NarciStop

NarciStop Psicologa e criminologa, specializzata in trauma da abuso narcisistico. Ci sono passata, sono sopravvissuta e adesso posso aiutare te a uscirne.

Scrivimi a carolinabertolasopsicologa@gmail.com per un colloquio online!

Se oggi ti senti più diffidente di prima, se davanti a un interesse intenso non provi più entusiasmo ma allarme, se ti c...
11/01/2026

Se oggi ti senti più diffidente di prima, se davanti a un interesse intenso non provi più entusiasmo ma allarme, se ti chiedi continuamente “è sano o sto per rifare lo stesso errore?”, questo articolo parla di te.

Il love bombing non lascia solo ferite emotive.
Lascia un danno più sottile e più paralizzante: incrina la fiducia nel tuo giudizio, nel tuo istinto, nella tua capacità di capire chi hai davanti.

Molte persone non soffrono tanto per quello che hanno vissuto, quanto per il sospetto di essere state “ingenue”, “cieche”, “facili da manipolare”.
E da lì iniziano a controllarsi, a dubitare di ogni emozione, a leggere pericolo ovunque.
Non perché siano fragili.
Ma perché sono state esposte a una dinamica che altera la percezione della realtà.

Il problema è che oggi il termine love bombing viene usato ovunque, spesso a sproposito.
E quando un concetto clinico viene banalizzato, non protegge: confonde.
Ti fa sentire o eccessivamente sospettosa, o colpevole per non aver “capito prima”.

Nel mio lavoro vedo persone bloccate esattamente qui:
non sanno più distinguere tra un interesse autentico e una seduzione che ha un’altra funzione.
Non sanno se fidarsi o ritirarsi.
E nel dubbio, restano ferme.

Questo articolo nasce per rimettere ordine.
Non per dirti di diffidare di tutto.
Ma per aiutarti a riconoscere ciò che non è amore, senza perdere la possibilità di viverlo.

Se mentre leggi senti che qualcosa ti tocca, che certe frasi ti riguardano più di quanto vorresti, prenditi il tempo di leggere l’articolo completo sul mio blog.

Lo trovi su carolinabertolaso.it
(link in bio)

〰️ Carolina ❤️

Una relazione triangolare è una relazione in cui il legame non è tra due persone, ma è strutturalmente tenuto in piedi d...
07/01/2026

Una relazione triangolare è una relazione in cui il legame non è tra due persone, ma è strutturalmente tenuto in piedi da tre: qualcuno dentro una diade già esistente, qualcuno che vi entra, e qualcuno che resta sullo sfondo ma continua a determinare tutto.
Non è una “storia complicata”. È una configurazione relazionale precisa, che ha un funzionamento, una logica interna e conseguenze profonde.

Le relazioni triangolari vengono raccontate sempre nello stesso modo:
o moralizzate (“te la sei cercata”),
o banalizzate (“era solo una situazione un po’ incasinata”),
o ridotte a una semplice mancanza di valori.

Nella mia pratica clinica vedo altro.

Vedo persone fondamentalmente integre, con una coscienza morale presente, con confini che prima c’erano, che non avrebbero mai immaginato di trovarsi in certe posizioni e che invece ci finiscono dentro attraverso dinamiche manipolative complesse, sottili, progressive.

Vedo persone che vivono una relazione triangolare dall’interno: persone che sono state infedeli senza riconoscersi più, persone che sono entrate in una diade già esistente e ne sono rimaste invischiate,
persone che oggi sono fuori da tutto ma non riescono a perdonarsi per ciò che è accaduto.

E vedo che la sofferenza più grande non riguarda solo la relazione, ma quello che si è diventati dentro quella relazione.
Le cose accettate.
I confini spostati.
La distanza da sé.

Vedo anche l’altra faccia: lo sguardo giudicante di chi osserva da fuori, convinto che tutto sia semplice,
che basti dire “io non lo farei mai”.

Questo articolo è importante che tu lo legga
se hai vissuto una relazione triangolare
ma anche se giudichi duramente chi ci finisce.

Perché i triangoli non parlano solo di tradimento.
Parlano di potere, manipolazione, furto dell’integrità
e di un tipo di trauma di cui si parla troppo poco.

La mia non è un’apologia del tradimento.
Non voglio togliere responsabilità a nessuno, solo spiegare come questi triangoli nascono, perché si mantengono nel tempo e cosa lasciano addosso a chi li attraversa.

Se senti che queste parole ti riguardano più di quanto vorresti, l’articolo completo è sul blog.

Link in bio.

〰️ Carolina

Nel mio lavoro clinico incontro spesso persone profondamente confuse e ferite da un’assenza che non viene mai spiegata, ...
31/12/2025

Nel mio lavoro clinico incontro spesso persone profondamente confuse e ferite da un’assenza che non viene mai spiegata, ma che produce colpa, ansia, iper-adattamento.

Questo non è un semplice silenzio. È una tecnica di manipolazione relazionale, utilizzata sistematicamente nelle relazioni patologiche per mantenere il controllo attraverso la sottrazione della connessione emotiva.

In questo articolo parlo di silenzio punitivo: di come funziona, di cosa accade nella psiche di chi lo subisce, del perché venga utilizzato da personalità con un assetto narcisistico o gravemente compromesso, e di come questa dinamica contribuisca alla costruzione del legame traumatico.

Non troverai definizioni superficiali ma una lettura clinica rigorosa, pensata per dare finalmente un nome a qualcosa che spesso viene normalizzato o minimizzato.

L’articolo completo è disponibile sul mio blog 🤗
Link in bio!

〰️ Carolina

Nel mio lavoro clinico incontro spesso persone profondamente confuse e ferite da un’assenza che non viene mai spiegata, ...
31/12/2025

Nel mio lavoro clinico incontro spesso persone profondamente confuse e ferite da un’assenza che non viene mai spiegata, ma che produce colpa, ansia, iper-adattamento.

Questo non è un semplice silenzio. È una tecnica di manipolazione relazionale, utilizzata sistematicamente nelle relazioni patologiche per mantenere il controllo attraverso la sottrazione della connessione emotiva.

In questo articolo parlo di silenzio punitivo: di come funziona, di cosa accade nella psiche di chi lo subisce, del perché venga utilizzato da personalità con un assetto narcisistico o gravemente compromesso, e di come questa dinamica contribuisca alla costruzione del legame traumatico.

Ci troverai una lettura clinica rigorosa, pensata per dare finalmente un nome a qualcosa che spesso viene normalizzato o minimizzato.

L’articolo completo è disponibile sul mio blog 🤗

Link in bio!

〰️ Carolina

In questi giorni tante delle mie sedute sono costellate tutte dalla stessa situazione.Uomini e donne sospesi, esausti, s...
19/12/2025

In questi giorni tante delle mie sedute sono costellate tutte dalla stessa situazione.
Uomini e donne sospesi, esausti, spesso disperati, che arrivano per l’ennesima volta con la sensazione di essere tornati esattamente nello stesso punto dell’anno precedente. Cambiano i dettagli, cambiano i contesti, ma la struttura è sempre la stessa: una relazione che durante l’anno sembra reggere, ma che a Natale si ritira, si spegne, si comprime fino a lasciare chi resta dall’altra parte completamente solo.

Le feste non creano il problema.
Lo rendono impossibile da ignorare.

In questo periodo vedo persone intelligenti, lucide, capaci, che da mesi tengono insieme un equilibrio precario fatto di promesse plausibili, attese ragionevoli, rinvii che “hanno senso”. Ma quando arrivano queste date, quando le famiglie occupano lo spazio, quando il tempo diventa strutturato e pubblico, quella narrazione non regge più. La relazione clandestina non finisce: semplicemente scompare. E chi resta in attesa si ritrova, ancora una volta, a fare i conti con il proprio posto reale nella vita dell’altro.

Quando la relazione è con una persona con funzionamento narcisistico, questo non è casuale. L’attesa, il rimando, la sparizione temporanea sono parte della dinamica. Servono a mantenere il legame senza mai trasformarlo in una scelta. E il costo, che spesso emerge proprio a Natale, è il tempo: anni che passano identici, con la sensazione crescente di stare offrendo la propria vita a qualcuno che non ha né la volontà né la capacità di metterti al centro.

È per questo che ho sentito il bisogno di scriverne.
Ho scritto un articolo lungo, clinico, senza romanticizzare nulla, dedicato a chi in queste date si ritrova di nuovo in sospeso, a chi sente che la bolla si rompe sempre nello stesso momento, a chi comincia a vedere il tempo che passa e non riesce più a far finta di niente.

L’articolo completo è sul blog.
Link in bio.

Se stai vivendo questa situazione, o se conosci qualcuno che ci è dentro, condividilo.

E se hai bisogno di aiuto, scrivimi in direct ❤️

〰️ Carolina

In questi giorni, mentre fuori il mondo si riempie di immagini di famiglie perfette, nelle mie sedute sto incontrando un...
08/12/2025

In questi giorni, mentre fuori il mondo si riempie di immagini di famiglie perfette, nelle mie sedute sto incontrando una storia molto diversa: quella di chi, per sopravvivere, ha dovuto allontanarsi dalla propria famiglia d’origine.

Forse conosci anche tu quel dolore che si fa più acuto proprio adesso, mentre tutto intorno sembra parlare di famiglie unite, tavole imbandite e case piene di voci.
Per molti è un periodo di gioia.
Per altri, invece, è il momento dell’anno in cui il peso della propria storia diventa quasi insostenibile.

La frase di una mia paziente si è impressa dentro di me: “Tutti sembrano avere un posto dove tornare. Io non l’ho mai avuto.”

Oggi voglio parlarti dell’estrangement, il fenomeno per cui una persona arriva a prendere distanza dalla propria famiglia d’origine non per rabbia, impulsività o ribellione, ma per sopravvivere, dopo anni, spesso decenni, di tentativi falliti, speranze deluse, confini violati.
È un processo doloroso, complesso, attraversato da senso di colpa, angoscia, paura, terrore, un lutto profondo per una famiglia che non si è mai avuta davvero.

Se ciò che leggi risuona in te, se senti che questo è un tema che ti tocca o che vuoi comprendere meglio, ho scritto un articolo completo sul mio blog: una riflessione sincera sul lato invisibile dell’estrangement e sulle emozioni che lo accompagnano.

❤️ Lo trovi sul mio sito, nella sezione Blog.
(Link in bio)

Carolina

Il fatto di cronaca degli ultimi giorni è uno di quelli che spezzano il fiato: il piccolo Giovanni, nove anni, ucciso du...
28/11/2025

Il fatto di cronaca degli ultimi giorni è uno di quelli che spezzano il fiato: il piccolo Giovanni, nove anni, ucciso durante un incontro con il genitore a cui era stato affidato.

Non voglio parlare di questo caso per analizzare la madre o il gesto in sé, ma perché questa tragedia mette in luce un tema che incontro ogni giorno nel mio lavoro: genitori che cercano di proteggere i propri figli da una dinamica patologica… e un sistema che non vede il pericolo.

Nel mio studio vedo madri e padri disperati che provano a difendere i propri figli da un genitore disturbato, mentre lottano contro un sistema che sembra ignorare la violenza a meno che non sia visibile.

In questo caso parliamo di una violenza efferata, il figlicidio. Ma moltissimi sono i casi in cui la violenza è psicologica, sottile, manipolatoria. Proprio perché non lascia lividi diventa ancora più difficile da riconoscere e, quindi, da fermare.

Se stai vivendo una separazione complessa, se ti senti invisibile agli occhi delle istituzioni, se temi per il benessere psicologico dei tuoi figli… questo tema ti riguarda direttamente.

Ho scritto un approfondimento proprio per chi vive queste dinamiche, per spiegare perché il sistema fatichi così tanto a riconoscere il pericolo quando si tratta di violenza psicologica e minori.

➡️ Leggi l’articolo completo sul mio sito, nella sezione blog.
Link in bio.

In questa Giornata internazionale contro la violenza sulle donne ho sentito il bisogno di offrire una voce diversa: una ...
25/11/2025

In questa Giornata internazionale contro la violenza sulle donne ho sentito il bisogno di offrire una voce diversa: una lettura del fenomeno da un punto di vista psicologico e, soprattutto, criminologico.

Perché temo che una visione solo sociologica o culturale rischia di fare un magro favore alle donne, e a chiunque.

Ho scritto un articolo per spiegare perché.

Lo trovi sul mio sito.
👉 Link in bio.

Oggi è la notte in cui si parla di paura, di mostri e di fantasmi. Ma c’è qualcosa che fa molta più paura, e che vedo og...
31/10/2025

Oggi è la notte in cui si parla di paura, di mostri e di fantasmi. Ma c’è qualcosa che fa molta più paura, e che vedo ogni giorno nei miei pazienti: il disturbo post-traumatico da stress che può comparire dopo una relazione patologica.

Un dolore invisibile, ma reale. Un incubo che abita dentro.

Ti senti in allerta anche senza motivo. Il cuore accelera, il sonno è leggero, ogni rumore ti fa sobbalzare. È l’iperattivazione, il sistema nervoso che non riesce più a rilassarsi dopo aver vissuto troppo tempo in pericolo.

Poi arrivano i flashback: parole, immagini, momenti che tornano all’improvviso, come se accadessero di nuovo.

A volte, invece, senti di non sentire più. Ti guardi vivere da fuori, come se tutto fosse ovattato. È la dissociazione, la difesa estrema di una mente ferita.

Da un lato c’è l’evitamento: cerchi di stare lontano da ogni cosa che ti ricordi quella storia.

Dall’altro l’ossessione e la ruminazione: ripercorri ogni dettaglio, cerchi di capire, di trovare un senso, come se da quella risposta dipendesse la tua pace.

E poi la nostalgia: un desiderio struggente di tornare a sentire ciò che sentivi nei momenti belli

Non ti manca chi ti ha ferito, ma il modo in cui ti ha fatto sentire nei momenti positivi.

È questo il paradosso di un legame traumatico: sapere che qualcosa ti ha distrutto, e allo stesso tempo non riuscire a lasciarlo andare.

In mezzo c’è la dissonanza cognitiva: da un lato la paura e la consapevolezza, dall’altro l’attaccamento e la speranza.

Vorresti fuggire e, nello stesso istante, tornare indietro.

🕯️ In questa notte di paura, il mio augurio è che restino solo i fantasmi finti.

E se stai navigando in questo buio, spero che tu scelga di liberarti da quelli veri, quelli che ancora vivono dentro.

Uscirne è possibile, davvero.

Scrivimi in direct se senti che è il momento di iniziare a guarire ❤️.

〰️ Carolina

Oggi voglio parlarti di una delle cose che mi capita di trattare più spesso con i miei pazienti: la paura di essere sost...
18/10/2025

Oggi voglio parlarti di una delle cose che mi capita di trattare più spesso con i miei pazienti: la paura di essere sostituiti.

Si tratta di una paura paralizzante, totalizzante.

Una paura che spesso è tale da portare una persona a rimanere in una relazione patologica nonostante la sofferenza indicibile, a volte per anni o decadi.

Se sai di cosa parlo, questo post è per te ❤️

Se hai voglia di parlarne con qualcuno, scrivimi in direct per prenotare un colloquio 🤗

〰️ Carolina

Le relazioni patologiche lasciano dentro un rumore costante: domande che non smettono mai di girare in testa.Perché l’ha...
12/10/2025

Le relazioni patologiche lasciano dentro un rumore costante: domande che non smettono mai di girare in testa.

Perché l’ha fatto?

Quando ha iniziato a cambiare?

Mi ha mai amato davvero?

Cosa ho sbagliato?

Sono domande che logorano, perché nascono da un bisogno di senso che non trova appiglio. In una relazione sana, le risposte arrivano dal confronto, dal dialogo, dalla reciprocità. In una relazione patologica, invece, le risposte vengono create e distrutte da chi ha interesse a confonderti: ciò che oggi è vero, domani non lo è più. E tu, nel tentativo di capire, finisci per perderti ancora di più.

È così che la mente inizia ad arrovellarsi: cerchi spiegazioni, rileggi messaggi, analizzi parole, gesti, silenzi… ma stai solo continuando a cercare chiarezza da chi vive di ambiguità. Chiedere risposte a chi ha costruito la confusione significa restare intrappolati nel suo linguaggio, nelle sue regole, nei suoi paradossi.

Quella persona non ti aiuterà mai e poi mai ad ottenere la verità che cerchi, perché se lo facesse perderebbe il controllo che ha su di te.

Io posso aiutarti a farlo 🤗

Perché di quelle domande, e delle risposte che spaventano, ma liberano, mi occupo ogni giorno nel mio lavoro.

Scrivimi nei commenti qual è la domanda principale a cui vorresti finalmente trovare risposta. Quella che ti tormenta, che ritorna, che non riesci a chiudere.

Nei prossimi post cercherò di rispondere ad alcune di queste domande, per aiutarti a mettere ordine dove oggi c’è solo caos.

Scrivimi anche in direct se vuoi che la risposta sia parte di un lavoro più personale, fatto insieme ☺️

〰️ Carolina

Un investimento a fondo perduto è quello in cui versi risorse, tempo o energia sapendo che non torneranno mai indietro. ...
11/10/2025

Un investimento a fondo perduto è quello in cui versi risorse, tempo o energia sapendo che non torneranno mai indietro. È un dare senza possibilità di recupero, un impegno che non genera alcun ritorno.

Una relazione patologica funziona esattamente nello stesso modo. Ti ritrovi a investire ogni giorno affetto, comprensione, pazienza, perdono, nella convinzione che prima o poi qualcosa cambierà. Ma quel “prima o poi” non arriva mai.

Ti aggrappi a minuscoli segnali, a momenti in cui sembra che le cose migliorino, a parole che ti fanno credere che stavolta sarà diverso. E continui a dare, a giustificare, a sperare.

Nelle relazioni sane si investe perché esiste reciprocità: ciò che doni trova spazio nell’altro e torna indietro sotto forma di presenza, cura, attenzione. Ma in una relazione patologica non funziona così: ciò che dai non produce nulla. È come versare acqua in un contenitore bucato.

Più ti impegni, più ti svuoti. E nonostante questo, qualcosa ti spinge a restare: quella speranza illusoria e profonda che l’altro prima o poi riconoscerà il tuo valore, che tutto quel dolore non sarà stato vano.

Ma la verità è un’altra: non c’è ritorno, non c’è crescita, non c’è trasformazione possibile. Restare significa solo perdere ancora. Continuare a investire in chi non sa restituire significa scegliere di farti del male, anche se lo chiami amore.

È terribile dovertelo dire, ma devo farlo: quello che otterrai da tutto questo investimento non è un lieto fine. È il nulla più assoluto.

E più tardi smetterai di investire, più a lungo continuerai a perdere. Prima ti fermi, prima potrai ricominciare a costruire qualcosa che abbia davvero valore: te.

Se ti ritrovi in queste parole, scrivimi in direct: possiamo parlarne insieme e capire come interrompere questo circolo ❤️

〰️ Carolina

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