08/02/2026
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Anche se non ho potuto essere presente fisicamente alla tavola rotonda conclusiva di questi mesi di formazione, perché contemporaneamente impegnata in un altro percorso formativo altrettanto stimolante – “Chiacchiere per la vita” a Modena – ho voluto comunque esserci.
Esserci con il pensiero, con l’ascolto e con il contributo di alcune riflessioni maturate lungo questo cammino condiviso. Perché la formazione, quando è autentica, non è mai un fatto individuale, ma un investimento collettivo.
In questi mesi abbiamo parlato di libri, di musica, di neuroscienze, di buone pratiche. Ma se togliamo le parole tecniche, quello che resta è qualcosa di molto semplice e molto potente: una relazione.
Nati per Leggere e Nati per la Musica nascono dalla stessa intuizione profonda: un bambino cresce davvero quando qualcuno si ferma, lo guarda e condivide con lui una storia, una voce, un suono.
Non stiamo insegnando a leggere.
Non stiamo insegnando musica.
Stiamo offrendo tempo di qualità, presenza, ascolto. Stiamo dicendo ai bambini – e alle loro famiglie – “io ci sono”.
Come pediatra sento che questo è uno dei messaggi più importanti emersi lungo il percorso: la relazione non è un contorno della cura, è la cura. È lì che si costruiscono sicurezza, sviluppo e fiducia. È lì che le neuroscienze incontrano la quotidianità e le buone pratiche diventano gesti semplici, ripetibili, accessibili.
Alla domanda che ha accompagnato questo percorso – chi ci guadagna di più? – la risposta, per me, è sempre più chiara: ci guadagnano i bambini e gli adolescenti, ci guadagnano le famiglie, ci guadagniamo noi professionisti quando impariamo a lavorare in rete, a fermarci e ad ascoltare davvero.
Grazie per il vostro lavoro, per la cura che mettete nei piccoli gesti e per essere parte di questa rete che, spesso in silenzio, prova a cambiare il futuro una voce, una storia, una melodia alla volta. 💙📚🎶