13/12/2025
Leggete e pensateci bene prima di comprare un cucciolo che NON È UN GIOCATTOLO! e poi non spendete soldi ma ADOTTATE
Mi chiamo Luca, ho 44 anni.
Per diciotto anni ho lavorato in un canile comunale.
La gente pensa che sia un posto triste solo per gli animali.
La verità è che quelle gabbie raccontano più degli animali stessi.
Raccontano gli esseri umani che li hanno abbandonati.
Io ero quello che apriva il cancello alle sette del mattino.
Il primo rumore era sempre lo stesso: decine di code che sbattevano contro il ferro appena sentivano passi umani.
Una fame d’amore che non si vede da nessun’altra parte.
L’arrivo più comune era quello del “non posso più tenerlo”.
La scusa cambiava, gli occhi no.
C’era sempre vergogna, colpa o indifferenza.
Le tre facce dell’abbandono.
Una volta una donna mi ha portato un cane di dieci anni.
Lo teneva come un sacco della spesa.
Ha detto:
Non ho più tempo per lui.
Il cane la guardava come se ancora non credesse fosse lì per lasciarlo.
Quando ho chiuso la gabbia, lui ha appoggiato la testa sulla mia mano e ha pianto.
Sì, pianto.
Un suono basso, rotto.
Non lo dimenticherò mai.
Un giorno abbiamo trovato un cucciolo legato al cancello.
Aveva una coperta, una ciotola e un biglietto:
Perdonami.
La gente giudica, ma io quel biglietto me lo sono letto dieci volte.
C’era dentro tutta la disperazione di chi ama ma non ce la fa.
Ma la storia che mi ha spezzato più di tutte è arrivata una mattina d’inverno.
Un signore anziano è venuto con un cane cieco.
Lo teneva con una cura che riconosci subito.
Mi ha detto:
Lo porto qui perché tra una settimana entrerò in una casa di riposo. Non voglio che qualcuno lo butti in strada quando non ci sarò più.
Poi si è inginocchiato, gli ha accarezzato la testa e gli ha sussurrato:
Io torno presto, amore mio. Aspettami.
Sapevamo entrambi che non sarebbe tornato mai.
Il cane si è seduto davanti al cancello per giorni, come se potesse sentirlo arrivare da lontano.
Nel canile impari che gli animali non mentono.
Se sono feriti, lo vedi.
Se hanno paura, tremano.
Se ti vogliono bene, non lo nascondono.
Gli umani invece… gli umani scompaiono, inventano, promettono, tradiscono.
Alla fine sono andato via quando ho capito che la cosa più dura non era vedere animali soffrire.
Era vedere quanto poco valgono per chi avrebbe dovuto proteggerli.
Ogni tanto torno a salutare.
C’è un cane che mi riconosce ancora: un vecchio meticcio marrone che saltava come un matto quando mi vedeva arrivare con il secchio del cibo.
Quando lo guardo, penso sempre alla stessa frase:
Gli animali non parlano,
ma capiscono tutto.
Gli umani parlano sempre,
ma non ascoltano mai.
✍🏻 L., 44 anni
(Fonte: Diario di un ipocondriaco)