Dott.ssa Smania Pamela

Dott.ssa Smania Pamela Psicologa Psicoterapeuta

17/05/2023

La sindrome di PANDAS è una malattia pediatrica autoimmune causata da streptococco: Cristina racconta cosa è successo a suo figlio di 9 anni

12/03/2023

Da un'intervista a Jean-Bertrand Pontalis

D: Come definirebbe la funzione o lo scopo della psicoanalisi? Secondo lei, è un tipo di terapia, una ricerca di sé, qualcosa d’altro?
R: Per me è la psicoanalisi è una forma di terapia. Non mi riconosco affatto in una certa idea, che si diffonde sempre più, secondo la quale ci sono altre psicoterapie, svalutate rispetto alla psicoanalisi per le loro caratteristiche, perché cercano di raggiungere più rapidamente lo scopo, mentre la psicoanalisi resterebbe qualcosa con un valore molto più alto. La psicoanalisi è un tipo di psicoterapia, con un suo metodo particolare, ma è una psicoterapia, nel senso che cerca, non in modo diretto, ma attraverso il proprio metodo e le proprie vie, non possiamo dire di guarire, perché il concetto di guarigione è stato messo in discussione dalla stessa medicina, ma di risolvere, di trovare una soluzione accettabile ai conflitti psichici di cui una persona soffre.

D: Quali sono le caratteristiche del metodo psicoanalitico paragonate ad altri metodi, per esempio al metodo psichiatrico o ai metodi psicoterapeutici? Secondo lei, cos'ha la psicoanalisi di assolutamente proprio, di riducibile?
R: La psichiatria non è un metodo, è un campo della medicina che si occupa di quelle che chiamiamo le malattie mentali. La psicoanalisi si propone come un metodo ed è un tipo di psicoterapia con un campo di applicazione ristretto. Non è facile definirla: la psicoanalisi è un modo di concepire il pensiero, lo psichismo umano, quindi non può essere assolutamente posta sullo stesso piano di un campo della medicina. Per quanto riguarda le altre forme di psicoterapia, se pensiamo alla loro proliferazione, alle psicoterapie che vengono inventate, potremmo dire che negli Stati Uniti ne sorge una nuova ogni settimana, secondo me alla fin fine sono delle derivazioni, dei sottoprodotti, di qualcosa che è nato con la psicoanalisi. Infatti, non sono assolutamente preoccupato per il futuro e la sopravvivenza della psicoanalisi, che non è messa rischio da questi sottoprodotti. Si inventano tanti nuovi metodi che non corrispondono a nuove teorie dello psichismo. Mentre lo specifico della psicoanalisi è quello di essere allo stesso tempo un metodo di trattamento, una pratica, e una concezione globale dello psichismo umano e del suo modo di funzionare. Non ha niente a che vedere con le tante tecniche molto specifiche, che cercano di ottenere un risultato, ma che sono povere dal punto di vista teorico perché non hanno una concezione dell’uomo e del suo funzionamento psichico che le differenzi.
D: Qual è l’efficacia a lungo termine che cerca la psicoanalisi?
R: La psicoanalisi non si pone come primo obiettivo di avere un’efficacia immediata, non solo perché non cerca innanzitutto di attaccare i sintomi presentati dai pazienti che si rivolgono al terapeuta. La psicoanalisi presuppone che il paziente e l'analista compiano insieme un cammino, un tragitto attraverso le rappresentazioni che ciascuno di noi produce. La sua efficacia a lungo termine è di sollevare il paziente dalla sofferenza psichica consentendogli di sviluppare le risorse che possiede per superare la sofferenza.

(Questa è un'acquisizione che, una volta ottenuta, non si perde. Quindi, non richiede, come avvienecon altri tipi di psicoterapia, di ritornare periodicamente dal terapeuta. NdR)


Jean-Bertrand Pontalis Sigmund Freud

Maestro
05/03/2023

Maestro

Il 5 marzo 2005 ci lasciava Agostino Racalbuto. Proprio in quei giorni dolorosi, Franca Munari ne scrisse un commosso ricordo.

08/02/2023

Blanco e l’educazione

Blanco: “Avevo problemi di ritorno in cuffia e ho deciso di divertirmi lo stesso. Certe volte non bisogna seguire il copione”.

Quello che è successo ieri sera sul palco di Sanremo non è giustificabile con una frase del genere. Divertirsi va bene, ma serve anche rispetto per gli altri. Deve esistere il senso del limite e la gestione del senso di frustrazione!Dalle parole del cantante emerge una completa mancanza di elaborazione di quanto ha fatto su un palco che ha richiesto mesi di lavoro! Ma non solo: emerge anche una totale mancanza di autocontrollo, capacità di problem solving e rispetto nei confronti delle persone. Se c’è un problema, se ne parla. Può succedere a tutti di avere un problema, parlarne in modo civile ed educato è sempre la via da seguire. Saper comunicare e ascoltare sono qualità fondamentali per tutti, e dovrebbero esserlo ancor di più per un artista seguito e che può dare un esempio ad altri ragazzi.



La televisione ha anche una funzione educativa e Amedeus, da adulto responsabile, aveva il dovere di redarguire il cantante che si è comportato in questo modo. E invece il conduttore come se niente fosse gli ha proposto immediatamente una seconda possibilità, ancor prima di avere un segnale da parte del cantante di scuse (mai arrivate). Possibilità poi scemata, perché non c’erano le condizioni di far ripetere all’artista il brano.



Bisogna dimostrarsi all’altezza di meritare una seconda possibilità e, almeno in questo caso, Blanco non l’ha meritata. E per favore non venite a raccontarci che è colpa della giovane età o dello stress da palcoscenico. Quello che ha fatto non è un esempio da seguire. Mai.

01/04/2022

- - Compleanni - -
Proprio oggi, nel 1920, nasceva a Buenos Aires Salomon Resnik, uno degli psicoanalisti più importanti per lo studio delle psicosi e dell’autismo infantile. I suoi genitori erano ebrei, originari di Odessa, poi emigrati in Argentina.
Dopo la laurea alla Facoltà di Medicina di Buenos Aires, è diventato membro associato dell'Associazione Psicoanalitica Argentina. Si è occupato con il suo maestro, Enrique Pichon-Rivière, dell'applicazione della psicoanalisi nel sociale attraverso la psicoterapia di gruppo e l’analisi istituzionale.
Nel 1955 a Ginevra, durante il "Congresso Internazionale di Psicoanalisi", è stato profondamente colpito dalla conoscenza del pensiero di Melanie Klein, tanto da decidere di trasferirsi a Londra per continuare con lei la sua formazione. A Londra ha avuto modo di lavorare e confrontarsi con Herbert Rosenfeld (suo analista per oltre dieci anni), Wilfred Bion, Esther Bick, Donald Winnicot, Claude Lévi-Strauss, Maurice Merleau-Ponty e Siegfried Foulkes.

Resnik scelse di abitare tra Parigi e Venezia e per molti decenni seguì pazienti in area veneta, condusse gruppi di discussione e formazioni con i colleghi e costruì fruttuosi e caldi legami con molti analisti del Centro Veneto.
Resnik ha lasciato importanti impronte anche a Padova: ha contribuito alla fondazione dell'associazione ASVEGRA (ora consociata COIRAG) e con Gaetano Benedetti e Giorgio Ferlini alla nascita della scuola di specializzazione in psicoterapia Fenomenologica-Psicoanalitica Aretusa.

Oggi vogliamo ricordare il suo libro “Spazio mentale” (Boringhieri, 1990), che racchiude sette lezioni da lui tenute alla Sorbona tra l’ottobre 1987 e il giugno 1988.
Nel libro si legge: “l'avventura psicoanalitica è un viaggio il cui fine è quello di trovare un luogo, di immaginare uno spazio che possa prestare il corpo o essere il corpo che permette a pensieri smarriti di ritrovarsi, di raggrupparsi, di avere un pensatore” (pag. 9).
E ancora: “La professione di psicoanalista, per chi si sente ispirato, è un continuo confronto con l'ignoto, il non familiare che cade come un'ombra inattesa sullo spazio familiare di tutti i giorni. La reazione è lo stupore, fondamento di ogni scoperta che rende visibile quello che da sempre era di fronte allo sguardo invisibile, alla cecità del nostro ossequio ai valori culturali dominanti” (pag. 88).

16/10/2021

BAMBINI DELLA SCUOLA PRIMARIA CHE GUARDANO “SQUID GAME”

“Sono un'insegnante di scuola primaria con 2 classi quinte. In questi giorni è venuto alla luce la visione da parte di gran parte dei miei alunni della serie SQUID GAME visibile su una piattaforma che trasmette principalmente serie televisive. Ho trascorso 2 giorni a colloquiare con i miei alunni per capire come lo avessero conosciuto, come e con chi lo avessero visto e il tipo di emozione o motivazione che suscitava in loro. La trama è la costrizione di persone povere, emarginate e problematiche si giocare a 6 giochi (tra cui 1,2,3 stella): la pena per l'errore del gioco è la morte attraverso delle bambole che uccidono gli sconfitti. La serie è coreana e la visione è in lingua originale con i sottotitoli. Durante la ricreazione li vedo spesso giocare a 1 ,2, 3, stella simulando la squalifica dei compagni con il gesto della pi***la. E io che fino a poco tempo mi ero quasi commossa nel vederli giocare in gruppo a dei giochi dei vecchi tempi. Solo ora traggo l'amara realtà”.

Questo è uno dei tanti messaggi che ho ricevuto in questi giorni da parte di adulti preoccupati perché bambini della scuola primaria sono diventati spettatori fedeli della serie televisiva “Squid Game”. Io non l’ho vista. Quindi sto parlando di qualcosa che non conosco, ma di cui ho letto molto. So che la serie è incentrata su adulti coinvolti in un torneo di giochi tipici dell’infanzia, per cui riceveranno cospicui premi in denaro. Però se vengono sconfitti, saranno uccisi. La serie è sconsigliata a chi ha meno di 14 anni, ma l’evidenza di moltissimi docenti ed educatori è che sia entrata nelle preferenze e nelle scelte di visione di molti bambini e bambine, ragazzi e ragazze preadolescenti. La violenza della serie è anche graficamente molto “spinta” ed esplicita: quando si viene uccisi, schizza sangue dappertutto. Gli insegnanti dicono che i bambini ci ridono su e si tranquillizzano vicendevolmente dicendosi “tanto non è sangue vero, è sugo di pomodoro”. In molti hanno chiesto che io commentassi tutto ciò.
Non posso che riprendere ogni singolo concetto espresso nel nostro libro “Vietato ai minori di 14 anni” (De Agostini ed.): quando sei bambino/a o preadolescente la tua mente non è in grado di gestire la complessità di alcune esperienze a cui puoi avere accesso, ma per cui non possiedi competenze emotive-cognitive di rielaborazione e integrazione dentro di te. E’ qualcosa di cui noi genitori dobbiamo essere assolutamente consapevoli. Altrimenti nella vita dei nostri figli entra il peggio e nella loro mente, dimensioni ed esperienze che hanno significati e risvolti emotivi enormi (la vita e la morte lo sono; la violenza fine a se stessa lo è; il gioco che si trasforma in esperienza per vincere soldi o per subire la morte lo è) si depositano in modo caotico e disorganizzato. Potendosi anche trasformare in esperienze traumatizzanti, ovvero che il soggetto non riesce a gestire nella propria psiche. E perciò ne rimane disturbato e impattato. Bambini che guardano “Squid game” e poi ne simulano le azioni nel loro gioco durante l’intervallo scolastico forse stanno semplicemente imitando ciò che hanno visto. O forse ci stanno comunicando che dentro di loro è entrato “qualcosa” che devono buttare fuori, perché non sanno dove metterlo. Il gioco è il loro modo per tentare di farlo. Ma il gioco non fa miracoli e certe cose possono “tatuarsi” nella loro mente e da lì non uscire più. Come psicoterapeuta, rimango tuttora colpito da quanti pazienti adulti mi hanno raccontato di non aver mai superato la traumatizzazione conseguente a certi film dell’orrore visti da bambini o adolescenti; primo fra tutti ”L’Esorcista”. La problematicità sta nel fatto che certi contenuti non vengono “metabolizzati” quando la mente non ha le competenze per riuscire a farlo. E la mente dei bambini e dei preadolescenti non è in grado di metabolizzare i contenuti di una serie come “Squid game”. Anche se non l’ho vista, per tutto ciò che ho letto di questa serie e per il mestiere che faccio questa cosa la posso affermare con certezza.
“Vietato ai minori di 14 anni” non è un messaggio che reprime la crescita: in casi come questi la protegge, la sostiene e la promuove. E forse noi adulti dovremmo smetterla di affermare “ a priori” che è “vietato vietare”, la cosa più frequente che mi sono sentito dire in quest’ultimo mese, dopo che è uscito il nostro libro che ha osato mettere questo verbo nel titolo. Dovremmo fare una lunga riflessione su quanto è tossico l’ambiente in cui stanno crescendo i nostri figli, ma soprattutto su quanto siamo diventati fragili noi adulti nel fare il nostro mestiere di adulti. Adulti con la A maiuscola non permettono ai bambini di vedere “Squid game”. E in una società civile si dovrebbe fare di tutto perché ciò non avvenga. Altrimenti l’unica cosa che succede è che qualche adulto ci pensa su solo dopo aver letto un post come questo su un social network. Che è appunto un singolo post in mezzo a migliaia di altri post, che nello stesso social network, celebrano ed esaltano questa serie tv. Leggete e fate leggere questo messaggio ad altri genitori, se lo ritenete opportuno.

Riflettiamoci su..
21/07/2021

Riflettiamoci su..

Quello che manca molto spesso nella comunicazione è la capacità di provare empatia.

EMPATIA
em·pa·tì·a/
In psicologia, l'attitudine a offrire la propria attenzione per un'altra persona, mettendo da parte le preoccupazioni e i pensieri personali. La qualità della relazione si basa sull'ascolto non valutativo e si concentra sulla comprensione dei sentimenti e bisogni fondamentali dell'altro.

Quello che invece è molto frequente nel dialogo tra persone è la "dispatia" ovvero l'incapacità o il rifiuto di condividere i sentimenti o le sofferenze altrui.

06/07/2021

" Eliminare le persone nocive dalla propria vita non significa odiarle. Significa avere rispetto per se stessi. "

~ Sigmund Freud ~

Riflettiamoci su..
17/05/2021

Riflettiamoci su..

NO! Non tutti siamo un po’ Psicologi. Per definirsi tali non è sufficiente essere delle brave amiche che ascoltano perché la tecnica di ascolto utilizzata dai professionisti è ben diversa e con finalità cliniche; oppure, neanche il fornire dei consigli fa di voi Psicologi, soprattutto perché come professionisti non si forniscono consigli ma spunti di riflessione, analisi di dinamiche psicologiche e sociali, punti di vista su situazioni, eventi o condizioni particolari. Tutti elementi che non possono essere né affrontati né liquidati con superficialità. Nemmeno il far parte di altre professioni come Baristi/e, Parrucchieri/e a stretto contatto con le persone fa di voi un po’ psicologi, altrimenti potremmo definirci anche tutti “un po’ baristi” per il semplice fatto che ogni mattina ci prepariamo la moca del caffè, oppure tutti “un po’ parrucchieri” perché ci siamo colorati i capelli da sol* o sistemati una capigliatura. Ad ogni professione spetta la propria dignità!
M.Pilloni

08/05/2021

Buongiorno ☀️ Sono state settimane impegnative, ma finalmente abbiamo fatto tutti la seconda dose di vaccino 💪 Vogliamo tornare presto a sorridere insieme a voi 😆🤗

06/05/2021

«MONDO DEI PAZZI

Fu nel parco di un manicomio che incontrai un giovane con il volto pallido e bello, colmo di stupore.
E sedetti accanto a lui sulla panca, e dissi:
“Perché sei qui?”.
E lui mi rivolse uno sguardo attonito e disse:
“È una domanda poco opportuna, comunque risponderò.
Mio padre voleva fare di me una copia di se stesso, e così mio zio.
Mia madre vedeva in me l’immagine del suo illustre genitore.
Mia sorella mi esibiva il marito marinaio come il perfetto esempio da seguire.
Mio fratello riteneva che dovessi essere identico a lui: un bravissimo atleta.
Ed anche i miei insegnanti, il dottore in filosofia, e il maestro di musica, e il logico, erano ben decisi:
ognuno di loro, voleva che io fossi il riflesso del suo volto in uno specchio.
Per questo sono venuto qui.
Trovo l’ambiente più sano.
Qui almeno posso essere me stesso”.
E di scatto si volse verso me e chiese:
“Anche tu sei qui a causa dell’educazione e dei buoni consigli?”.
Ed io risposi: ”No, sono qui in visita”.
E lui disse:
”Ah, ho capito. Vieni dal manicomio dall’altra parte del muro".»

(Khalil Gibran)

Indirizzo

Colle Di Montalto, 5
Macerata
62100

Orario di apertura

Lunedì 08:00 - 20:00
Mercoledì 08:00 - 20:00
Giovedì 08:00 - 20:00
Venerdì 08:00 - 20:00
Sabato 08:00 - 13:00

Telefono

+393207559157

Sito Web

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