25/03/2026
𝗠𝗮𝗻𝗴𝗶 𝗽𝗲𝘀𝗰𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝘀𝘁𝗮𝗿𝗲 𝗯𝗲𝗻𝗲? 𝗔𝘁𝘁𝗲𝗻𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲: 𝟭 𝗽𝗲𝗿𝘀𝗼𝗻𝗮 𝘀𝘂 𝟯 𝗲𝘀𝗮𝗴𝗲𝗿𝗮 𝗰𝗼𝗻 𝗶𝗹 𝗺𝗲𝗿𝗰𝘂𝗿𝗶𝗼
❤️ Condividilo con le persone che ami!
Negli ultimi anni il pesce è diventato, giustamente, uno dei pilastri dell'alimentazione sana. È leggero, ricco di proteine di qualità, apporta omega-3 e viene spesso consigliato con l'idea, ormai molto diffusa, che "più ne mangio, meglio è".
Questa semplificazione rischia però di diventare fuorviante.
Un recente rapporto dell'EFSA (l'Autorità europea per la sicurezza alimentare) ha evidenziato un aspetto che merita attenzione: circa una persona su tre in Europa consuma quantità potenzialmente eccessive di pesce con livelli elevati di mercurio.
Non si tratta di comportamenti estremi, ma di abitudini considerate salutari, spesso senza una reale consapevolezza delle differenze tra le varie specie.
Il nodo centrale non è il pesce in sé, ma il tipo di pesce e la frequenza. Il mercurio, sotto forma di metilmercurio, tende ad accumularsi negli organismi marini: più un pesce è grande, longevo e predatore, maggiore sarà la quantità presente nei suoi tessuti.
Questo significa che alcune specie non dovrebbero essere consumate con la stessa frequenza di altre. Pesce spada, squalo e grandi esemplari di tonno sono tra quelli più a rischio. Non sono da eliminare, ma è poco prudente renderli abituali più volte a settimana. Il mio consiglio è, anzi, quello di consumarli al massimo 1 volta al mese.
Al contrario, le specie ittiche di piccola taglia rappresentano una scelta più sicura e nutrizionalmente valida. Sardine, acciughe, aringhe, sgombro, così come salmone, trota, merluzzo e nasello, tendono ad avere livelli molto più bassi e possono essere inseriti con maggiore serenità anche più volte alla settimana.
Un aspetto interessante è lo squilibrio nella percezione: la maggior parte delle persone conosce bene i benefici del pesce, ma solo una minoranza è consapevole dei rischi legati ai contaminanti. Il risultato è che si aumenta il consumo, senza migliorare davvero la qualità delle scelte.
Ci sono poi categorie più sensibili. Il metilmercurio può interferire con lo sviluppo neurologico, quindi gravidanza, allattamento e prima infanzia richiedono particolare attenzione nella scelta delle specie.
Un discorso a parte merita il tonno in scatola. Spesso considerato inferiore, può risultare in molti casi più sicuro rispetto al tonno fresco di grandi dimensioni, perché deriva generalmente da esemplari più piccoli. Resta però il tema del contenuto di sale.
Il messaggio corretto non è ridurre il consumo di pesce, ma renderlo più consapevole. 2-4 porzioni a settimana restano una frequenza ragionevole, a patto di variare e di privilegiare specie a basso contenuto di contaminanti.
La nutrizione efficace non si basa su alimenti "buoni" o "cattivi", ma sulla capacità di scegliere con criterio. Anche un alimento salutare, se consumato senza attenzione, può perdere parte dei suoi benefici. E il pesce è un esempio molto chiaro.