Dott. Perri Paolo Francesco - Pediatra

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20/08/2024

Togliere il pannolino d’estate non sempre è la scelta giustaL’estate è un’ottima opportunità per togliere il pannolino perché si trascorre più tempo con i propri bambini, si vive molto all’aria aperta e si è vestiti di meno, ma i pediatri sottolineano l’importanza di seguire attentamente i tempi del bambino, se non è ancora pronto la forzatura può diventare controproducente.

Per sostenere le famiglie in questo delicato passaggio che spesso è legato anche all’ansia dell’inizio della scuola materna, i pediatri hanno chiesto ad uno dei personaggi più amati dei bambini e delle loro famiglie, Bing, protagonista del programma prescolare che ha raccolto oltre 2 miliardi di visualizzazioni nel mondo e che si distingue per l’alto carattere educativo e valoriale delle sue storie, di interpretare il decalogo dei consigli dedicati allo spannolinamento da distribuire a tutte le strutture associate ad Assonidi, l’associazione degli asili nido e delle scuole dell’infanzia privati italiani.

Ecco i consigli dei pediatri

1) ATTENZIONE ALL’ETA’ – Il periodo più indicato per togliere il pannolino è tra i 2 e i 3 anni, la stagione conta poco, è importante capire se il proprio bambino è pronto per dire addio al pannolino.
2) MAI FORZARE – Forzare lo spannolinamento per necessità di scuola o di famiglia può essere anche controproducente.
3) NON RIMPROVERARE – Evitiamo di fare pressioni al bambino e di rimproverarlo o di dubitare di lui e delle sue capacità se necessita di tempi più lunghi per abituarsi al vasino.
4) OSSERVARE I SEGNALI – Cerchiamo di cogliere i segnali: quando inizia ad avvertire lo stimolo, annuncia l’intenzione o quando cerca di togliersi il pannolino appena fa p**ì, allora significa che è prossimo ad un buon controllo della vescica.
5) ASCOLTARE IL BAMBINO – Concentriamoci sul nostro bambino, ‘ascoltiamolo’ e non affidiamoci alle ‘ricette’ pronte o ai consigli di internet.
6) PORTARE PAZIENZA – Adottiamo l’arma della pazienza: i programmi sprint che promettono risultati veloci spesso generano ansia e stress, nemici assoluti dello spannolinamento.
7) IMPARARE GIOCANDO – Adottiamo una modalità giocosa, ad esempio insegnando al bambino a bagnare una paperella nel vasino.
8) DARE L’ESEMPIO PRATICO – Cerchiamo di essere di esempio, mettiamo a volte il vasino anche in bagno e spieghiamo al bambino a cosa servono tutti quei ‘vasi’, per gli adulti e per i bambini.
9) AVERE FIDUCIA – Al primo posto mettiamo la fiducia nelle sue capacità e applaudiamo ogni progresso che fa nella giusta direzione.
10) CHIEDERE CONSIGLIO – Consultiamoci con il pediatra nel caso di dubbi o difficoltà.

16/08/2024

Mpox, nuova variante più virulenta in Africa. L’Oms: “Rischio serio di diffusione nel resto del mondo” L
”Cos’è Mpox ìnizialmente era chiamato monkeypox o vaiolo delle scimmie. Poi per evitare lo stigma il suo nome ufficiale è stato cambiato in mpox. E’ un virus della famiglia del vaiolo, ma meno grave del vaiolo che è stato eradicato nel 1980. Si trasmette per contatto ravvicinato della pelle e delle mucose. Il contagio avviene spesso per via sessuale, ma a volte anche toccando biancheria infetta.
I sintomi sono lesioni della pelle su mani, piedi, petto e organi genitali, oltre a febbre, dolori muscolari, mal di testa, debolezza e rigonfiamento dei linfonodi. Il periodo di incubazione è piuttosto lungo – tra una e due settimane – e questo può favorire il contagio prima dell’emergere dei sintomi.
La nuova variante
In Africa negli ultimi mesi è stata notata una variante nuova, più virulenta, chiamata clade 1b. Nel 2024 nel continente si sono registrati 14mila casi e 524 decessi. L’aumento dei contagi rispetto a un anno fa è stato del 160%, delle vittime del 19%. La mortalità ufficiale è del 3,6%, ma in alcune comunità ha raggiunto il 10%, soprattutto negli affollati campi profughi dell’est del Congo.
A differenza della vecchia variante (chiamata clade 2), la nuova versione del virus provoca lesioni meno gravi sulla pelle e distribuite su tutto il corpo. Il contagio in questo modo passa più spesso inosservato, favorendo i contagi. Il vaccino usato dal 2022 contro il Mpox sembrano funzionare anche contro la nuova variante. Le cure, a base di antivirali, non hanno invece un’efficacia dimostrata.l virus dei bambini africani
Per ora il nuovo ceppo è concentrato in una decina di paesi dell’Africa, sia fra gli adulti che fra i bambini. Il 96% dei contagi e dei decessi è avvenuto in Repubblica Democratica del Congo. In questo paese il 70% dei casi e l’85% dei decessi riguarda bambini e ragazzi al di sotto dei 15 anni.
Secondo l’Oms le potenzialità per una diffusione del nuovo ceppo di vaiolo delle scimmie anche nel resto del mondo sono “molto preoccupanti”.

14/08/2024

Cambiamenti climatici e nuovi vettori di virus: come proteggere i bambiniI cambiamenti climatici stanno trasformando il panorama delle malattie trasmesse da vettori come zanzare o zecche; pertanto, è importante attuare strategie di prevenzione e protezione adeguate. La Società Italiana di Pediatria (SIP) mette in evidenza i potenziali rischi per i bambini, fornendo raccomandazioni su come proteggerli.Le punture di zanzara e di zecca, oltre che essere molto fastidiose, possono trasmettere malattie che prima erano tipiche dei climi tropicali (Dengue e Chikungunya, TBE ad es.).Anche se in Italia abbiamo pochi casi di queste malattie per lo più di importazione su adulti, e senza decessi, la Commissione Ambiente e Salute della Società Italiana di Pediatria consiglia di prendere misure per controllare la diffusione delle zanzare e per prevenire le punture, così da proteggere i bambini, oltre che se stessi e la propria famiglia. In particolare:

Protezione fisica
Se all’aperto, vestire il bambino con indumenti protettivi come abiti leggeri che coprano braccia e gambe.
Utilizzare zanzariere su finestre e porte
Non lasciare le porte di casa aperte.
Coprire passeggini, marsupi e letti con reti zanzariere nelle zone a rischio di punture.
Usare l’aria condizionata quando possibile.

Protezione chimica
Usare repellenti per insetti registrati e consentiti per i bambini (DEET), applicarli solo su parti scoperte, non su mani, occhi, bocca, tagli o pelle irritata.
Non usare prodotti contenenti OLE o PMD (olio di eucalipto o eucalipto limone) su bambini di età inferiore a 3 anni (può irritare occhi e pelle).
Citronella, menta piperita, geraniolo, soia, rosmarino, picaridina hanno scarsa efficacia e talora possono avere effetti irritanti importanti.
Nel caso si debba usare anche una protezione solare, va applicata prima del repellente per insetti.

Controllare le zanzare all’esterno e all’interno
Le zanzare si trovano in aree buie e umide come sotto i mobili da giardino o sotto il posto auto coperto o il garage.
Impedire alle zanzare di deporre le uova nell’acqua o nelle sue vicinanze, svuotando le raccolte di acqua e mantenendo asciutti i luoghi umidi e i contenitori, ad es. i sottovasi e le piscinette per bambini, che vanno sempre svuotate e capovolte, se non in uso.

Controllare le zanzare in casa
Le zanzare riposano in luoghi bui e umidi, entrando in casa dall’esterno possono iniziare a deporre le uova all’interno.
Qualora ci siano ancora zanzare in casa, dopo aver installato e riparato le zanzariere, svuotato e pulito i contenitori, è consigliabile usare un insetticida per interni, seguendo le istruzioni d’uso, oppure rivolgersi a un’agenzia specializzata in disinfestazione.
L’uso del solo insetticida per interni non è però sufficiente per mantenere la casa libera dalle zanzare

24/05/2024

La pertosse è una minaccia seria, allarme della Società Italiana di Pediatria.
In Italia da gennaio a maggio 2024 sono stati registrati 110 casi di pertosse, con oltre 15 ricoveri in terapia intensiva di piccoli lattanti e tre neonati deceduti.
“La pertosse è una malattia fortemente contagiosa e pericolosa, soprattutto nei primi mesi di vita e nei neonati che hanno un maggior rischio di complicanze e di decesso. In questa fascia di età la mortalità è compresa tra l’1 e l’1,5%. Possiamo tutelare questa popolazione particolarmente vulnerabile attraverso l’immunizzazione della mamma durante il secondo e terzo trimestre di gravidanza, altamente sicura ed efficace nel proteggere i bambini ancora troppo piccoli per poter essere vaccinati”, dichiara la Presidente della Società Italiana di Pediatria Annamaria Staiano. “Invitiamo le donne in gravidanza a fare la vaccinazione contro la pertosse perché in gioco c’è la vita dei nostri piccoli. È inaccettabile che nel 2024 si possa morire a causa di malattie infettive per le quali esistono vaccini efficaci e sicuri”.

11/01/2024

Morbillo, malattia di ritorno
Diciamolo. Pensavamo di averlo ormai dimenticato, il morbillo. Ma il virus c’è sempre. E con il calo progressivo delle vaccinazioni in età pediatrica (il vaccino è disponibile da quasi 50 anni) si ricomincia a parlare della patologia. Sono i dati resi noti dal Ministero della salute e mettere in guardia, come ricorda Il Messaggero. A che punto siamo? Solo il 93.85 per cento dei piccoli hanno ricevuto la prima dose, mentre per mantenere protetto l’ambiente bisognerebbe giungere al 95 per cento. ma se andiamo a vedere la seconda dose, la situazione precipita. Non si arriva nemmeno all'85,64 per cento al momento del richiamo, compiuti i cinque anni,. IL tutto, come spiega la presidente della società Italiana di Pediatria Staiano, mentre nel mondo non c’è proprio da essere allegri. Stando a quanto segnala l’Unicef tra gennaio e dicembre 2023, sono stati confermati oltre 30.000 casi in Europa e Asia centrale, invece dei 909 del 2022. Aumento stimato: di oltre 3000 per cento. il tutto, mentre per la seconda dose c’è di che essere un minimo preoccupat

02/10/2023

Covid e scuola. Raccomandazioni dei pediatri della Sip: “Non stigmatizzare alunni con la mascherina, a casa 5 giorni se infetti”

“Ci aspettavamo un aumento dei casi dal momento che con la ripresa della scuola aumenta anche la socializzazione dei ragazzi. Senza allarmismi, facciamo tesoro delle indicazioni di igiene che abbiamo imparato a conoscere negli anni scorsi”, afferma Annamaria Staiano, Presidente della Società Italiana di Pediatria.

Con l’inizio delle lezioni scolastiche sono aumentati i timori per la diffusione del Covid-19, sebbene l’aumento dei casi rilevato dal Ministero della Salute non sia associato a quadri clinici gravi. Il Tavolo tecnico vaccinazioni e malattie infettive della Società Italiana di Pediatria (SIP), in attesa di ulteriori indicazioni da parte del Ministero della Salute, ha redatto alcune raccomandazioni per la gestione del Covid-19 a scuola:

In caso di sintomi respiratori anche moderati, con o senza febbre, eseguire il tampone per la ricerca di SARS-CoV-2 e, se il risultato è positivo, non andare a scuola fino a che persiste la sintomatologia e comunque per almeno cinque giorni.
Arieggiare adeguatamente le aule scolastiche prima dell’inizio delle lezioni del mattino e del pomeriggio, dopo ogni lezione e durante le pause lunghe. Per arieggiare creando corrente, aprire completamente tutte le finestre, la porta dell’aula e anche le finestre del corridoio. Al di fuori delle stagioni di riscaldamento, le finestre possono rimanere aperte a lungo.
Non stigmatizzare gli alunni che decidono di indossare le mascherine durante la frequenza della scuola, specie se hanno sintomi respiratori.
Avere a disposizione una mascherina chirurgica da indossare sui mezzi di trasporto o in altri luoghi quando affollati.
Lavarsi le mani con sapone e acqua corrente (per 40-60 secondi) o con gel disinfettante (per 20-30 secondi), prima di toccarsi occhi/naso/bocca e di mangiare; prima e dopo aver usato i servizi igienici; dopo aver frequentato luoghi pubblici (es. bus, stazioni, palestre) e, in generale, appena si rientra in casa.
Valutare attentamente con il proprio pediatra l’opportunità della vaccinazione antinfluenzale e di quella anti-SARS-CoV-2 per i propri figli (specie per coloro che ancora non si sono vaccinati) per aumentare la protezione sia propria sia dei propri contatti familiari e scolastici.
“Ci aspettavamo un aumento dei casi dal momento che con la ripresa della scuola aumenta anche la socializzazione dei ragazzi. Senza allarmismi, facciamo tesoro delle indicazioni di igiene che abbiamo imparato a conoscere negli anni scorsi; chi è sintomatico dovrebbe restare a casa, come avviene per le altre malattie infettive. Restiamo comunque in attesa di indicazioni più precise da parte del Tavolo Interministeriale”, afferma Annamaria Staiano, Presidente della Società Italiana di Pediatria.

29/09/2023

1-7 ottobre Settimana Mondiale dell'Allattamento (SAM)
“Allattamento e lavoro, tutelare entrambi fa la differenza per le famiglie” è questo lo slogan della Settimana Mondiale dell’Allattamento (SAM) 2023 che in Italia si tiene, come ogni anno, dall’1 al 7 ottobre. L’edizione di quest’anno si concentra sul delicato equilibro tra allattamento e occupazione professionale e sulla necessità che tutti facciano la propria parte per sostenere le famiglie e realizzare condizioni compatibili con l’allattamento nel contesto lavorativo post pandemico: i governi, il sistema sanitario, i datori di lavoro e le comunità hanno il ruolo fondamentale di creare un ambiente e una politica sociale accogliente che favorisca l’allattamento per le mamme che lo desiderano. Il tema è allineato con la quarta area (Produttività e lavoro femminili) degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (Agenda 2030) che evidenzia i legami tra allattamento, lavoro retribuito, produttività, crescita economica, diritti e uguaglianza di genere.
la World Alliance for Breastfeeding Action (WABA) ha definito quattro obiettivi che è necessario raggiungere durante questa SAM:

1 Informare le persone su cosa pensano i genitori lavoratori circa l’allattamento e la genitorialità
2 Radicare il concetto che per poter allattare servono congedo retribuito e sostegno sul posto di lavoro
3 Allearsi con i soggetti e gli enti per aumentare la collaborazione e il sostegno all’allattamento sul posto di lavoro
3 Attivare l’azione per migliorare le condizioni lavorative e garantire un effettivo supporto all’allattamento.

13/09/2023

Si parla spesso, in questi giorni, dei rischi collegati alla diffusione dei virus in ambito scolastico. Tra i banchi, infatti, è ben più semplice che i virus stessi passino da un individuo ad un altro, con potenziale diffusione poi in ambito familiare. La ripresa della scuola, quindi, diventa un momento da monitorare con attenzione, soprattutto alla luce della ripresa dei casi di covid che si sta osservando. Ed occorre porre qualche punto fermo, innanzitutto sul fronte della presa di responsabilità da parte dei genitori. Lo ricorda Francesco Vaia. La prima regola è che i bambini se sono sintomatici non devono andare a scuola.
Questo significa fatica, la fatica di responsabilizzare. Noi puntiamo su prudenza, attenzione e responsabilità. Il mio impegno è continuare questo lavoro fatto da chi mi ha preceduto e, se possibile, potenziarlo”. Così parla su Libero l’esperto che oggi è direttore generale della Prevenzione sanitaria del ministero della salute. Sul fronte della prevenzione, va detto, è previsto anche un incontro tra gli esperti dello stesso Ministero e di quello dell’Istruzione, proprio al fine di offrire indicazioni chiare a chi opera in ambito scolastico, al fine di limitare il rischio di diffusione dei Covid.

Punture di insetti. Come comportarsi e prevenire lo shock anafilattico nei soggetti allergici. Le indicazioni del Bambin...
01/09/2023

Punture di insetti. Come comportarsi e prevenire lo shock anafilattico nei soggetti allergici. Le indicazioni del Bambino Gesù
“Grazie all’immunoterapia desensibilizzante è possibile prevenire lo shock anafilattico e quindi anche i decessi legati alle punture di insetti” spiega il professor Alessandro Fiocchi, responsabile di Allergologia del Bambino Gesù, Ospedale dove è possibile sottoporsi alla procedura desensibilizzante dedicata ai bambini e ai ragazzi con diagnosi di allergia grave al veleno di questi insetti. Nell’ultimo anno e mezzo gli accessi al pronto soccorso dell’Ospedale per puntura di imenotteri sono stati 625.

Reazione normale e reazione allergica È importante riuscire a distinguere una reazione normale da una reazione allergica., spiegano gli esperti. Diversi insetti con pungiglione quando pungono iniettano sostanze nocive che provocano bruciore, rossore, dolore e prurito. Si tratta di reazioni del tutto normali se localizzate nella sede della puntura e se limitate nell'estensione, nella gravità e nella durata.

Si parla invece di allergia al veleno degli insetti quando la reazione locale è eccessiva: troppo estesa, grave e duratura. In qualche caso viene interessata gran parte di un braccio o di una gamba, il rigonfiamento raggiunge un picco massimo entro le 48 ore e può durare fino a 7-10 giorni. A volte si presentano anche febbre (lieve rialzo della temperatura corporea), spossatezza e nausea.

Le punture di imenotteri scatenano reazioni allergiche in circa 2 persone su 100. Fortunatamente, tra i bambini il fenomeno è molto meno frequente che negli adulti. Tuttavia, proprio a causa del veleno di insetti, ogni anno in Italia muoiono da 5 a 20 persone (tra adulti e bambini).

Cosa fare In caso di puntura di insetto, è importante rimuovere immediatamente (entro 20 secondi) il pungiglione, se è visibile, con un movimento secco e rapido (usando le unghie o le pinzette). Trascorsi i primi 20 secondi l'operazione risulterà meno utile perché tutto il veleno sarà stato ormai liberato nel corpo. Dopo la puntura è consigliabile applicare nella zona colpita qualcosa di freddo (ghiaccio, impacchi freddi) ed eventualmente un analgesico (farmaco per calmare il dolore). È anche possibile somministrare un antistaminico per bocca e applicare localmente una pomata cortisonica. Il medico, se necessario, prescriverà una terapia antinfiammatoria a base di cortisone per bocca per 3-7 giorni.

In caso di sospetta reazione allergica è fondamentale rivolgersi prima possibile al medico o al pronto soccorso e, successivamente, pianificare una visita specialistica dall'allergologo. Sarà lui a effettuare un colloquio e una serie di esami con l'obiettivo di verificare se si tratta davvero di una reazione allergica, identificare l'insetto che l'ha causata e verificare attraverso il dosaggio delle IgE specifiche l'esistenza di sensibilizzazione allergica verso il veleno di una o più specie di insetti. In seguito, lo specialista prescriverà dei farmaci di pronto impiego da utilizzare in caso di ulteriori reazioni allergiche scatenate da puntura d'insetto. Presso l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù è attivo anche il Centro Antiveleni a cui rivolgersi per le emergenze. Il centro è raggiungibile telefonicamente 24 ore su 24 al numero 06 6859 3726.

L’immunoterapia desensibilizzante L’immunoterapia desensibilizzante, una sorta di “vaccinazione”, è una terapia salvavita per tutti i bambini e i ragazzi ad alto rischio di shock anafilattico o di reazioni allergiche di medio-alta intensità. Consiste nell'inoculazione sottocutanea di dosi crescenti del veleno dell’insetto a cui si è allergici, partendo da dosaggi estremamente bassi. In questo modo l’organismo si “abitua” progressivamente al veleno fino a raggiungere una soglia di tolleranza che scongiura reazioni gravi in caso di puntura accidentale.

“Grazie all’immunoterapia desensibilizzante è possibile prevenire lo shock anafilattico e, quindi, anche i decessi legati alle punture di insetti - spiega il professor Alessandro Fiocchi, responsabile di Allergologia del Bambino Gesù – Il vaccino va proseguito per almeno 3 anni e l'effetto si mantiene di solito per molti anni, ma il trattamento è pienamente efficace già dal dodicesimo mese: se il bambino viene punto accidentalmente non rischia più lo shock anafilattico”.

L’immunoterapia desensibilizzante va condotta esclusivamente in un Centro allergologico altamente specializzato, sotto stretta osservazione medica. È l’allergologo a valutare caso per caso se sia o meno il caso di sottoporre il bambino o il ragazzo alla vaccinazione. Il percorso è dedicato ai bambini e ai ragazzi che già hanno una diagnosi di allergia grave al veleno di questi insetti o che abbiano avuto episodi di reazioni anomale dopo una puntura. Al Bambino Gesù esiste un ambulatorio dedicato alla diagnosi e al trattamento delle allergie al veleno di insetti a cui è possibile accedere indirizzati dal proprio pediatra. Sono 20 i pazienti attualmente seguiti dall’Ospedale per l’immunoterapia desensibilizzante.

30/08/2023

Effetto Mozart: come la musica classica può alleviare il dolore nei neonati
La percezione del dolore nei neonati
Per decenni è stata sottovalutata la possibilità che i bambini appena nati sentissero dolore, ma oggi sappiamo che già a partire dalla 24esima settimana di gestazione, ancor prima della nascita, il feto ha la capacità di provare sensazioni di malessere. È stato inoltre dimostrato che i neonati avvertono il dolore con una intensità superiore a quella degli adulti. Il sistema che regola l'intensità di questi stimoli (sistema antalgico) si sviluppa infatti più lentamente di quello che genera le sensazioni di dolore (sistema algico). l test del tallone
Uno dei primi esami diagnostici a cui si trova sottoposto il bambino è rappresentato dal test del tallone. Questo consiste in una procedura non invasiva di screening neonatale che viene effettuato in ospedale entro 2-3 giorni dalla nascita. Tramite il prelievo di una goccia di sangue, questo esame permette di scoprire disturbi che colpiscono un neonato su duemila. In pochi giorni è quindi possibile identificare la presenza di malattie che, se non diagnosticate e trattate tempestivamente, provocano danni quasi sempre irreversibili a livello fisico e neurologico, e che possono potenzialmente portare a conseguenze letali.

La differenza è stata accentuata a un minuto e a due minuti dalla puntura, quando i primi hanno fatto misurare punteggio pari a 0, mentre gli altri, punteggi di 5,5 e 2.
L’effetto rilassante della musica
Non è la prima volta che la musica viene usata come strumento di riduzione del dolore nei neonati durante procedure di lieve intensità. Questa ricerca si è però proposta di valutare l'efficacia di questo strumento in un contesto meticolosamente controllato, ad ausilio del saccarosio somministrato per via orale per alleviare il dolore acuto nei neonati.

Per lo studio è stata scelta una ninna nanna strumentale dall’effetto calmante già utilizzata in ricerche precedenti. Il brano, facilmente reperibile su Youtube, si intitola "Deep Sleep" ed è parte della raccolta "Bedtime Mozart: Classical Lullabies for Babies". Sicuramente le potenzialità della musica classica sono molte, non bisogna però cadere nella trappola di pensare di aver trovato la panacea di tutti i mali. L’effetto Mozart in più di un’occasione si è rivelato essere un mito piuttosto che una realtà e in molti studi la sua efficacia è stata spesso esagerata e resa più accattivante di quanto non fosse. Spesso, inoltre, l’effetto positivo non si limita a Mozart ma si osserva con qualsiasi tipo di musica rispetto a stimoli non musicali (sarebbe anche infatti importante poter verificare se la ninna nanna usata in questo studio sia effettivamente attribuibile al compositore austriaco o se si trovi solamente all’interno di una playlist che porta il suo nome). In molti casi, inoltre, i campioni di pazienti presi in esame sono troppo ridotti per avere una significatività dei risultati dal punto di vista statistico.

Senza nulla togliere allo studio in questione e senza mettere in discussione i risultati specifici raggiunti, in generale, il tema dell’effetto Mozart, rimane ancora in una fase di studio e necessita di ulteriori conferme prima di poter essere certi della sua effettiva efficacia.

26/08/2023

I sensi nel neonato (Da Quaderni ACP)
Lo sviluppo delle capacità nel feto segue questo ordine: il tatto, il gusto, l’olfatto e l’udito; nei neonati il senso meno sviluppato è la vista.

Toccare
Proprio per la sua importanza nella sopravvivenza, il tatto è costituito da tre livelli di specializzazione:
• tattile: ci permette di riconoscere gli oggetti e si sviluppa a partire dalle prime settimane di vita fetale;
• dolorifica: ci mette in allarme provocando una reazione di allontanamento per difesa: anche questa si sviluppa precocemente per l’importanze che ha nella vita extrauterina, benché il feto non sperimenti dolore nel corso della vita fetale;
• termica: più tardiva nello sviluppo; il liquido amniotico ha una temperatura costante.

Gustare
I neonati degustano, imparano a riconoscere i sapori dal liquido amniotico, che varia in funzione degli alimenti che ha mangiato la mamma, che hanno imparato a conoscere e che riconosceranno anche nel latte. Per questo è importante mantenere una alimentazione varia sia in gravidanza che durante
l’allattamento.
I neonati preferiscono le cose tiepide a quelle calde.

Annusare
I neonati riconoscono l’odore dei genitori già a poche ore dalla nascita, e riescono a riconoscere l’odore del latte materno, distinguendolo da quello di altre donne.

Ascoltare
I neonati ascoltano, a loro piace ascoltare la voce umana. Riconoscono la voce della mamma, si muovono al ritmo delle parole o del canto, reagiscono ai suoni con un ammiccamento degli occhi, svegliandosi o piangendo o muovendo il corpo.

Vedere
Alla nascita i bambini riescono a vedere il nero, il bianco ed i colori vivaci come il rosso ed il giallo e non sono molto sensibili alla luce.
La vista è annebbiata e sono in grado di mettere a fuoco un oggetto ad una distanza di un palmo o due di mano (20-40 cm).
A loro piace guardare i volti degli adulti e riconoscono il volto della mamma.
I neonati si abituano a quello che accade intorno a loro.
Imparano a non svegliarsi ai suoni che si presentano con regolarità. Non prestano più attenzione a cose che succedono ripetutamente, ma sono attratti dalle cose nuove. Non si stancano mai di vedere i volti, le espressioni dei propri genitori e di ascoltare la loro voce.

I neonati hanno dei riflessi...
I riflessi aiutano i bambini a nascere, sopravvivere e a imparare; osservateli e informate il medico se non li vedete. Accarezzando l’angolo della bocca del bambino, lui volta la testa dal lato stimolato cercando di succhiare.
Se gli mettete un dito o un ciuccio in bocca, cercherà di succhiare.
Se gli premete il palmo della mano, cercherà di chiuderlo.
Se gli premete la pianta dei piedi al di sotto delle dita questi si flettono/piegano.

01/08/2023

Settimana Mondiale dell’Allattamento al Seno.
“Facciamo in modo che le donne allattino e lavorino”. I messaggi chiave dell’Oms
Il tema della Settimana Mondiale che si tiene ogni anno dall’1 al 7 agosto con il sostegno dell’Oms e dell’Unicef, quest’anno è dedicato all’allattamento al seno e sul lavoro per sostenere i diritti essenziali della maternità: congedo di maternità per un minimo di 18 settimane, idealmente più di 6 mesi, con un successivo supporto sul posto di lavoro
Più di mezzo miliardo di donne che lavorano non beneficiano nelle leggi nazionali di tutele essenziali per la maternità. Solo il 20% dei paesi richiede ai datori di lavoro di fornire ai dipendenti pause retribuite e strutture per l’allattamento al seno o l’estrazione del latte. Meno della metà dei bambini sotto i 6 mesi di età sono allattati esclusivamente al seno.
“Si tratta di questioni urgenti per garantire che le donne possano allattare finché lo desiderano” sottolinea l’Onu perché “le donne non dovrebbero dover scegliere tra l’allattamento al seno dei propri figli e il proprio lavoro”, soprattutto quando più di mezzo miliardo di lavoratrici non ricevono le cure di maternità di base e molte altre si ritrovano senza supporto quando tornano al lavoro.
Per questo l’Oms lancia dei messaggi chiave:
Far funzionare l’allattamento al seno, lavorare, fa funzionare le società! L’allattamento al seno fornisce benefici vitali per la salute e la nutrizione dei bambini con impatti positivi per tutta la vita, costruendo popolazioni e forza lavoro più sane per il futuro.
Le donne non dovrebbero dover scegliere tra l’allattamento al seno dei propri figli e il proprio lavoro. Il sostegno all’allattamento al seno è possibile indipendentemente dal posto di lavoro, dal settore o dal tipo di contratto.
Efficaci protezioni per la maternità migliorano la salute dei bambini e delle donne e aumentano l’allattamento al seno. Eppure, attualmente, più di mezzo miliardo di donne lavoratrici non hanno accesso a prestazioni vitali per la maternità; molti altri si ritrovano senza supporto quando tornano al lavoro.
Tutte le donne di tutto il mondo, indipendentemente dal loro lavoro, dovrebbero avere:
- almeno 18 settimane, preferibilmente più di 6 mesi, congedo di maternità retribuito; - permesso retribuito per allattamento o estrazione del latte al rientro al lavoro;
- opzioni flessibili per il ritorno al lavoro.

Indirizzo

P. Zza Oberdan 3
Macerata
62100

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