Beatrice Valeriani Naturopata Consulente

Beatrice Valeriani Naturopata Consulente La guarigione non è lineare. Il mio augurio per te è: sii libero.

I percorsi che propongo, siano essi fisici, energetici, creativi, sono volti proprio ad aiutarti in questo cambiamento, così che l’essere diventi ben-essere, che la paura diventi consapevolezza e poi coraggio, che il tuo bisogno di essere ascoltato dagli altri diventi capacità di ascoltare te stesso, che il con-tratto diventi con-tatto, sciogliendo ciò che lo stress cristallizza, liberandoti da ciò che la rabbia e i rancori irrisolti hanno costruito intorno a te: una gabbia di cui (sorpresa!) possiedi la chiave…lasciando andare l’attaccamento alla certezza delle sbarre per aprire la porta e vedere uscire il dolore, la tristezza, l’ansia, che fino ad ora come pietre hanno rallentato il tuo andare.

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26/03/2026

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21/03/2026

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"Sapete qual è la frase che i padri si sono sentiti ripetere più volte dalle loro figlie?'Guardami, papà, guardami'. Le ...
19/03/2026

"Sapete qual è la frase che i padri si sono sentiti ripetere più volte dalle loro figlie?
'Guardami, papà, guardami'.
Le bambine non hanno altro desiderio se non catturare l’attenzione del loro papà,
sono la loro finestra sul mondo.
Agli occhi delle bimbe, il giudizio del padre più raro e più selettivo, diventa la propria verità.
Il silenzio è nemico dell’autostima.
Le bimbe scambiano spesso il silenzio del padre per indifferenza e questo lede la loro autostima.
Ed è così.
Ora sono una donna, ed amo mio padre, è un uomo buono, ma non è un padre facile.
Ho sempre pensato di non volere un carattere come il suo.
Così duro.
Ma poi ho capito che dietro quella durezza, c'è una dolcezza infinita, mascherata dal lavoro, dagli impegni e da tutto quello che secondo lui significa dimostrare il suo amore per la sua famiglia.
E allora mi domando se anche lui non abbia le mie stesse insicurezze, perché ancora a volte penso: guardami, perchè i suoi occhi sono i miei stessi occhi.
Siam finiti con il parlarci pochissimo, non per litigi, ma perchè è così, noi siamo cosi, io sono diventata tale e quale a te.
E allora abbiamo imparato a leggerci negli occhi.
Noi ci guardiamo.
Ti amo babbo.
Parlate con le vostre figlie.
Perché loro da piccole vorranno
diventare come voi.
E senza saperlo ,forse un giorno, lo diventeranno.
Voi siete il loro specchio."

𝐆𝐥𝐢 𝐚𝐜𝐮𝐟𝐞𝐧𝐢 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐬𝐨𝐥𝐨 𝐮𝐧 𝐬𝐮𝐨𝐧𝐨.Sono una presenza.Un sussurro che emerge nel silenzio, un richiamo sottile che nessun...
19/03/2026

𝐆𝐥𝐢 𝐚𝐜𝐮𝐟𝐞𝐧𝐢 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐬𝐨𝐥𝐨 𝐮𝐧 𝐬𝐮𝐨𝐧𝐨.
Sono una presenza.
Un sussurro che emerge nel silenzio, un richiamo sottile che nessun altro può udire, ma che per chi lo vive diventa impossibile ignorare. Fischi, ronzii, fruscii: segnali che sembrano arrivare da lontano e che invece nascono dentro di noi.
La medicina moderna li definisce come la percezione di un suono in assenza di stimoli esterni. Eppure, 𝐜𝐡𝐢 𝐥𝐢 𝐬𝐩𝐞𝐫𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚 𝐬𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐢 𝐭𝐫𝐚𝐭𝐭𝐚 𝐬𝐨𝐥𝐨 𝐝𝐢 𝐮𝐧 𝐟𝐞𝐧𝐨𝐦𝐞𝐧𝐨 𝐮𝐝𝐢𝐭𝐢𝐯𝐨: 𝐞̀ 𝐪𝐮𝐚𝐥𝐜𝐨𝐬𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐜𝐨𝐢𝐧𝐯𝐨𝐥𝐠𝐞 𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞, 𝐜𝐨𝐫𝐩𝐨 𝐞𝐝 𝐞𝐦𝐨𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢.
Possono essere legati a molte 𝐜𝐚𝐮𝐬𝐞: 𝐬𝐭𝐫𝐞𝐬𝐬, 𝐭𝐞𝐧𝐬𝐢𝐨𝐧𝐢, 𝐚𝐟𝐟𝐚𝐭𝐢𝐜𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨, 𝐬𝐪𝐮𝐢𝐥𝐢𝐛𝐫𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐨𝐫𝐞𝐜𝐜𝐡𝐢𝐨 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐧𝐨, 𝐦𝐚 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐚 𝐜𝐢𝐨̀ 𝐜𝐡𝐞 𝐯𝐢𝐯𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐨𝐠𝐧𝐢 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐨 𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐬𝐩𝐞𝐬𝐬𝐨 𝐧𝐨𝐧 𝐚𝐬𝐜𝐨𝐥𝐭𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐝𝐚𝐯𝐯𝐞𝐫𝐨.
Ed è proprio qui che si apre un’altra prospettiva.
Nel mio lavoro, gli acufeni non vengono considerati solo come un disturbo da “silenziare”, ma come 𝐮𝐧 𝐦𝐞𝐬𝐬𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨 𝐝𝐚 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐫𝐞𝐧𝐝𝐞𝐫𝐞.
Secondo la Medicina Tradizionale Cinese, l’orecchio è profondamente connesso alla nostra energia vitale. Quel suono insistente può essere il 𝐬𝐞𝐠𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐢 𝐮𝐧 𝐝𝐢𝐬𝐞𝐪𝐮𝐢𝐥𝐢𝐛𝐫𝐢𝐨 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐩𝐫𝐨𝐟𝐨𝐧𝐝𝐨: 𝐮𝐧𝐚 𝐬𝐭𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞𝐳𝐳𝐚 𝐚𝐜𝐜𝐮𝐦𝐮𝐥𝐚𝐭𝐚 𝐧𝐞𝐥 𝐭𝐞𝐦𝐩𝐨, 𝐞𝐦𝐨𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐭𝐫𝐚𝐭𝐭𝐞𝐧𝐮𝐭𝐞, 𝐮𝐧 𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐦𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐡𝐚 𝐛𝐢𝐬𝐨𝐠𝐧𝐨 𝐝𝐢 𝐫𝐢𝐭𝐫𝐨𝐯𝐚𝐫𝐞 𝐚𝐫𝐦𝐨𝐧𝐢𝐚.
Ogni persona è diversa, e ogni acufene racconta una storia unica, quindi 𝐢𝐥 𝐥𝐚𝐯𝐨𝐫𝐨 𝐝𝐞𝐯𝐞 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐬𝐞𝐦𝐩𝐫𝐞 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐚𝐥𝐢𝐳𝐳𝐚𝐭𝐨. 𝐏𝐞𝐫 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐢𝐥 𝐦𝐢𝐨 𝐚𝐩𝐩𝐫𝐨𝐜𝐜𝐢𝐨 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐢 𝐥𝐢𝐦𝐢𝐭𝐚 𝐚 𝐝𝐢𝐚𝐥𝐨𝐠𝐚𝐫𝐞 𝐜𝐨𝐧 𝐢𝐥 𝐬𝐢𝐧𝐭𝐨𝐦𝐨, 𝐦𝐚 𝐚𝐝 𝐚𝐩𝐫𝐢𝐫𝐞 𝐮𝐧𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐯𝐞𝐫𝐬𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐬𝐮𝐥𝐥’𝐞𝐪𝐮𝐢𝐥𝐢𝐛𝐫𝐢𝐨 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐥𝐞𝐬𝐬𝐢𝐯𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐚 attraverso:
• tecniche di acupressione mirate
• strategie di rilassamento e respirazione
• consigli su alimentazione e stile di vita
• percorsi per ridurre stress e tensioni
L’obiettivo non è solo attenuare il rumore, ma aiutarti a ritrovare uno stato di calma e stabilità interiore, perché a volte quel suono che disturba non è un nemico da combattere, ma un segnale da ascoltare: quando impariamo ad ascoltarlo nel modo giusto qualcosa dentro di noi può finalmente cambiare.

𝐋𝐚 𝐬𝐞𝐬𝐬𝐮𝐚𝐥𝐢𝐭𝐚̀ è spesso un tema che si sfiora con cautela. Non perché sia qualcosa di scandaloso, ma perché è un luogo p...
18/03/2026

𝐋𝐚 𝐬𝐞𝐬𝐬𝐮𝐚𝐥𝐢𝐭𝐚̀ è spesso un tema che si sfiora con cautela. Non perché sia qualcosa di scandaloso, ma perché è un luogo profondamente autentico, in cui le difese si abbassano e il corpo, più di ogni parola, racconta ciò che davvero accade dentro di noi. Possiamo muoverci nel mondo con sicurezza, competenza, persino brillantezza, ma quando entriamo in una dimensione intima ed emotivamente esposta, è il sistema nervoso a prendere la parola.
In questo senso, 𝐥𝐚 𝐬𝐞𝐬𝐬𝐮𝐚𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐧𝐨𝐧 𝐫𝐢𝐠𝐮𝐚𝐫𝐝𝐚 𝐬𝐨𝐥𝐨 𝐢𝐥 𝐝𝐞𝐬𝐢𝐝𝐞𝐫𝐢𝐨. 𝐏𝐨𝐫𝐭𝐚 𝐜𝐨𝐧 𝐬𝐞́ 𝐦𝐞𝐦𝐨𝐫𝐢𝐚, 𝐯𝐢𝐬𝐬𝐮𝐭𝐢, 𝐛𝐢𝐬𝐨𝐠𝐧𝐢 𝐩𝐫𝐨𝐟𝐨𝐧𝐝𝐢 𝐝𝐢 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐚𝐭𝐭𝐨 𝐞 𝐝𝐢 𝐫𝐢𝐜𝐨𝐧𝐨𝐬𝐜𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨. 𝐄̀ 𝐮𝐧𝐨 𝐬𝐩𝐚𝐳𝐢𝐨 𝐢𝐧 𝐜𝐮𝐢 𝐥𝐚 𝐩𝐬𝐢𝐜𝐡𝐞 𝐞 𝐢𝐥 𝐜𝐨𝐫𝐩𝐨 𝐬𝐢 𝐢𝐧𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐚𝐧𝐨 𝐬𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐟𝐢𝐥𝐭𝐫𝐢.
Nel corpo femminile la risposta sessuale è intimamente legata alla percezione di fiducia. Il ventre, spesso, coglie prima della mente ciò che è sicuro e ciò che non lo è. Se manca accoglienza, il corpo tende a chiudersi; se c’è giudizio o pressione, il desiderio può ritirarsi. 𝐌𝐨𝐥𝐭𝐞 𝐝𝐢𝐟𝐟𝐢𝐜𝐨𝐥𝐭𝐚̀ 𝐜𝐡𝐞 𝐞𝐦𝐞𝐫𝐠𝐨𝐧𝐨 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐬𝐞𝐠𝐧𝐢 𝐝𝐢 𝐮𝐧 𝐦𝐚𝐥𝐟𝐮𝐧𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨, 𝐦𝐚 𝐩𝐢𝐮𝐭𝐭𝐨𝐬𝐭𝐨 𝐞𝐬𝐩𝐫𝐞𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐝𝐢 𝐮𝐧 𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐦𝐚 𝐧𝐞𝐫𝐯𝐨𝐬𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐡𝐚 𝐢𝐦𝐩𝐚𝐫𝐚𝐭𝐨, 𝐧𝐞𝐥 𝐭𝐞𝐦𝐩𝐨, 𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐭𝐞𝐠𝐠𝐞𝐫𝐬𝐢. Anche il dolore o la difficoltà a lasciarsi andare possono avere radici profonde: 𝐞𝐬𝐩𝐞𝐫𝐢𝐞𝐧𝐳𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐞𝐥𝐚𝐛𝐨𝐫𝐚𝐭𝐞, 𝐜𝐨𝐧𝐟𝐢𝐧𝐢 𝐧𝐨𝐧 𝐫𝐢𝐬𝐩𝐞𝐭𝐭𝐚𝐭𝐢, 𝐦𝐨𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐢𝐧 𝐜𝐮𝐢 𝐢𝐥 𝐜𝐨𝐫𝐩𝐨 𝐡𝐚 𝐝𝐨𝐯𝐮𝐭𝐨 𝐭𝐫𝐚𝐭𝐭𝐞𝐧𝐞𝐫𝐞.
Quando però il respiro si fa più ampio, il diaframma si rilassa e il corpo si sente davvero visto, senza invadenza, qualcosa cambia. 𝐋’𝐚𝐩𝐞𝐫𝐭𝐮𝐫𝐚 𝐧𝐨𝐧 𝐧𝐚𝐬𝐜𝐞 𝐝𝐚 𝐮𝐧𝐨 𝐬𝐟𝐨𝐫𝐳𝐨, 𝐦𝐚 𝐝𝐚 𝐮𝐧𝐚 𝐬𝐞𝐧𝐬𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐬𝐢𝐜𝐮𝐫𝐞𝐳𝐳𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐬𝐢 𝐫𝐚𝐝𝐢𝐜𝐚 𝐧𝐞𝐥 𝐜𝐨𝐫𝐩𝐨.
Anche nel mondo maschile la sessualità è spesso attraversata da dinamiche profonde. 𝐌𝐨𝐥𝐭𝐢 𝐮𝐨𝐦𝐢𝐧𝐢 𝐜𝐫𝐞𝐬𝐜𝐨𝐧𝐨 𝐜𝐨𝐧 𝐮𝐧’𝐢𝐝𝐞𝐚 𝐢𝐦𝐩𝐥𝐢𝐜𝐢𝐭𝐚 𝐝𝐢 𝐝𝐨𝐯𝐞𝐫 “𝐟𝐮𝐧𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐫𝐞”, 𝐝𝐢𝐦𝐨𝐬𝐭𝐫𝐚𝐫𝐞, 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐬𝐞𝐦𝐩𝐫𝐞 𝐚𝐥𝐥’𝐚𝐥𝐭𝐞𝐳𝐳𝐚. 𝐐𝐮𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐩𝐮𝐨̀ 𝐚𝐭𝐭𝐢𝐯𝐚𝐫𝐞 𝐮𝐧𝐨 𝐬𝐭𝐚𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐚𝐥𝐥𝐞𝐫𝐭𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐟𝐞𝐫𝐢𝐬𝐜𝐞 𝐩𝐫𝐨𝐩𝐫𝐢𝐨 𝐜𝐨𝐧 𝐜𝐢𝐨̀ 𝐜𝐡𝐞 𝐫𝐢𝐜𝐡𝐢𝐞𝐝𝐞, 𝐢𝐧𝐯𝐞𝐜𝐞, 𝐫𝐢𝐥𝐚𝐬𝐬𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐞 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐞𝐧𝐳𝐚. 𝐋𝐞 𝐝𝐢𝐟𝐟𝐢𝐜𝐨𝐥𝐭𝐚̀ 𝐜𝐡𝐞 𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐫𝐢𝐯𝐚𝐧𝐨 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐬𝐞𝐠𝐧𝐢 𝐝𝐢 𝐟𝐫𝐚𝐠𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐝𝐞𝐥 𝐜𝐨𝐫𝐩𝐨, 𝐦𝐚 𝐬𝐞𝐠𝐧𝐚𝐥𝐢 𝐝𝐢 𝐮𝐧𝐚 𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐞 𝐝𝐢 𝐮𝐧 𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐦𝐚 𝐧𝐞𝐫𝐯𝐨𝐬𝐨 𝐢𝐧 𝐝𝐢𝐟𝐞𝐬𝐚.
Dietro queste esperienze, spesso, ci sono 𝐩𝐚𝐮𝐫𝐞 𝐬𝐢𝐥𝐞𝐧𝐳𝐢𝐨𝐬𝐞: 𝐝𝐢 𝐧𝐨𝐧 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐚𝐛𝐛𝐚𝐬𝐭𝐚𝐧𝐳𝐚, 𝐝𝐢 𝐟𝐚𝐥𝐥𝐢𝐫𝐞, 𝐝𝐢 𝐞𝐬𝐩𝐨𝐫𝐬𝐢 𝐞𝐦𝐨𝐭𝐢𝐯𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞. 𝐈𝐥 𝐜𝐨𝐫𝐩𝐨 𝐥𝐨 𝐞𝐬𝐩𝐫𝐢𝐦𝐞 𝐚𝐭𝐭𝐫𝐚𝐯𝐞𝐫𝐬𝐨 𝐭𝐞𝐧𝐬𝐢𝐨𝐧𝐢, 𝐫𝐞𝐬𝐩𝐢𝐫𝐨 𝐜𝐨𝐫𝐭𝐨, 𝐫𝐢𝐠𝐢𝐝𝐢𝐭𝐚̀. Quando invece si crea uno spazio interno più sicuro — in cui il respiro può calmarsi, il tempo rallentare e il giudizio allentarsi — la sessualità cambia qualità. 𝐃𝐢𝐯𝐞𝐧𝐭𝐚 𝐦𝐞𝐧𝐨 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐭𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐞 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐞𝐧𝐳𝐚.
A livello biologico, uno degli elementi chiave è il sistema nervoso, in particolare il nervo vago, che regola la nostra percezione di sicurezza. Quando questo sistema è in equilibrio, il corpo si rilassa: il respiro si approfondisce, il battito si stabilizza, il bacino si ammorbidisce. In queste condizioni, il piacere può emergere in modo naturale. Al contrario, 𝐪𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐥’𝐨𝐫𝐠𝐚𝐧𝐢𝐬𝐦𝐨 𝐞̀ 𝐢𝐧 𝐮𝐧𝐨 𝐬𝐭𝐚𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐚𝐥𝐥𝐚𝐫𝐦𝐞 𝐜𝐫𝐨𝐧𝐢𝐜𝐨, 𝐭𝐞𝐧𝐝𝐞 𝐚 𝐜𝐡𝐢𝐮𝐝𝐞𝐫𝐬𝐢, 𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐭𝐞𝐠𝐠𝐞𝐫𝐬𝐢, 𝐚 𝐫𝐢𝐝𝐮𝐫𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐚𝐭𝐭𝐨.
ℕ𝕠𝕟 𝕤𝕚 𝕥𝕣𝕒𝕥𝕥𝕒, 𝕢𝕦𝕚𝕟𝕕𝕚, 𝕕𝕚 𝕔𝕒𝕣𝕖𝕟𝕫𝕒 𝕕𝕚 𝕕𝕖𝕤𝕚𝕕𝕖𝕣𝕚𝕠 𝕠 𝕕𝕚 𝕒𝕞𝕠𝕣𝕖, 𝕞𝕒 𝕤𝕡𝕖𝕤𝕤𝕠 𝕕𝕚 𝕦𝕟𝕒 𝕞𝕒𝕟𝕔𝕒𝕟𝕫𝕒 𝕕𝕚 𝕤𝕚𝕔𝕦𝕣𝕖𝕫𝕫𝕒 𝕡𝕖𝕣𝕔𝕖𝕡𝕚𝕥𝕒 𝕕𝕒𝕝 𝕔𝕠𝕣𝕡𝕠.
Per questo, il lavoro sul corpo che svolgo, insieme al colloquio, può diventare una via preziosa. Attraverso un ascolto attento e rispettoso, si può accompagnare il sistema nervoso a ritrovare uno stato più calmo: sciogliere tensioni alla base del cranio, liberare il respiro nel diaframma, rendere più morbido l’addome, restituire mobilità al bacino. Piccoli passaggi che, nel tempo, aiutano il corpo a uscire dalla modalità di difesa.
Quando il corpo riconosce il contatto come sicuro, l’intimità smette di essere percepita come una minaccia. Torna a essere uno spazio confortevole.
La sessualità, allora, non è più un terreno fragile o conflittuale, ma può trasformarsi in un luogo di integrazione profonda. Quando il sistema nervoso si calma, quando il cuore non è più in allerta e il corpo non trattiene, l’esperienza cambia radicalmente: non è più qualcosa da gestire o controllare, ma 𝐮𝐧𝐨 𝐬𝐩𝐚𝐳𝐢𝐨 𝐢𝐧 𝐜𝐮𝐢 𝐩𝐨𝐭𝐞𝐫, 𝐟𝐢𝐧𝐚𝐥𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞, 𝐚𝐛𝐢𝐭𝐚𝐫𝐞.

Pensi davvero che essere in forma ti renderà felice? Che quando avrai quel corpo, finalmente tutto si sistemerà? Lavoro,...
17/03/2026

Pensi davvero che essere in forma ti renderà felice? Che quando avrai quel corpo, finalmente tutto si sistemerà? Lavoro, relazioni, autostima, serenità… Tutto al suo posto. Sembra logico, no? Ma non funziona così.
Guardati attorno: persone ammirate, invidiate, considerate perfette continuano a fare i conti con ansia, solitudine, relazioni che finiscono, momenti di crisi. Corpi impeccabili - vite tutt’altro che risolte, e questo perché 𝐢𝐥 𝐜𝐨𝐫𝐩𝐨, 𝐝𝐚 𝐬𝐨𝐥𝐨, 𝐧𝐨𝐧 𝐞̀ 𝐦𝐚𝐢 𝐥𝐚 𝐫𝐢𝐬𝐩𝐨𝐬𝐭𝐚: è solo una parte dell’equazione.
La verità è più scomoda, ma anche più liberatoria: non è (solo) il tuo corpo a determinare come stai. 𝐄̀ 𝐢𝐥 𝐦𝐨𝐝𝐨 𝐢𝐧 𝐜𝐮𝐢 𝐯𝐢𝐯𝐢 𝐭𝐞 𝐬𝐭𝐞𝐬𝐬𝐨. Puoi essere in forma e sentirti vuoto. Puoi piacerti allo specchio e non riconoscere la tua interiorità. Puoi avere tutto in ordine fuori e un gran casino nella testa. E comunque puoi sentirti vivo anche mentre stai ancora costruendo il tuo equilibrio e stare bene con te stesso prima ancora di arrivare a un obiettivo estetico. Puoi stare bene anche lungo la strada, perché è questo: un percorso.
Quello che spesso manca non è disciplina o motivazione o un programma. È 𝐮𝐧𝐨 𝐬𝐩𝐚𝐳𝐢𝐨 in cui fermarti per capire davvero cosa stai inseguendo e perché continui a rimandare la tua vita a quando sarai “abbastanza”, restando così bloccato.
Prendersi cura del proprio corpo ha senso, è importante, ma solo quando smette di essere una rincorsa verso una fantomatica perfezione e diventa un modo per stare meglio dentro, non solo fuori. Non per gli altri, non per l’approvazione o per dimostrare qualcosa, ma 𝐩𝐞𝐫 𝐜𝐨𝐬𝐭𝐫𝐮𝐢𝐫𝐞 𝐮𝐧𝐚 𝐫𝐞𝐥𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢𝐯𝐞𝐫𝐬𝐚 𝐜𝐨𝐧 𝐭𝐞 𝐬𝐭𝐞𝐬𝐬𝐨. Una relazione che non dipenda da uno specchio, da un numero o da uno standard o dall’ennesimo piano perfetto (che non seguirai, perché non ti appartiene).
Se senti che questo è il punto in cui sei arrivato, forse hai bisogno di un percorso. Uno spazio protetto in cui rimettere insieme i pezzi: corpo, mente, aspettative, identità.
Ti offro questo spazio.

COSE CHE VORREI SDOGANAREPossiamo sdoganare che se al ristorante avanza cibo, non c'è niente di cui vergognarsi a portar...
16/03/2026

COSE CHE VORREI SDOGANARE

Possiamo sdoganare che se al ristorante avanza cibo, non c'è niente di cui vergognarsi a portarsi a casa gli avanzi, anche senza avanzare la puerile scusa "Sa, è per il mio cane"?

Possiamo sdoganare che il modo migliore di stirare i vestiti è piegarli appena asciutti e poi ammassarli, di modo che si stirino da soli ad opera della forza di gravità?

Possiamo sdoganare che quando in albergo hai la colazione a buffet, in realtà vale come mezza pensione perché poi ti fai due panini da avvolgere nel tovagliolo e portarti via con nonchalance, salutando il personale con il più falso dei sorrisi?

Possiamo sdoganare i calzini sempre spaiati, il buco sulla maglietta, andare al cinema da soli?

E ancora: possiamo sdoganare la tristezza e la stanchezza, togliere loro di dosso la nomea di debolezze, o dobbiamo tutti essere sempre allegri e performativi?

Possiamo sdoganare il non farcela, il non avere per forza successo, il fallimento, o siamo tutti primi della classe senza errori nel proprio percorso e senza cadute nel proprio correre?

Possiamo sdoganare l'imperfezione, il difetto palese, il dettaglio fuori posto, o ci vogliamo tutti perfetti e precisi, che è solo un altro modo di dire falsi e affettati?

Possiamo sdoganare il non avere idea di cosa faremo e saremo, l'indecisione, l'imbarazzo della scelta, o vogliamo credere alla favola del tutto sotto controllo, delle scalette programmate, del già deciso in partenza?

I guru del "Se vuoi, puoi" ci vorrebbero tutti pieni di autostima e motivati, artefici del nostro destino, e sicuramente c'è chi ci riesce: ma vogliamo sdoganare che è anche ok non avere la più pallida idea di chi siamo e dove stiamo andando?

Lo dico perché, nel caso non ve ne foste accorti, là fuori è pieno di ragazze e ragazze che si sentono dei falliti, a sentirsi così.
E invece sdoganiamo tutte queste cose: se no possono pensare che la vita sia solo sole e sorrisi.

Li priveremmo, così, della bellezza della notte, e soprattutto della gioia di attraversarla per cercare la propria alba.

Enrico Galiano

Nessun alimento è pericoloso di per sé.Quello che può diventarlo è l’ignoranza alimentare… e a volte il prezzo da pagare...
15/03/2026

Nessun alimento è pericoloso di per sé.
Quello che può diventarlo è l’ignoranza alimentare… e a volte il prezzo da pagare può essere molto alto.
Hai letto che i semi di chia fanno bene alla salute, quindi decidi di comprarli e inserirli nei tuoi spuntini.
Un giorno però sei di fretta. Invece di preparare il solito yogurt, prendi due cucchiai di semi di chia, li metti direttamente in bocca e li mandi giù con un sorso d’acqua.
Un uomo di 39 anni in Gran Bretagna ha fatto esattamente la stessa cosa. È stato ricoverato in ospedale con forti dolori addominali, causati da una massa gelatinosa che aveva bloccato il suo intestino.
Indovina cos’era? Proprio i semi di chia, che si erano gonfiati formando un vero e proprio tappo.
Il motivo è semplice: i semi di chia assorbono i liquidi e possono espandersi fino a 10–12 volte il loro volume iniziale, trasformandosi in una sostanza densa e gelatinosa. Quando questo processo avviene in una ciotola con yogurt o latte, non crea alcun problema.
Ma se succede nell’intestino, la situazione può diventare molto diversa… e decisamente più rischiosa.
Per evitare qualsiasi problema, basta seguire una regola molto semplice: mettili prima in ammollo (in acqua, latte, yogurt o quello che preferisci); aspetta circa 10 minuti o più; poi puoi consumarli tranquillamente, beneficiando delle loro proprietà nutrizionali in tutta sicurezza.

Tutti dovrebbero poter tornare indietro con la memoria ed essere certi di aver avuto una mamma che amava tutto di loro, ...
12/03/2026

Tutti dovrebbero poter tornare indietro con la memoria ed essere certi di aver avuto una mamma che amava tutto di loro, anche la p**ì, anche la c***a. Chiunque dovrebbe poter essere sicuro che la mamma gli voleva bene giusto perché era lui, e non per per quello che avrebbe potuto fare. Altrimenti non ci si sente in diritto di esistere, si sente che non si sarebbe mai dovuti nascere. Non importa cosa succede poi a questa persona, non importa se soffre, può sempre guardare indietro e sentire che può essere amato. Può amare se stesso: non può più rompersi.

Ronald David Laing

Dottoressa, eccolo qua. Il tradimento.E non è mica venuto di notte senza fare rumore. No no, questo è arrivato in pieno ...
12/03/2026

Dottoressa, eccolo qua. Il tradimento.
E non è mica venuto di notte senza fare rumore. No no, questo è arrivato in pieno giorno, si è seduto a tavola con me e ha mangiato nel mio piatto, tante volte. Sa come si chiama? Tempo. Come un sarto svogliato, mi ha cucito addosso una pelle che non è la mia misura. Mi sta larga qua, sotto le braccia, e mi stringe troppo qui, sul cuore, infatti certe sere non ci passa il fiato.
​Dottoressa, io mi guardavo. E non mi trovavo più. Mi cercavo nello specchio tutti i giorni e trovavo invece il riflesso di mia madre, di mia zia, di tutte quelle donne che ho guardato con aria di sufficienza quando ero giovane e onnipotente. "Poverette", dicevo, "guarda come si sono lasciate andare".
​Ma dottoressa, non ci si lascia andare. È la vita che molla la presa. È la gravità che vince sempre, pure se ti metti il rossetto rosso come una ferita aperta e cammini dritta come un fuso. La terra ti chiama. Ti tira per le caviglie, ti sussurra: "Vieni giù, torna qui, che tanto l'altezza è solo un'illusione". Ma allora io che faccio? Mi trucco? Mi nascondo sotto i pizzi?
No, dottoressa. Sa cosa ho deciso? Che io questo sfacelo me lo voglio godere. Voglio contare ogni macchia sulle mani come se fossero i punti di una mappa. Qui c'è il sole di quell'estate che ho amato l'uomo sbagliato. Qui c'è il freddo di quando ho capito che non sarei diventata chi dicevo io. Forse siamo tutti monumenti alla pazienza, noi vecchi. Pietre che l’acqua ha scavato. Ma la pietra scavata è più bella di quella liscia, lo sa? Perché dentro l'incavo ci puoi raccogliere la pioggia. Ci puoi far bere i passeri.
​Dottoressa, ho capito che non mi serve la bellezza che luccica. Mi serve la bellezza che dentro fa il solletico.
​Guardi. Mi vede? Sono un disastro magnifico. E che nessuno ne abbia pena! Perché per portare questo peso ci vogliono spalle larghe. E le mie, le mie sento che tante volte, hanno retto il mondo.

Indirizzo

Longiano

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Lunedì 09:00 - 20:00
Martedì 09:00 - 20:00
Mercoledì 09:00 - 20:00
Giovedì 09:00 - 20:00
Venerdì 09:00 - 20:00
Sabato 09:00 - 20:00

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