22/12/2025
Celebriamo ogni anno il Natale, che ci ricorda la nascita di Gesù,
un bambino venuto al mondo in Palestina, fragile come ogni bambino.
Ricordarlo oggi non dovrebbe significare che scegliamo cosa vedere e cosa no, e perciò anche non chiudere gli occhi davanti al dolore, bensì riconoscere che anche ciò che accade “lontano” ci riguarda da vicino.
Essere olistici è questo: sentire l’altro come parte di noi e trasformare questa consapevolezza in scelte quotidiane, concrete. La visione olistica è una risposta globale, perché tutto è connesso. Ed è una risposta individuale e professionale, perché ci orienta nel modo in cui curiamo, lavoriamo, educhiamo, accompagniamo.
Celebrare il Natale non è negare la sofferenza, essere solo felici, e festeggiare: ricordiamo la nascita di una persona che da povere origini e da una terra spirituale ha divulgato un messaggio d’amore ed è per questo stata crocefissa. Non è una dettaglio del racconto, è la parte fondamentale di esso ed è necessario riportarlo alla mente di chi si dimentica che proprio nella terra di origine di Gesù, a Natale 2025, si muore di freddo, di fame e in mezzo all’alluvione.
Scegliere di vedere è olismo ed olismo è scegliere di essere presenza, responsabilità, cura.
Significa scegliere di essere davvero infermieri.