18/02/2026
Grazie di cuore a tutti quelli cha hanno reso omaggio, chi con un messaggio, una visita, una telefonata, chi ha partecipato alle esequie del nostro papà.
Giuseppe e Ma**ca
𝗚𝗿𝗮𝘇𝗶𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝗮𝘃𝗲𝗿 𝘀𝗮𝗹𝘂𝘁𝗮𝘁𝗼 𝗦𝗶𝗹𝘃𝗮𝗻𝗼
La grande partecipazione alle esequie di Silvano Bescapè è stata la testimonianza più bella dell’affetto e della stima che la comunità nutriva per lui.
Le vostre parole, anche sul web, i messaggi, i ricordi condivisi in questi giorni raccontano quanto sia stato davvero un 𝘤𝘶𝘴𝘵𝘰𝘥𝘦 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘔𝘦𝘮𝘰𝘳𝘪𝘢, capace di trasformare immagini e momenti in patrimonio di tutti.
Vogliamo fare un ringraziamento speciale a Ferruccio Pallavera, amico e compagno di tante "avventure storico letterarie" che ha saputo sintetizzare la vita di Silvano con un bellissimo intervento che desideriamo riportare qui integralmente. Noi abbiamo tentato di accompagnare le parole di Ferruccio con una serie di immagini...
A nome della famiglia, grazie di cuore a chi era presente e a chi ha fatto sentire la propria vicinanza.
Silvano continuerà a vivere nei suoi scatti e nei nostri ricordi. 🤍
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"Silvano era noto e stimato in tutto il Lodigiano, non solo per la sua professione, nella quale comunque eccelleva, quanto per ciò che ha realizzato a favore del nostro intero territorio.
Classe 1941, livraghino tutto d’un pezzo, aveva iniziato quasi per caso a innamorarsi della fotografia. Aveva 16 anni, era il 1957 e faceva il barista in un caffè di corso Sempione a Milano. Lì vicino c’erano gli studi della Rai e ci venivano molti giornalisti. Con loro anche un fotoreporter del “Corriere della Sera”. Iniziò a frequentarlo.
Ad attirare Silvano erano le fasi dello sviluppo delle fotografie, il funzionamento della sua camera oscura. Lì scattò in lui l’amore per le immagini. Acquistò una macchina fotografica con i soldi che aveva risparmiato, e iniziò a scattare qualche foto, le prime, a persone e panorami in giro per Livraga.
Servire caffè non era il suo destino. La fotografia, quella sì. Si licenziò e andò a lavorare vicino a casa, apprendista dal fotografo Peveri, che aveva uno studio a San Colombano. Qualche mese appena, perché poi, rispondendo a un annuncio sul giornale, nel 1959 trovò un posto come fotoreporter al “Corriere Lombardo”, che era un quotidiano milanese del pomeriggio. L’esperienza gli consentì di acquisire nuove competenze, ma quel lavoro – per quanto interessante - gli stava stretto.
Quel che aveva in mente era mettersi in proprio, e non come fotoreporter. Così, nel 1960, ad appena 19 anni, aprì un negozio a Livraga in via Dante, con un vistoso cartellone sul quale c’era scritto “Foto Olimpia”, in omaggio alle olimpiadi di Roma di quell’anno.
Due anni dopo, nel 1962, trovò un buco anche a Cavenago, e due giorni alla settimana apriva quel negozietto dove tutti si recavano a farsi scattare le foto formato tessera, per la patente o la carta d’identità.
Poi partì per il militare. Al ritorno si innamorò di una ragazza di Turano Lodigiano, Mariuccia Miragoli, che sarebbe diventata sua moglie. Si sposarono nel luglio 1968. Ma un anno prima, dietro suggerimento della fidanzata, alzò la saracinesca a Castiglione d’Adda, un nuovo negozio con la scritta “Foto Silvano”: rimase attivo fino al 1973, quando si trasferì a Lodi, sul corso Roma, aprendo lo storico “Atelier Silvano”, ora passato ai figli che proseguono con impegno nel settore ottico l’attività di famiglia.
Lì, fin dal 1985, avviò il servizio, il primo nella storia del Lodigiano, di sviluppo e stampa in sessanta minuti. In questo dimostrava di possedere una marcia in più. Era richiesto ovunque per gli album di nozze. Non ricordava quanti ne aveva realizzati. Il loro numero si avvicinava ai mille. Tanti gli album di nozze anche a prezzo favorevole, per coloro che fino ad allora non potevano permetterseli, a partire dalle famiglie contadine.
È stato in quegli anni che si è acceso in Silvano il fuoco del collezionismo. Ancora una volta quasi per caso. Morì un conoscente, lasciando una raccolta di mille cartoline, molte d’epoca. Gli chiesero se voleva comprarle. Cominciò tutto da lì. Da allora non ebbe un attimo di sosta.
Le acquisizioni più rilevanti hanno riguardato gli archivi di alcuni storici studi fotografici lodigiani. Il primo fu l’archivio di Nino Tronchini: 300mila negativi fra cui moltissimi scatti di cronaca degli anni dal 1935 al 1953, una documentazione interessantissima – forse unica in Italia - sugli anni del regime fascista in un territorio piccolo come il Lodigiano. Volle acquistare anche l’attrezzatura storica, persino l’arredamento d’epoca, che gli costò un occhio della testa.
L’archivio Tronchini fu solo l’inizio. A Lodi comprò l’archivio di Foto Celso, un patrimonio di 500mila immagini scattate al 1964 al 1982. Poi fu la volta degli archivi di Peveri e di Naborri, tutti e due di San Colombano.
Un patrimonio storico immenso, tutto acquistato di persona, con il proprio portafoglio. «Ogni acquisto – raccontava - è una nuova scoperta, una continua sorpresa. Sono felice di aver salvato, con le mie foto, le mie cartoline, i miei documenti, un tesoro della memoria dell’intero Lodigiano che sarebbe andato perduto».
Un vanto della sua collezione sono sempre state le cartoline del Lodigiano, almeno ottomila. La stima complessiva della sua raccolta, riferita alle sole cartoline, si aggira sulle 60 mila. Le fotografie, molte delle quali ancora in negativo, si avvicinano al milione. E poi decine di migliaia di documenti storici, sempre riguardanti il Lodigiano.
Chiunque iniziasse la pubblicazione di un libro dedicato al passato del Lodigiano era quasi obbligato a bussare alla sua porta: solo lui possedeva un simile patrimonio di immagini. Le fotografie della collezione di Silvano appaiono in un’ottantina di monografie e di volumi apparsi nel nostro territorio in questi ultimi anni. Con le sue foto allestiva mostre itineranti o rassegne che lasciavano a bocca aperta. Mitica quella dedicata alla scuola. O quella sulla Polenghi Lombardo.
Decise di condividere con il grande pubblico i contenuti della sua collezione sperticata. Fondò un Museo della Fotografia. Il primo ad offrigli gratuitamente una sede fu il commendator Oreste Carini, nell’antica Villa Litta di Orio. Era il 1980. Una dozzina d’anni dopo si trasferì al primo piano del municipio di Cavenago d’Adda, dove tuttora si trova.
Ma il museo è solo una finestra sull’affascinante mondo di Silvano. Tutto il resto è conservato nell’archivio personale. Scatole su scatole di materiale storico più unico che raro, molte immagini ancora da esplorare, solo in parte registrato nelle memorie del computer. Materiale mozzafiato, come quello che viene pubblicato da qualche anno sul sito web “Lodi sparita e da ricordare”, con quasi novemila follower. Tutte immagini ricavate dal suo archivio sterminato.
A ottant’anni suonati coltivava sempre la passione per le storiche immagini del Lodigiano portando le sue “chicche” sui banchi dei mercatini antiquari di Lodi e Codogno, acquistando e vendendo, perché – diceva - una collezione, per quanto grande, non è viva se non la si anima di nuove cose.
Oggi il Lodigiano perde una personalità che ha inciso il proprio nome nella storia del territorio. E non è stata l’unica in epoca contemporanea, tra i personaggi originari di Livraga venuti a mancare nel giro di poco tempo: penso, ad esempio, all’indimenticabile giornalista Luigi Albertini.
Addio Silvano. Il Lodigiano ti deve tantissimo. Passerai alla storia. Sei stato un grande. La terra ti sia lieve." 𝘍𝘦𝘳𝘳𝘶𝘤𝘤𝘪𝘰 𝘗𝘢𝘭𝘭𝘢𝘷𝘦𝘳𝘢