Georgios Bakaloudis - Chirurgo della Colonna

Georgios Bakaloudis - Chirurgo della Colonna Responsabile di Humanitas di Ortopedia e Chirurgia della Colonna 1 dell’ospedale San Pio X a Milano e di Chirurgia Vertebrale della Clinica Guarnieri di Roma.

Sono faculty del master di II° livello in Chirurgia Vertebrale Spinale di Humanitas University.

L’ernia di Schmorl è una peculiare tipologia di ernia discale in cui si presenta una protrusione dell’anulus fibroso e l...
09/04/2026

L’ernia di Schmorl è una peculiare tipologia di ernia discale in cui si presenta una protrusione dell’anulus fibroso e la fuoriuscita del nucleo polposo che però non invade il canale spinale, ma le vertebre adiacenti, non mostrando perciò il classico dolore da ernia.

Nella maggior parte dei casi è una condizione asintomatica, per cui il paziente può non sapere della sua esistenza anche per tutta la vita: raramente è sintomatica, mostrando però in questi casi un forte dolore, spesso invalidante.

L’ernia di Schmorl asintomatica non richiede alcun trattamento: è, infatti, una condizione che non influisce sulla quotidianità del paziente.

Diversamente, nei rari casi in cui mostri sintomi, le terapie possono essere di tipo conservativo o chirurgico.

La terapia conservativa si avvale di diversi strumenti per poter risolvere la condizione, in modo da non dover ricorrere all’intervento chirurgico, più delicato, e destinato ai casi particolarmente gravi.

A questo proposito si ricorre a:
⟶ l’utilizzo di farmaci antinfiammatori;
⟶ fisioterapia ed esercizi, in modo da rinforzare i muscoli di supporto;
⟶ sedute di chiropratica;
⟶ occasionalmente, l’utilizzo di un tutore.

Queste soluzioni, generalmente in associazione tra loro, possono richiedere molto tempo per la risoluzione, ma raramente non riescono nel loro intento.
È compito del chirurgo vertebrale dosare queste soluzioni in un “mix” terapeutico efficace.

Il ricorso all’intervento chirurgico per il trattamento dell’ernia di Schmorl è molto raro, preso esclusivamente in considerazione quando le terapie conservative risultino inefficaci o quando la condizione è data da un trauma noto.

A questo proposito si ricorre a:
⟶ vertebroplastica;
⟶ cifoplastica percutanea.

[⟶ per approfondire: http://bit.ly/ernia-di-schmorl]

L’ernia cervicale è la conseguenza di uno schiacciamento dei dischi intervertebrali, in cui il nucleo polposo viene comp...
08/04/2026

L’ernia cervicale è la conseguenza di uno schiacciamento dei dischi intervertebrali, in cui il nucleo polposo viene compresso, tra 2 delle 7 vertebre della parte alta del rachide.

Nell’80% dei casi, i segmenti interessati sono quelli compresi tra le vertebre C6-C7 e C5-C6.

In base al tipo della compromissione discale, possiamo distinguere diversi tipi di ernia:
⟶ contenuta, in cui non si verifica la deformazione dell’anulus fibroso, senza fuoriuscita;
⟶ protrusa, con una protuberanza che invade il canale vertebrale;
⟶ espulsa o migrata, in cui il nucleo polposo fuoriesce dall’anulus, invadendo la zona circostante.

Possiamo fare, infine, un’ulteriore distinzione tra ernia cervicale:
⟶ dura, in cui viene a crearsi un’escrescenza ossea chiamata osteofita;
⟶ molle, forma tipica dei traumi violenti, come il colpo di frusta, in cui il materiale del nucleo polposo impegna il canale vertebrale.

Il sintomo maggiormente avvertito in caso di ernia cervicale è il dolore estremamente forte che, passando per la spalla, viene avvertito anche lungo tutto il braccio.

A questo si aggiunge:
⟶ formicolio e intorpidimento del arto, fino alle dita;
⟶ perdita di forza dell’arto superiore interessato;
⟶ rigidità del collo;
⟶ mal di testa frequenti;
⟶ torcicollo.

Queste caratteristiche permettono già durante la visita specialistica di distinguere tra un semplice mal di collo e una discopatia cervicale.

In base ai risultati diagnostici e alla gravità della sintomatologia, il trattamento dell’ernia cervicale è variabile.

Le forme lievi vengono generalmente trattate con fisioterapia e farmaci, in modo da limitare la compressione del canale spinale, causa della sintomatologia.

Nei casi in cui non dovessero essere risolutivi, si fa ricorso al trattamento chirurgico.

È dovuta all'invecchiamento o al cosiddetto "colpo di frusta".

«Il percorso di cure per la scoliosi idiopatica deve tenere conto non solo della correzione della curva, in base alla gr...
02/04/2026

«Il percorso di cure per la scoliosi idiopatica deve tenere conto non solo della correzione della curva, in base alla gravità e all'età di insorgenza, ma anche degli aspetti psicologici dei nostri adolescenti e delle loro famiglie.»

La scoliosi idiopatica è la forma più comune di curvatura laterale del rachide: si presenta principalmente nell’età dell’adolescenza, colpisce in misura maggiore le donne rispetto agli uomini e non riconosce una causa specifica nella sua insorgenza.

L’80% dei casi di scoliosi sono idiopatiche, ovvero senza una causa scatenante specifica, anche se si ipotizza una componente ereditaria.

A differenza dell’atteggiamento scoliotico, paramorfismo dal carattere reversibile e facilmente correggibile, la scoliosi idiopatica mostra:
⟶ una curvatura del rachide;
⟶ una rotazione sull’asse delle vertebre.

Si individuano 3 tipologie di scoliosi idiopatica, in base all’età di insorgenza, ovvero:
⟶ infantile progressiva;
⟶ dell’adolescenza;
⟶ dell’adulto.

La scoliosi idiopatica dell’adolescenza, o giovanile, insorge intorno ai 10 anni e vede una progressione fino al completamento della fase di accrescimento [16/17 anni].

È la forma più comune e, considerando la deformità che ne può derivare, può arrecare danni principalmente a livello estetico, in quanto spesso non si riscontrano dolore, problematiche respiratorie e deficit neurologici, ma un forte disagio nel rapportarsi con gli altri e con sé stessi.

La zona maggiormente interessata è quella toracica, con il tipico gibbo costale, ma frequente anche quella del tratto lombare.

Come già accennato, i trattamenti per la scoliosi idiopatica sono in primo luogo di tipo conservativo, ma nelle curvature importanti che superano i 40° di Cobb si rende necessario l’intervento chirurgico.

In base al grado di deformità, dunque, si procede con:
⟶ la sola osservazione clinica nei casi lievi, con visite periodiche ogni 6 mesi, associata a esercizi di ginnastica posturale;
⟶ il trattamento [di “controllo/procrastinazione”] con busti ortopedici nei casi di media entità;
⟶ l’intervento chirurgico nelle deformità gravi.

Le curvature scoliotiche importanti, che superano i 40° di Cobb e tendono alla progressione, vengono trattate mediante l’intervento chirurgico di correzione e fusione spinale.

Questo prevede l’applicazione di barre e viti peduncolari tra le vertebre coinvolte nella curvatura, a seguito di una manipolazione diretta del rachide, nei limiti della sua flessibilità.

Tra i mezzi di osteosintesi si posizionano dei frammenti di osso, di sintesi o dallo stesso paziente, onde incentivare la fusione delle vertebre, che in questo modo non subiranno una ulteriore rotazione sul loro asse, una volta corrette durante l’intervento.

Negli ultimi anni, in centri specializzati, può essere eseguita anche con tecnica mini-invasiva e robotica, per cui l’aggressività nei confronti delle strutture paraspinali è sensibilmente ridotta, con un recupero post-operatorio più rapido ed un “esperienza intorno all’intervento di scoliosi” decisamente migliore, per i nostri giovani e le loro famiglie.

«La scoliosi idiopatica negli adolescenti è soprattutto una “malattia dell’anima”»La scoliosi nelle nostre adolescenti m...
30/03/2026

«La scoliosi idiopatica negli adolescenti è soprattutto una “malattia dell’anima”»

La scoliosi nelle nostre adolescenti mostra inizialmente segnali subdoli che devono essere colti dalle mamme e i papà:
⟶ spalle disallineate;
⟶ scapole asimmetriche;
⟶ fianchi diversi;
⟶ tronco tendente a destra o a sinistra;
⟶ comparsa del gibbo alla flessione in avanti del paziente.

Un percorso di cure precoce permette di combatterne la progressione: analizziamolo insieme.

L'importanza della diagnosi precoce.

L’ernia del disco è una patologia che interessa la colonna vertebrale e nello specifico i dischi intervertebrali.È la ca...
26/03/2026

L’ernia del disco è una patologia che interessa la colonna vertebrale e nello specifico i dischi intervertebrali.

È la causa più comune di lombalgia [dolore alla schiena] e viene associata ad attività che richiedono notevoli sforzi o ad abitudini di sedentarietà.

Interessa principalmente gli uomini di età compresa tra i 35 e i 55 anni e la sua caratteristica è lo schiacciamento con conseguente fuoriuscita del nucleo polposo dall’interno del disco vertebrale.

L’età, come già detto, è uno dei fattori di rischio principali, in quanto con il tempo il nucleo polposo tende a disidratarsi, facilitando la compressione e la sua fuoriuscita dal annulus fibroso.

Possiamo considerare 4 fasi di sviluppo di un’ernia del disco, in base alla gravità della compressione e alla presenza o meno della fuoriuscita:
⟶ degenerazione;
⟶ prolasso;
⟶ estrusione;
⟶ sequestro.

In base alle vertebre interessate, possiamo distinguere tra:
⟶ ernia cervicale;
⟶ ernia lombare,
con sintomatologie differenti.

I sintomi principali dell’ernia del disco sono:
⟶ dolore [dato dalla pressione della protrusione su uno specifico nervo];
⟶ intorpidimento degli arti;
⟶ debolezza.

L’ernia cervicale, ovvero nella parte alta della schiena, si può presentare con:
⟶ un peggioramento del dolore roteando il collo;
⟶ debolezza e formicolio ad un braccio;
⟶ mal di testa;
⟶ difficoltà nei movimenti del braccio.

Nei casi di ernia lombare, invece, i sintomi possono essere:
⟶ lombalgia [dolore alla parte bassa della schiena];
⟶ dolore ed intorpidimento ad un arto inferiore;
⟶ sciatalgia [dolore al gluteo, alla parte posteriore della coscia, alla gamba e al piede, riferiti al tratto compreso tra le vertebre L4 e S1];
⟶ cruralgia [dolore alla parte antero-laterale della coscia, riferito al tratto di vertebre compreso tra L2 e L4].

Il dolore nell’ernia lombare si ha principalmente stando in piedi o seduti per lungo tempo e può peggiorare con un colpo di tosse o uno starnuto: restare sdraiati ne allevia, invece, i sintomi.

La terapia con farmaci anti-infiammatori non steroidei [FANS] e antidolorifici è la prima opzione che lo specialista prescrive: una volta espulso il nucleo polposo, infatti, questo tenderà a disidratarsi e di conseguenza si attutiranno i sintomi dolorosi.

Al trattamento farmacologico si possono associare esercizi di stretching. È necessario, prima di svolgere attività motoria, eliminare completamente l’infiammazione, in quanto svolgere esercizi nella fase acuta dell’ernia del disco può portare a peggioramenti, spesso anche gravi.

L’ernia del disco è curabile senza ricorrere necessariamente all’operazione: tuttavia, alcuni segnali possono indicare la necessità di un intervento specialistico.

Queste condizioni sono:
⟶ deficit motori ingravescenti [che non migliorano neanche con le terapie conservative];
⟶ la persistenza dei sintomi acuti per almeno 6 settimane;
⟶ la sindrome della cauda equina [condizione molto rara ma estremamente grave, che necessita un intervento nel minor tempo possibile].

[per approfondire: ⟶ https://georgiosbakaloudis.it/ernia-disco/]

La fusione spinale è l'intervento chirurgico d'elezione per il trattamento delle scoliosi di grado severo.Nello specific...
23/03/2026

La fusione spinale è l'intervento chirurgico d'elezione per il trattamento delle scoliosi di grado severo.

Nello specifico, si trattano chirurgicamente le scoliosi strutturate evolutive che:
⟶ tendono alla progressione;
⟶ non rispondono alle terapie conservative;
⟶ superano i 40° Cobb.

Il nostro approfondimento settimanale è un'analisi dedicata proprio all'intervento di fusione spinale, con particolare attenzione a:
⟶ la tecnica mininvasiva;
⟶ la gestione dei rischi;
⟶ i risultati attesi;
⟶ il recupero post-operatorio.

L'intervento chirurgico di fusione spinale.

«Cifosi e lordosi non sono patologie ma sono le naturali curvature del rachide.»Le colonna vertebrale vista di lato, inf...
19/03/2026

«Cifosi e lordosi non sono patologie ma sono le naturali curvature del rachide.»

Le colonna vertebrale vista di lato, infatti, non è una linea retta ma presenta 4 curvature:
⟶ lordosi cervicale;
⟶ cifosi dorsale;
⟶ lordosi lombare;
⟶ cifosi sacrale.

Questa distinzione è fondamentale per approfondire l'argomento della nostra infografica settimanale: si parla [in modo errato] di cifosi e lordosi per indicare, invece, l’ipercifosi e l’iperlordosi, eccessive curvature della nostra colonna vertebrale.

Ma quando queste curve diventano pericolose?

L’ipercifosi è un’accentuazione della curvatura delle cifosi e può essere:
⟶ di origine congenita;
⟶ data da una postura scorretta, soprattutto a lavoro o a scuola;
⟶ il risultato di un’anomalia morfologica delle vertebre [morbo di Scheuermann];
⟶ causata dall’età [è comune in giovane età e nell’anziano].

L’ipercifosi dorsale accentua a tal punto la curvatura da creare la cosiddetta “gobba” tipica dell’età avanzata: in questo caso, tuttavia, la sua insorgenza non indica necessariamente un deterioramento della qualità di vita.

È preoccupante, invece, come nel caso del morbo di Scheuermann, quando:
⟶ la curvatura supera i 35° di Cobb;
⟶ si presenta una deformazione ossea;
⟶ si verificano dolore e rigidità.

Va distinta, dunque dall’atteggiamento ipercifotico, correggibile con una corretta educazione posturale, esercizi e fisioterapia.

Quando si parla di iperlordosi, invece, si fa riferimento principalmente alla lordosi lombare, in quanto a livello cervicale la perdita della naturale curvatura lordotica è un fenomeno passeggero, dato ad esempio da una semplice distorsione.

Fatta questa distinzione, l’iperlordosi lombare è una curvatura eccessiva del rachide a livello lombare, che si manifesta con:
⟶ il bacino proiettato maggiormente all’indietro;
⟶ un rialzamento eccessivo dei glutei;
⟶ l’addome in avanti.

Spesso accompagna la scoliosi o l’ipercifosi e viene considerata patologica quando la curvatura supera i 40-50 gradi Cobb.

Nei casi in cui ipercifosi e iperlordosi provochino dolore, si può far ricorso a farmaci antinfiammatori e ad esercizi per:
⟶ aumentare l’estensione dei muscoli dorsali;
⟶ rinforzare i muscoli addominali,
così da ricreare naturalmente l’equilibrio fisiologico delle strutture spinali.

Nell’ipercifosi strutturata e nell’iperlordosi associata a scoliosi, si può ricorrere anche a busti e corsetti nei casi in cui la ginnastica posturale non sortisca alcun effetto.

Ipercifosi e iperlordosi, normalmente, non necessitano dell’intervento chirurgico, ma una progressione veloce e possibili ripercussioni a livello cardiorespiratorio possono far optare lo specialista per questo tipo di soluzione.

L’ipercifosi strutturata, data dal morbo di Scheuermann, viene operata solo quando la curvatura supera i 70°: tuttavia questa condizione è molto rara e il chirurgo deve valutare accuratamente la condizione del paziente.

L’iperlordosi in sé, non viene mai operata, ma solo quando associata a una scoliosi strutturata e può compromettere il lavoro degli organi interni.

[per approfondire: ⟶ https://georgiosbakaloudis.it/cifosi-e-lordosi/]

Il crollo vertebrale è una delle più frequenti complicazioni dell’osteoporosi, in cui si viene a verificare una frattura...
16/03/2026

Il crollo vertebrale è una delle più frequenti complicazioni dell’osteoporosi, in cui si viene a verificare una frattura di un corpo vertebrale a causa del progressivo indebolimento osseo.

Partendo dalla definizione della patologia, indaghiamo insieme i sintomi in cui riconoscersi, le conseguenze, l'importanza di una diagnosi precoce e l'algoritmo terapeutico.

Sintomi, conseguenze, diagnosi e percorso di cure.

La scoliosi viene considerata grave quando mostra:⟶ una curvatura laterale superiore ai 40° di Cobb;⟶ la presenza del gi...
12/03/2026

La scoliosi viene considerata grave quando mostra:
⟶ una curvatura laterale superiore ai 40° di Cobb;
⟶ la presenza del gibbo [gobba].

Da non confondere con il semplice atteggiamento scoliotico inteso come vizio posturale, la scoliosi propriamente detta è una condizione patologica a progressione costante, che può richiedere nei casi più gravi l’intervento chirurgico in quanto può presentare:
⟶ sintomi particolarmente invalidanti;
⟶ una deformità importante;
⟶ una progressione costante.

In età adolescenziale, la scoliosi non trattata porta infatti ad un peggioramento costante della curvatura, anche di 10 gradi all’anno.

In questo periodo, il piccolo paziente si trova nella fase di accrescimento, per cui la curva si adatterà costantemente alla nuova morfologia scheletrica, aumentando sempre più.

La scoliosi può ripresentarsi in età adulta, anche se correttamente trattata durante l’infanzia o l’adolescenza, mostrando una progressione continua: in queste circostanze, la degenerazione dei dischi vertebrali causata dall’invecchiamento può essere un fattore di aggravamento della condizione.

Si parla, in quest’ultimo caso, di scoliosi degenerativa, che insorge generalmente dopo i 45 anni.

Se è vero che le scoliosi lievi e moderate sono generalmente asintomatiche, è possibile che la scoliosi grave - oltre al dolore - mostri anche:
⟶ debolezza agli arti inferiori;
⟶ difficoltà nel mantenimento della stazione eretta;
⟶ difficoltà nella deambulazione.

La scoliosi lombare sintomatica è spesso associata a stenosi del canale vertebrale, condizione in cui si viene a creare una compressione delle radici spinali.

Qualsiasi tipologia di scoliosi viene inizialmente trattata con terapia fisica associata all’utilizzo di busti o corsetti.

La scoliosi evolutiva grave, non responsiva ai trattamenti conservativi, richiede necessariamente l’intervento chirurgico di correzione e fusione spinale, al fine di raddrizzare e limitare la progressione della curva.

Oggi la fusione spinale può essere eseguita con tecnica meno-invasiva o robotica, per cui l’impatto sul paziente è inferiore e i tempi chirurgici risultano più brevi, dalle tradizionali 6/8 ore alle 3/4.

Questo aspetto porta con sé diversi vantaggi, come:
⟶ tempi di recupero più brevi;
⟶ incisioni ridotte;
⟶ tempo di permanenza in ospedale ridotto;
⟶ dolore post-operatorio minore;
⟶ perdite ematiche inferiori durante l’intervento.

[⟶ per approfondire: https://georgiosbakaloudis.it/chirurgia-vertebrale-robotica/]

La vertebroplastica è il trattamento d’elezione per le fratture vertebrali causate dall’osteoporosi, in quanto tecnica:⟶...
09/03/2026

La vertebroplastica è il trattamento d’elezione per le fratture vertebrali causate dall’osteoporosi, in quanto tecnica:
⟶ di facile esecuzione;
⟶ a basso rischio;
⟶ dai tempi di recupero rapidi.

Non può essere utilizzata nei crolli vertebrali con deformità annessa, per i quali si utilizza la cifoplastica percutanea o la stabilizzazione percutanea nei casi più complessi.

I risultati della vertebroplastica sono evidenti già dopo poco tempo: entro 24-48 ore, infatti, il dolore causato dalla frattura si risolve, offrendo nuovamente mobilità: analizziamo insieme come viene eseguita, la sua durata e la convalescenza.

Elimina in 48 ore il dolore delle fratture da crollo vertebrale.

L'ernia del disco è presente in soggetti totalmente asintomatici con un’incidenza oscillante dal 20% al 40%, per le erni...
05/03/2026

L'ernia del disco è presente in soggetti totalmente asintomatici con un’incidenza oscillante dal 20% al 40%, per le ernie contenute, e dall’1% al 18% per le ernie espulse.

Non potendo contare su dati certi sia sull’incidenza delle ernie discali sia sulle radicolopatie, in linea di massima si suppone che una percentuale oscillante dal 5% al 10% dei pazienti con lombalgia [ ] presenti anche una radicolopatia e che la prevalenza di una radicolopatia da ernia discale oscilli dal 1% al 3% della popolazione.

L’età più colpita va dai 30 ai 50 anni, con un picco intorno ai 40 anni, ma l’ernia discale può prodursi anche nei più giovani o nei soggetti anziani.

La lombalgia, comunemente “il mal di schiena”, colpisce quasi la totalità della popolazione moderna, ma il dolore da solo non può essere sempre attribuito a una patologia del disco intervertebrale, come l’ernia del disco appunto.

Al contrario il sintomo più frequentemente associato a un’ernia del disco è la [o " "]: un dolore urente, acuto, che si estende dalle natiche fino al piede, spesso nella parte posteriore della coscia e del polpaccio, ma anche nella faccia laterale ovvero all’inguine.

La causa è la pressione sulla radice nervosa.

I sintomi iniziali dell’ernia del disco, a prescindere dalla localizzazione, sono:
⟶ dolore, dato dalla pressione della protrusione su uno specifico nervo;
⟶ lombalgia [dolore alla parte bassa della schiena];
⟶ sciatalgia [dolore al gluteo, alla parte posteriore della coscia, alla gamba e al piede, riferiti al tratto compreso tra le vertebre L4 e S1];
⟶ cruralgia [dolore alla parte antero-laterale della coscia, riferito al tratto di vertebre compreso tra L2 e L4];
⟶ perdita della capacita di controllo degli sfinteri: questa condizione, rarissima e molto grave, si chiama "sindrome della cauda equina"; dovuta alla compressione di molte radici nervose contemporaneamente rappresenta l’unica urgenza chirurgica per l'ernia del disco.

Il dolore nell’ernia lombare si ha principalmente stando in piedi o seduti per lungo tempo e può peggiorare con un colpo di tosse o uno starnuto: restare sdraiati ne allevia, invece, i sintomi.

Per stenosi lombare si intende un restringimento del canale vertebrale [dentro il quale si trova il midollo spinale].La ...
02/03/2026

Per stenosi lombare si intende un restringimento del canale vertebrale [dentro il quale si trova il midollo spinale].

La colonna vertebrale è costituita da:
⟶ dischi intervertebrali, nella parte anteriore;
⟶ articolazioni interapofisarie, nella parte posteriore.

Le articolazioni interapofisarie - chiamate anche faccette articolari - tendono ad aumentare di volume con l’avanzare dell’età.

La conseguenza è, dunque, l’invasione del canale vertebrale e il restringimento dello spazio dedicato al midollo spinale, fenomeno appunto noto come stenosi.

Questo utile approfondimenti ne analizza i tratti salienti, dividendo lo studio in 3 sezioni collegate:
⟶ i sintomi [e i rischi];
⟶ il percorso di cure;
⟶ la riabilitazione.

La stenosi lombare è un restringimento del canale vertebrale.

Indirizzo

Via Francesco Nava, 31
Milan
20159

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dr. Georgios Bakaloudis

Il nostro “perché” dipende ed è strutturato dal nostro passato; è unico.

Caratterizza chi siamo, da dove veniamo, in cosa crediamo.

Mi chiamo Georgios Bakaloudis e sono un chirurgo vertebrale.

Sono nato ad Atene, a 19 anni mi sono trasferito a Roma per studiare ciò che ho sempre voluto diventare: un medico.