi. Le persone vegane vengono spesso etichettate come "estreme", "fanatiche" o "radicali". Questi giudizi si basano su stereotipi o esperienze parziali che hanno portato ad una generalizzazione. I pregiudizi possono quindi alimentare il disprezzo o il sospetto, che si trasformano in atti di discriminazione.

🌱 Comprendere le ragioni alla base della scelta vegana può aiutarci ad avere una maggiore empatia e accettazione verso quella che si configura come una scelta etica e valoriale e che, dunque, merita rispetto.

La veganofobia, o vegefobia, si manifesta come una forma di discriminazione o avversione nei confronti di chi sceglie un...
27/03/2026

La veganofobia, o vegefobia, si manifesta come una forma di discriminazione o avversione nei confronti di chi sceglie uno stile di vita vegano. Le persone vegane si trovano spesso così a dover affrontare giudizi severi, stereotipi e reazioni negative, che non solo feriscono profondamente, ma rischiano di minare il loro benessere emotivo e psicologico.

👉 La veganofobia non nasce dal nulla, ma da un intreccio di fattori psicologici, culturali e sociali. Molto spesso, la paura e l’avversione verso i vegani si radicano in incomprensioni o convinzioni errate, che si formano nella mente di chi discrimina. Alla base di questo fenomeno, c'è spesso una paura irrazionale del cambiamento.

Meccanismi psicologici di chi discrimina:

🔸 Conformismo sociale e paura del diverso
In molte culture il consumo di carne è visto come una tradizione fondamentale e simbolo di una certa identità. Scegliere di rifiutare questa tradizione può apparire come una sfida diretta a norme e valori radicati. La paura del cambiamento e il rifiuto del "diverso" sono meccanismi psicologici umani profondi, legati alla necessità di sentirsi parte di un gruppo e di appartenere a una comunità. Il vegano, quindi, rischia di essere percepito come una minaccia, anche se non ha nessuna intenzione negativa.

🔸 Dissonanza cognitiva
Quando una persona viene a contatto con una scelta alimentare che mette in discussione le proprie abitudini o convinzioni, si può creare una dissonanza cognitiva. Questo fenomeno psicologico si verifica quando le proprie convinzioni sono in conflitto con nuove informazioni che mettono in discussione le proprie azioni o abitudini. Per esempio, chi consuma carne quotidianamente può essere riluttante ad accettare la realtà delle implicazioni etiche e ambientali di questa scelta. Per difendersi dalla dissonanza, la mente può sviluppare reazioni emotive di rifiuto verso chi segue una dieta vegana, anziché riflettere su questi aspetti.

🔸 Stereotipi e giudizi sociali
La mancanza di una comprensione diretta e approfondita del veganismo può dar luogo a stereotipi. Le persone vegane vengono spesso etichettate come "estreme", "fanatiche" o "radicali". Questi giudizi si basano su stereotipi o esperienze parziali che hanno portato ad una generalizzazione. I pregiudizi possono quindi alimentare il disprezzo o il sospetto, che si trasformano in atti di discriminazione.

🌱 Comprendere le ragioni alla base della scelta vegana può aiutarci ad avere una maggiore empatia e accettazione verso quella che si configura come una scelta etica e valoriale e che, dunque, merita rispetto.

"Nel mezzo del cammin di nostra vita" non è solo un incipit celebre: è l’inizio di un percorso di consapevolezza e trasf...
25/03/2026

"Nel mezzo del cammin di nostra vita" non è solo un incipit celebre: è l’inizio di un percorso di consapevolezza e trasformazione. A distanza di secoli, la Divina Commedia continua a parlarci perché non racconta una crescita lineare, semplice o rassicurante, piuttosto, un attraversamento.

C’è una discesa negli Inferi: il contatto con ciò che è caotico, frammentato, spaventoso.
Poi il Purgatorio: non un punto di arrivo, ma uno spazio di lavoro lento, di fatica, di cambiamento che prende forma passo dopo passo.

In questa prospettiva, il cambiamento non coincide sempre con il "sentirsi meglio" in modo immediato. Al contrario, spesso inizia proprio quando ci percepiamo più incerti, meno stabili, meno definiti. Non necessariamente perché stiamo sbagliando direzione, ma perché stiamo lasciando qualcosa alle spalle, senza aver ancora costruito del tutto una nuova forma. Per questo, in alcuni momenti, il disagio non è solo un’interruzione del processo: può esserne parte integrante.

Non tutto ciò che fa male è regressione. Non tutta la fatica è blocco. A volte è il segnale che qualcosa, dentro di noi, si sta riorganizzando.
Forse è proprio questo uno degli insegnamenti più profondi della Commedia: nessuno arriva alle stelle senza aver attraversato il buio e nessuno attraversa davvero il buio senza esserne trasformato.

1. "Le mie mani sono piccole, ecco perché rovescio il latte anche se non voglio".2. "Le mie gambe sono corte. Ti prego, ...
24/03/2026

1. "Le mie mani sono piccole, ecco perché rovescio il latte anche se non voglio".

2. "Le mie gambe sono corte. Ti prego, aspetta e cammina più piano, così posso seguirti".

3. "Non colpire le mie mani se tocco qualcosa di colorato… voglio solo imparare".

4. "Guardami quando ti parlo, così so che mi stai ascoltando".

5. "I miei sentimenti sono delicati. Non sgridarmi tutto il giorno. Lasciami sbagliare senza farmi sentire stupido".

6. "Non aspettarti che il letto che rifaccio o il disegno che coloro sia perfetto. Amami per il mio impegno".

7. "Ricorda, sono un bambino, non un piccolo adulto. A volte non capisco cosa mi stai dicendo".

8. "Ti voglio tanto bene. Ti prego, amami per quello che sono, non solo per quello che faccio".

9. "Non respingermi quando sei arrabbiato con me. Se vengo a darti un bacio, è perché mi sento solo, abbandonato e ho paura".

10. "Quando mi urli contro, mi spavento. Spiegami cosa ho fatto di sbagliato".

11. "Non arrabbiarti quando scende la notte e il buio mi fa paura.
Quando mi sveglio e ti chiamo, il tuo abbraccio è l’unica cosa che mi dà pace".

12. "Quando andiamo al supermercato, non lasciarmi la mano. Ho paura di perdermi e di non ritrovarti più".

13. "Mi rattristo tanto quando vi sento litigare. A volte penso che sia colpa mia, e il mio stomaco si stringe perché non so cosa fare".

14. “Vedo spesso che abbracci e coccoli mio fratello… lo ami più di me? Forse perché è più bello o più bravo? Ma io… non sono anche io tuo figlio?”.

15. "Mi hai sgridato tanto quando ho rotto il mio giocattolo preferito, e ancora di più quando ho pianto. Ero già triste, non l’ho fatto apposta. Ora l’ho perso per sempre".

16. "Ti sei arrabbiato perché mi sono sporcato mentre giocavo. Ma sentire il fango sotto i piedi è stato meraviglioso, e il pomeriggio era così bello… Vorrei solo sapere come lavare i vestiti da solo".

17. “Oggi non stavi bene, e io mi sono preoccupato tanto. Ho cercato di farti sorridere con i miei giochi e le mie storie. Cosa farei se ti succedesse qualcosa?”.

18. “Ho paura dell’inferno, anche se non so bene cosa sia… ma credo che sia terribile quanto stare senza di te".

19. “Anche se mi sono divertito con gli zii, mi sei mancato tantissimo per tutta la settimana. Vorrei che i genitori non andassero mai in vacanza lontano dai loro figli".

20. “Sono così fortunato! Tra tutti i bambini del mondo, tu hai scelto proprio me".

Da adulti, spesso dimentichiamo cosa significa essere bambini. Dimentichiamo cosa ci faceva male, cosa ci spaventava, cosa ci faceva sentire amati. A volte i bambini dicono queste cose ad alta voce; altre volte, le pensano in silenzio.
Non spezzare mai le ali di un bambino. Crescerà lo stesso, ma non saprà più volare.

(Autore Anonimo)

🖼️ "Mending" - Sara Scaramelli

È il secondo giorno di primavera, eppure per molti dentro può essere ancora inverno.Ci sono stagioni della vita che asso...
21/03/2026

È il secondo giorno di primavera, eppure per molti dentro può essere ancora inverno.

Ci sono stagioni della vita che assomigliano a un vero "winter of the soul": tempi interiori in cui tutto sembra rallentare, i pensieri si fanno più pesanti, le energie si ritirano e perfino la speranza sembra parlare a voce più bassa. Ed è forse questo il paradosso più umano: mentre fuori la luce ritorna, dentro non sempre ci sentiamo pronti a fiorire. Ma la primavera, in fondo, non chiede spettacolo, non esplode tutta insieme. Comincia lentamente, quasi in silenzio. Anche il disgelo interiore spesso funziona così: con un respiro un po’ più profondo, con una pausa concessa senza colpa, con una parola gentile rivolta a sé stessi, con il coraggio discreto di restare presenti anche quando dentro fa ancora freddo.

Non sempre possiamo forzare la fioritura, ma possiamo creare le condizioni perché accada.

Anche questo è lavoro psicologico:
riconoscere che non ogni inverno dell’anima è una fine. A volte è una soglia. Un tempo lento in cui qualcosa, sotto la superficie, si sta preparando a tornare vivo. Per questo, anche nel secondo giorno di primavera, vale la pena ricordarlo: non tutto ciò che in noi appare fermo è perduto. Alcune parti di noi stanno solo aspettando il proprio tempo per sciogliersi, respirare, ricominciare.

Essere un genitore vegano significa spesso abitare due livelli di esperienza contemporaneamente.👉 Da una parte c’è una d...
20/03/2026

Essere un genitore vegano significa spesso abitare due livelli di esperienza contemporaneamente.

👉 Da una parte c’è una dimensione interna:
una scelta che nasce da un percorso di consapevolezza, emotiva e valoriale. Il riconoscimento della soggettività animale, il desiderio di coerenza tra ciò che si sente giusto e ciò che si mette in pratica, e l’intenzione di trasmettere tutto questo ai propri figli.

👉 Dall’altra c’è una dimensione esterna:
lo sguardo degli altri. Commenti, dubbi, resistenze più o meno esplicite. A volte curiosità, altre volte incomprensione. Spesso, infatti, quando si tratta di bambini, questa scelta viene messa in discussione o apertamente osteggiata con maggior vigore anche da persone esterne alla famiglia e con toni preoccupati o giudicanti.
È importante ricordare tuttavia che diverse evidenze scientifiche attestano che, se ben pianificata e bilanciata, un’alimentazione vegana può essere adeguata in tutte le fasi della vita, compreso il periodo dell’infanzia e dello sviluppo. Eppure, il confronto con l’esterno raramente si muove su un piano informativo neutro: più spesso tocca corde emotive, culturali e identitarie.

Dal punto di vista psicologico, quindi, non si tratta solo di “fare una scelta diversa”. Si tratta di sostenere nel tempo una distanza — spesso sottile, ma costante — tra ciò che è socialmente considerato normale e ciò che, per sé, è profondamente giusto. E quando ci sono dei figli, questa distanza si raddoppia, in quanto diventa anche un’esperienza educativa, un modo per insegnare a stare dentro la complessità senza perdere stabilità.

Non è una questione di superiorità morale. Piuttosto, riguarda un bisogno umano fondamentale: vivere in coerenza con i propri valori, trasmetterli ai propri figli come fa un qualunque genitore e, forse ancora di più, mostrargli che questa coerenza non è un lusso, ma una possibilità concreta.
Spesso la fatica non riguarda quindi il cibo in sé. Riguarda il dover spiegare, giustificare, tradurre continuamente il senso delle proprie scelte; riguarda l’impegno di coltivare sensibilità in un contesto che la riconosce a parole, ma non sempre la sostiene nei fatti.

❤️
19/03/2026

❤️

"Non era una porta da trovare,era una direzione da cambiare".Repost de "La stanza del respiro"
17/03/2026

"Non era una porta da trovare,
era una direzione da cambiare".

Repost de "La stanza del respiro"

I bagagli che non vediamo, ma che ognuno di noi porta con sé ❤️"Ogni persona che incontriamo nel nostro camminoporta con...
16/03/2026

I bagagli che non vediamo, ma che ognuno di noi porta con sé ❤️

"Ogni persona che incontriamo
nel nostro cammino
porta con sé due vite.

La prima è quella che vediamo.
Ha un nome, un mestiere,
una casa, una famiglia forse,
un’agenda piena,
un sorriso educato.

Poi c’è l’altra.
Quella che non si mostra.
Che pesa anche se non si vede.

È quella che si porta nello stomaco,
dietro gli occhi,
nelle mani che tremano
quando nessuno guarda.

Ci sono paure antiche,
mai dette.
Ci sono parole ingoiate,
così tante volte
che ora fanno parte del corpo.

C’è chi si porta un padre
che non ha mai chiesto scusa.
Una madre che non ha mai saputo abbracciare.
Un’assenza che è diventata casa.
Un amore che ha fatto più male che bene.

Ci sono bambini che arrivano a scuola
con un secondo zaino.
E dentro non ci sono solo libri.
Ci sono notti senza sonno,
grida sentite dietro le porte,
un buongiorno che non è arrivato.

E adulti
che portano quello stesso zaino
solo più in fondo,
più nascosto,
più pesante.

E tu lo puoi vedere,
quel peso.

Non serve molto.
Basta fare silenzio.
Guardare meglio.
Restare un attimo in più.

È lì che succede tutto.
Nel momento in cui qualcuno
non si volta.
Non giudica.
Non scappa.

E semplicemente resta.

A dire con gli occhi:
lo so che hai due vite
e non devi portarle da solo".

(✒️ Andrew Faber)

📷©️ Andrés J. Colmenares

Indirizzo

Lecce
73100

Orario di apertura

Lunedì 10:30 - 21:00
Martedì 10:30 - 21:00
Mercoledì 10:30 - 21:00
Giovedì 10:30 - 21:00
Venerdì 10:30 - 21:00
Sabato 10:30 - 21:00

Telefono

+393518178169

Sito Web

https://linktr.ee/FabioTartarini

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