Dott. Francesco Pastore - Pediatra

Dott. Francesco Pastore - Pediatra Pediatra di famiglia FormatoreBLSD
Autore del libro Il bambino e lo sport: tra agonismo e prevenzione

Come ti ho detto qualche giorno fa caro Antonio Di Mauro Pediatra il dogma che si trae è il seguente:“MAGGIORE OFFERTA, ...
18/12/2025

Come ti ho detto qualche giorno fa caro Antonio Di Mauro Pediatra il dogma che si trae è il seguente:
“MAGGIORE OFFERTA, MAGGIORE RICHIESTA”….
Dici che la colpa è nostra? Credo in minima parte…la comunicazione credo ormai fa parte integrante del nostro lavoro e probabilmente chi non ascolta è perché non vuole ascoltare o vuole sentirsi dire altro e gira gira gira gira finché non trova qualcuno che dice, strumentalmente e quasi sempre “a pagamento”, ciò che vuole sentire…
Sono stato “crudele”? Così è…
Buon lavoro e un forte abbraccio dalla trincea …

🔴 +33% di accessi al Pronto Soccorso pediatrico di Bari.

Un numero che colpisce. E che merita una riflessione collettiva.

Negli ultimi due anni, gli accessi al Pronto Soccorso dell’Ospedale Pediatrico Giovanni XXIII di Bari sono aumentati del 33%, superando le 30.000 prestazioni nel 2024.

Questo dato non può lasciarci indifferenti!

Davvero i bambini stanno molto peggio di prima?
O c’è qualcosa che non funziona più nel rapporto tra famiglie, pediatri e sistema sanitario?

Nella pratica quotidiana vedo genitori spaventati, spesso NON comprensibilmente. Genitori che cercano più pareri per la stessa patologia del figlio, senza attendere che la malattia faccia il suo naturale decorso. Genitori che per semplici virosi respiratorie vanno in tilt.

Una vera e propria “transumanza sanitaria”:
- pediatra di famiglia
- guardia medica
- SCAP
- pronto soccorso
e, nel frattempo - chi può - numerosi consulti privati.

Tutto per lo stesso problema. Tutto nello stesso periodo. Non perché il bambino stia davvero peggio, ma perché l’ansia cresce più veloce dei sintomi.

Il nostro Servizio Sanitario Nazionale e Regionale offre una assistenza territoriale specialistica pediatrica attiva 7 giorni su 7, per 12 ore al giorno. Eppure, sempre più famiglie sentono il bisogno di cercare “qualcosa in più”, come se una sola risposta non bastasse mai.

Il punto non è la quantità di cure, ma la continuità della cura. Senza una guida chiara, senza un rapporto di fiducia stabile, ogni sintomo diventa un’emergenza, ogni febbre un allarme, ogni attesa un rischio inaccettabile.

Più offerta non significa automaticamente più salute. A volte significa solo più confusione, più accessi impropri, più sovraccarico per chi lavora in emergenza e, paradossalmente, meno sicurezza per chi ha davvero bisogno.

Forse la vera emergenza oggi non è clinica, ma relazionale. Bisogna ricostruire fiducia, e spiegare che non tutto è urgente.

Un sistema sanitario forte non è quello che corre sempre, ma quello che sa quando aspettare, quando osservare e quando intervenire.

Caro Antonio Di Mauro Pediatra è una battaglia persa in partenza …le mamme, non tutte per fortuna ma la maggior parte, c...
12/12/2025

Caro Antonio Di Mauro Pediatra è una battaglia persa in partenza …le mamme, non tutte per fortuna ma la maggior parte, chiamano chi “può soddisfare senza dubbio la loro richiesta di antibiotico, cortisone ed altro” giustificata dal fatto che il prescrittore “va a casa” e scrive “a prescindere da…”
Se iniziassimo tutti a comportarci “correttamente” tutto ciò finirebbe ma una mamma che percorre la “strada giusta” nelle chat delle mamme viene derisa ed insultata…
Ma io non mi rassegno …
Buon fine settimana (il terreno prediletto dai prescrittori…al netto dello SCAP)…
Un abbraccio

In questa foto c’è molto del lavoro del pediatra.

Il “doctor shopping”, l’abuso di antibiotici, l’ansia da gestire più della malattia.

La storia è semplice. Un ragazzino ha febbre e tosse. Tampone rapido: Influenza A. Terapia indicata: paracetamolo e idratazione.

La febbre si risolve in tre giorni. Resta la tosse.

Il bambino sta bene, fa una vita normale. La madre lo riporta per la tosse: torace libero. Rassicurazione. Spiego che alcuni bambini tossiscono settimane dopo una virosi.

I genitori però non sono convinti. Eseguono un Rx torace privatamente: negativo.

Non basta. Vengono a sapere di un tampone multiplo per patogeni respiratori. Lo fanno. Tutto negativo tranne il Micoplasma.

Nel frattempo il bambino gioca, fa tornei di calcio, sta bene.

E inizia il giro delle consulenze.
Primo medico (io): non serve nulla.
Secondo medico: 14 giorni di antibiotico.
Terzo medico: 5 giorni di antibiotico.

I genitori entrano in tilt. Tornano da me. La madre preferirebbe i 5 giorni, le sembrano più “ragionevoli” di 14 per un bambino che ora sta bene. Ma vuole la mia approvazione. E la prescrizione dell’antibiotico.

Ovviamente rifiuto. E si apre il dibattito, prima di persona, poi su WhatsApp.

Tutto questo è tempo prezioso sottratto alle cose serie.

Capisco il disagio di una madre davanti a tre percorsi diversi.

Ma chiedo, per un momento, di guardare anche dall’altra parte.

Dalla mia parte.

Se non ti fidi di quello che ti dico, fai bene a cercare altrove.
Ma non puoi chiedermi di cambiare o avallare terapie che non ritengo corrette.

Non dico che gli altri sbagliano: forse non hanno visto l’intera storia, o forse hanno cercato di soddisfare un bisogno di rassicurazione mascherato da “necessità clinica”. Di avvallare quelle che erano le aspettative materne sul da farsi!

Questo è solo un esempio di dove la pediatria — ahimè — sta andando.
E così non ne usciamo.

La fiducia è una cura.
Senza quella, nessuna medicina basta.

PARLIAMONE…Quella che è stata la “narrazione” sui vaccini, sugli effetti collaterali, sulle morti improvvise ha provocat...
07/12/2025

PARLIAMONE…

Quella che è stata la “narrazione” sui vaccini, sugli effetti collaterali, sulle morti improvvise ha provocato e sta ancora provocando danni incalcolabili, viste le pericolose percentuali che si registrano nelle coperture vaccinali che hanno riportato in giro virus che con i vaccini eravamo riusciti a “dimenticare” come quello del morbillo (molto pericoloso) per non parlare della pertosse e delle meningiti da meningococco….
La scienza, cari Professori no-vax o tuttologi, si serve di dati inoppugnabili che discute con obiettività nella ricerca delle migliori soluzioni per il benessere dell’umanità.
Smettetela una volta per tutte…

Allora cari seguaci delle morti improvvise, parliamone. Parliamone davvero stavolta, con i dati alla mano e senza urlare o scannarci.

È uscito su JAMA Network Open uno studio di coorte francese che ha seguito quasi 29 milioni di persone per quattro anni. Sì, avete letto bene: quasi trenta milioni di individui, seguiti dal 2021 al 2025, confrontando chi ha ricevuto i vaccini mRNA contro il COVID-19 e chi è rimasto non vaccinato. E indovinate un po'? I dati dicono esattamente il contrario di quello che vi hanno raccontato nei vostri canali Telegram.

Lo studio ha preso 22,7 milioni di vaccinati e 5,9 milioni di non vaccinati, tutti tra i 18 e i 59 anni, seguendoli per una mediana di 45 mesi. Hanno controllato tutto: età, sesso, condizioni preesistenti, diabete, cancro, patologie cardiovascolari, deprivazione socioeconomica. Hanno pesato i dati con modelli di Cox inversi per bilanciare le differenze tra i due gruppi. Hanno fatto analisi di sensibilità con controlli negativi per assicurarsi che non ci fossero fattori confondenti non misurati. Hanno diviso i follow-up in periodi di tre mesi. Hanno stratificato per regione, per tipo di vaccino ricevuto, per storia di COVID-19 precedente. Hanno fatto tutto quello che si deve fare quando si vuole capire veramente cosa sta succedendo.

E cosa hanno trovato? Che i vaccinati avevano un rischio di mortalità per tutte le cause inferiore del 25% rispetto ai non vaccinati, con un hazard ratio ponderato di 0,75. Non solo: il rischio di morte per COVID-19 grave era inferiore del 74% nei vaccinati. E quando hanno escluso le morti per COVID-19 dall'analisi, per vedere se c'era qualche segnale preoccupante sulle altre cause di decesso, il risultato è rimasto praticamente identico. I vaccinati morivano meno anche di cancro, di malattie cardiovascolari, di cause esterne (non dipendenti dalla vaccinazione) come incidenti stradali e cadute.

Ora, lo so cosa state pensando.
"Ma è il bias del vaccinato sano!"

Certo, potrebbe esserci. Infatti gli autori dello studio ci hanno pensato anche loro. Hanno usato outcome di controllo negativo come ospedalizzazioni per traumi e infortuni involontari per catturare eventuali differenze comportamentali o confondenti non misurati. Risultato? Anche dopo questa calibrazione, i vaccinati mostravano comunque una riduzione del rischio del 20% circa. L'E-value calcolato era 1,99, il che significa che servirebbe un confondente non misurato con un'associazione molto forte sia con l'esposizione che con la mortalità per spiegare completamente l'associazione osservata.

Ma andiamo oltre.

Hanno anche fatto uno studio separato sulla mortalità a breve termine, nei sei mesi successivi alla vaccinazione, usando modelli auto-controllati che sono il gold standard per valutare la sicurezza vaccinale nel breve periodo. Risultato? La mortalità per tutte le cause era inferiore del 29% nei sei mesi post-vaccinazione rispetto ai periodi di controllo. Non c'era nessun segnale di morti improvvise aumentate dopo la vaccinazione. Anzi, il contrario.

Quando hanno diviso il follow-up in periodi di tre mesi, hanno visto che l'associazione protettiva era più forte all'inizio e si attenuava nel tempo, stabilizzandosi attorno a un hazard ratio di 0,80 dopo circa 15 mesi. Questo è perfettamente coerente con l'effetto protettivo della vaccinazione che diminuisce con il tempo, non con qualche misteriosa ondata di morti improvvise che arriva anni dopo.

Hanno stratificato per tipo di vaccino. Chi aveva ricevuto BNT162b2 (Pfizer) mostrava una riduzione del rischio del 27%, chi aveva ricevuto mRNA-1273 (Moderna) una riduzione del 12%.

Nessun aumento di mortalità.

Hanno stratificato per periodi prima e dopo l'introduzione del pass vaccinale in Francia, per vedere se ci fosse qualche differenza legata a chi si vaccinava per obbligo versus chi lo faceva volontariamente. L'associazione era più forte nel periodo precedente al pass, probabilmente perché chi si vaccinava prima era più motivato e attento alla salute, ma comunque protettiva anche dopo.

Le cause principali di morte erano cancro, cause esterne e malattie cardiovascolari. In tutte queste categorie, i vaccinati morivano meno dei non vaccinati. Non c'era nessuna categoria in cui emergesse un segnale di pericolo. Nemmeno per le miocarditi o le trombosi, che pure sono eventi avversi riconosciuti (e rari) dei vaccini mRNA. La proporzione di morti per COVID-19 sul totale delle morti è diminuita nel tempo in entrambi i gruppi, come ci si aspettava con l'evoluzione della pandemia.

Quindi ricapitoliamo: quasi 29 milioni di persone, quattro anni di follow-up, controlli per decine di variabili, analisi di sensibilità multiple, stratificazioni per ogni sottogruppo immaginabile, modelli statistici robusti.

Il risultato è che i vaccinati stavano meglio. Non peggio. Meglio.

Meno morti per COVID, meno morti per cancro, meno morti per malattie cardiovascolari, meno morti in generale. Questo ovviamente non significa che il vaccino protegga da tutte le malattie o che renda immortali, sia chiaro.

Ora, voi che avete passato quattro anni a parlare di morti improvvise, di miocarditi esplosive, di genocidio vaccinale, di complotti farmaceutici, dove sono i vostri dati? Dove sono i vostri studi di coorte su 29 milioni di persone? Dove sono le vostre analisi pubblicate su riviste peer-reviewed? Dove sono i vostri hazard ratio ponderati e le vostre calibrazioni con outcome di controllo negativo? Avete qualcosa oltre a screenshot di profili Twitter, video di medici radiati, aneddoti non verificati e ragionamenti circolari?

Questo studio francese non è perfetto. Nessuno studio lo è mai. Gli autori stessi discutono i limiti: possibile residual confounding, l'impossibilità di catturare tutti i fattori comportamentali, le difficoltà metodologiche nel confrontare vaccinati e non vaccinati su periodi lunghi. Ma è uno studio serio, metodologicamente solido, trasparente nei suoi limiti, basato su dati nazionali completi. E dice che i vaccini mRNA hanno salvato vite, non il contrario.

Quindi sì, e ora come la mettiamo, cari seguaci delle morti improvvise? Come la mettiamo con questo studio che vi smentisce su tutta la linea? Continuerete a ignorarlo, a dire che è tutto truccato, che Big Pharma ha comprato anche JAMA, che i dati francesi sono manipolati? O forse, forse, è arrivato il momento di ammettere che vi siete sbagliati. Che avete creduto a una narrazione che non aveva basi solide. Che avete contribuito a diffondere paura ingiustificata e sfiducia nei confronti di interventi sanitari che hanno salvato milioni di vite nel mondo.

I dati sono questi. Adesso sta a voi decidere se volete perlomeno guardarli o continuare a chiudere gli occhi.

Il paper è disponibile nei commenti. ⤵️

Indirizzo

Via Alessandro Fighera 8
Martina Franca
74015

Orario di apertura

Lunedì 16:00 - 19:00
Martedì 09:00 - 12:00
Mercoledì 16:00 - 19:00
Giovedì 09:00 - 12:00
Venerdì 09:00 - 12:00

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