19/02/2026
Da circa un anno la sperimentazione avviata presso il servizio di Emodialisi dell’Ospedale San Pellegrino: accanto a monitor e macchinari c’è anche la psicologa. Non uno studio separato, ma un ascolto che nasce direttamente in reparto, tra i pazienti collegati alla dialisi.
In Emodialisi all’Ospedale San Pellegrino, accanto a monitor e macchinari c’è anche una nuova presenza: la psicologa. Non uno studio separato, ma un ascolto che nasce direttamente in reparto, tra i pazienti collegati alla dialisi.
L’insufficienza renale cronica cambia radicalmente la vita: ritmi rigidi, dipendenza dalla macchina, un corpo che si trasforma. «Non possiamo occuparci solo degli aspetti clinici», spiega la responsabile del servizio, Alessandra Dalla Gassa. Per questo è stato integrato in modo strutturato il supporto psicologico con la dottoressa Emanuela Vignola, presente due giorni alla settimana.
Un contatto discreto che aiuta a superare lo stigma e a dare voce a paure, rabbia e fatica, spesso nascoste. I benefici si vedono nei pazienti di lunga data e nei più giovani, chiamati a ridefinire il proprio futuro.
L’attenzione si estende anche ai familiari, che in sala d’attesa vivono preoccupazioni e senso di responsabilità. È in partenza un gruppo dedicato ai caregiver, per offrire confronto e strumenti concreti.
Perché prendersi cura significa guardare alla persona nella sua interezza, non solo alla malattia. «Integrare il supporto psicologico in emodialisi – sottolinea il Direttore Sanitario dott. Samin Sedghi Zadeh – migliora l’aderenza alle cure e la qualità dell’assistenza.»
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