Dr.ssa Fulvia Lo Duca

Dr.ssa Fulvia Lo Duca Psicologa, Psicoterapeuta

L’importanza della gioia e del dolore ”Adesso magari non vuoi provare niente. Magari non vorrai mai provare niente. E sa...
09/05/2024

L’importanza della gioia e del dolore

”Adesso magari non vuoi provare niente. Magari non vorrai mai provare niente. E sai, magari non è con me che vorrai parlare di queste cose, però…prova qualcosa, perché l’hai già provata. Senti: avete avuto una splendida amicizia, forse più di un’amicizia. E io ti invidio. Al mio posto, un padre spererebbe che tutto questo svanisse. Pregherebbe che il figlio cadesse in piedi ma…non sono quel tipo di padre. Strappiamo via di noi così tanto per guarire in fretta dalle ferite che finiamo in bancarotta già a trent’anni. E abbiamo meno da offrire, ogni volta che troviamo una persona nuova. Ma forzarci a non provare niente, per non provare qualcosa…che spreco. (…) Tu adesso provi tristezza e dolore. Non ucciderli. Al pari della gioia che hai provato.

Dal film “Chiamami col tuo nome”.

Perfect days – Wim WendersWim Wenders e Takuma Takasaki hanno prodotto questo bellissimo film che offre con generosità m...
17/01/2024

Perfect days – Wim Wenders

Wim Wenders e Takuma Takasaki hanno prodotto questo bellissimo film che offre con generosità molti spunti di riflessione su quelli che potrebbero essere i giorni perfetti di ciascuno di noi.
Non aspettatevi un film d’azione o con molti dialoghi, si tratta di una storia d’introspezione con parole e gesti molto misurati, fatta dal ripetersi della routine giornaliera del protagonista, Hirayama, un uomo di mezza età che vive a Tokio e che per mestiere pulisce i bagni pubblici della città.
La sua quotidianità è sempre la stessa, si sveglia all’alba, piega il suo futon, cura le sue piantine, spruzzandole delicatamente con acqua fresca, si lava i denti e si rade e poi esce di casa. Sale sul suo furgone, non prima di aver preso una lattina di caffè al distributore automatico e poi si reca al lavoro. Il suo è un lavoro considerato dai più degradante, tuttavia Hirayama lo svolge con scrupolo e professionalità. Dopo il lavoro, torna a casa, poi si reca al “Sento”, il bagno pubblico giapponese, dove provvede alla sua igiene personale e poi cena in una tavola calda. Prima di spegnere la luce, legge qualche riga di un libro che acquista sempre dalla stessa libreria.
Una trama così potrebbe far pensare che questo film non abbia nulla da dirci eppure Hirayama ci appare come un uomo appagato e in pace con il mondo. Un uomo che vive nel qui ed ora e sa apprezzarne ogni singolo momento. “Adesso è adesso, un’altra volta è un’altra volta” dice alla nipote che è scappata da casa e si è rifugiata da lui. Si intuisce che il protagonista abbia vissuto un passato doloroso e che abbia fatto una scelta di vita che gli ha dato serenità e gli ha insegnato a posare lo sguardo sulle cose belle. Non sempre le giornate si svolgano nel migliore dei modi e capita che la sera Hirayama sia stanco e nervoso, eppure la mattina seguente, non appena esce di casa, regala uno sguardo al cielo, sempre accompagnandolo con un sorriso.
Il tempo circolare del film è scandito anche da piccoli incontri: Niko, la nipote citata prima, Aya, la fidanzata del suo collega di lavoro, Mama, la proprietaria del ristorante dove a volte cena che gli riserva dei piccoli trattamenti di favore, rendono il protagonista meno solo di quanto non potrebbe apparire. La colonna sonora del film è straordinaria: canzoni di Lou Reed, di Nina Simone, degli Animals e Patti Smith, ascoltate da Hirayama su musicassette oramai rare ci portano in una dimensione dove il digitale ha poco spazio, così come analogica è anche la macchina fotografica con la quale il protagonista cattura immagini delle chiome degli alberi mentre consuma il suo pranzo, seduto sulla panchina di un parco.
La semplicità di questa vita, lo sguardo sereno del protagonista, che sembra trarre le sue risorse ed il suo benessere da elementi che a quasi tutti noi sembrerebbero insufficienti, deve farci riflettere su quanto potrebbe essere facile riconoscere le piccole gioie della nostra quotidianità e poterne godere.

“La consapevolezza arriva quasi sempre all’improvviso e fa male, barcolli, vacilli, ti si apre una voragine sotto ai pie...
10/01/2024

“La consapevolezza arriva quasi sempre all’improvviso e fa male, barcolli, vacilli, ti si apre una voragine sotto ai piedi. Ma, immediatamente dopo, ti permette di ridare la giusta posizione alle cose, ti dona una prospettiva altra rispetto a quella delle aspettative narcisistiche, del bisogno egocentrico sentito come un diritto.
E il passo successivo è la libertà. Quella vera. Che ti obbliga all’onestà, alla trasparenza, alla presenza. Ed è l’antidoto più efficace contro la paura.”

Melanie Klein - Amore, odio e riparazione - 1937

Quanti di voi hanno scelto liberamente chi voler essere nella vita e quanti sono stati condizionati dalle aspettative ge...
16/05/2023

Quanti di voi hanno scelto liberamente chi voler essere nella vita e quanti sono stati condizionati dalle aspettative genitoriali?
Quanti di voi lasciano che i figli decidano autonomamente del proprio futuro?
Qui di seguito, la filastrocca "Il figlio perfetto" di Enrica Tesio, che offre qualche spunto di riflessione. Buona lettura!

C’era una mamma, una madre madrona,
la mano a saetta, la voce che tuona.
Più che un bambino voleva un soldato
Ma poi crebbe un hippie tutto arruffato.
C’era una mamma, un po’ mamma e un po’ chioccia,
di libertà ne lasciava una goccia,
le nacque una bimba paracadutista
adesso è una stuntman professionista.
C’era una mamma vegana e pittrice,
viveva di tofu col figlio, felice.
“Quanti bei posti dipingerai?”
Ma invece il suo Adolfo guidò il Terzo Reich.
Filastrocca del figlio perfetto
Scolpito, pensato come un angioletto
Tu lo volevi un po’ simile a te
e invece “sorpresa!” decide da sé.
C’era una mamma, femminista di razza,
mutande bruciate e t***e giù in piazza,
ma ebbe una figlia, un clone di Barbie
che va da Intimissimi e spende i miliardi.
C’era una mamma ingessata e ingegnera
sinapsi a quadretti, compita ed austera,
ma il figlio non legge ogni giorno i listini
compila gli oroscopi, descrive destini.
C’era una mamma Bocca di Rosa,
si dice pu***na, io dico sciantosa,
il figlio giurò per la castità,
un frate trappista, in povertà.
C’era una mamma, una santa, una suora,
conosce l’amore, ma il piacere lo ignora,
crebbe un bambino, un chierichetto,
fa il pornoattore, un artista del letto.
Filastrocca del figlio perfetto
Scolpito, pensato come un angioletto
Tu lo volevi un po’ simile a te
e invece “sorpresa!” decide da sé.
Filastrocca della mamma imperfetta.
La mamma perfetta un figlio lo accetta.

18/01/2023

Un bellissimo articolo di Alessandro d'Avenia, pubblicato sul Corriere della Sera di domenica 15 gennaio: un uomo cha ha saputo dare un senso alla sua vita e il suo maestro, che ne aveva intuito le potenzialità.

Un calcio alla morte

di Alessandro D’Avenia

Gianluca Vialli è stato, nella mia adolescenza, un eroe di quello strano sport contro-evoluzionistico per cui l’abilità non dipende dalla mano, che ha reso l’uomo uomo, ma da un arto molto meno preciso: il piede (pedestre è un’offesa: «è fatto con i piedi»). Nel calcio anche il gesto più bello «è fatto con i piedi», la mano è vietata (solo Maradona l’ha resa, furbescamente, tocco divino): arcaica nostalgia di una danza primordiale che incanta l’altro per trafiggerlo nel suo territorio sacro (la rete) con il «colpo» che arriva quando non lo aspetti o da chi non lo aspetti.

Per questo sport pedestre il mondo impazzisce come un tempo i popoli incitavano gli eroi su un «campo» di battaglia: attacco, difesa, ali, assedio, manovra, bordata, barriera, parata... Il calcio, se funziona, è guerra sublimata (i pacifici si scatenano, gli sconosciuti si abbracciano): tribalismo in purezza.

Per questo la morte di un suo «eroe» mi ha ricordato quando Ulisse, nel suo viaggio di ritorno, fa tappa tra i morti e incontra Achille, che aveva preferito morire giovane ma glorioso nella guerra di T***a piuttosto che vecchio ma ignoto a tutti. Ulisse lo elogia ma Achille risponde che preferirebbe essere l’ultimo servo in vita piuttosto che il re nell’aldilà. Il guerriero famoso per le sue gesta è in crisi: che se ne fa della gloria da morto? Ma allora: per che cosa vale la pena vivere? Chi è veramente un eroe?

Eroe originariamente significava semplicemente «uomo», ma per essere pienamente uomini o donne ci vuole la qualità che si è saldata alla parola eroe: il coraggio. Quello di rispondere di noi stessi, intervenendo nella realtà grazie a una forza interiore che ci abita (desiderio) e ci spinge a essere un «mai prima d’ora e mai più dopo». Questo rende ogni persona eroe/eroina: insostituibile. Una vita compiuta è quindi una vita che prova a rispondere a una chiamata: che cosa puoi essere e fare solo tu? Gli antichi lo chiamavano destino, ciò che il fato decide per te, io preferisco destinazione: una libera risposta a ciò che la vita offre. La chiamata di ognuno, se solo ne osservassimo lo stato cristallino, brilla già nell’infanzia. Gianluca Vialli da bambino giocava tutto il giorno a pallone nella casa di campagna a Grumello, ma non gli bastava e andò a piazzarsi, sempre e solo in attacco, sul campetto dell’oratorio di Cristo Re a Cremona. È la storia di molti bambini, ma la differenza sta nel fatto che, quella chiamata, venne presa sul serio da qualcuno: così un destino diventa destinazione. Entra in scena Franco Cistriani, professore di Italiano che si divertiva ad allenare i giovanissimi del Pizzighettone, squadra in provincia di Cremona. Quando l’insegnante-allenatore vide il ragazzino, lo arruolò subito, lo fece migliorare e lo seguì fino a che non fu notato dalla Cremonese... il resto è storia. Questa fase della vita del calciatore è, come per tutti, il momento in cui la chiamata si manifesta con due tratti essenziali: il pezzo di mondo verso cui ci chiama l’energia del desiderio (le cose in cui «amar fare» e «saper fare» coincidono) e il maestro che ci mette in condizioni di rispondere alla chiamata. La vita, con quello che ci dà, pone la domanda, la risposta siamo noi stessi, il maestro aiuta a rispondere: non risponde al posto nostro (cosa che a volte i genitori fanno) e non dà risposte a domande mai poste (cosa che a volte accade a scuola). A noi adulti capita, prima ancora di aver scoperto il pezzo di mondo che li chiama, di imporre a bambini e ragazzi occupazioni, prestazioni, standard, carriere, aspettative, che spengono l’energia speciale e specifica di ciascuno o la dirottano fuori da loro stessi, dalla loro chiamata. Gianluca Vialli amava giocare e sapeva farlo, ma senza Franco Cistriani, che lui stesso ha definito «il mio primo maestro», questa storia non la potremmo raccontare, almeno non così. Ma non basta. Quest’uomo non solo sapeva e amava fare il suo lavoro, era altresì capace di stringere e coltivare, anche in malattia, relazioni buone (famiglia e amici). Benché i medici lo frenassero, non rinunciava a trovarsi con gli amici e a lavorare fino a che ha potuto. Amore per il nostro da fare quotidiano e relazioni buone: due elementi che definiscono una vita riuscita. Come tutti, avrà avuto difetti, fragilità, cadute, ma ciò che resta è il «senso» dato dalla vita e alla vita, «senso» vuol dire infatti sia «significato» sia «destinazione». Eraclito, filosofo antico, diceva che la disposizione a diventare ciò che siamo chiamati a essere ( ethos , il carattere che in greco significa anche casa ) è il divino ( daimon , tradotto anche con destino ) in noi: questa originaria e originale disposizione nasce con noi e chiede di compiersi, ma noi possiamo tradirla (per mancanza di conoscenza e/o accettazione di chi siamo) o essere spinti a tradirla (abbracciando illusioni di destino proposte dall’esterno). Quando invece la vita diventa la risposta alla chiamata autentica, la morte non è una sconfitta ma, come nel calcio, la fine della partita. Il tempo della partita finisce (di-partita) per tutti, ma il punto è se il fischio finale, a prescindere dal risultato, ci ha sorpresi «in azione», l’azione di rispondere come solo noi potevamo fare. In questi ultimi tempi sono morti tanti «eroi», ma è facile distinguere chi era solo «famoso» e chi invece è stato «uomo», cioè «divino»: intorno a lui/lei è fiorita la vita e non solo l’ego.

Carissimi, benvenuti sulla mia pagina professionale. Qui troverete qualche articolo e qualche pensiero su temi della Psi...
04/01/2023

Carissimi, benvenuti sulla mia pagina professionale. Qui troverete qualche articolo e qualche pensiero su temi della Psicologia. Avrete modo di fare delle domande e di chiedere dei chiarimenti, sempre nel rispetto delle presone che frequenteranno questo spazio virtuale, che spero saranno numerose. Se volete sapere chi sono e in quali ambiti lavoro, potete collegarvi al mio sito internet www.fulvialoduca.it
Un abbraccio affettuoso,
Fulvia

La psicoterapia è prima di tutto un percorso di cambiamento personale. È un percorso che si intraprende quando si sente che sia necessario trovare modi nuovi di stare bene con sé stessi e con gli altri. Il cambiamento passa attraverso l’acquisizione di una nuova consapevolezza e di una maggiore...

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Via Mercadante, 8
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20124

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