Studio Psi & co. - Dott.ssa Alice Bertolino

Studio Psi & co. - Dott.ssa Alice Bertolino Psicologa, Specializzanda in Psicoterapia sistemica-relazionale e familiare.
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20/02/2026

𝐴𝑑𝑛𝑘𝑟𝑜𝑛𝑜𝑠 𝑆𝑎𝑙𝑢𝑡𝑒 𝑑𝑒𝑑𝑖𝑐𝑎 𝑢𝑛 𝑎𝑟𝑡𝑖𝑐𝑜𝑙𝑜 𝑎𝑙𝑙’𝑖𝑚𝑝𝑜𝑟𝑡𝑎𝑛𝑧𝑎 𝑑𝑖 𝑠𝑜𝑠𝑡𝑒𝑛𝑒𝑟𝑒 𝑝𝑠𝑖𝑐𝑜𝑙𝑜𝑔𝑖𝑐𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑙𝑒 𝑓𝑎𝑚𝑖𝑔𝑙𝑖𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑣𝑖𝑣𝑜𝑛𝑜 𝑠𝑖𝑡𝑢𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑖 𝑑𝑖 𝑒𝑠𝑡𝑟𝑒𝑚𝑜 𝑑𝑜𝑙𝑜𝑟𝑒, 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑞𝑢𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑑𝑒𝑖 𝑔𝑒𝑛𝑖𝑡𝑜𝑟𝑖 𝑑𝑒𝑙 𝑝𝑖𝑐𝑐𝑜𝑙𝑜 𝑑𝑖 𝑑𝑢𝑒 𝑎𝑛𝑛𝑖 𝑟𝑖𝑐𝑜𝑣𝑒𝑟𝑎𝑡𝑜 𝑎𝑙 𝑀𝑜𝑛𝑎𝑙𝑑𝑖 𝑑𝑖 𝑁𝑎𝑝𝑜𝑙𝑖 𝑑𝑜𝑝𝑜 𝑢𝑛 𝑡𝑟𝑎𝑝𝑖𝑎𝑛𝑡𝑜 𝑑𝑖 𝑐𝑢𝑜𝑟𝑒 𝑑𝑎𝑛𝑛𝑒𝑔𝑔𝑖𝑎𝑡𝑜. 𝑁𝑒𝑙𝑙’𝑎𝑟𝑡𝑖𝑐𝑜𝑙𝑜, 𝑙𝑒 𝑝𝑎𝑟𝑜𝑙𝑒 𝑑𝑖 𝑬𝒗𝒂 𝑷𝒂𝒔𝒄𝒐𝒍𝒊, 𝑝𝑟𝑒𝑠𝑖𝑑𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙’𝑂𝑟𝑑𝑖𝑛𝑒 𝑑𝑒𝑔𝑙𝑖 𝑝𝑠𝑖𝑐𝑜𝑙𝑜𝑔𝑖 𝑑𝑒𝑙 𝐹𝑟𝑖𝑢𝑙𝑖 𝑉𝑒𝑛𝑒𝑧𝑖𝑎 𝐺𝑖𝑢𝑙𝑖𝑎.👇

Quando un bambino affronta una condizione clinica gravissima come nel caso di Domenico, il piccolo di 2 anni ricoverato al Monaldi di Napoli dopo un trapianto di cuore danneggiato, non sono coinvolti solo i medici e gli infermieri. Accanto alla cura clinica c'è un lavoro spesso silenzioso, ma fondamentale: quello dello psicologo. "È importante stare vicino alla famiglia, anche quando stare accanto al dolore è difficile. Essere presenti significa accogliere e sostenere il dolore dell'altro, senza sottrarsi. In situazioni come questa lo psicologo accetta la propria impotenza, non offre soluzioni, ma risponde con la relazione: una presenza competente e costante". A spiegarlo all'Adnkronos Salute è Eva Pascoli, presidente dell'Ordine degli psicologi del Friuli Venezia Giulia, consigliera nazionale del Cnop (Consiglio nazionale dell'Ordine degli psicologi), psicoterapeuta familiare e dipendente del servizio pubblico. "Il primo compito - sottolinea l'esperta - è sostenere la famiglia, restare in ascolto e rispondere ai bisogni più concreti e immediati: aiutare i genitori, che hanno improvvisamente perso ogni certezza, a sentirsi ancora, per quanto possibile, in un contesto sicuro, in cui possono ricevere attenzione, cura e sentirsi legittimati nelle proprie emozioni. Noi psicologi siamo un 'ponte' tra famiglia ed équipe sanitaria". In ospedale la comunicazione può diventare difficile. "Le informazioni sono complesse, le emozioni travolgenti. Qui lo psicologo svolge un ruolo di mediazione", osserva Pascoli: "Aiuta la famiglia a dialogare con lo staff che ha in cura il piccolo Domenico, chiarisce dubbi, scioglie incomprensioni, accoglie e legittima le emozioni. È un lavoro delicato, che rafforza la relazione di cura e consente ai genitori di sentirsi parte attiva, non spettatori impotenti". Rabbia, senso di colpa, frustrazione. E una domanda che ritorna, ossessiva: 'Avrò fatto tutto il possibile per il mio bambino?'. "Lo psicologo aiuta a dare spazio e dignità a queste emozioni. Non si tratta di cancellarle, ma di riconoscerle come naturali. In questa fase - precisa Pascoli - non si lavora sull'accettazione o sul lutto, anche se questi temi emergono, ma si lavora sul tempo che resta". L'attenzione è sul presente: 'Io, mamma, come posso stare accanto al mio bambino in questo tempo che ci resta insieme?'. "È questa una domanda su cui si concentra il lavoro psicologico. Essere insieme nel modo più pieno e consapevole possibile: trovare parole, gesti, presenza. Costruire, anche nel dolore, uno spazio di relazione autentica. Il tempo dell'elaborazione del lutto arriverà, ma non adesso. Ora è il tempo della cura, della vicinanza e dell'accompagnamento, per custodire tutto quello che il piccolo Domenico è stato ed è ancora", conclude la psicologa.

18/02/2026
13/02/2026

Per un bambino, la perdita di un nonno è spesso il primo, traumatico confronto con il concetto di morte.

«Al giorno d'oggi si cerca in tutti i modi di evitare questo tema», spiega a 𝐿𝑒𝑔𝑔𝑜 𝐑𝐨𝐛𝐞𝐫𝐭𝐚 𝐁𝐨𝐦𝐦𝐚𝐬𝐬𝐚𝐫, psicologa e psicoterapeuta, già referente del Gruppo di Lavoro Perinatalità, Infanzia e Adolescenza del Consiglio Nazionale dell'Ordine degli Psicologi.

«Possiamo usare metafore e analogie proprio come le piante che, se non hanno più acqua o sono molto vecchie, appassiscono. È un modo per dire che il nostro corpo a un certo punto smette di funzionare. Quello del "si è addormentato" non è una buona immagine: il bambino potrebbe associare il dormire al morire e sviluppare il terrore di andare a letto», suggerisce la psicologa.

La partecipazione ai riti ha una funzione importante: «Il funerale è l'esperienza che le persone reggono meglio perché senti che non sei solo, condividi la sofferenza con gli altri. È un atto di consolazione collettiva che fa bene anche ai più piccoli, dai 7-8 anni in su», prosegue.

Se il nonno sta morendo, fingere che tutto vada bene non protegge davvero il bambino. È meglio prepararlo con gradualità: «Se sappiamo che è questione di mesi, dobbiamo prepararlo. Questo gli permette di fare un saluto particolare, di dire ai nonni cose belle che diventeranno un pensiero consolante dopo. Sapere di aver detto "ti voglio bene" nel momento giusto è un farmaco potente contro il senso di colpa e il vuoto».

Infine, la memoria si coltiva nella quotidianità. «Oggi che abbiamo fotografie ovunque, è importante ricordare i nonni nei fatti, nelle cose che abbiamo fatto insieme o in quello che loro dicevano dei nipoti. Raccontare storie li tiene in vita», conclude.

Per l’articolo completo 👇
https://www.leggo.it/italia/cronache/11_febbraio_2026_morte_nonni_bambini_come_spiegare_psicologa_roberta_bommassar-9339217.html?refresh_ce

Un sincero augurio fatto con il cuore per un buon Natale e con l’auspicio di un sereno 2026.✨     #2026  Stefania Silves...
22/12/2025

Un sincero augurio fatto con il cuore per un buon Natale e con l’auspicio di un sereno 2026.✨

#2026

Stefania Silvestri L'angolo olistico di Giuliana Blanc

11/12/2025
13/11/2025
Potete contattarci, senza impegno, tramite un messaggio per iniziare un percorso, avere informazioni o ricevere i contat...
12/11/2025

Potete contattarci, senza impegno, tramite un messaggio per iniziare un percorso, avere informazioni o ricevere i contatti dei professionisti con cui collaboriamo in Valle e nel pinerolese (es. logopedista, naturopata, osteopata, …).
Ricorda che il benessere inizia da te 🌱

03/11/2025

È del tutto naturale piangere in terapia, uscire dalla seduta esausti o alleggeriti, confusi o più decisi. Arrivare in anticipo per l’ansia di fare tardi, arrivare qualche minuto in ritardo perché si è dei disorganizzati cronici ma poi, riuscire ad assumersi la responsabilità di quell’impegno. Ah, è “normale” anche dimenticare completamente di fare gli esercizi assegnati (molti psicoterapeuti li assegnano); è naturale attivare delle difese, perdere il filo mentre si stava parlando e addirittura non sapere cosa dire. Tutto questo fa parte del percorso.

Sapete invece cosa non è accettabile?
Non è accettabile sentire che passano mesi e mesi, che si va di appuntamento in appuntamento e non ci sono progressi. Il terapeuta non deve semplicemente validarti e farti sentire capito. Questa è la base. In terapeuta non deve semplicemente «farti sentire ascoltato». Validazione e ascolto dovrebbero essere elementi intrinseci di ogni tua relazione. In terapeuta dovrebbe fornirti gli strumenti affinché ciò si verifichi. Il terapeuta dovrebbe insegnarti a impostare sani confini. Dovrebbe rendere possibile il miglioramento che tu ti auspichi per te stesso. La psicoterapia non è un mero luogo di sfogo e racconto, non è -come dicono alcuni- un incontro d’anime fine a stesso. La psicoterapia è un TRATTAMENTO SANITARIO che, non finiremo mai di ripeterlo, va trattato alla stregua di ogni trattamento sanitario!

Se vai dal gastroenterologo e dopo qualche mese di cure non trovi benefici, cosa fai? Di certo consulti un altro medico. E così dovrebbe essere per la psicoterapia. Se non vedi evoluzioni, cambia. E non temere, il lavoro che hai fatto fin quel punto non lo perdi, ti seguirà nel tuo nuovo percorso. Certo, in terapia sono del tutto “fisiologiche” anche fasi di stallo, di assestamento ma… appunto, sono fasi. Ciò che fa un buon terapeuta non è “insegnarti a resistere” ma fornirti gli strumenti per superare ciò che ti attanaglia. Non è uno “smussiamo gli angoli e impariamo a convivere con il malessere” ma è un “evolviamoci e trasformiamo il nostro malessere”. Abbi fiducia nella psicoterapia :)))

Ascolta il nostro reel: «la psicoterapia è un trattamento sanitario»

10/10/2025

La mente è parte di noi, come il corpo, come il cuore.
Oggi, nella Giornata Mondiale della Salute Mentale e Giornata Nazionale della Psicologia, ricordiamo quanto sia importante prendersene cura ogni giorno.
La Psicologia ci aiuta a dare voce a ciò che viviamo, a ciò che non comprendiamo, a ritrovare equilibrio, a migliorare i nostri stili di vita, a costruire legami di fiducia e consapevolezza.

03/10/2025

In questo mese della consapevolezza sul lutto perinatale e infantile, non dimentichiamo i papà.

Un pensiero speciale a loro, che spesso restano in silenzio, ma custodiscono dentro un dolore immenso e un amore infinito. 🙏🏻💙

28/09/2025

Il letto, per una coppia, non è solo uno spazio fisico che accoglie i corpi: è un luogo di verità. È il punto in cui le distanze si misurano davvero.

Se ci finiscono dentro errori non perdonati, silenzi accumulati, proiezioni, risentimenti lasciati marcire sotto pelle, parole mai dette e paure senza nome, il letto rischia di diventare troppo affollato.
Ci si stende vicini ma si resta distanti, fisicamente presenti ma emotivamente lontani.
Perché il piacere ha bisogno di spazio e in un letto occupato da troppe cianfrusaglie emotive non rimane più posto per la leggerezza, per il gioco, per la fame dell’altro.

L’intimità non è una scorciatoia per fare pace, né un anestetico che cancella i conflitti. È l’incontro più autentico che due persone possano concedersi. E proprio per questo è fragile: se l’altro viene vissuto come giudice, come avversario o come eco di antiche ferite, il desiderio arretra.

Perché il piacere ha bisogno di leggerezza, di vuoto, di libertà. E se il letto diventa deposito di rancori e segreti, il corpo non si abbandona: si irrigidisce, si chiude, si difende.

L’intimità non nasce nel silenzio forzato, ma nella verità condivisa. Per proteggere il letto bisogna parlare altrove: affrontare i conflitti, nominare le paure, scegliere la trasparenza anche quando è scomoda.

Solo così il letto può restare quello che dovrebbe essere: non un tribunale muto, ma un rifugio vivo, dove ritrovarsi nel piacere e ricordarsi, ogni volta, perché si è scelto di restare insieme.

Perché sotto quelle lenzuola non è solo una questione di piacere: si tratta di alleanza, di complicità, di conferma reciproca.

Dott.ssa Annarita Arso

Indirizzo

Via Teit Di Frà, 6
Luserna San Giovanni
10062

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