23/04/2026
Di fronte a tragedie come questa, la prima reazione dovrebbe essere il silenzio rispettoso, non il giudizio affrettato. Mi son presa un po’ di tempo prima di esprimere un pensiero… ho avuto bisogno di ascolto interiore e di riflessione perché da neo mamma e da psicologa che si occupa di perinatalità da 10 anni é molto doloroso leggere dell’ennesima mamma che compie un gesto così disperato ed estremo. Posso comprendere pienamente la fatica di questa donna, il dolore interiore che l’ha attraversata… la maternità non è solo zucchero e miele ma è fatica, notti insonni, solitudine, riorganizzazione della propria identità personale, lavorativa, sociale…
Anna, nel cuore della notte, a Catanzaro, si è tolta la vita insieme ai suoi figli: un gesto che lascia sgomenti e che non può essere ridotto a slogan o semplificazioni.
Leggere commenti ignoranti e violenti che si limitano a dire “poteva farla finita da sola” ,smettiamola di giustificare sempre tutto”, significa non comprendere la PROFONDITÀ della SOFFERENZA PSICHICA. Allo stesso modo, trasformare tutto addirittura in un dibattito ideologico tra matriarcato e patriarcato ci allontana dalla realtà concreta dei fatti e delle fragilità umane.
Esiste una condizione, troppo spesso sottovalutata, che è la DEPRESSIONE POST PARTUM.
Può essere devastante, può alterare la percezione della realtà, può portare una madre a sentirsi intrappolata, inadeguata, disperata. Non è debolezza, non è mancanza d’amore: è UNA MALATTIA che ha bisogno di riconoscimento, ascolto e cura. E a parlarne dovrebbero essere gli operatori del perinatale e non chi nella vita fa tutt’altro.
Quando emergono segnali – come un precedente accesso in psichiatria o episodi di autolesionismo – non dovrebbero mai essere ignorati o lasciati cadere nel vuoto. La mancanza di una presa in carico reale, continuativa e attenta rappresenta una falla nel sistema che dovrebbe proteggerci nei momenti di maggiore vulnerabilità.
Forse, invece di cercare colpe facili o spiegazioni immediate, dovremmo chiederci quanto siamo capaci, come società, di intercettare il dolore prima che diventi tragedia. Quanto supporto reale offriamo alle donne dopo il parto? Quanto ascoltiamo, davvero?
Ho lavorato 5 anni in una clinica privata convenzionata a Cosenza dove esisteva il supporto psicologico a partire dalla gravidanza, parto e post partum… una realtà pionieristica che ahimè però è stata distrutta. Chiuso il reparto. E qui cala il sipario su ciò che di bello, buono, giusto e sano dovrebbe esistere OVUNQUE. Finché nei LEA non si prevederà la figura dello psicologo esperto in perinatalità in ogni reparto di ostetricia, ginecologia, neonatologia, pediatria e tin, non sarà una società che si prende realmente cura del benessere delle mamme, dei papà e dei bambini e bambine.
Parlare di salute mentale materna non è un dettaglio: è una necessità urgente!!!