22/08/2025
Trieste soffia tanto forte da spostare la storia e la memoria, di chi sceglie dove voltare lo sguardo a seconda della 𝗱𝗶𝗿𝗲𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝘃𝗲𝗻𝘁𝗼. Vento che abbraccia il fumo grigio dei camini della Risiera e lo trascina lontano, fin dove da San Sabba non se ne può sentire l’odore. Fischia nelle orecchie sorde, strappa le mostrine delle divise nere e si aggrappa alla sabbia che lancia negli occhi di chi non sa più vedere. Si placa la sera, quando asciuga il sudore e bisbiglia dolci parole, evapora i pianti di chi sulle mura incide - Questa é l’ultima notte - è l’ultimo volo, preso per mano, 𝘀𝗼𝗳𝗳𝗶𝗮𝘁𝗼 𝗹𝗼𝗻𝘁𝗮𝗻𝗼.
Come il Carso anche le mie gambe sono 𝗿𝗼𝗰𝗰𝗲 𝗱𝗶 𝗺𝘂𝘀𝗰𝗼𝗹𝗶 𝘃𝘂𝗼𝘁𝗶; mulini che girano lenti, spinti da un torrente in secca e che a fatica macinano chilometri. Ruotano invece veloci i mulinelli d’acqua che masticano il paesaggio carsico per centinaia di metri lungo tutto l’altopiano carsico.
É il tardo ‘52 quando gli angloamericani scoperchiano la 𝗙𝗼𝗶𝗯𝗮 𝗱𝗶 𝗕𝗮𝘀𝗼𝘃𝗶𝘇𝘇𝗮 e la sua storia da lasciare senza fiato anche la Bora, che non ha le forze di soffiare oltre l’orlo di quest’abisso. Qui il mulinello della memoria si contorce soppesando il valore delle anime, ed io che non ho bilance adeguate, me ne allontano in silenzio ricordandone la storia.
L’allenamento da Ciclo-Spritz mi spezza le gambe, ma piano scivolo giù per l’Istria e come un D’Annunzio a pedali, invado Fiume tutto intero, 𝗰𝗼𝘀𝘁𝗼𝗹𝗲 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗿𝗲𝘀𝗲. A Segj - ridicolamente e fascisticamente ribattezzato “Segna” - riemergono ricordi di vacanze acerbe, il mare senza troppe onde, le certezze vuote, i pensieri leggeri, le tante birre fresche. All’epoca, dentro quale cava carsica si era persa la 𝗱𝗶𝗿𝗲𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗶𝗻𝗻𝗮𝘁𝗮 del mio viaggio? - 𝐸𝑝𝑝𝑢𝑟𝑒, 𝑛𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑙𝑜𝑟𝑜 𝑐𝑟𝑒𝑠𝑐𝑖𝑡𝑎 𝑏𝑖𝑧𝑧𝑎𝑟𝑟𝑎 𝑒 𝑓𝑢𝑡𝑖𝑙𝑒, 𝑒𝑟𝑎𝑛𝑜 𝑢𝑛𝑎 𝑠𝑜𝑟𝑡𝑎 𝑑𝑖 𝑑𝑖𝑠𝑝𝑒𝑟𝑎𝑡𝑎 𝑒𝑠𝑝𝑟𝑒𝑠𝑠𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑡𝑒𝑛𝑑𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑑𝑖𝑟𝑒𝑧𝑖𝑜𝑛𝑎𝑙𝑒 - scrisse anni prima chi della direzione libera seppe modellare una visione dell’uomo, a cui mi aggrapperò poi.
Quindi Otočwac, Perušić, Gôspić. Lungo la 𝗧𝗿𝗮𝗻𝘀𝗱𝗶𝗻𝗮𝗿𝗶𝗰𝗮 compaiono strani accenti e persone tanto spigolose da farmi bucare due volte. Poco male, la camera d’aria si cambia, l’opinione delle persone pure.
Dall’Adriatico alle Alpi Dinariche, la Dalmazia trasuda di storia recente, siamo negli anni ‘90 - ieri - e il conflitto balcanico riecheggia ancora sui muri che parlano anche per gli abitanti silenti.
Le gambe girano - quando piano quando veloce, cosi come i pensieri per che si compongono passo-passo, chilometro dopo chilometro come questo viaggio dalla scarsa programmazione e la forte immaginazione. Mentre sulla cartina diventa sempre più grande la scritta: 𝗦𝗮𝗿𝗮𝗷𝗲𝘃𝗼.