18/12/2025
Melfi, il suo sindaco, i suoi cittadini e cittadine, così come i cittadini e sindaci di tutti i comuni del vulture alto bradano, contano ancora qualcosa?
Se non si interviene adesso, con fermezza, la situazione peggiorerà per anni: e la possibilità concreta di curarsi nel Vulture–Alto Bradano rischia di ve**re meno.
Noi, medici specialisti, professionisti sanitari e lavoratori di Polimedica, siamo costretti — ancora una volta — a denunciare pubblicamente l’ennesimo attacco ingiustificato che colpisce non solo una struttura sanitaria, ma un’intera comunità: Melfi e il Vulture–Alto Bradano.
Questa vicenda ha superato ogni soglia di normalità. Non è una frizione “tra uffici”, non è un tecnicismo amministrativo, non è un problema che si risolve con una telefonata di circostanza. È un passaggio che può cambiare davvero, in peggio e per anni, la possibilità concreta di ricevere visite, diagnosi e cure nel nostro territorio — soprattutto per i più fragili, per chi non può spostarsi, per chi non può permettersi alternative.
Il 16 dicembre Polimedica ha ricevuto dall’ASP una PEC che somiglia a un ultimatum: firmare entro cinque giorni un nuovo contratto, oppure “assumersi le conseguenze”.
Ma un’imposizione a tempo, quando riguarda la sanità, non è un dettaglio burocratico. È il modo più rapido per trasformare una decisione gravissima in un atto imposto, senza confronto reale, senza trasparenza, senza assunzione di responsabilità davanti ai cittadini.
Cinque giorni non sono un termine “tecnico”: sono una clessidra politica. Servono a comprimere ogni possibilità di valutazione, di tutela, di discussione pubblica. Servono a far passare per normale ciò che normale non è.
Perché questo contratto è “capestro” e rappresenta un pericolo e una minaccia
Non stiamo parlando di normali condizioni economiche o di un aggiornamento tecnico. Tra le clausole contestate — secondo quanto emerge dal testo contrattuale oggetto di ultimatum — vi è quella di sterilizzare ogni tutela, arrivando a pretendere una rinuncia a far valere i propri diritti e perfino la rinuncia ai ricorsi già presentati!
In altre parole: “firma e taci”. Una pretesa inaudita e scellerata, perché rovescia i principi minimi di qualsiasi rapporto corretto con la Pubblica Amministrazione: non si chiede collaborazione, si pretende silenzio; non si cercano soluzioni, si tenta di impedire che i problemi vengano accertati e valutati nelle sedi competenti, a partire dai giudici.
E quando si tenta di trasformare un contratto sanitario in una clausola di resa — con la minaccia sullo sfondo — non è più un atto amministrativo: è un abuso della posizione di forza, con conseguenze dirette sui cittadini.
Cosa succede se si firma
Se Polimedica firma, accetta condizioni inaccettabili e si produce un effetto concreto: il territorio rischia di perdere oltre metà di servizi e risorse, che verrebbero drenati su altre strutture “baciate dalla sorte” senza considerare i bisogni reali del Vulture–Alto Bradano. Inoltre si aprirebbe un precedente gravissimo: l’idea che, per lavorare nel SSN in Basilicata, si debba rinunciare alla tutela legale e alla verità. E se passa questo metodo, domani può essere imposto a chiunque denunci storture e disfunzioni.
Cosa succede se non si firma
Se Polimedica non firma, il rischio è immediato: uscire dal SSN. Questo significa che oltre 90 mila prestazioni annue erogate ai cittadini potrebbero sparire dal territorio. Resterebbero due sole vie, entrambe ingiuste: migrare per curarsi oppure pagare di tasca propria. E a pagare davvero sarebbero i soliti: anziani, cronici, fragili, famiglie già stremate da attese e rinvii. Non è “disagio”: è sofferenza reale, e a volte tragedia.
Ma perchè la regione fa questo?
Lo fa perché è ben consapevole che rischia di soccombere davanti ai giudici, perché la delibera che ha fatto, e da cui scaturisce il contratto, non si basa sui fabbisogni sanitari dei cittadini come prevede la legge e il buon senso, quindi la Regione vuole a tutti costi nascondere queste scomode verità e tappare la bocca a chi reclama giustizia, denunce che potrebbero produrre un vero e proprio scandalo oltre ad obbligare poi la Regione a tornare sui propri passi!
La radice del disastro: risorse assegnate senza guardare ai bisogni.
Il punto decisivo — che qualcuno tenta di coprire con ultimatum e clausole di rinuncia — è semplice: liste d’attesa, disservizi e impoverimento dell’offerta non nascono dal nulla. Nascono da una programmazione che non assegna le risorse in base ai fabbisogni sanitari reali del territorio.
diminuiscono le prestazioni disponibili;
si allungano le attese;
aumentano rinunce e migrazioni;
cresce la sanità “a pagamento”;
e il costo umano ed economico ricade sulle famiglie.
Se questa è la direzione, non siamo davanti a un errore tecnico. Siamo davanti a una scelta politica che può sottrarre, di fatto, il diritto alla salute a un’intera area. E può distruggere un presidio che fino a ieri era sano proprio perché utile, radicato e produttivo per il territorio.
3.000 firme e una domanda pubblica che non può essere ignorata.
In pochi giorni oltre 3.000 cittadini hanno già firmato la petizione a sostegno del diritto alla cura e della permanenza di Polimedica nel SSN.
E non ci sono solo le firme dei cittadini: ci sono quelle del Sindaco di Melfi, di consiglieri comunali di maggioranza e opposizione, di operatori sanitari del territorio. Una petizione che continua a crescere ogni giorno.
È una comunità che parla. È un territorio che dice: basta rassegnazione.
E allora arrivano le domande che non possiamo più evitare.
Il Sindaco di Melfi ha già scritto una lettera aperta all’Assessore regionale alla Salute e al Presidente della Regione, Bardi. Non è accaduto nulla. Nemmeno un cenno di risposta.
Dunque: il Sindaco di Melfi e il Vulture–Alto Bradano non contano niente?
O, peggio: non contano niente i cittadini di questo territorio?
Appello al Sindaco: adesso serve una presa di posizione molto seria
Chiediamo (noi e oltre 3000 cittadini) al Sindaco di Melfi — e con lui ai Sindaci dell’area e alle istituzioni locali — di uscire dalla cornice delle dichiarazioni e passare a un’azione pubblica, visibile e determinata.
Chiediamo in modo chiaro ed intransigente:
l’immediato ritiro dell’ultimatum e la sospensione di qualsiasi “firma a tempo”;
un tavolo urgente con Regione e ASP, con tempi e fatti chiari, alla presenza dei rappresentanti del territorio e dei lavoratori;
un impegno formale a garantire che nessun contratto possa trasformarsi in uno strumento per zittire chi segnala criticità e chiede trasparenza.
Chi oggi ha il potere di farsi sentire e sceglie il silenzio, domani dovrà spiegare ai cittadini perché non ha fatto nulla mentre un pezzo di SSN territoriale veniva sottratto in questo modo alla collettività.
Noi non vogliamo guerre. Vogliamo cure.
Ma non accetteremo che la sanità venga ridotta a un ultimatum.
Firmato
I Medici specialisti, le Professioni sanitarie e i Lavoratori di Polimedica Melfi