29/01/2026
Ci sono coppie che abitano la stessa casa ma non più la stessa stanza interiore. Condividono un tavolo a pranzo e cena, un calendario, a volte anche un letto, ma vivono in climi emotivi diversi, come se uno fosse in estate e l’altro in pieno inverno.
Un legame, anche importante, a volte si consuma in silenzio, attraverso micro–assenze quotidiane: sguardi che non si cercano più, mani che evitano di toccarsi, parole che smettono di andare in profondità. È lì che nasce la vera distanza.
L’intimità non è una questione di vicinanza fisica.
È sentirsi al sicuro nello spazio dell’altro.
È potersi mostrare senza armature, senza dover difendere ogni emozione.
Quando questo spazio si riempie di giudizi, di vecchie ferite mai elaborate, di rancori lasciati a decantare, il corpo lo sente prima della mente.
E il desiderio si ritira.
Il desiderio ha bisogno di fiducia.
Ha bisogno di un luogo interno in cui poter cadere senza farsi male.
Quando l’altro viene percepito come una minaccia emotiva, anche la carezza perde naturalezza, anche l’abbraccio diventa un gesto trattenuto.
Molte coppie cercano di riaccendere la passione cambiando cornice: una vacanza in un posto esotico, una cena a lume di candela, un letto con lenzuola di un colore acceso, biancheria intima che sembra provenire dall'armadio di qualcun altro.
Ma la vera cornice dell’intimità non la determina la luce soffusa o la musica sensuale di sottofondo ma la qualità del legame.
E quella si costruisce nel modo in cui si litiga, nel modo in cui si ripara, nel modo in cui ci si prende sul serio quando qualcosa fa male.
Un rapporto di coppia in buona salute non è quello senza conflitti, che esiste solo in qualche romanzo rosa dalla copertina vintage.
È quello in cui i conflitti non diventano muri.
È quello in cui le parole riescono a entrare dove il corpo, da solo, non può arrivare.
Perché il desiderio è un linguaggio delicato, che nasce dal sentirsi ancora scelti, visti, accolti, che richiede presenza.
E la presenza si costruisce ogni giorno, fuori dal letto, molto prima di entrarci.
(Dott.ssa Annarita Arso)