07/03/2026
Quando è venuto in guardaroba per una doccia, un paio di scarpe e poche altre cose gli abbiamo chiesto il nome da registrare. Quando ha detto Lucky io e Piera ci siamo scambiate uno sguardo che lui ha colto. Si ha detto con un sorriso, in realtà non sono molto fortunato …
In effetti cosa c’è di fortunato nel nascere nel posto sbagliato al momento sbagliato? Nel dover scappare e nel ritrovarsi ora per strada, nonostante la richiesta di asilo.
Non ce la siamo sentita di fargli promesse bugiarde. Le possibilità di accoglienza anche per chi ne avrebbe diritto sono limitate. Tanti, troppi vivono ai margini appoggiandosi alle piccole grandi associazioni del terzo settore. Gli abbiamo dato quello che chiedeva. Gli andava bene tutto, ogni cosa offerta veniva messa nello zaino con un sorriso. Lo abbiamo salutato con un arrivederci ma non potevamo sapere che non lo avremmo più rivisto .. Oggi ho saputo da questo post della Caritas che Lucky, nigeriano richiedente asilo a Milano è morto su quel maledetto tram 9. Sono rimasti con noi i suoi sorrisi riconoscenti, la sua dignità e la sua ironia. Buon viaggio Lucky ovunque tu sia ora
Don Selmi: «Sul tram deragliato non c’erano cittadini e clandestini. Solo fratelli e sorelle»
"Nella giornata di ieri è stata identificata anche la seconda vittima del deragliamento del tram 9 avvenuto, lo scorso venerdì, in via Vittorio Veneto a Milano. Si tratta di Okon Johnson Lucky, cittadino nigeriano, che avrebbe compiuto 50 anni il prossimo agosto. Sulle prime, nella concitazione dei soccorsi, la sua identità era stata scambiata con quella di Abdou Karim Tourè, 56enne senegalese, gravemente ferito nell’incidente.
Ad accomunare i due uomini, oltre al coinvolgimento nel sinistro e al fatto di essere originari dell’Africa, la loro condizione di vita: entrambi persone senza dimora. Abdou Karim Tourè risulta inserito nel circuito dell’assistenza pubblica garantito dal Piano freddo del Comune di Milano; Okon Johnson Lucky nello scorso ottobre si era rivolto al Sai, lo Sportello accoglienza immigrati di Caritas Ambrosiana, chiedendo assistenza per presentare alle autorità italiane richiesta di Protezione internazionale, e in quella occasione aveva dichiarato come luogo di riferimento Piazza Duca d’Aosta. Viveva, insomma, in luoghi di fortuna nei pressi della Stazione Centrale.
Capita spesso – gli operatori e i volontari di Casa della Ca**tà e Caritas Ambrosiana lo sanno per esperienza – che le persone senza dimora trascorrano del tempo, durante la giornata, sui mezzi pubblici della città. Una soluzione pratica per ripararsi alle insidie del clima (freddo, pioggia, calura eccessivi) e per riempire i ricorrenti tempi morti tra un appuntamento e l’altro (la mensa, il dormitorio, gli uffici pubblici) della tipica giornata da homeless. Capita spesso anche che la presenza di queste persone sia considerata con sospetto, se non con fastidio, da altri viaggiatori. Nonostante il fatto che, per lo più, si tratti di presenze dimesse e tranquille. Più che da razzismo o crudeltà, il disagio può nascere dallo specchiarsi in un’esistenza ai margini, e dall’inconscia paura di essere costretti, un giorno, a trovare rifugio in un tram, non avendo altre certezze cui affidarsi.
Non si sa se Okon Johnson Lucky e Abdou Karim Tourè viaggiassero insieme. La loro presenza sul mezzo deragliato è però un monito a tutti noi, e alle nostre istituzioni, a intensificare gli sforzi di accoglienza, assistenza e inclusione che rendono una comunità più umana. La città (enti pubblici e del privato sociale) ha fatto molto, negli ultimi anni, per irrobustire gli interventi a favore degli homeless, nel periodo invernale e non solo. Ma ancora meglio si può fare. E, soprattutto, si possono modificare e rendere più umane, più realistiche e meno escludenti politiche migratorie e prassi burocratiche che hanno, come esito principale, la produzione e l’incremento di situazioni di irregolarità. Le quali umiliano chi vi si trova coinvolto, e di certo non alimentano sentimenti di sicurezza e coesione nella comunità.
Si dice spesso, con espressione retorica, che in fondo, in questa vita, siamo tutti sulla stessa barca. Di sicuro Okon e Abdou erano sullo stesso tram che conduceva verso le loro case, il loro lavoro e i loro affetti Fernando Favia, l’altra vittima del deragliamento, e i numerosi feriti. Provenienze diverse, storie lontane, impegni e attese distinti: ma su quel tram – un unico viaggio, il medesimo destino – non c’erano cittadini e clandestini, ricchi e poveri, inclusi ed esclusi. Solo fratelli e sorelle, ai quali Caritas e Casa della Ca**tà intendono esprimere la solidarietà più sincera e la preghiera più commossa."
di don Paolo Selmi per ChiesadiMilano