NarciStop

NarciStop Psicologa e criminologa, specializzata in trauma da abuso narcisistico. Ci sono passata, sono sopravvissuta e adesso posso aiutare te a uscirne.

Scrivimi a carolinabertolasopsicologa@gmail.com per un colloquio online!

Se sei a Padova o nei dintorni, mi farebbe davvero piacere incontrarti dal vivo! 📖🥰Giovedì 30 aprile alle 18.30 presente...
21/04/2026

Se sei a Padova o nei dintorni, mi farebbe davvero piacere incontrarti dal vivo! 📖🥰

Giovedì 30 aprile alle 18.30 presenterò il mio libro Non chiamatelo amore presso la di Padova. Sarà la prima occasione per parlarne insieme, guardarci negli occhi, condividere riflessioni su un tema che riguarda molte più persone di quanto si creda: le relazioni patologiche, la manipolazione affettiva, il trauma che certi legami lasciano dentro e il percorso per uscirne.

Questo libro nasce da anni di lavoro clinico, studio, esperienza personale e dalle migliaia di storie che mi sono state affidate. Ho cercato di trasformare tutto questo in qualcosa di concreto, utile e chiaro.

Se mi segui da tempo, se queste tematiche ti toccano da vicino, o se semplicemente hai voglia di esserci, ti aspetto con grande piacere.

📍 Libreria ItalyPost, Padova
🗓 Giovedì 30 aprile
🕡 Ore 18.30

Sarà bello incontrarci ❤️🤗

〰️ Carolina

Ho scritto un libro.E lo penso sinceramente: non è “un altro libro” su questo tema.In questi anni ho letto, studiato, ce...
08/04/2026

Ho scritto un libro.

E lo penso sinceramente: non è “un altro libro” su questo tema.

In questi anni ho letto, studiato, cercato ovunque qualcosa che riuscisse a spiegare davvero cosa succede dentro certe relazioni.
Qualcosa che tenesse insieme la profondità clinica, l’esperienza reale, e quella sensazione difficile da descrivere che ho vissuto sulla mia pelle e che molte persone mi portano ogni giorno.

Non l’ho mai trovato davvero.

Ho trovato pezzi.
Intuizioni.
Spiegazioni parziali.
Ma mai qualcosa che tenesse tutto insieme.

Ed è esattamente da lì che nasce questo libro.

Ho cercato di mettere insieme tutto quello che in questi anni ho visto, studiato, compreso, attraversato.
La mia esperienza clinica.
La mia formazione criminologica.
La mia esperienza personale.
Le storie, le dinamiche, i punti in cui le persone si perdono e quelli in cui, finalmente, iniziano a ritrovarsi.

Per creare qualcosa che non si limitasse a spiegare,
ma che potesse davvero aiutare a vedere.

Dentro questo libro troverai molte delle cose che non ho mai trovato tutte insieme da nessun’altra parte.

Se senti che questo tema ti riguarda,
se c’è qualcosa che ancora non torna dentro quello che hai vissuto,
questo libro potrebbe essere un punto di svolta.

Si intitola:

“Non chiamatelo amore: Una guida per riconoscere e liberarsi da relazioni patologiche con personalità disturbate”

È già disponibile in preordine su Amazon e sarà in tutte le librerie dal 17 aprile 📖🤗❤️

〰️ Carolina

Troppo spesso incontro pazienti che hanno vissuto un abuso sessuale… e non lo sanno.Non perché non siano intelligenti, m...
27/03/2026

Troppo spesso incontro pazienti che hanno vissuto un abuso sessuale… e non lo sanno.

Non perché non siano intelligenti, ma perché quello che hanno vissuto non assomiglia all’idea di violenza che hanno sempre avuto.

In questo articolo parlo proprio di questo.

Parlo di tutte quelle situazioni in cui non c’è stata una violenza fisica evidente, ma in cui il consenso non era davvero libero.
Parlo di coercizione sessuale, di seduzione usata come strumento, di pressione emotiva, di confini che vengono superati senza che ci sia un momento preciso in cui tutto diventa chiaramente sbagliato.

Parlo di ciò che succede dentro: della confusione, del dubbio, della sensazione di aver partecipato a qualcosa che però non si voleva davvero.
Parlo di quella vergogna che arriva dopo, quando si inizia a vedere la relazione per quello che era.

Questo articolo è per te se:
ti sei mai chiesta o chiesto se hai davvero scelto
se qualcosa che hai vissuto continua a lasciarti addosso disagio; se senti che c’è una parte della tua esperienza che non riesci a spiegare

Puoi leggere l’articolo completo nel mio blog@su
carolinabertolasopsicologa.it

Se vuoi parlare di tutto questo con me, scrivimi in direct 🤗

〰️ Carolina

Ogni giorno incontro persone che arrivano nella stanza di terapia convinte di essere sbagliate, difettose nel modo in cu...
31/01/2026

Ogni giorno incontro persone che arrivano nella stanza di terapia convinte di essere sbagliate, difettose nel modo in cui sentono, reagiscono, amano.

Spesso non è solo la relazione patologica ad averle distrutte, ma quello che è successo dopo.
Quando hanno chiesto aiuto.

Minimizzazioni.
Riletture forzate.
Etichette che non spiegano, ma chiudono.
Frasi che sembrano ragionevoli e invece aumentano la confusione:
“Non è mai tutto bianco o nero.”
“Forse ha fatto del suo meglio.”
“Se tu fossi stata meno insicura…”

Questo si chiama gaslighting clinico. Succede quando chi dovrebbe aiutarti non riesce a leggere la dinamica che stai vivendo e finisce per inquadrare il problema dove non è, o spostarlo su di te.

Nel mio lavoro vedo ogni giorno persone arrivate dopo altri percorsi, convinte di essere “dipendenti affettive”, “borderline”, “troppo sensibili”. Ho vissuto anche io sulla mia pelle questa terribile esperienza, e ricordo bene la mia disperazione: “se nemmeno chi potrebbe aiutarmi mi capisce, allora davvero ho inventato tutto!”

Questo articolo nasce per dire una cosa semplice ma fondamentale:
se una spiegazione clinica non ti restituisce chiarezza, dignità e orientamento, è legittimo metterla in discussione.

Ho scritto un articolo intero su gaslighting clinico, relazioni patologiche e su cosa cura davvero.

👉 Lo trovi sul mio blog
link in bio

Se ti ha parlato, leggilo. Se puoi, condividilo

〰️ Carolina

Se oggi ti senti più diffidente di prima, se davanti a un interesse intenso non provi più entusiasmo ma allarme, se ti c...
11/01/2026

Se oggi ti senti più diffidente di prima, se davanti a un interesse intenso non provi più entusiasmo ma allarme, se ti chiedi continuamente “è sano o sto per rifare lo stesso errore?”, questo articolo parla di te.

Il love bombing non lascia solo ferite emotive.
Lascia un danno più sottile e più paralizzante: incrina la fiducia nel tuo giudizio, nel tuo istinto, nella tua capacità di capire chi hai davanti.

Molte persone non soffrono tanto per quello che hanno vissuto, quanto per il sospetto di essere state “ingenue”, “cieche”, “facili da manipolare”.
E da lì iniziano a controllarsi, a dubitare di ogni emozione, a leggere pericolo ovunque.
Non perché siano fragili.
Ma perché sono state esposte a una dinamica che altera la percezione della realtà.

Il problema è che oggi il termine love bombing viene usato ovunque, spesso a sproposito.
E quando un concetto clinico viene banalizzato, non protegge: confonde.
Ti fa sentire o eccessivamente sospettosa, o colpevole per non aver “capito prima”.

Nel mio lavoro vedo persone bloccate esattamente qui:
non sanno più distinguere tra un interesse autentico e una seduzione che ha un’altra funzione.
Non sanno se fidarsi o ritirarsi.
E nel dubbio, restano ferme.

Questo articolo nasce per rimettere ordine.
Non per dirti di diffidare di tutto.
Ma per aiutarti a riconoscere ciò che non è amore, senza perdere la possibilità di viverlo.

Se mentre leggi senti che qualcosa ti tocca, che certe frasi ti riguardano più di quanto vorresti, prenditi il tempo di leggere l’articolo completo sul mio blog.

Lo trovi su carolinabertolaso.it
(link in bio)

〰️ Carolina ❤️

Una relazione triangolare è una relazione in cui il legame non è tra due persone, ma è strutturalmente tenuto in piedi d...
07/01/2026

Una relazione triangolare è una relazione in cui il legame non è tra due persone, ma è strutturalmente tenuto in piedi da tre: qualcuno dentro una diade già esistente, qualcuno che vi entra, e qualcuno che resta sullo sfondo ma continua a determinare tutto.
Non è una “storia complicata”. È una configurazione relazionale precisa, che ha un funzionamento, una logica interna e conseguenze profonde.

Le relazioni triangolari vengono raccontate sempre nello stesso modo:
o moralizzate (“te la sei cercata”),
o banalizzate (“era solo una situazione un po’ incasinata”),
o ridotte a una semplice mancanza di valori.

Nella mia pratica clinica vedo altro.

Vedo persone fondamentalmente integre, con una coscienza morale presente, con confini che prima c’erano, che non avrebbero mai immaginato di trovarsi in certe posizioni e che invece ci finiscono dentro attraverso dinamiche manipolative complesse, sottili, progressive.

Vedo persone che vivono una relazione triangolare dall’interno: persone che sono state infedeli senza riconoscersi più, persone che sono entrate in una diade già esistente e ne sono rimaste invischiate,
persone che oggi sono fuori da tutto ma non riescono a perdonarsi per ciò che è accaduto.

E vedo che la sofferenza più grande non riguarda solo la relazione, ma quello che si è diventati dentro quella relazione.
Le cose accettate.
I confini spostati.
La distanza da sé.

Vedo anche l’altra faccia: lo sguardo giudicante di chi osserva da fuori, convinto che tutto sia semplice,
che basti dire “io non lo farei mai”.

Questo articolo è importante che tu lo legga
se hai vissuto una relazione triangolare
ma anche se giudichi duramente chi ci finisce.

Perché i triangoli non parlano solo di tradimento.
Parlano di potere, manipolazione, furto dell’integrità
e di un tipo di trauma di cui si parla troppo poco.

La mia non è un’apologia del tradimento.
Non voglio togliere responsabilità a nessuno, solo spiegare come questi triangoli nascono, perché si mantengono nel tempo e cosa lasciano addosso a chi li attraversa.

Se senti che queste parole ti riguardano più di quanto vorresti, l’articolo completo è sul blog.

Link in bio.

〰️ Carolina

Nel mio lavoro clinico incontro spesso persone profondamente confuse e ferite da un’assenza che non viene mai spiegata, ...
31/12/2025

Nel mio lavoro clinico incontro spesso persone profondamente confuse e ferite da un’assenza che non viene mai spiegata, ma che produce colpa, ansia, iper-adattamento.

Questo non è un semplice silenzio. È una tecnica di manipolazione relazionale, utilizzata sistematicamente nelle relazioni patologiche per mantenere il controllo attraverso la sottrazione della connessione emotiva.

In questo articolo parlo di silenzio punitivo: di come funziona, di cosa accade nella psiche di chi lo subisce, del perché venga utilizzato da personalità con un assetto narcisistico o gravemente compromesso, e di come questa dinamica contribuisca alla costruzione del legame traumatico.

Non troverai definizioni superficiali ma una lettura clinica rigorosa, pensata per dare finalmente un nome a qualcosa che spesso viene normalizzato o minimizzato.

L’articolo completo è disponibile sul mio blog 🤗
Link in bio!

〰️ Carolina

Nel mio lavoro clinico incontro spesso persone profondamente confuse e ferite da un’assenza che non viene mai spiegata, ...
31/12/2025

Nel mio lavoro clinico incontro spesso persone profondamente confuse e ferite da un’assenza che non viene mai spiegata, ma che produce colpa, ansia, iper-adattamento.

Questo non è un semplice silenzio. È una tecnica di manipolazione relazionale, utilizzata sistematicamente nelle relazioni patologiche per mantenere il controllo attraverso la sottrazione della connessione emotiva.

In questo articolo parlo di silenzio punitivo: di come funziona, di cosa accade nella psiche di chi lo subisce, del perché venga utilizzato da personalità con un assetto narcisistico o gravemente compromesso, e di come questa dinamica contribuisca alla costruzione del legame traumatico.

Ci troverai una lettura clinica rigorosa, pensata per dare finalmente un nome a qualcosa che spesso viene normalizzato o minimizzato.

L’articolo completo è disponibile sul mio blog 🤗

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〰️ Carolina

In questi giorni tante delle mie sedute sono costellate tutte dalla stessa situazione.Uomini e donne sospesi, esausti, s...
19/12/2025

In questi giorni tante delle mie sedute sono costellate tutte dalla stessa situazione.
Uomini e donne sospesi, esausti, spesso disperati, che arrivano per l’ennesima volta con la sensazione di essere tornati esattamente nello stesso punto dell’anno precedente. Cambiano i dettagli, cambiano i contesti, ma la struttura è sempre la stessa: una relazione che durante l’anno sembra reggere, ma che a Natale si ritira, si spegne, si comprime fino a lasciare chi resta dall’altra parte completamente solo.

Le feste non creano il problema.
Lo rendono impossibile da ignorare.

In questo periodo vedo persone intelligenti, lucide, capaci, che da mesi tengono insieme un equilibrio precario fatto di promesse plausibili, attese ragionevoli, rinvii che “hanno senso”. Ma quando arrivano queste date, quando le famiglie occupano lo spazio, quando il tempo diventa strutturato e pubblico, quella narrazione non regge più. La relazione clandestina non finisce: semplicemente scompare. E chi resta in attesa si ritrova, ancora una volta, a fare i conti con il proprio posto reale nella vita dell’altro.

Quando la relazione è con una persona con funzionamento narcisistico, questo non è casuale. L’attesa, il rimando, la sparizione temporanea sono parte della dinamica. Servono a mantenere il legame senza mai trasformarlo in una scelta. E il costo, che spesso emerge proprio a Natale, è il tempo: anni che passano identici, con la sensazione crescente di stare offrendo la propria vita a qualcuno che non ha né la volontà né la capacità di metterti al centro.

È per questo che ho sentito il bisogno di scriverne.
Ho scritto un articolo lungo, clinico, senza romanticizzare nulla, dedicato a chi in queste date si ritrova di nuovo in sospeso, a chi sente che la bolla si rompe sempre nello stesso momento, a chi comincia a vedere il tempo che passa e non riesce più a far finta di niente.

L’articolo completo è sul blog.
Link in bio.

Se stai vivendo questa situazione, o se conosci qualcuno che ci è dentro, condividilo.

E se hai bisogno di aiuto, scrivimi in direct ❤️

〰️ Carolina

In questi giorni, mentre fuori il mondo si riempie di immagini di famiglie perfette, nelle mie sedute sto incontrando un...
08/12/2025

In questi giorni, mentre fuori il mondo si riempie di immagini di famiglie perfette, nelle mie sedute sto incontrando una storia molto diversa: quella di chi, per sopravvivere, ha dovuto allontanarsi dalla propria famiglia d’origine.

Forse conosci anche tu quel dolore che si fa più acuto proprio adesso, mentre tutto intorno sembra parlare di famiglie unite, tavole imbandite e case piene di voci.
Per molti è un periodo di gioia.
Per altri, invece, è il momento dell’anno in cui il peso della propria storia diventa quasi insostenibile.

La frase di una mia paziente si è impressa dentro di me: “Tutti sembrano avere un posto dove tornare. Io non l’ho mai avuto.”

Oggi voglio parlarti dell’estrangement, il fenomeno per cui una persona arriva a prendere distanza dalla propria famiglia d’origine non per rabbia, impulsività o ribellione, ma per sopravvivere, dopo anni, spesso decenni, di tentativi falliti, speranze deluse, confini violati.
È un processo doloroso, complesso, attraversato da senso di colpa, angoscia, paura, terrore, un lutto profondo per una famiglia che non si è mai avuta davvero.

Se ciò che leggi risuona in te, se senti che questo è un tema che ti tocca o che vuoi comprendere meglio, ho scritto un articolo completo sul mio blog: una riflessione sincera sul lato invisibile dell’estrangement e sulle emozioni che lo accompagnano.

❤️ Lo trovi sul mio sito, nella sezione Blog.
(Link in bio)

Carolina

Il fatto di cronaca degli ultimi giorni è uno di quelli che spezzano il fiato: il piccolo Giovanni, nove anni, ucciso du...
28/11/2025

Il fatto di cronaca degli ultimi giorni è uno di quelli che spezzano il fiato: il piccolo Giovanni, nove anni, ucciso durante un incontro con il genitore a cui era stato affidato.

Non voglio parlare di questo caso per analizzare la madre o il gesto in sé, ma perché questa tragedia mette in luce un tema che incontro ogni giorno nel mio lavoro: genitori che cercano di proteggere i propri figli da una dinamica patologica… e un sistema che non vede il pericolo.

Nel mio studio vedo madri e padri disperati che provano a difendere i propri figli da un genitore disturbato, mentre lottano contro un sistema che sembra ignorare la violenza a meno che non sia visibile.

In questo caso parliamo di una violenza efferata, il figlicidio. Ma moltissimi sono i casi in cui la violenza è psicologica, sottile, manipolatoria. Proprio perché non lascia lividi diventa ancora più difficile da riconoscere e, quindi, da fermare.

Se stai vivendo una separazione complessa, se ti senti invisibile agli occhi delle istituzioni, se temi per il benessere psicologico dei tuoi figli… questo tema ti riguarda direttamente.

Ho scritto un approfondimento proprio per chi vive queste dinamiche, per spiegare perché il sistema fatichi così tanto a riconoscere il pericolo quando si tratta di violenza psicologica e minori.

➡️ Leggi l’articolo completo sul mio sito, nella sezione blog.
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In questa Giornata internazionale contro la violenza sulle donne ho sentito il bisogno di offrire una voce diversa: una ...
25/11/2025

In questa Giornata internazionale contro la violenza sulle donne ho sentito il bisogno di offrire una voce diversa: una lettura del fenomeno da un punto di vista psicologico e, soprattutto, criminologico.

Perché temo che una visione solo sociologica o culturale rischia di fare un magro favore alle donne, e a chiunque.

Ho scritto un articolo per spiegare perché.

Lo trovi sul mio sito.
👉 Link in bio.

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