13/01/2026
È una domanda che molti genitori non fanno ad alta voce. Perché arriva dopo.
Quando ormai le puntate sono finite.
E il dubbio resta.
La risposta non è una condanna.
Ma sì, la risposta è sì.
Educativa. Necessaria.
Non perché Stranger Things sia una br**ta serie.
È il tempo in cui viene proposta ad essere sbagliato.
Un bambino di 7 anni può anche:
– non piangere
– non scappare
– dire che “non ha paura”
Ma il suo cervello registra comunque.
E qui serve chiarezza, non sensi di colpa:
• Prima dei 10 anni il cervello non ha gli strumenti per elaborare la paura intensa. La assorbe.
• Prima dei 12 anni, sotto stress, la distinzione tra finzione e realtà diventa fragile. Le immagini entrano come vere.
• Prima dei 14 anni, alcune scene restano impresse a lungo, anche quando sembrano dimenticate.
Il problema non è la trama.
È il carico emotivo continuo: tensione, mostri, bambini in pericolo, perdita, angoscia.
Un bambino non ha ancora un contenitore interno per tutto questo. E quando non può elaborare, somatizza o agisce.
Il prezzo non si paga sul divano.
Si paga dopo:
– nel sonno disturbato
– nell’irritabilità
– nelle paure che “spuntano dal nulla”
– nei comportamenti che cambiano senza spiegazione
Guardare insieme non basta.
La presenza dell’adulto non rende adatto un contenuto che non lo è.
Proteggere non è censurare.
È rispettare i tempi dello sviluppo.
Un contenuto può essere giusto a 12 anni
e sbagliato a 7.
Non perché il bambino sia fragile,
ma perché è in costruzione.
Essere genitori oggi significa anche questo:
saper tornare indietro e dire
“Qui ho sbagliato. E ora faccio meglio.”
Questa è educazione.
Non perfezione.