30/03/2026
La barriera tra l’uomo e Dio (Universo, Divino ecc.) non è l’impossibilità, l’inefficacia di tecniche spirituali o altro, bensì il fondamento di un approccio che è stato insegnato fin dall’inizio del risveglio: raggiungere Dio, la luce, la pace o la presenza divina come se esistessero al di fuori di noi.
All’inizio questo ha rappresentato un sollevo, un raggiungimento: pratiche come invocare la luce, attrarre energia dall'alto, invocare protezione o ricevere la presenza divina possono portare conforto e guarigione.
Questo comporta il fatto che le persone si sentano connesse solo durante la preghiera o la meditazione, pur mantenendo un senso di distanza di fondo nella vita di tutti i giorni.
Questa struttura nascosta presuppone che ciò che è più sacro si trovi altrove e debba ve**re da te.
Questa supposizione è più importante di quanto la maggior parte delle persone si renda conto.
Nel momento in cui la pratica spirituale si fonda sull'idea che la presenza divina sia esterna al sé, si instaura già una sottile separazione. C'è ora un cercatore e qualcosa cercato. Un ricevitore e una fonte. Una persona bisognosa e un potere al di là di essa che deve arrivare, discendere, entrare o colmare. Anche se la pratica appare elevata, anche se usa un linguaggio elegante, anche se porta un vero sollievo, essa rafforza comunque silenziosamente l'idea che l'individuo sia qui e Dio sia là. Che la luce sia lì e la persona sia qui. Che la pace sia altrove e debba essere portata.
Invocare raggi, fiamme, frequenze angeliche o energie superiori può davvero trasformare il corpo e il campo energetico. Ma anche mentre tutto ciò accade, una domanda più profonda rimane in sottofondo: cosa insegna la pratica all'essere riguardo a dove si trova realmente la sorgente?
Il problema non è la devozione. Il problema è l'orientamento.
Una persona può essere profondamente devota eppure essere indirizzata nella direzione sbagliata. Una persona può essere sincera, amorevole, riverente e spiritualmente disciplinata, eppure rafforzare inconsciamente l'idea che Dio sia altrove. Ecco perché questo è così importante. Perché una volta che il risveglio matura, ciò che prima fungeva da ponte inizia a diventare un limite. Non perché smetta di funzionare in modo visibile, ma perché mantiene la persona in una posizione di ricerca anziché in uno stato di riconoscimento.
Questo è anche il motivo per cui molte pratiche, col tempo, iniziano a sembrare sottilmente strane, anche se un tempo sembravano profondamente utili. Una persona può continuare a praticare le stesse meditazioni, le stesse invocazioni, lo stesso lavoro di luce basato sulla discesa, eppure iniziare a percepire che qualcosa in esse non è più del tutto vero. La pratica è ancora utile, ma c'è una lieve sensazione di distacco. C'è ancora la sensazione di essere attratti dall'esterno. C'è ancora una sottile implicazione che il divino debba muoversi verso la persona anziché essere riconosciuto come già presente nel centro più profondo del suo essere.
Ciò che era giusto in una fase diventa incompleto nella fase successiva. Questo non significa che la fase precedente sia errata. Significa semplicemente che l'anima è pronta per una verità più profonda. quella verità più profonda inizia ad emergere in modo molto discreto. Non è sempre una grande rivelazione. A volte si manifesta come un semplice disagio nei confronti del vecchio linguaggio. A volte si presenta come una percepita esitazione nell'atti**re la luce dall'alto.
È qui che inizia il vero cambiamento.
Il cambiamento inizia quando la persona comprende che lo schema di base non riguardava solo la tecnica. Riguardava la relazione. Riguardava il fatto se Dio, la luce, la pace, il potere e la presenza venivano percepiti come realtà esterne che dovevano giungere a sé stessi, oppure come realtà viventi già radicate nella verità più profonda dell'essere.
Questa distinzione cambia tutto.
Perché una volta che quel vecchio orientamento viene riconosciuto, se ne apre uno nuovo. La persona inizia a comprendere che la vita spirituale non consiste nel tendere incessantemente verso l'esterno, verso l'alto o oltre.
Non consiste nel trattare se stessi come un vaso vuoto in attesa di essere riempito.
Non consiste nel presumere che la presenza divina sia assente finché non viene invocata.
Consiste nel risvegliarsi a ciò che è sempre stato qui.
Consiste nel riconoscere che la scintilla più profonda dentro di noi non è separata dal sacro.
Consiste nello scoprire che la presenza un tempo cercata all'esterno è stata viva dentro di noi fin dall'inizio.
Qui si instaura l’ego spirituale, la validazione di superiorità nell’essere in grado di “contattare” per poi comportarsi nel vecchio schema 3D: separazione!
Dio non è assente. Dio non è lontano. Dio non sta aspettando da qualche parte al di là di te la preghiera
Questa è l'illusione.
La verità è molto più semplice e diretta. La presenza divina dentro di te è già qui. La presenza interiore non è qualcosa che crei. Non è qualcosa che ti guadagni. Non è qualcosa che inizia quando inizi la tua meditazione e scompare quando finisce. Non è qualcosa che si manifesta solo quando ti senti sufficientemente puro, sufficientemente pacifico o sufficientemente spirituale.
Trovare Dio dentro di sé non significa, in definitiva, trovare qualcosa che manca. Significa piuttosto interrompere le abitudini che continuano a creare distanza dove non ce n'è. Significa rendersi conto di quanto spesso la pratica spirituale presupponga ancora che il sacro si trovi altrove. Significa notare quanto spesso il corpo, la mente e il campo energetico si rivolgano ancora verso l'esterno in modi sottili, continuando a chiedere, ad attrarre, ad aspettare, a trattare la presenza divina come se dovesse prove**re dall'esterno.
Il cambiamento inizia quando questo schema viene riconosciuto con sufficiente chiarezza da non sembrare più vero.
Questo è il fulcro di tutta l’evoluzione, di tutta questa immensa energia di amore che ci sta avvolgendo negli ultimi anni: per riconoscere la verità e non per farsi ancora trasportare nella separazione “spirituale” con la quale non si va da nessuna parte.
Semper Milites Lucis!🌞