Paolo Praticò

Paolo Praticò Psicologo

ALLACCIARE LE CINTUREQuando abbiamo deciso di incarnarci in questo periodo storico, in questa vita, sapevamo di dover af...
30/04/2026

ALLACCIARE LE CINTURE

Quando abbiamo deciso di incarnarci in questo periodo storico, in questa vita, sapevamo di dover affrontare delle montagne russe. La nostra anima ne è sempre stata consapevole e ha accettato tempi estremi: non è stato un incidente, ma una scelta — anche se la nostra personalità non è sempre d’accordo.

Se pensavate di aver visto tutto con la follia del Covid e con ciò che ne è seguito, con guerre raccontate in modo binario — buoni e cattivi, schieramenti opposti, letture sempre più semplificate — se pensavate di aver visto il massimo con l’aumento del costo della benzina, dei costi energetici, con stipendi fermi e un tessuto sociale in costante disgregazione, con intelligenze artificiali che ormai occupano ogni immagine, ogni testo, ogni modalità di pensiero, robot umanoidi pronti a consegnare l’ennesimo pacco Amazon ma anche a combattere come il più spregiudicato dei soldati, con un monitoraggio continuo attraverso sistemi di identificazione biometrica e non so, l’idea di potersi affidare, senza attrito, a “Papà Stato” o a “Mamma Sanità”, come se garantissero protezione e interesse collettivo in modo lineare… Allora c’è qualcosa di grosso da rivedere.

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Quando abbiamo deciso di incarnarci in questo periodo storico, in questa vita, sapevamo di dover affrontare delle montagne russe. La nostra anima ne è sempre stata consapevole e ha accettato tempi …

C’è qualcosa di curioso nel modo in cui abbiamo organizzato la nostra esistenza: siamo il risultato di un processo evolu...
16/04/2026

C’è qualcosa di curioso nel modo in cui abbiamo organizzato la nostra esistenza: siamo il risultato di un processo evolutivo coscienziale che ha impiegato miliardi di anni per trasformare polvere cosmica (?!) in consapevolezza… e usiamo questa coscienza, con notevole disciplina, per competere su dettagli trascurabili della nostra vita.
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trattiamo il tempo come fosse infinito e la vita come fosse scontata. Quando è esattamente il contrario.
La vita non è scontata. La vita è sacra.
Eppure viene gestita come una risorsa qualsiasi.

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C’è qualcosa di curioso nel modo in cui abbiamo organizzato la nostra esistenza: siamo il risultato di un processo evolutivo coscienziale che ha impiegato miliardi di anni per trasformare polvere c…

PARASSITI 2Come mai quindi questi “parassiti” hanno il sopravvento sulle persone?Banalmente molto spesso manca una reale...
03/04/2026

PARASSITI 2

Come mai quindi questi “parassiti” hanno il sopravvento sulle persone?

Banalmente molto spesso manca una reale forza interiore: forza di volontà, capacità di presenza, capacità di identificarsi con ciò che Franco Battiato definiva il “centro di gravità permanente”. In assenza di questo centro stabile, diventiamo facilmente permeabili a dinamiche che si innescano automaticamente e che prendono il sopravvento su una psiche non pronta all’attacco.

In altri casi, ciò che affrontiamo non è semplicemente debolezza, ma la presenza di “parassiti” particolarmente forti: configurazioni energetiche e psichiche che, per ragioni profonde, hanno accumulato intensità nel tempo e risultano quindi più difficili da contrastare.

Questo però non implica passività, non aver potere in merito. Al contrario, ogni difficoltà rappresenta uno spunto di lavoro.

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Come mai quindi questi “parassiti” hanno il sopravvento sulle persone? Banalmente molto spesso manca una reale forza interiore: forza di volontà, capacità di presenza, capacità di ident…

PARASSITI PSICO-EMOTIVICosa si intende per “parassiti”?Siamo abituati a pensare ai parassiti come a qualcosa di esterno,...
03/04/2026

PARASSITI PSICO-EMOTIVI

Cosa si intende per “parassiti”?
Siamo abituati a pensare ai parassiti come a qualcosa di esterno, biologico, facilmente identificabile. Li immaginiamo come piccoli, sporchi e viscidi esserini che si nutrono a tradimento di specie più grandi, spesso ignare. In questo caso, invece, il termine viene utilizzato in un senso più ampio.

Noi pensiamo di avere potere sui nostri pensieri e sulle nostre emozioni. Pensiamo che siano qualcosa che nasce da noi, in risposta a stimoli esterni o interni. E, in parte, questo è anche vero. Ma cosa avviene realmente quando sperimentiamo un’emozione o generiamo un pensiero?

Prendiamo un esempio concreto. Una persona tranquilla, disponibile, che si impegna nel lavoro, che ha relazioni, amicizie, abitudini quotidiane equilibrate. Nel momento in cui, ad esempio, si arrabbia, cambia completamente. Non è più la stessa persona: cambia il tono di voce, cambia il modo di muoversi, cambia il modo di pensare. Una persona arrabbiata può diventare vendicativa, può non farsi problemi a fare del male agli altri o anche solo a immaginarlo, senza rimorsi, senza coscienza. Eppure, fino a pochi minuti prima, tutto questo era impensabile.

Diventa quindi evidente un aspetto: è come se qualcosa subentrasse nella nostra identità e prendesse il sopravvento.
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Cosa si intende per “parassiti”?Siamo abituati a pensare ai parassiti come a qualcosa di esterno, biologico, facilmente identificabile. Li immaginiamo come piccoli, sporchi e viscidi esserini che s…

LA BELLEZZA CI SALVERA'!!(?)Si dice spesso che la bellezza sta negli occhi di chi guarda. È una frase consumata, ma se l...
20/03/2026

LA BELLEZZA CI SALVERA'!!(?)

Si dice spesso che la bellezza sta negli occhi di chi guarda. È una frase consumata, ma se la si prende sul serio diventa molto concreta.

Due persone osservano la stessa scena, lo stesso quadro, la stessa situazione. Una ci trova qualcosa di bello, l’altra no. L’oggetto è lo stesso, ma l’esperienza cambia. Questo significa che la bellezza non è nell’oggetto in sé: nasce nell’incontro tra ciò che vediamo e ciò che siamo. Ognuno attribuisce un significato diverso perché guarda attraverso il proprio mondo interiore.

Da qui il punto centrale: chi è più incline a vedere il bello, di solito, ha già dentro di sé quella qualità. Non la inventa, la riconosce. E nel riconoscerla, in qualche modo la proietta anche fuori. Al contrario, chi è immerso in rabbia, tristezza, risentimento, tenderà a cogliere soprattutto il brutto. Non per cattiva volontà, ma perché guarda attraverso una lente che uniforma tutto a quel tono. Se dentro c’è grigio, fuori si vedrà grigio.

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Si dice spesso che la bellezza sta negli occhi di chi guarda. È una frase consumata, ma se la si prende sul serio diventa molto concreta. Due persone osservano la stessa scena, lo stesso quadro, la…

INTELLIGENZA e PROGRESSOQuando si parla di intelligenza, spesso ci si riferisce quasi esclusivamente alla capacità anali...
13/03/2026

INTELLIGENZA e PROGRESSO

Quando si parla di intelligenza, spesso ci si riferisce quasi esclusivamente alla capacità analitica e logico-matematica: la rapidità nell’elaborare informazioni, nel riconoscere schemi e nel risolvere problemi. È su queste abilità che si basano, in larga parte, le misurazioni del quoziente intellettivo.

Eppure questa è solo una parte del quadro. Esistono diverse forme di intelligenza: musicale, visuo-spaziale, relazionale e molte altre. Nella vita reale sono continuamente all’opera, ma raramente ricevono la stessa considerazione. Già qui emerge un primo limite: ridurre l’intelligenza a una sola delle sue manifestazioni.

C’è poi un altro aspetto, più sottile. Nella cultura comune l’intelligenza viene spesso trattata come un valore intrinseco: chi elabora meglio le informazioni sembra valere di più. Non è raro vedere persone fare della propria intelligenza quasi un titolo di merito, un piccolo vessillo identitario.

Se però pensiamo a una macchina, questo ragionamento avrebbe senso. Un computer è neutro: più è veloce ed efficiente nel processare dati, meglio è. Nel caso dell’essere umano la faccenda cambia parecchio.

Nell’uomo l’intelligenza è uno strumento. Una facoltà che permette di elaborare informazioni, ma che di per sé non ha una direzione. Può essere utilizzata per approfondire questioni importanti, per inseguire cose del tutto futili o, talvolta, persino per fare danni. Per questo l’intelligenza, presa isolatamente, non è il vero centro di comando.

Dietro l’intelligenza troviamo prima di tutto la volontà: la decisione di orientarsi verso un obiettivo. E dietro la volontà c’è la motivazione, cioè ciò che per una persona appare significativo, degno di essere perseguito.

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Quando si parla di intelligenza, spesso ci si riferisce quasi esclusivamente alla capacità analitica e logico-matematica: la rapidità nell’elaborare informazioni, nel riconoscere schemi e nel risol…

DIRITTI E DOVERINel mio lavoro, ma anche osservando il dibattito pubblico — dai social ai commenti sotto le notizie — co...
04/03/2026

DIRITTI E DOVERI

Nel mio lavoro, ma anche osservando il dibattito pubblico — dai social ai commenti sotto le notizie — colpisce quanto il discorso sia oggi fortemente sbilanciato sul tema dei diritti. Se ne parla molto, spesso in modo assoluto, come se ogni esperienza di disagio o frustrazione fosse automaticamente la prova di un diritto violato.

È necessario fare una distinzione. Esistono diritti fondamentali, inalienabili, che riguardano la dignità stessa dell’essere umano: il diritto alla vita, all’istruzione, al lavoro. Sono diritti che non dipendono dalle mode culturali né dalle rivendicazioni del momento; affondano le radici in un’idea di natura umana e di convivenza civile.

Accanto a questi, assistiamo a un’estensione progressiva del concetto di diritto, che finisce per inglobare aspettative, desideri, bisogni soggettivi. In questo slittamento il diritto cambia funzione: da principio che tutela la dignità diventa linguaggio attraverso cui si esprime un’esigenza personale. Ogni malessere viene tradotto in rivendicazione, ogni insoddisfazione in richiesta di riconoscimento. Il piano giuridico e quello affettivo si sovrappongono. Attraverso il diritto non si domanda soltanto equità; si sollecita uno sguardo, si chiede di essere presi in considerazione, di essere confermati nella propria importanza.

Il bisogno di diritti diventa così anche bisogno di attenzione. Ogni essere umano desidera riconoscimento...

Articolo completo qui sotto:

Nel mio lavoro, ma anche osservando il dibattito pubblico — dai social ai commenti sotto le notizie — colpisce quanto il discorso sia oggi fortemente sbilanciato sul tema dei diritti. Se ne parla m…

IL SANO MALESSEREPuò sembrare controintuitivo, ma chi sceglie di intraprendere un percorso di cura — psicologica o inter...
27/02/2026

IL SANO MALESSERE

Può sembrare controintuitivo, ma chi sceglie di intraprendere un percorso di cura — psicologica o interiore — spesso possiede già una risorsa fondamentale: la capacità di percepire il proprio disagio. Non è un dettaglio secondario. Accorgersi di stare male significa che dentro la persona esiste ancora una sensibilità vigile, una sorta di strumento interno capace di segnalare quando qualcosa non è in accordo con ciò che sente come autentico.

Il disagio, in questa prospettiva, non è soltanto un problema da eliminare. È un segnale di attività psichica. Nasce spesso quando valori personali, bisogni profondi o aspirazioni interiori entrano in attrito con ambienti percepiti come superficiali, caotici o disfunzionali. Chi avverte questa frizione non è necessariamente più fragile; spesso è semplicemente più sensibile alle discrepanze tra ciò che vive e ciò che sente vero.

Al contrario, esistono persone che sembrano muoversi senza attrito in qualunque contesto. Si adattano rapidamente, non percepiscono particolare disagio e dichiarano di stare bene. Questo adattamento può apparire come equilibrio, ma non sempre lo è. In alcuni casi è il risultato di una struttura identitaria poco definita, capace di modellarsi su qualsiasi ambiente pur di non entrare in conflitto. È una strategia efficace per stare tranquilli, ma ha un prezzo: se ci si adatta a tutto, si finisce per non sapere più cosa si è davvero.

Chi non riesce ad ascoltarsi tende a vivere sul piano più superficiale dell’esperienza. Non perché lo scelga consapevolmente, ma perché manca il contatto con un criterio interno stabile. Senza quel riferimento, il benessere coincide semplicemente con l’assenza di attrito immediato. Si sta bene finché l’ambiente non chiede nulla di troppo impegnativo. È una serenità reale, ma fragile, perché dipende quasi interamente dall’esterno.

Chi invece avverte disagio possiede almeno un punto di confronto interno. Sa — anche senza saperlo spiegare — che qualcosa non corrisponde. Questa percezione può far soffrire, ma è anche ciò che rende possibile un percorso trasformativo. Il passaggio decisivo non consiste nel cancellare il malessere per tornare a funzionare come prima, bensì nel comprenderne l’origine: quali aspetti della realtà lo attivano, quali aspettative interiori entrano in gioco, quali parti di sé chiedono di essere riconosciute o rafforzate.

Un lavoro profondo su di sé non ha come scopo principale l’adattamento al contesto. Se diventa solo questo, rischia di ridursi a una raffinata forma di addestramento sociale. Alcuni approcci, non tutti ma alcuni, tendono proprio in questa direzione: aiutare l’individuo a funzionare meglio dentro gli spazi già definiti dalla società, anche quando quegli spazi sono limitanti. Il risultato può essere un miglioramento dell’efficienza personale, ma non necessariamente un aumento di autenticità.

Questa critica è stata formulata con particolare lucidità da James Hillman nel libro Cent’anni di psicoterapia e il mondo va sempre peggio, dove osserva provocatoriamente che un secolo di pratiche terapeutiche non ha reso il mondo un luogo visibilmente più sano. Il suo punto non era negare l’utilità della psicoterapia, ma mettere in discussione l’idea che “stare meglio” significhi automaticamente adattarsi meglio.

Un percorso autentico, piuttosto, rafforza quel nucleo interno che permette alla persona di restare centrata anche quando l’esterno è instabile. Le difficoltà non scompaiono, ma cambiano statuto: non definiscono più l’identità, diventano situazioni da affrontare. La realtà continua a essere complessa e talvolta contraddittoria; ciò che muta è la posizione da cui la si incontra. Si sviluppa una solidità interiore che diventa il vero punto di riferimento, un baricentro personale che non dipende dal contesto.

Da lì nasce una forma diversa di benessere. Non quella fragile che deriva dal trovarsi sempre nel posto giusto, ma quella più stabile che nasce dal sapere dove si trova il proprio centro anche quando il posto è sbagliato.

E forse la distinzione più sottile sta proprio qui: c’è chi sta bene perché il mondo gli assomiglia, e chi impara a stare bene perché ha finalmente scoperto a cosa assomiglia lui. Il primo vive sereno finché l’ambiente resta favorevole. Il secondo, di solito, si pone molte più domande — e non sempre dorme tranquillo — ma almeno sa che la tranquillità, da sola, non è mai stata una prova di verità.

Può sembrare controintuitivo, ma chi sceglie di intraprendere un percorso di cura — psicologica o interiore — spesso possiede già una risorsa fondamentale: la capacità di percepire il proprio disag…

LIVELLI DI CONSAPEVOLEZZA: REALTA' DIFFERENTIFacciamo un esempio semplice. Immaginiamo di vedere due persone che litigan...
13/02/2026

LIVELLI DI CONSAPEVOLEZZA: REALTA' DIFFERENTI

Facciamo un esempio semplice. Immaginiamo di vedere due persone che litigano per strada.
A un primo livello osserviamo solo ciò che accade: urla, insulti, forse una minaccia o un gesto violento. A un livello più profondo iniziamo a conoscere le motivazioni del conflitto e attribuiamo torti e ragioni. Scendendo ancora, possiamo comprendere lo stato emotivo delle singole persone: se una è abitualmente aggressiva, se l’altra è sotto pressione, se c’è stato un evento scatenante. A un livello ulteriore emergono i significati profondi che sono stati violati: dignità, identità, paura, bisogno di controllo o di riconoscimento.
Potremmo continuare, arrivando alla storia personale di ciascuno, alle esperienze passate che hanno costruito proprio quei significati. La scena è sempre la stessa, ma la realtà che vediamo cambia radicalmente.

Articolo completo:

Negli scorsi articoli abbiamo parlato dei livelli di consapevolezza senza entrare troppo nello specifico. Abbiamo però accennato a un punto centrale: la realtà non si manifesta mai in modo uniforme…

SENSO DI COLPA: BUSSOLA INTERIORE O ALIBI EMOTIVO?Il senso di colpa è una delle emozioni più fraintese della nostra vita...
05/02/2026

SENSO DI COLPA: BUSSOLA INTERIORE O ALIBI EMOTIVO?

Il senso di colpa è una delle emozioni più fraintese della nostra vita psichica. Viene spesso vissuto come qualcosa da eliminare rapidamente, da sedare o da ignorare. In realtà, se osservato con attenzione, svolge una funzione essenziale nel percorso di crescita personale.

Può essere inteso come una sorta di cartina tornasole del nostro stato interiore: un segnale che ci informa sul grado di allineamento tra ciò che facciamo e ciò che, a un livello più profondo, riconosciamo come coerente con i nostri valori.

Ma quando si attiva il senso di colpa?
In genere emerge quando mettiamo in atto comportamenti che entrano in conflitto con i nostri valori più profondi. Non quelli dichiarati o idealizzati, ma quelli realmente interiorizzati. In quel momento si crea una discrepanza.

Da una parte c’è il sé più profondo, capace di percepire questa frattura e di inviare un segnale; dall’altra c’è una parte della personalità che, per motivi egoistici, difensivi o impulsivi, agisce in modo disallineato. Trattiamo male qualcuno, violiamo uno spazio, reagiamo con aggressività, scegliamo la via più comoda oppure non controlliamo qualche forma di impulsività interiore, come alimentazione, sessualità, bere alcolici, utilizzo di sostanze. Il risultato è un vissuto emotivo che riconosciamo come senso di colpa: dispiacere, pentimento, la chiara sensazione che “si poteva fare diversamente”.

Fin qui, il meccanismo è sano. Anzi, è un indice di autocoscienza. Le persone che possiedono una minima capacità di osservazione interna possono usare il senso di colpa come strumento di orientamento: non per colpevolizzarsi, ma per comprendere quali parti della personalità richiedono integrazione, maturazione, trasformazione.

Il problema nasce quando questo segnale viene mal utilizzato.

Esiste infatti una forma sottile — ma estremamente diffusa — di abuso del senso di colpa. Accade quando la sofferenza emotiva diventa un fine in sé, invece che un mezzo. In altre parole: mi sento in colpa, quindi ho già pagato. Come se il dolore provato fosse di per sé una forma sufficiente di riparazione.

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Il senso di colpa è una delle emozioni più fraintese della nostra vita psichica. Viene spesso vissuto come qualcosa da eliminare rapidamente, da sedare o da ignorare. In realtà, se osservato con at…

CENTRO DI GRAVITÀ PERMANENTE«Che non mi faccia mai cambiare idea sulle cose, sulla gente…»A una prima lettura potrebbe s...
30/01/2026

CENTRO DI GRAVITÀ PERMANENTE

«Che non mi faccia mai cambiare idea sulle cose, sulla gente…»

A una prima lettura potrebbe sembrare che Battiato alludesse a una personalità rigida, incapace di rivedere le proprie posizioni: in altre parole, a un ottuso. Ma le cose stanno davvero così?

L’essere umano può e deve cambiare idea. Tuttavia, questo processo ha senso solo fino al momento in cui il pensiero non diventa oggettivo. A quel punto il mutamento si arresta: si trova il proprio centro di gravità permanente e si smette di oscillare tra le innumerevoli opinioni, spesso contraddittorie, tipiche della mente umana.
È un po’ come accade con la vista: se oggi osservo un bicchiere e lo riguardo tra un’ora, un mese o un anno, mi aspetto di vedere lo stesso oggetto (salvo incidenti). Questa è una percezione oggettiva.

Con i pensieri, invece, non accade quasi mai.

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«Che non mi faccia mai cambiare idea sulle cose, sulla gente…» A una prima lettura potrebbe sembrare che Battiato alludesse a una personalità rigida, incapace di rivedere le proprie posizioni: in a…

LA MALATTIA DELL'ANIMANell’articolo precedente abbiamo osservato il disagio psicologico da una prospettiva psicologica. ...
23/01/2026

LA MALATTIA DELL'ANIMA

Nell’articolo precedente abbiamo osservato il disagio psicologico da una prospettiva psicologica. In questo, invece, ci spostiamo su un piano più profondo: quello spirituale.
Perché ogni disturbo che si manifesta nella psiche — e spesso anche nel corpo — non nasce direttamente lì, ma ha origine in una dimensione più sottile, che solo in un secondo momento si concretizza sul piano materiale.

Dire che “l’anima si ammala” significa questo: il soffio vitale perde forza. Non sta più esprimendo lo scopo della propria incarnazione. Non sta vivendo le esperienze necessarie alla sua evoluzione, non sta integrando consapevolezza, non sta sciogliendo i nodi che ne limitano l’espressione.

Qui il seguito dell'articolo...

Nell’articolo precedente abbiamo osservato il disagio psicologico da una prospettiva psicologica. In questo, invece, ci spostiamo su un piano più profondo: quello spirituale.Perché ogni disturbo ch…

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