Beatrice Valeriani Naturopata Consulente

Beatrice Valeriani Naturopata Consulente La guarigione non è lineare. Il mio augurio per te è: sii libero.

I percorsi che propongo, siano essi fisici, energetici, creativi, sono volti proprio ad aiutarti in questo cambiamento, così che l’essere diventi ben-essere, che la paura diventi consapevolezza e poi coraggio, che il tuo bisogno di essere ascoltato dagli altri diventi capacità di ascoltare te stesso, che il con-tratto diventi con-tatto, sciogliendo ciò che lo stress cristallizza, liberandoti da ciò che la rabbia e i rancori irrisolti hanno costruito intorno a te: una gabbia di cui (sorpresa!) possiedi la chiave…lasciando andare l’attaccamento alla certezza delle sbarre per aprire la porta e vedere uscire il dolore, la tristezza, l’ansia, che fino ad ora come pietre hanno rallentato il tuo andare.

Buon Natale!! E godetevelo! Spaccatevi di glutine, grassi, zuccheri e alcolici. Ci vediamo dopo le feste per il detox😂😂😂...
25/12/2025

Buon Natale!! E godetevelo! Spaccatevi di glutine, grassi, zuccheri e alcolici. Ci vediamo dopo le feste per il detox😂😂😂😂

{Regali}
24/12/2025

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IL RUOLO DEI PARTNER KARMICINella nostra vita incontriamo molte persone, ma solo alcune di esse toccano corde così profo...
18/12/2025

IL RUOLO DEI PARTNER KARMICI
Nella nostra vita incontriamo molte persone, ma solo alcune di esse toccano corde così profonde da lasciare un segno che va oltre la logica e oltre il tempo. Sono incontri che non sembrano casuali, relazioni che arrivano con una forza particolare, come se portassero con sé un compito, un richiamo, un movimento interiore che doveva necessariamente compiersi. Questi sono i partner karmici.

Un partner karmico non è definito da ciò che accade all’esterno della relazione, ma da ciò che si muove dentro di noi quando lo incontriamo. Le emozioni si intensificano, le percezioni diventano più acute, e ogni gesto dell’altro sembra avere un impatto amplificato. È come se la relazione avesse il potere di spalancare porte interne che, fino a quel momento, erano rimaste chiuse.

Ciò che rende un partner karmico così rilevante non è la durata della relazione, né la sua stabilità. A volte si tratta di incontri brevi, altre volte di legami che resistono negli anni. Ciò che conta è la funzione che la relazione attiva: una forma di risveglio della memoria.
Accanto a queste persone ci accorgiamo di reagire in modi che noi stessi fatichiamo a comprendere: eccessi di emozione, paura di perdere, bisogno di controllo, dipendenza, rifiuto, attaccamento, vulnerabilità improvvisa, oppure la sensazione di “riconoscere” l’altro come se lo avessimo già incontrato in un altro tempo.

I partner karmici non arrivano nella nostra vita per portarci serenità immediata.
Arrivano per portare alla luce ciò che è rimasto irrisolto.
Arrivano per far emergere ferite, memorie e dinamiche che non avrebbero mai trovato voce in un contesto più stabile e lineare.
Per questo, spesso, queste relazioni sono intense.
A volte sono travolgenti.
Altre volte diventano difficili, sbilanciate, imprevedibili.

Non si tratta di persone “giuste” o “sbagliate”: si tratta di specchi.
Ognuna di queste relazioni rivela qualcosa di noi.
C’è chi porta alla luce la ferita dell’abbandono, chi quella del rifiuto, chi quella dell’umiliazione o del tradimento.
Non è l’altro a crearci la ferita: è la ferita che parla attraverso l’altro.
E il partner karmico diventa il catalizzatore dell’incontro tra ciò che siamo oggi e ciò che siamo stati ieri.

Spesso con un partner karmico si crea una dinamica di attrazione e respingimento.
Ci si avvicina con intensità, poi qualcosa spinge a prendere le distanze.
Ci si sente legati da qualcosa che non riusciamo a spiegare, e allo stesso tempo ci si accorge che quella relazione non sempre trova un equilibrio stabile.
È un movimento naturale, parte del processo di trasformazione che quella relazione porta con sé.

A volte il partner karmico arriva per insegnare qualcosa.
A volte arriva per fare da specchio.
A volte arriva per chiudere un ciclo iniziato molto tempo prima.
E a volte arriva semplicemente per ricordarci chi siamo, attraverso il modo in cui reagiamo accanto a lui.

La relazione karmica non è fatta per essere perfetta:
è fatta per essere rivelatrice.

Può accadere che questi incontri portino a momenti di grande intensità emotiva.
La persona che vive una relazione karmica sente più profondamente, pensa più intensamente, percepisce più velocemente.
Tutto si amplifica: la gioia, la paura, il desiderio, la vulnerabilità.
È come se la relazione avesse il compito di accelerare un processo che, senza quell’incontro, avrebbe richiesto anni.

Non tutte le relazioni karmiche sono destinate a durare.
La loro funzione non è garantire stabilità, ma portare crescita.
Quando il compito si conclude, spesso la relazione cambia forma, si allenta, si trasforma o termina del tutto.
E non è una perdita: è un passaggio.
È il segno che ciò che doveva essere visto è stato visto, che ciò che doveva emergere è emerso.

A volte, però, un partner karmico resta nella nostra vita a lungo.
Questo accade quando la relazione diventa lo spazio in cui due memorie si incontrano non solo per rivelare una ferita, ma anche per guarirla.
Non si tratta di rimanere uniti perché si ha paura di perdere, ma di rimanere perché entrambi sentono che il processo evolutivo condiviso porta verità, presenza e trasformazione.

Il punto centrale è che il partner karmico non è un destino imposto, ma un’opportunità.
Un’opportunità di vedere noi stessi con occhi nuovi.
Un’opportunità di riconoscere schemi, paure, desideri, difese.
Un’opportunità di cambiare.

Quando comprendiamo il ruolo di un partner karmico, smettiamo di giudicare la relazione in termini di giusto o sbagliato.
Cominciamo invece a chiederci:
“Cosa mi sta mostrando?”
“Quale parte di me sta parlando attraverso questa relazione?”
“Quale ferita sta cercando di essere vista?”
E soprattutto:
“Chi divento attraverso questo incontro?”

Il partner karmico non è colui che ci completa, né colui che ci salva.
È colui che ci risveglia.

E quando questo risveglio avviene, la relazione – qualunque forma assuma – diventa un dono.
Un dono che a volte ci lascia, a volte rimane.
Ma che, in ogni caso, ci trasforma.

ROBERTO POTOCNIAK - ELEONORA BENZI

PERCHÉ PERMETTI ALLE PERSONE DI USARTI PER I LORO SCOPI?Che cosa ci guadagni in cambio?Il punto non è perché gli altri t...
14/12/2025

PERCHÉ PERMETTI ALLE PERSONE DI USARTI PER I LORO SCOPI?

Che cosa ci guadagni in cambio?

Il punto non è perché gli altri ti usano, ti sfruttano o ti manipolano.
Questa è una domanda secondaria, comoda, perché sposta fuori da te la responsabilità.

La vera domanda è un’altra: perché lo permetti?

Quando una persona non ha un centro, quando non è radicata nel proprio asse interiore, diventa inevitabilmente terreno fertile per le dinamiche altrui. Dove manca il confine, entra l’invasione. Dove manca la presenza, subentra il controllo esterno. Non è cattiveria dell’altro: è meccanicità. È la legge della psicologia non cosciente.

Chi non abita se stesso viene abitato dagli altri.
Chi non governa la propria vita interiore finisce per vivere dentro le agende, i bisogni e le proiezioni altrui.

La questione allora diventa: che cosa stai cercando di ottenere permettendo a qualcuno di usarti?
Approvazione? Riconoscimento? Amore? Sicurezza? Un senso di valore che non senti dentro?
Ogni volta che baratti la tua integrità per una di queste cose, stai dichiarando — senza parole — che non ti senti sufficiente così come sei.

L’“io manipolabile” non nasce perché qualcuno è forte, ma perché dentro non c’è un io centrale sufficientemente presente: un centro di gravità permanente.
Quando l’asse verticale dell’essere non è attivo, la persona vive in orizzontale: relazioni, scambi, compensazioni, ricatti emotivi più o meno sottili. E in questo piano, chi ha più energia, più struttura o più strategia prende il sopravvento.

Mettere confini non è durezza, non è egoismo, non è chiusura del cuore.
È atto di presenza.
È dire: io sono qui.
È abitare il proprio spazio interiore prima di permettere a qualcuno di entrarvi.

Lavorare su se stessi significa proprio questo: tornare a casa in se stessi, radicarsi, sentire il proprio peso, la propria direzione, la propria dignità. E il bisogno di essere usati per sentirsi qualcuno cade da solo. E con esso cade anche il potere degli altri di manipolarti.

Perché nessuno può usare davvero chi è presente a sé, centrato, radicato,
chi conosce il proprio valore
e chi non ha più bisogno di vendersi pur di non sentirsi vuoto.

Roberto Potocniak

𝐋𝐀 𝐆𝐋𝐈𝐂𝐄𝐌𝐈𝐀 𝐈𝐍 𝐌𝐄𝐃𝐈𝐂𝐈𝐍𝐀 𝐂𝐈𝐍𝐄𝐒𝐄 (MTC)La gestione della glicemia è un processo essenziale per la nostra vita. Attraverso d...
10/12/2025

𝐋𝐀 𝐆𝐋𝐈𝐂𝐄𝐌𝐈𝐀 𝐈𝐍 𝐌𝐄𝐃𝐈𝐂𝐈𝐍𝐀 𝐂𝐈𝐍𝐄𝐒𝐄 (MTC)
La gestione della glicemia è un processo essenziale per la nostra vita. Attraverso di essa viene distribuito nel nostro corpo il nutrimento primario, il glucosio, energia pura che scorre nel sangue per alimentare ogni cellula, ogni pensiero, ogni battito del cuore. In medicina occidentale, la glicemia è un 𝐯𝐚𝐥𝐨𝐫𝐞 𝐦𝐢𝐬𝐮𝐫𝐚𝐛𝐢𝐥𝐞, una cifra scritta in milligrammi su un referto. La glicemia è definita come la concentrazione di glucosio nel sangue. Questo zucchero è il carburante essenziale delle cellule, soprattutto del cervello, che non può fare scorte e dipende da un flusso costante. Il suo equilibrio dipende da ormoni raffinati e potenti: l’insulina, prodotta dal pancreas, che abbassa i livelli di glucosio favorendone l’ingresso nelle cellule; il glucagone, che invece li rialza mobilizzando le riserve del fegato. Altri ormoni come cortisolo, adrenalina e GH partecipano a questa dinamica.
Quando la glicemia è troppo alta, parliamo di iperglicemia: segno di diabete mellito, di resistenza insulinica, o di cattiva alimentazione. Troppa dolcezza che diventa pericolo. Quando è troppo bassa, si manifesta l’ipoglicemia: tremori, sudore freddo, debolezza, vertigini, rischio di collasso. Troppa mancanza che diventa vuoto. Gli strumenti terapeutici dell’Occidente sono: insulina esogena, farmaci ipoglicemizzanti, dieta bilanciata, attività fisica, monitoraggio costante. Una prospettiva indispensabile e rigorosa, che affronta la glicemia come un dato da regolare, da contenere entro limiti numerici.
𝐈𝐧 𝐌𝐓𝐂, 𝐥’𝐞𝐪𝐮𝐢𝐥𝐢𝐛𝐫𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐠𝐥𝐢𝐜𝐞𝐦𝐢𝐚 𝐞̀ 𝐥𝐨 𝐬𝐩𝐞𝐜𝐜𝐡𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐫𝐦𝐨𝐧𝐢𝐚 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐢𝐨𝐫𝐞, 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐜𝐚𝐩𝐚𝐜𝐢𝐭𝐚̀ 𝐝𝐢 𝐭𝐫𝐚𝐬𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐧𝐮𝐭𝐫𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐢𝐧 𝐞𝐧𝐞𝐫𝐠𝐢𝐚, 𝐝𝐞𝐥 𝐫𝐚𝐩𝐩𝐨𝐫𝐭𝐨 𝐩𝐫𝐨𝐟𝐨𝐧𝐝𝐨 𝐜𝐨𝐧 𝐥𝐞 𝐞𝐦𝐨𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐞 𝐜𝐨𝐧 𝐢𝐥 𝐝𝐞𝐬𝐢𝐝𝐞𝐫𝐢𝐨 𝐝𝐢 𝐝𝐨𝐥𝐜𝐞𝐳𝐳𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐜𝐢𝐚𝐬𝐜𝐮𝐧𝐨 𝐩𝐨𝐫𝐭𝐚 𝐝𝐞𝐧𝐭𝐫𝐨. La glicemia, oltre che un valore, è un riflesso dell’armonia del Qi (forza vitale) e del bilanciamento Yin-Yang negli organi.
Il glucosio rappresenta il “dolce della vita”, l’energia trasformata dagli alimenti attraverso la milza e lo stomaco. Una glicemia squilibrata ci suggerisce una difficoltà nella trasformazione e nel trasporto del Qi e dei fluidi. La milza, regina della digestione energetica, non riesce più a distribuire il nutrimento, e il pancreas perde il suo equilibrio.
• L’iperglicemia è segno di calore interno, di eccesso di fuoco che consuma i liquidi e rende il sangue “troppo dolce”. È spesso collegata a una debolezza dello Yin del rene e del fegato, che non riescono più a contenere il fuoco.
• L’ipoglicemia è invece manifestazione di vuoto di Qi e sangue: il serbatoio è scarico, le cellule gridano ma l’energia non arriva.
Simbolicamente, i disturbi della glicemia parlano quindi di un rapporto con la dolcezza della vita: o ce n’è troppa, accumulata e non trasformata, o ce n’è troppo poca, lasciando la persona svuotata. È la difficoltà di bilanciare il desiderio e la misura, la fame interiore e la capacità di nutrirsene.
La MTC ci invita quindi a trattare la glicemia non solo come un numero, ma come un’armonia da ricostruire. Gli obiettivi principali sono:
• Tonificare la Milza e lo Stomaco
• Nutrire il Rene e il Fegato
• Regolare il Qi e il Sangue
• Eliminare il calore e l’umidità

Le tecniche a disposizione sono molteplici:
• Acupressione: per regolare i meridiani e armonizzare le funzioni.
• Moxibustione: per riscaldare i vuoti di Qi e di Yang.
• Tuina: massaggi che stimolano la circolazione energetica.
• Fitoterapia cinese: con formule che rafforzano Milza e Rene, purificano il calore e nutrono lo Yin.
• Qigong e Taiji: pratiche di movimento consapevole che aiutano a stabilizzare i livelli energetici e a ridurre lo stress.
• Dietetica: alimenti dolci naturali (cereali integrali, zucca, patata dolce) in equilibrio con cibi che drenano l’umidità. ridurre zuccheri raffinati e cibi umidi (latte, fritti, farine raffinate), prediligere cereali integrali, legumi, verdure cotte.
• Respirazione consapevole: calma il sistema nervoso e riduce gli sbalzi glicemici legati allo stress.
𝐋𝐚 𝐠𝐥𝐢𝐜𝐞𝐦𝐢𝐚 𝐞̀ 𝐮𝐧 𝐟𝐢𝐮𝐦𝐞 𝐝𝐨𝐥𝐜𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐜𝐢 𝐚𝐭𝐭𝐫𝐚𝐯𝐞𝐫𝐬𝐚. 𝐈𝐧 𝐦𝐞𝐝𝐢𝐜𝐢𝐧𝐚 𝐨𝐜𝐜𝐢𝐝𝐞𝐧𝐭𝐚𝐥𝐞 𝐞̀ 𝐮𝐧 𝐯𝐚𝐥𝐨𝐫𝐞 𝐝𝐚 𝐦𝐨𝐧𝐢𝐭𝐨𝐫𝐚𝐫𝐞 𝐜𝐨𝐧 𝐫𝐢𝐠𝐨𝐫𝐞, 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞́ 𝐝𝐚 𝐞𝐬𝐬𝐨 𝐝𝐢𝐩𝐞𝐧𝐝𝐨𝐧𝐨 𝐬𝐚𝐥𝐮𝐭𝐞 𝐞 𝐬𝐨𝐩𝐫𝐚𝐯𝐯𝐢𝐯𝐞𝐧𝐳𝐚. 𝐈𝐧 𝐌𝐓𝐂 𝐞̀ 𝐥𝐚 𝐦𝐚𝐧𝐢𝐟𝐞𝐬𝐭𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐨 𝐫𝐚𝐩𝐩𝐨𝐫𝐭𝐨 𝐜𝐨𝐧 𝐥𝐚 𝐝𝐨𝐥𝐜𝐞𝐳𝐳𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐯𝐢𝐭𝐚, 𝐜𝐨𝐧 𝐥𝐚 𝐜𝐚𝐩𝐚𝐜𝐢𝐭𝐚̀ 𝐝𝐢 𝐭𝐫𝐚𝐬𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐧𝐮𝐭𝐫𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐞 𝐝𝐢 𝐝𝐢𝐬𝐭𝐫𝐢𝐛𝐮𝐢𝐫𝐞 𝐞𝐧𝐞𝐫𝐠𝐢𝐚 𝐞 𝐩𝐢𝐚𝐜𝐞𝐫𝐞 𝐢𝐧 𝐨𝐠𝐧𝐢 𝐜𝐞𝐥𝐥𝐮𝐥𝐚.

Ne parliamo in studio! 320 646 3060

OCCHI e CERVICALE – notizie e rimedi utili per chi lavora molto al computerI muscoli oculari e quelli del collo sono str...
09/12/2025

OCCHI e CERVICALE – notizie e rimedi utili per chi lavora molto al computer

I muscoli oculari e quelli del collo sono strettamente legati. Una tensione eccessiva nella zona cervicale può influenzare il movimento e la coordinazione degli occhi, causando affaticamento visivo e difficoltà di messa a fuoco. La zona cervicale, specialmente le prime vertebre, è vicina al tronco encefalico, che controlla, tra le altre cose, i movimenti oculari e l'equilibrio. Un'infiammazione o contrattura in questa zona può irritare il tronco encefalico e causare disturbi visivi.
Esistono dei riflessi neurologici che collegano la posizione del collo e della testa al movimento degli occhi. Se essi vengono alterati a causa di problemi cervicali, si possono verificare disturbi visivi e difficoltà di coordinazione. Una postura scorretta, spesso legata a problemi cervicali, può costringere gli occhi a compiere sforzi eccessivi per mantenere la messa a fuoco, causando affaticamento e tensione.
Gli occhi sono una delle parti del nostro corpo che più lavorano durante il giorno. Oggi, con l’uso di dispositivi da distanze ravvicinate, sono costretti a stress continui. Esiste una stretta relazione tra gli occhi, il senso dell’equilibrio, i muscoli del collo e la colonna vertebrale. L’affaticamento oculare si può ripercuotere sui muscoli della nuca scatenando mal di testa ma anche vertigini. Ci sono esercizi per stimolare, rilassare e ridurre lo stress ai muscoli degli occhi, allenandoli e bilanciandoli in funzione del collo. Per esempio mantenere la testa ferma e fissare con lo sguardo i vari punti dello spazio oppure, al contrario, tenere lo sguardo fisso su un punto e muovere la testa in tutte le direzioni senza perdere di vista l’oggetto che si sta guardando. Ogni tanto staccare lo sguardo dai dispositivi elettronici e dedicare pochi minuti agli esercizi oculari può recare beneficio non solo agli occhi ma anche alla cervicale, al senso dell’equilibrio e alla vista stessa. Inoltre, qualora si innescasse un processo muscolo-scheletrico infiammatorio, si può trovare sollievo dal dolore e “spegnere” l’infiammazione con qualche seduta di magnetoterapia o di acupressione, senza bisogno di ricorrere ad antidolorifici. Per info: 3206463060

Vuoi mangiare correttamente? Scrivimi: c'è la promo! "È scoppiata la mania dei cibi hi-protein. Dallo yogurt alla pasta,...
05/12/2025

Vuoi mangiare correttamente? Scrivimi: c'è la promo!

"È scoppiata la mania dei cibi hi-protein. Dallo yogurt alla pasta, arrivando perfino all’acqua. Tutti ultra processati. E costosi. Ma sono davvero necessari? “I cibi proteici sono diventati un trend, spinti dal marketing del fitness e della forma fisica”, conferma Federica Almondo, specialista in scienza dell’alimentazione ed esperta in longevità e biohacking. Questi cibi percepiti come sani, “nella maggior parte dei casi sono ultra-processati e lontani dal concetto di alimentazione funzionale alla salute e alla longevità”. Almondo sottolinea: “In una persona onnivora, che sta bene e che pratica un’attività fisica moderata, non sono necessari. Il fabbisogno proteico giornaliero medio è facilmente raggiungibile con alimenti freschi, in primis uova, pesce, carne bianca, latticini, legumi e, come importanti fonti complementari, cereali integrali e frutta secca. Molti hi-protein industriali, invece, contengono additivi come carragenina, gomma di gellano, maltodestrine o dolcificanti artificiali, che migliorano consistenza e sapore, ma peggiorano la qualità nutrizionale”.

Da D-La Repubblica

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Longiano

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Martedì 09:00 - 20:00
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Venerdì 09:00 - 20:00
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