Alessandro Rotondo - Psichiatra

Alessandro Rotondo - Psichiatra Alessandro Rotondo
SPECIALISTA IN PSICHIATRIA
PROFESSORE A C. UNIVERSITÀ DI PISA

Mi occupo da olt

25/03/2026

Il latte che diventa veleno: il paradiso breve della dipendenza, l’inferno che resta. 😵‍💫🥛

In questo video crudo, ma efficace, il latte — simbolo universale di nutrimento e conforto — diventa una metafora efficace della dipendenza: qualcosa che promette sollievo immediato, che sembra proteggere, ma che lentamente può trasformarsi in una trappola. 😵‍💫

La dipendenza quasi mai si presenta come distruzione. Arriva come sollievo. Come una scorciatoia emotiva. Può assumere molte forme: sostanze, alcol, gioco, cibo, sesso, schermi. Tutto ciò che riesce a spegnere, anche solo per un attimo, un disagio più profondo.

All’inizio è piacere. Il cervello registra quell’esperienza come rilevante, da cercare ancora. Poi, gradualmente, qualcosa cambia: il piacere lascia spazio al bisogno. Non si cerca più per stare bene, ma per smettere di stare male. È qui che nasce la prigione. 🫥😵🥴

Con il tempo, ciò che sembrava una ricompensa diventa un anestetico. Il sollievo dura sempre meno, mentre aumentano ansia, vuoto, tensione. Il cosiddetto “paradiso” si accorcia, mentre l’inquietudine resta. La libertà si restringe, fino a quando non sembra più di scegliere, ma di essere scelti.

Le dipendenze nascono spesso dal dolore, dalla solitudine, dalla fatica di reggere la vita. È importante dirlo con empatia, ma anche con chiarezza: quando la gratificazione diventa dipendenza, può trasformarsi in una forma di autodistruzione, lenta o improvvisa, ma sempre profondamente limitante.

💛 Se questo contenuto ti tocca da vicino, ricordati una cosa fondamentale: non restare solo. Le dipendenze si possono affrontare, ma raramente si superano con la sola forza di volontà. Esistono percorsi, strumenti, supporti e reti che aiutano a ritrovare spazio, respiro e libertà.

A volte ciò che sembra nutrire… sta solo chiedendo di essere guardato più a fondo. 🤝

Se sei depresso e qualcuno ti dice “basterebbe fare sport”, è normale che tu lo viva male. La depressione non è pigrizia...
18/03/2026

Se sei depresso e qualcuno ti dice “basterebbe fare sport”, è normale che tu lo viva male. La depressione non è pigrizia né mancanza di carattere: toglie energia, iniziativa e piacere. Per questo l’idea di muoversi può sembrare irraggiungibile.

Cosa dice la ricerca
Una revisione Cochrane (2026) mostra che:
• l’esercizio fisico riduce moderatamente i sintomi depressivi
• non sostituisce terapia o farmaci
• può affiancarli e rafforzarli (energia, sonno, funzionamento quotidiano)
• nel tempo conta la continuità, non la prestazione

“Ma io non ce la faccio”
È una frase sensata. In depressione, aspettare di “avere voglia” spesso significa aspettare troppo.
Per questo l’obiettivo non è allenarti, ma fare qualcosa di piccolo e ripetibile.

Regola pratica
Parti da un livello che ti sembra persino troppo poco.
È voluto: all’inizio serve costruire l’abitudine.

Come iniziare
• 10 minuti (camminata, cyclette, esercizi dolci)
• 3 volte a settimana, stessi giorni o orari
• intensità: ti senti attivato, non distrutto
(se riesci a parlare mentre ti muovi, va bene)

Dopo 2 settimane
• aumenta leggermente durata oppure frequenza
• se salti una settimana: niente punizioni, riparti dal minimo

E se peggioro?
Succede raramente. Non significa che sei inadatto.
Il piano si può aggiustare:
• meno intensità
• altro tipo di attività
• più gradualità
• guida competente

Se fai già terapia o prendi farmaci
L’esercizio è un alleato, non un’alternativa forzata.

Non ti sto dicendo “dai, impegnati”.
Ti sto dicendo che esiste un intervento semplice, modulabile e supportato da evidenze.
Il primo obiettivo non è fare sport:
è fare il primo passo che puoi ripetere.

o stress non pesa solo sulla mente… ma anche sul rapporto con il cibo. 😅�In momenti difficili può aumentare o diminuire ...
11/03/2026

o stress non pesa solo sulla mente… ma anche sul rapporto con il cibo. 😅�In momenti difficili può aumentare o diminuire la fame, e spesso desideriamo dolci o cibi molto calorici. Non è una questione di forza di volontà: è biologia.

Quando siamo sotto stress, il corpo attiva meccanismi antichi di sopravvivenza. Il cortisolo, l’ormone dello stress, può spingerci a cercare energia rapida sotto forma di zuccheri e grassi. È una risposta evolutiva: il cervello interpreta la tensione come una minaccia e prepara il corpo ad affrontarla.

L’ansia può trasformare il cibo in un “interruttore emotivo”. Mangiare offre un sollievo temporaneo grazie alla dopamina, ma il benessere dura poco e può lasciare sensi di colpa. Lo stesso vale per la depressione: in alcuni casi la fame cala, in altri aumenta la voglia di cibi gratificanti per compensare la mancanza di piacere.

Anche l’intestino gioca un ruolo fondamentale. Il microbiota comunica con il cervello e lo stress cronico può alterare fame e sazietà, creando un circolo vizioso difficile da spezzare:
stress → desiderio di cibo → sollievo momentaneo → colpa → nuovo stress.

Le differenze tra persone dipendono da genetica, esperienze e sensibilità agli ormoni. Alcuni “chiudono” lo stomaco, altri cercano conforto nel cibo. Nessuno di questi comportamenti è colpa: sono risposte del corpo.

Riconoscere il legame tra emozioni e alimentazione è il primo passo per cambiarlo.
Strategie semplici possono aiutare:�
✔ organizzare pasti regolari�
✔ privilegiare proteine e fibre�
✔ individuare momenti a rischio�
✔ praticare tecniche di rilassamento�
✔ chiedere supporto quando serve

Se la perdita di controllo sul cibo è frequente, se il cibo diventa l’unica via per calmarsi o se compaiono sintomi ansiosi e depressivi, chiedere aiuto è fondamentale.
Il cibo può essere conforto, ma non l’unica soluzione.

Prendersi cura delle emozioni è prendersi cura del corpo. 💛

La mente ha un potere sorprendente, spesso decisivo, nei percorsi di guarigione.Quando pensiamo a una terapia, immaginia...
04/03/2026

La mente ha un potere sorprendente, spesso decisivo, nei percorsi di guarigione.
Quando pensiamo a una terapia, immaginiamo una pillola che agisce sul corpo. Ma la scienza ci dice che non è solo una questione di chimica: è anche una questione di convinzione. Ed è qui che entrano in gioco due forze invisibili ma potentissime:

💊 Placebo: quando “credere” guarisce davvero
Una pillola finta può ridurre il dolore, migliorare i sintomi del Parkinson o alleviare la depressione.
-Non è suggestione, ma biologia: il cervello rilascia dopamina, endorfine e altre sostanze che modulano il benessere e la percezione del dolore.
-In poche parole, la fiducia nella cura può attivare meccanismi di guarigione reali.

⚠️ Nocebo: il potere della paura
All’opposto, la sola paura degli effetti collaterali può farli comparire davvero. Il cervello “anticipa” il malessere e reagisce come se fosse reale: si attivano stress, tensione e ipervigilanza. Il corpo risponde alle aspettative, non solo ai farmaci.

Il nostro cervello non registra semplicemente ciò che accade: prevede in base a ciò che si aspetta.
-Aspettative positive → miglioramenti.
-Aspettative negative → peggioramenti.

E in psichiatria, tutto questo vale doppio.
Ansia, depressione, insonnia: disturbi in cui emozioni, fiducia e relazione terapeutica possono potenziare, o al contrario ostacolare, l’efficacia del trattamento.

La chiave? Fiducia, empatia, comunicazione.

Il placebo non è “finto”: ha un potente effetto biologico.
Il nocebo non è “immaginario”: il corpo lo vive come reale. La fiducia nel medico e nella terapia è parte integrante della cura. La mente può essere il miglior alleato della guarigione — o il suo peggior sabotatore.

E tu? Hai mai sperimentato qualcosa di simile?
Raccontalo nei commenti o scrivimi in privato.

Nel nuovo articolo esploro la metafora del “latte che diventa veleno” e il meccanismo invisibile della dipendenza: leggi...
18/02/2026

Nel nuovo articolo esploro la metafora del “latte che diventa veleno” e il meccanismo invisibile della dipendenza: leggi l'articolo 👇

Il latte che diventa veleno: il paradiso breve della dipendenza, l’inferno che resta

Scopri perché l'esercizio fisico funziona quando si è depressi nel mio articolo 👇🏻👇🏻👇🏻
28/01/2026

Scopri perché l'esercizio fisico funziona quando si è depressi nel mio articolo 👇🏻👇🏻👇🏻

Esercizio fisico quando si è depressi. Non è uno slogan: funziona!

Quando siamo stressati, anche il nostro modo di mangiare cambia 🍽️ A volte saltiamo i pasti, altre volte cerchiamo più c...
08/01/2026

Quando siamo stressati, anche il nostro modo di mangiare cambia 🍽️
A volte saltiamo i pasti, altre volte cerchiamo più cibo del solito.
Scopri perché lo stress ha effetti opposti sull’appetito nel mio articolo 👇🏻👇🏻👇🏻

IL "PESO" DELLE EMOZIONI (PARTE III)- Digiuno o abbuffata: perché lo stress può avere effetti opposti sull’appetito?

Lo stress influenza le nostre scelte alimentari più di quanto pensiamo.Se vuoi capire meglio quando lo stress scatena la...
31/12/2025

Lo stress influenza le nostre scelte alimentari più di quanto pensiamo.
Se vuoi capire meglio quando lo stress scatena la fame leggi il mio articolo qui 👇🏻👇🏻👇🏻

IL "PESO" DELLE EMOZIONI (PARTE II) - Quando lo stress scatena la fame

Lo stress influenza le nostre scelte alimentari più di quanto pensiamo.Se vuoi capire meglio il legame tra stress e cibo...
22/12/2025

Lo stress influenza le nostre scelte alimentari più di quanto pensiamo.

Se vuoi capire meglio il legame tra stress e cibo, ho approfondito il tema in questo articolo.

📌 Leggilo qui:

IL "PESO" DELLE EMOZIONI – PARTE 1 - Quando lo stress chiude lo stomaco

Lo stress non influisce solo sulla mente, ma anche sul nostro rapporto con il cibo. Quando la tensione è costante, la fa...
18/12/2025

Lo stress non influisce solo sulla mente, ma anche sul nostro rapporto con il cibo. Quando la tensione è costante, la fame può sparire, come se il corpo "spegnesse" l'appetito.

Cosa succede? 🤔 Lo stress attiva l’ipotalamo, una parte del cervello che, percepito il pericolo, rilascia l’Ormone di Rilascio della Corticotropina (CRH). Questo attiva l'asse ipotalamo–ipofisi–surrene (HPA), che mobilita energia per affrontare la minaccia, sospendendo tutte le funzioni non urgenti, tra cui la fame. 😖

Il risultato è la perdita di interesse per il cibo e la sensazione di "nodo allo stomaco". Se lo stress diventa cronico, il corpo può adattarsi a funzionare in modalità “fame off”. Molti descrivono ansia, tachicardia e difficoltà a mangiare. Tuttavia, se lo stress è episodico, il cortisolo aiuta il corpo a tornare in equilibrio stimolando l'appetito. Quando lo stress diventa costante, però, il problema persiste e rende difficile mangiare e recuperare energia. 😟

E la depressione? Se si somma allo stress, può far scomparire la fame del tutto. La riduzione di dopamina e serotonina rende difficile provare piacere, anche nel mangiare. Inoltre, lo stress modifica il microbiota intestinale, confondendo i segnali di fame. Il corpo sembra "non sapere" cosa desidera davvero.

L’inappetenza può diventare un circolo vizioso: mangiare poco porta a meno energia, maggiore stanchezza e vulnerabilità allo stress. A lungo termine, questo peggiora il sonno, aumenta l’irritabilità e alimenta ansia e depressione.

Cosa fare? Se lo stress ti impedisce di mangiare, cerca di stabilire una routine alimentare regolare con pasti piccoli e frequenti. Scegli alimenti facilmente digeribili e fai un po' di attività fisica per aiutare il recupero. Se l’inappetenza persiste, consulta uno specialista. 👨‍⚕️

Lo stress non deve diventare un circolo vizioso. Prenditi cura di te e ascolta il tuo corpo. 💙

La mente ha un potere sorprendente, spesso decisivo, nei percorsi di guarigione.Quando pensiamo a una terapia, immaginia...
29/10/2025

La mente ha un potere sorprendente, spesso decisivo, nei percorsi di guarigione.
Quando pensiamo a una terapia, immaginiamo una pillola che agisce sul corpo. Ma la scienza ci dice che non è solo una questione di chimica: è anche una questione di convinzione. Ed è qui che entrano in gioco due forze invisibili ma potentissime:

💊 Placebo: quando “credere” guarisce davvero
Una pillola finta può ridurre il dolore, migliorare i sintomi del Parkinson o alleviare la depressione.�Non è suggestione, ma biologia: il cervello rilascia dopamina, endorfine e altre sostanze che modulano il benessere e la percezione del dolore.�In poche parole, la fiducia nella cura può attivare meccanismi di guarigione reali.

⚠️ Nocebo: il potere della paura
All’opposto, la sola paura degli effetti collaterali può farli comparire davvero. Il cervello “anticipa” il malessere e reagisce come se fosse reale: si attivano stress, tensione e ipervigilanza. Il corpo risponde alle aspettative, non solo ai farmaci.

Il nostro cervello non registra semplicemente ciò che accade: prevede in base a ciò che si aspetta.�Aspettative positive → miglioramenti.�Aspettative negative → peggioramenti.
E in psichiatria, tutto questo vale doppio.�
Ansia, depressione, insonnia: disturbi in cui emozioni, fiducia e relazione terapeutica possono potenziare, o al contrario ostacolare, l’efficacia del trattamento.

La chiave? Fiducia, empatia, comunicazione.

Il placebo non è “finto”: ha un potente effetto biologico.�Il nocebo non è “immaginario”: il corpo lo vive come reale.�La fiducia nel medico e nella terapia è parte integrante della cura.�La mente può essere il miglior alleato della guarigione — o il suo peggior sabotatore.

Leggi l’articolo completo sul mio blog:�
alessandrorotondo.com/blog/placebo-e-nocebo-in-psichiatria-come-la-mente-influenza-la-cura

E tu? Hai mai sperimentato qualcosa di simile?�Raccontalo nei commenti o scrivimi in privato.

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