Psicomotricista e educatrice Mariachiara

Psicomotricista e educatrice Mariachiara Ciao a tutti!!! Sono Mariachiara e nella vita sono psicomotricista e educatrice professionale.

Oggi è San Valentino, e mi piace pensarlo non solo come la festa dell’amore “romantico”, ma come un promemoria di cura, ...
14/02/2026

Oggi è San Valentino, e mi piace pensarlo non solo come la festa dell’amore “romantico”, ma come un promemoria di cura, rispetto e gentilezza.

In una pagina de L’ABC della gentilezza (un capolavoro per grandi e piccini) ci viene ricordata una cosa importante sul bene:
quando qualcosa ci scuote, quando qualcuno ci ferisce, possiamo scegliere come rispondere, con la stessa moneta oppure farsi aiutare dalla calma disarmante della gentilezza.

💛 La gentilezza non è debolezza.
È una forza silenziosa. È capacità di restare in contatto con il proprio cuore senza farsi travolgere.
È saper mettere un confine senza ferire, dire “no” senza umiliare, prendersi cura senza annullarsi.

In psicomotricità la gentilezza si allena ogni giorno: nel corpo, nel gioco, nelle relazioni.
Perché un bambino (e un adulto) che si sente accolto impara anche ad accogliere. E a volere bene a se e agli altri.

Oggi scegliamo gesti piccoli, ma potenti: una parola buona, uno sguardo, un tempo di ascolto.
La gentilezza è un valore aggiunto. Sempre.

E se arrivo solo adesso ad augurare a tutti Buon San Valentino, è perché l’ho trascorso nel modo più bello: condividendolo con la mia bellissima famiglia 💛

👉 E per te, qual è un gesto di gentilezza che oggi vorresti donare (o ricevere) davvero?

24/01/2026

Lucangeli parla di vera e propria “dipendenza dopaminergica” da smartphone che causa irritabilità, ansia e sintomi di astinenza simili a quelli da droghe, poiché l’attraente dispositivo attiva negli adolescenti un circuito di ricompensa cerebrale vissuto intensamente come bisogno di connessione sociale.
La studiosa sottolinea, inoltre, non tanto il divieto del dispositivo, ma l'importanza di educare a un uso consapevole attraverso regole condivise tra famiglia e scuola. Insegnare a usare il cellulare come strumento e non come fonte primaria di soddisfazione può evitare gravi rischi neuro funzionali, come problemi relazionali, ma anche di sonno e concentrazione.

Link al video : https://tinyurl.com/kudpemd6

I bambini fanno fatica a fermarsi.E aiutarli a trovare o ritrovare la calma non è sempre semplice ed immediato.Guardiamo...
21/01/2026

I bambini fanno fatica a fermarsi.
E aiutarli a trovare o ritrovare la calma non è sempre semplice ed immediato.

Guardiamoci con onestà: noi adulti non ci fermiamo quasi mai.

Anche quando siamo seduti, spesso stiamo facendo qualcosa: controlliamo il telefono, rispondiamo, scorriamo, “riempiamo” il silenzio. Il corpo è immobile, ma la mente corre.
E allora quando facciamo davvero esperienza del fermarsi, del riposare senza fare altro?
Forse la notte. Quando il sonno ci spegne e ci riporta a terra.
Ma durante il giorno, nella vita vera, quel fermarsi buono, quello che calma, che ricompone, che ristora, lo pratichiamo poco. E i bambini imparano soprattutto da ciò che vedono.
Per loro è fondamentale poter osservare un adulto che si ferma con serenità.
Un adulto che mostra, senza spiegare troppo, che fermarsi è una cosa buona.
Che serve calmare il corpo e la mente.
Che il corpo e la mente, quando tornano in equilibrio, ci fanno stare meglio.
Che fermarsi non è perdere tempo.
È prendersi cura. È tornare a casa.
Allora permettiamocelo, qualche volta.
Fermiamoci davvero: a guardare il passaggio di una nuvola.
A restare seduti senza “aggiungere” altro.
A respirare e ascoltare, con le orecchie del corpo, cosa hanno da dirci le spalle, lo stomaco, il petto, la fronte.
Non serve farlo perfettamente. Serve farlo davanti a loro.
Perché i bambini non imparano a fermarsi da un discorso.
Lo imparano da un esempio vivo.
E un adulto che si ferma, con calma, insegna una cosa preziosa:
Qui si può respirare.
Qui si può stare.
Qui va bene anche non fare.

Mariachiara

Ci sono notizie che non dovrebbero scorrerci addosso.Un ragazzo ucciso da un ragazzo. E tutto “per uno sguardo di troppo...
19/01/2026

Ci sono notizie che non dovrebbero scorrerci addosso.
Un ragazzo ucciso da un ragazzo. E tutto “per uno sguardo di troppo”.
Io non riesco a leggerla come una storia lontana. La sento come un urlo che deve scuotere noi adulti.

Perché queste cose non nascono a 17 anni.
Nascono molto prima.
Nascono nel modo in cui un bambino impara a stare nella frustrazione, nell’attesa, nel “no”.
Nel modo in cui noi adulti accogliamo la rabbia senza averne paura, trasformandola in parole, in scelta, in autocontrollo.
Nascono nel modo in cui insegniamo il rispetto del corpo: il proprio e quello degli altri. Nel consenso, nei limiti, nella cura.
Da psicomotricista, lavoro ogni giorno con i bambini e le bambine che formeranno “la società di domani” e sento che come professionista posso e devo fare qualcosa. Attraverso il gioco porto in luce temi che riguardano la nostra quotidianità: attendere, rispettare il turno, ascoltare, fare attenzione, rallentare, gestire le emozioni.
Altro punto chiave: La scuola.
La scuola è preziosa, perché in gruppo si sperimenta buona parte delle capacità sociali che anche da adulti la società ci richiede, ma la differenza la fanno i modelli adulti.
Noi.
I nostri tempi. Le nostre risposte. Il nostro “ti ascolto dopo”, “ci parlo domani”.
Il nostro modo di esserci davvero.

E allora mi chiedo (e ti chiedo):

Quando tuo figlio esplode, cosa gli stai insegnando su come si gestisce la rabbia?
Gli stai offrendo strumenti… o la risposta si limita alla punizione?

Che spazio ha il “no” in casa tua? E come lo reggete, tu e lui?

Quante volte chiediamo “scusa” e ripariamo, invece di alzare muri?

Che esempio di rispetto portiamo nelle parole, nei gesti, nei conflitti quotidiani?

Quando è stata l’ultima volta che hai ascoltato davvero, senza schermo in mano e senza fretta?

Sono domande che non portano giudizio ma chiedono di essere ascoltate.
Non possiamo controllare tutto ed essere genitori perfetti, ma possiamo scegliere come esserci come genitori.
E da lì, qualcosa cambia.

Mariachiara

DALL’IO AL NOI, IL GIOCO DI IMITAZIONE ALLA SCUOLA DELL’INFANZIANella mia pratica psicomotoria quotidiana ho la fortuna ...
11/01/2026

DALL’IO AL NOI, IL GIOCO DI IMITAZIONE ALLA SCUOLA DELL’INFANZIA

Nella mia pratica psicomotoria quotidiana ho la fortuna di poter lavorare all’interno delle scuole dell’infanzia e collaborare con le insegnanti. In questi mesi ho potuto osservare come i bambini abbiano bisogno di adulti capaci di mostrare concretamente come la comunicazione con l’altro non sia solo legata al linguaggio ma fermamente ancorata al corpo. In un contesto come il nostro, di zone ad alta concentrazione di etnie diverse, il linguaggio del corpo non è solo mediatore della comunicazione ma diventa ponte tra culture e passaggio fondamentale per la costruzione di una società inclusiva.
I percorsi di psicomotricità educativo preventiva hanno tra gli obiettivi anche questo, dare la possibilità ai bambini di sperimentare il proprio corpo nella relazione con l’altro, anche quando la relazione è resa più difficoltosa da lingue diverse o culture diverse.

Lavorare su ciò che ci accomuna tutti li aiuta maggiormente a fare operazioni di decentramento, di poter sperimentare un NOI rispettoso per sé e per l’altro.

Come amo spesso ricordare, in sezione non serve fare di più. Serve vedere meglio.
Spesso mi capita di sentire le insegnanti in modalità “organizzo, preparo, produco”. Perché la società in cui siamo inseriti da maggiormente valore al prodotto piuttosto che al processo. Se proviamo a spostare il baricentro, cioè, meno attività nuove, più osservazione di ciò che i bambini stanno già costruendo tra loro possiamo riuscire ad agganciare il gruppo anche su un piano di lavoro legato alla relazione e al concetto di sé e di gruppo. Un punto di svolta nella routine di sezione possono essere i giochi di imitazione tra pari (specchio, “faccio come te”, leader silenzioso). Che diventano una palestra di sperimentazione sociale, non solo un gioco fine a sé stesso.

Quando un bambino imita un altro, sta facendo tre cose insieme:
• Aggancia l’altro (attenzione congiunta: “ti guardo davvero”)
• Si regola (controllo del corpo, del tempo, dell’intensità)
• Co-costruisce (accordi impliciti: chi guida, chi segue, quando si scambia)
In pratica: il gioco diventa un osservatorio naturale su leadership, inclusione, confini e cooperazione.

Perché sono una lente potentissima: costringono i bambini a decentrarsi (da “io” a “tu”), usando soprattutto canali non verbali: sguardo, postura, mimica, distanza, ritmo. E lì, davanti a noi, si accendono i meccanismi di gruppo. Il gruppo comincia a percepirsi, ad organizzarsi.
Questo processo spesso parte con il CAOS.
Voci sovrapposte, corpi che si muovono senza un ritmo comune, inizi e interruzioni continue. È il momento che spesso infastidisce di più l’adulto, perché è poco controllabile e sembra “non stare succedendo nulla di educativo”. Eppure, quel caos è spesso un passaggio obbligato.

Perché?

Perché il bambino, se può attraversare il caos (nel tempo e con tempo), sperimenta gradualmente due cose fondamentali:
1. Regolazione su di sé
Prima si organizza il singolo: prova, eccede, si ferma, riparte, calibra voce, distanza, intensità.
È un lavoro corporeo prima che mentale: “quanto forte?”, “quanto vicino?”, “quanto veloce?”.
2. Regolazione nel gruppo
Quando la regolazione individuale inizia a stabilizzarsi, si generalizza: il bambino diventa capace di sintonizzarsi con gli altri.

Ed è qui che nasce il gruppo: ascolto, turni, ritmo condiviso, attese.
In altre parole: il controllo non arriva dall’esterno (dall’adulto che “mette ordine”), ma si costruisce dall’interno, grazie all’esperienza.
Il caos diventa un terreno di apprendimento: è lì che il bambino impara a decentrarsi, a spostare il baricentro da:
(io + il mio impulso) → (noi + il nostro gioco)
Il sé e l’impulso interno vengono progressivamente decentrati rispetto agli interessi del gruppo.

E questa è una competenza enorme: è la base della cooperazione, della convivenza, della cittadinanza quotidiana.

Prova a passare da: “a che gioco stanno giocando? A “come stanno facendo questo gioco?”. Perché è lì che succede l’essenziale.

Non nel nome dell’attività, ma nei processi: chi aggancia chi con lo sguardo, chi aspetta, chi invade, chi si ritira, chi guida, chi segue, chi ripara quando “salta” la scena. Anche quando sembra caos, spesso è il gruppo che sta cercando un ritmo: prima la regolazione su di sé, poi la sintonizzazione con gli altri. Con tempo e nel tempo.

Lo psicomotricista in sezione allora può rappresentare una risorsa per il team e non “un’ora in più” da incastrare. È una presenza che, dentro la routine quotidiana, fa la differenza perché lavora sui processi, le relazioni attraverso il gioco.

Psicomotricista Mariachiara Cani

09/01/2026

12 LIBRI PER 12 MESI è una campagna di Nati per Leggere Lombardia che vuole veder crescere tante e tanti grazie all'azione congiunta di tutte le Biblioteche, i Consultori, gli educatori dei Nidi e di tutte le Volontarie e i Volontari Nati per Leggere.
👉La proposta di gennaio 2026 per la fascia 0-3 anni è "Mescolo mescolo!", di Elena Spagnoli Fritze e Cristina Petit, pubblicato da Pulce Edizioni.

Nati per Leggere Lombardia

✨ Stanno per partire i nuovi gruppi di Psicomotricità ✨  Un percorso pensato per sostenere lo sviluppo armonico dei bamb...
06/01/2026

✨ Stanno per partire i nuovi gruppi di Psicomotricità ✨
Un percorso pensato per sostenere lo sviluppo armonico dei bambini dai 18 mesi ai 6 anni, attraverso gioco, corpo e relazione.

📍 Luzzara – Via Tomba 29
🗓️ Inizio incontri:
• 12 gennaio per bambini dai 3 ai 5 anni
• 14 gennaio per bimbi dai 18 ai 24 mesi (con la mamma) e dai 5 ai 6 anni

🌈 Gruppi a numero chiuso (max 5 bambini)
📲 Ultimi posti disponibili! Per informazioni o per iscriverti scrivimi in privato.

Uno spazio sicuro dove crescere, giocare, conoscersi 💛

Gli ultimi giorni del Calendario dell’Avvento arrivano tutti insieme, come una manciata di stelle filanti.Non è mai stat...
22/12/2025

Gli ultimi giorni del Calendario dell’Avvento arrivano tutti insieme, come una manciata di stelle filanti.
Non è mai stata una sfida né una lista di cose “da fare bene”:
è stato un invito a tornare al punto di partenza – il corpo, la relazione, il gioco condiviso –
a vedere i bambini non solo come teste che pensano, ma come corpi che sentono, si muovono, si affidano, crescono accanto a noi.
Per il 2026 il mio augurio è questo:
che ci sia spazio per corpi che giocano e non solo che rendono,
per case dove si può correre, abbracciare, dire “basta” e dire “ancora”,
per adulti abbastanza coraggiosi da rallentare e lasciarsi cambiare dallo sguardo dei bambini.
Se anche uno solo di questi giochi ha portato un po’ più di vicinanza nella tua famiglia, allora il calendario ha già compiuto il suo Natale.
Salva questo post se vuoi tenere con te lo spirito di questi 24 giorni anche oltre dicembre e, se ti va, raccontami nei commenti cosa porterai nel tuo 2026: un gioco, una frase, una sensazione, un momento.
Con gratitudine grande così,
Mariachiara 🤍

Il profumo del pane che cuoce, le mani che impastano insieme, l’attesa davanti al forno…  Non è solo una ricetta: è un’e...
20/12/2025

Il profumo del pane che cuoce, le mani che impastano insieme, l’attesa davanti al forno…
Non è solo una ricetta: è un’esperienza che parla di cura, relazione, festa.

Impastare con i bambini vuol dire dire loro: “Le tue mani possono creare qualcosa che nutre, che profuma di casa e di amore.”

Che forma prenderà il vostro “pane delle feste”? Una stella, una treccia, una corona?

Se vi va, condividete con me le vostre creazioni natalizie: sono certa che profumeranno di magia.

Mariachiara 💚 🎄

🎄 Ultimo giorno di scuola (da me in provincia di Mantova, e voi?), ultimi incastri, ultime corse… ma il cuore resta semp...
19/12/2025

🎄 Ultimo giorno di scuola (da me in provincia di Mantova, e voi?), ultimi incastri, ultime corse… ma il cuore resta sempre con chi amiamo.

Oggi vi propongo un gioco semplice ma potentissimo: il filo invisibile di Natale 🧵✨
Un filo che unisce, rassicura, abbraccia… anche quando siamo in posti diversi.
Perfetto per spiegare ai bambini che la presenza affettiva non ha bisogno di essere sempre visibile per essere vera.

❤️ “Tu ci sei, anche quando non ti vedo”
Raccontatemi nei commenti se anche il vostro bimbo oggi aveva bisogno di “tirare un po’ quel filo”… 🎁

Mariachiara 💚 🎄

✨ Ombre, luci e un pizzico di magia natalizia…A volte ciò che fa un po’ paura può diventare un’occasione per ridere, gio...
18/12/2025

✨ Ombre, luci e un pizzico di magia natalizia…
A volte ciò che fa un po’ paura può diventare un’occasione per ridere, giocare e raccontare.
Con una torcia, una parete e un pizzico di immaginazione, anche le ombre più strane si trasformano in alberi, stelle, renne… e in una bellissima occasione per conoscersi un po’ di più.

🎄 Un gioco semplice per allenare immagine di sé, fantasia e simbolizzazione.
📴 E per regalare ai bambini un momento lontano dagli schermi, vicino alle emozioni.

✨ Raccontami nei commenti qual è l’ombra natalizia più buffa che avete creato!

Mariachiara🎄💚

👶🤸‍♀️ Gruppi di Psicomotricità Preventiva ed Educativa – Gennaio 2026 (Luzzara)A gennaio 2026 partiranno i nuovi gruppi ...
17/12/2025

👶🤸‍♀️ Gruppi di Psicomotricità Preventiva ed Educativa – Gennaio 2026 (Luzzara)

A gennaio 2026 partiranno i nuovi gruppi di psicomotricità per accompagnare i bambini, attraverso il gioco e il movimento, nello sviluppo di:
✅ coordinazione e sicurezza
✅ attenzione e autoregolazione
✅ fiducia e socialità nel gruppo

👧👦 Fasce d’età (max 5 bambini per gruppo):
• 18–24 mesi (con la mamma)
• 3 anni
• 4–5 anni
• 5–6 anni

📅 PROVA: 7 gennaio (posti limitati)
📍 Dove: Via Tomba 29/A – Luzzara

📲 Per info, costi e orari scrivimi su WhatsApp al 344/1356601 con: “INFO + età del bambino/a”.
Dott.ssa Mariachiara Cani – psicomotricista ed educatrice 😊

Indirizzo

Via Tomba, 29
Luzzara
42045

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 19:00
Martedì 14:00 - 19:00
Mercoledì 09:00 - 19:00
Giovedì 14:00 - 19:00
Venerdì 09:00 - 18:00
Sabato 09:00 - 12:00

Sito Web

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